domenica 26 giugno 2016

IL CICLO DELLA TERRA PIATTA di Tanith Lee




Una notte Azhrarn, Principe dei Demoni, uno dei Signori della tenebra, per divertirsi assunse la forma di una grande aquila nera. Volò a oriente e a occidente, battendo le ali immense, e a nord e a sud, ai quattro angoli del mondo, perché a quei tempi la terra era piatta e galleggiava sull'oceano del Caos. Vide le processioni degli uomini che passavano laggiù, rischiarate da lampade piccole come scintille, e i marosi che s'infrangevano in fiori candidi sulle rive rocciose. Sorvolò, con un'occhiata sprezzante e ironica, le alte torri di pietra e le porte delle città, e si posò per un momento sulla vela di una galea imperiale, dove un re e una regina sedevano banchettando con favi di miele e quaglie, mentre i rematori si sforzavano sui remi; ed una volta ripiegò le sue ali d'inchiostro sul tetto di un tempio e rise forte dell'idea che gli uomini si facevano degli dei.

Incipit di "Il Padrone della Notte" (trad. di Roberta Rambelli)

Ugo Malaguti tra i suoi meriti ha quello di aver fatto conoscere in Italia, nella seconda metà degli anni Settanta, una scrittrice del calibro di Tanith Lee (19 settembre 1947-24 maggio 2015).
Fra le tante opere dell'autrice londinese, che in quattro decenni di carriera ha spaziato liberamente da un genere all'altro, un posto di rilievo spetta alla serie fantasy della Terra Piatta - Tales of Flat Earth - composta da "Il Padrone della Notte" (Night's Master, 1978), "Il Padrone della Morte" (Death's Master, 1978, che fece vincere alla Lee, prima donna, il British Fantasy Award nel 1980), "Il Signore delle Delusioni" (Delusion's Master, 1981) nonché da Delirium's Mistress (1986) e Night's Sorceries (1987), inediti in Italia. A questi va aggiunta una manciata di racconti, ultimo dei quali è Our Lady of Scarlet, uscito nell'agosto 2009 nella pubblicazione periodica Realms of Fantasy.
Tanith Lee non ha mai pensato di creare un'opera unitaria, ma solo un insieme di storie distinte, ambientate nello stesso universo. Quando i primi romanzi furono pubblicati, il sottotitolo scelto per il primo e il terzo fu An Adult Fantasy e per il secondo An Epic Novel of Adult Fantasy. Tales from the Flat Earth comparve come sottotitolo solo con il quarto capitolo, per poi essere utilizzato anche nell'edizione rilegata del 1987, che comprendeva i primi tre libri.
Sebbene sia preferibile leggerle nell'ordine in cui sono state scritte, le storie sono in gran parte autonome tra loro. Solo Delirium's Mistress è la continuazione diretta del volume precedente, "Il Signore delle Delusioni", mentre Night's Sorceries è un'antologia formata da racconti indipendenti.
L'insieme di questi libri introduce il lettore, alla maniera delle Mille e una notte, in un mondo fiabesco e sorprendente. Il mosaico di avventure e di aneddoti viene presentato come fosse narrato da un cantastorie il cui unico intento è quello di stupire l'ascoltatore. Talora il narratore, che a differenza di Shahrazād rimane sempre nascosto, si rivela inaffidabile e instilla dubbi nel suo pubblico.
In un'epoca al di fuori del tempo, la Terra è un mondo piatto che fluttua nel cosmo, sfuggendo alle leggi fisiche che conosciamo. Sole e Luna, o meglio i loro equivalenti in questa creazione, sorgono a oriente e dopo aver solcato il cielo, indifferenti alle vicende umane, si tuffano negli spazi gelidi a occidente. Quali misteriose regioni attraversino nel tragitto inferiore non è dato saperlo. Le divinità, oziose e riflessive, dimorano nel regno celeste e rarefatto della Terra Superna (Upperearth). I demoni, passionali e imprevedibili, vivono nel mondo sotterraneo degli Inferi (Underearth). Ancora più in profondità si trova l'inaccessibile regno dei defunti (Innerearth). I mortali sono relegati a vivere nel mezzo, in balia di forze che non possono contrastare. Esiste anche un mondo sottomarino, con le proprie razze e i propri imperi, ma raramente compare nella narrazione. 
Al centro degli Inferi c'è Druhim Vanashta, città immensa e meravigliosa, la Gerusalemme dell'occulto. Torri di opale, acciaio, bronzo e giada s'innalzano sotto un cielo immutabile, rischiarate da una radiazione incolore e "fresca come la luce delle stelle". La metropoli è abitata da tre specie di demoni: i Vazdru, gli Eshva e i Drin. I Vazdru sono creature dall'aspetto bello e sensuale, capaci di trasformarsi in animali, preferibilmente aquile. Gli Eshva sono i servi dei Vazdru, lunatici, emotivi, malinconici. Il terzo gruppo è quello composto dai Drin, esseri simili a gnomi, esclusivamente maschi, piccoli e deformi. Abili artigiani, i Drin trascorrono la maggior parte del tempo a creare meraviglie d'oreficeria per compiacere i padroni, e a soddisfare gli appetiti sessuali su insetti indifesi. Tutte e tre queste razze visitano regolarmente la terra dei mortali, dove provocano una grande quantità di disastri.
Il principe dei demoni Azhrarn, introdotto nel primo libro, è uno dei cinque Signori della Tenebra, colui che domina la Notte e governa Druhim Vanashta. Molte vite umane sono sconvolte, se non distrutte, dalla sadica crudeltà di Azhrarn, che considera la Terra il suo personale campo da gioco. Ancora più influente sulle vicende umane è però l'incarnazione della Morte, il misterioso e sorprendente Ulhume, che "forse erano stati gli dei a crearlo, tanto tempo prima, nei giorni delle cose informi e del caos. O forse era pervenuto ad esistere solo perché c'era bisogno di lui e del suo nome". "Il Signore delle Delusioni" presenta Chuz (Chuz the Mad), malvagia personificazione della follia e acerrimo nemico di Azhrarn, mentre nel capitolo successivo fa la sua comparsa Kheshmet, Signore del Fato. Nel corso della serie, l'autrice mantiene segreta l'identità del quinto Signore della Tenebra, rivelandola a sorpresa solo nell'ultima frase del racconto The Daughter of the Magician, che conclude il volume finale.
Questi inquietanti Signori, con le loro innumerevoli contraddizioni, sono i veri protagonisti della saga che tra forti emozioni, paure, acceso erotismo e sfrenata fantasia, dimostra la bravura della scrittrice inglese.
Com'è abituale nella Lee, molte e diverse fra loro sono le fonti da cui è stato attinto per creare l'arabesco della Terra Piatta. Non solo i sopracitati racconti delle Mille e una notte, ma anche Shakespeare, i classici dell'erotismo, senza trascurare i grandi nomi del fantastico come Ray Bradbury, Fritz Leiber e soprattutto Jack Vance, con la sua epopea della Terra morente. Lo stile utilizzato, straordinariamente uniforme in tutto il corpus di storie, è quello che gli appassionati hanno imparato a conoscere e ad amare fin dai tempi di "Nata dal vulcano" (The Birthgrave, 1975): vibrante, ricco, poetico, elegante, a tratti barocco. Di un fascino che ha pochi uguali nel mondo della letteratura fantastica.
Le tematiche principali, toccate nella serie, sono l'amore, il sesso, il viaggio, il destino. Il tutto è immerso in un'atmosfera magica e imponderabile, intrisa di soprannaturale, a volte gioiosa, più di sovente cupa. Spesso i personaggi mortali, di norma ragazzi e giovinette, diventano pedine da manipolare ed eliminare secondo lo sfizio dei demoni, oppure oggetti del loro desiderio, in primis di Azhrarn. Costui, nonostante i comportamenti vanitosi e crudeli che non disprezzano l'inganno e lo stupro a danno di uomini e donne, si dimostra sensibile alla Natura e alla bellezza e non esita a salvare il genere umano quando questi è in pericolo, intervenendo al posto di divinità, remote e indifferenti. Senza gli esseri mortali l'esistenza dei Signori della Tenebra, creazioni dell'inconscio collettivo dell'umanità, perderebbe infatti ogni attrattiva. Non è quindi un capriccio della Lee se i vari Signori mostrano rispetto, in più di un'occasione, verso quegli esseri umani, specialmente donne, che con le loro vite e le loro vicissitudini hanno arricchito l'esistenza degli immortali.
A fare da contraltare ad Azhrarn c'è Uhlume, il quale, dietro il volto imperscrutabile e terribile della Morte, nasconde un animo tormentato e sensibile, prigioniero di una sorte immutabile e tragica. Nelle vicende descritte in "Il Padrone della Morte", Tanith Lee affronta il conflitto tra Eros e Thanatos, tra la pulsione alla vita e la pulsione alla morte, astenendosi però da valutazioni morali. La visione manichea della realtà, la netta divisione tra Bene e Male non appartiene alla filosofia della grande scrittrice.
La sequenza temporale di tutte le storie copre un arco incalcolabile di millenni, e non di rado il normale senso del tempo si perde, travolto dallo scorrere tumultuoso degli anni. Questo avviene perché la percezione temporale dei demoni, condivisa dalla voce narrante, non è quella degli esseri umani.
Nelle intenzioni dell'autrice c'era anche quella di arricchire il ciclo della Terra Piatta di un nuovo romanzo; l'opera, che purtroppo non vedrà mai la luce, avrebbe dovuto intitolarsi Earth's Master.
Concludiamo con le parole di Malaguti, dall'introduzione al volume "Il Signore della Notte" (Libra, 1979) che raccoglie i primi due libri del ciclo:
"… secondo noi Il Signore della Notte è un'opera d'arte, un libro strano, bizzarro, inatteso, diverso da tutti quelli che abbiamo letto finora o che potremo leggere in futuro.
Al lettore, come sempre, il giudizio finale: e per le migliaia e migliaia di appassionati di Tanith Lee, di questa scrittrice che sembra giocare con il proprio talento per colpire e rinnovare continuamente l'immagine che pensiamo di esserci fatti di lei, un'occasione nuova e diversa per apprezzare un'autrice che dimostra, ancora una volta, un talento straordinario, che quasi irrita per la facilità con cui affronta e risolve situazioni che altri scrittori neppure saprebbero affrontare".


Per un elenco esaustivo delle edizioni italiane dell'opera di Tanith Lee (serie della Terra Piatta compresa) si può consultare il catalogo Vegetti alla pagina:
http://www.fantascienza.com/catalogo/autori/NILF13128/tanith-lee/

Stefano Sacchini

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