venerdì 6 febbraio 2015

L'UOMO DI MARTE di Andy Weir



Ha iniziato pubblicando in e-book sul proprio blog un capitolo alla volta. Ora il romanzo che ha scritto è diventato un best-seller mondiale tradotto in trenta paesi, e Ridley Scott ne ha fatto un’attesa space opera cinematografica in uscita quest’anno. Andy Weir, con il suo The Martian, è il fenomeno editoriale del momento.
In un periodo segnato dal self-publishing, il caso Andy Weir fa ben sperare coloro che dedicano il proprio tempo libero alla scrittura e all’auto-pubblicazione. A frenare gli animi quanto basta ci pensa però lo stesso Andy Weir che si esprime così in un’intervista rilasciata per Amazing Stories:
«Ora ognuno può mettere il suo libro su internet a disposizione del pubblico. Se il libro è bello, vende bene. Altrimenti si può dire di averci provato. Penso che sia una cosa fantastica. Ciò detto, io considero il self-publishing  solo un punto di inizio. Ti inserisce nel mercato, ma non penso ci si debba accontentare. Io alla fine preferisco la pubblicazione tradizionale. Le case editrici hanno secoli di esperienza nel marketing e nella vendita dei libri. Che la tua motivazione  sia il guadagno economico oppure l’incremento dei lettori, le pubblicazioni tradizionali sono le migliori per entrambi gli scopi. Se vuoi fare tutto da solo, devi essere il tuo stesso agente pubblicitario e di marketing. Alcuni ci riescono bene (come Hugh Howey, che è sia un bravo businessman che un eccellente scrittore). Ma io non ho certe competenze. Sono lieto di avere dei professionisti che lavorano per me».
L’originaria versione e-book, pubblicata prima nel suo blog e in seguito su Amazon a 0.99 dollari, ha dato allo scrittore americano la notorietà necessaria a compiere il successivo balzo editoriale. E c’è di più. Nella stessa intervista per Amazing Stories Andy Weir dà per certo che i numerosi fan dell’esperienza self-publishing abbiano poi comprato in massa la versione traditional publishing contribuendo al piazzamento di The Martian nella lista dei best-seller del NYTimes.
Il libro di Andy Weir è in sostanza la versione futuristica di Robinson Crusoe. A differenza del naufragio di Daniel Defoe, ambientato su un’isola deserta, in The Martian l'astronauta Mark Watney viene abbandonato su Marte, e la sopravvivenza andrà dunque ben oltre l’allevare capre o accendere il fuoco.
Per il modo in cui Mark Watney risolve i problemi, e considerando l’impostazione generale della storia, la ricerca di una controparte cinematografica conduce fino ad Apollo 13. L’astro-naufrago si cimenterà infatti in una lunga serie di calcoli scientifici e metterà in pratica alcune attività di competenza ingegneristica allo scopo di cavarsi fuori dai guai con il solo ausilio delle tecnologie esistenti.
Dal punto di vista scientifico The Martian è d’una coerenza straordinaria. Ciò è dovuto sia alla dichiarata passione di Andy Weir per l’ingegneria aerospaziale, la fisica relativistica, la meccanica orbitale e la storia dell’esplorazione spaziale, sia all’affiancamento con il Mars Direct Plan, il progetto di colonizzazione del Pianeta Rosso ideato da Robert Zubrin e David Baker nel 1990, ritenuto dallo stesso autore il piano di colonizzazione più consono alle possibilità tecnologiche contemporanee.
Mentre la componente scientifica è preponderante in The Martian, dimostrando la competenza dello scrittore americano in quella disciplina e fornendo una prova del grosso lavoro di documentazione e attenzione svolto durante la stesura, come romanziere Andy Weir lascia a desiderare. Togliendo la chimica, l’ingegneria aerospaziale, l’elettronica e tutte le azioni presentate con impeccabile approccio scientifico, alla fine rimane ben poco. La trama si esaurisce col povero naufrago che deve sopravvivere in un ambiente ostile. I dialoghi, a parte qualche simpatica battuta di spirito del protagonista, non aggiungono qualità. In una storia che consiste quasi esclusivamente nella vita solitaria di un uomo sul pianeta Marte, il narratore dovrebbe scrivere in modo da renderci partecipi dei sentimenti dell’astronauta e dell’atmosfera che regna in quel luogo lontano e desolato. The Martian, con tutti i pregi di cui può vantarsi, non riesce a meravigliare né a emozionare, non più di quanto ci si meravigli ed emozioni nel leggere i comunicati stampa della NASA.
Ora la mano passa alla regia di Ridley Scott. Considerando il dettagliato manoscritto di partenza, ci sono i presupposti affinché il cinema riesca a superare per una volta il libro da cui ha tratto ispirazione.

Flavio Alunni

4 commenti:

  1. Felicissimo di questo trend di pubblicazione di fenomeni nati sui blog e "elevati" all'editoria. Felice anche che il successo, per una volta, ci sia anche in Italia, a quanto vedo dalle classifiche di vendita dei libri. Speriamo Scott faccia un buon lavoro e contribuisca a questo grande revival per la fantascienza che sembra consolidarsi per il 2015...

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    1. L'esperimento editoriale è riuscito. Chissà cosa accadrà in futuro. Ridley Scott? Con film di questo calibro meglio depotenziare le aspettative. Si rischia una delusione minore.

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  2. Libro pessimo, americanissimo nel suo plot. Una lettura veramente passabile. Certe descrizioni mi hanno fatto venire mal di testa, saltando capitoli a piè pari.

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    1. Come ho scritto sopra: secondo me, tolta la precisione logico-scientifica non rimane granché.

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