martedì 6 gennaio 2015

BREVE PANORAMICA DELLE USCITE FANTASY DEL 2014






In un importante gruppo Facebook, come ROMANZI DI FANTASCIENZA, si è parlato delle migliori uscite fantascientifiche nel 2014. Salvo l'apprezzamento per una manciata di titoli, generalmente condiviso, è prevalso lo sconforto: troppe ristampe e poche novità. Situazione completamente diversa, invece, nel campo della letteratura fantasy.
Limitiamo il discorso alle opere straniere ed evitiamo il mare magno dell'urban-fantasy e, soprattutto, delle pubblicazioni di autori italiani: nell'anno che si è appena concluso la letteratura fantasy, specie quella che si richiama al grande David Gemmell (1948-2006), è stata proposta al pubblico italiano in abbondanza. Dobbiamo ringraziare soprattutto le principali case editrici impegnate su questo fronte: Mondadori, Fanucci e Gargoyle. Tra queste, purtroppo, non c'è più l'Armenia, fallita a gennaio (con buona pace di chi sperava di leggere in italiano i volumi che ancora mancano della serie "La caduta di Malazan" di Steven Erickson).
Due titoli su tutti per la Mondadori, che altrimenti non si è particolarmente distinta: l'antologia "Il cavaliere dei Sette Regni", di George R.R. Martin, prequel delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e "Il mezzo re" (Half a King, 2014) di Joe Abercrombie. Con la pubblicazione di questo romanzo, inizio di un ciclo che sembra discostarsi dall'ironia e dalla crudezza che hanno sancito il successo della serie della Prima Legge, è chiaro l'intento della casa editrice milanese di sottrarre alla concorrenza un nuovo, possibile bestseller fantastico.
Da parte sua, la Fanucci ha sfornato una sfilza di buoni titoli, tra cui "L’araldo della tempesta" (Herald of the Storm, 2013) di Richard Ford, "Malice. La guerra degli dèi" (Malice, 2012) di John Gwynne, "La luna che uccide" (The Killing Moon, 2012) di Nora K. Jemisin, "Drakenfeld. Il custode della camera del Sole" (Drakenfeld, 2013) di Mark Charan Newton, "Il Signore della Torre" (Tower Lord, 2014) di Anthony Ryan e "I mille nomi" (The Thousand Names, 2013) di Django Wexler, un intrigante connubio di magia e baionette. A sorpresa "Il trono della Luna Crescente" (Throne of the Crescent Moon, 2013) dell'esordiente Saladin Ahmed (nonostante il nome nativo di Detroit) parrebbe il romanzo più apprezzato dal grande pubblico, almeno a giudicare dai commenti sul web, addirittura più di "Parole di luce" (Words of Radiance, 2014) del più conosciuto Brandon Sanderson. Il quale, comunque, rimane l'autore di punta della Fanucci, come dimostra anche la pubblicazione del singolare "Steelheart" (Steelheart, 2013).
Notevole lo sforzo della piccola Gargoyle, che ha pure dato un contributo alla fantascienza con "L'ultima colonia" di John Scalzi e "Le mie due vite" di Jo Walton. "L’ultima ragione dei Re" (Last Arguments of Kings, 2008) e "Il sapore della vendetta" (Best Served Cold, 2009), entrambi firmati da Joe Abercrombie, l'ambizioso "I Centomila Regni" (The Hundred Thousand Kingdoms, 2010) di Nora K. Jemisin, "Le spade dell’imperatore" (The Emperor’s Blades, 2014) del promettente Brian Staveley nonché lo splendido "Vita di Tara" (Some Kind of Fairy Tale, 2012) dello sfortunato Graham Joyce, prematuramente scomparso il 9 settembre scorso, sono i libri che questa casa editrice romana ha regalato ai propri lettori.
Emerge da questo quadro generale uno sforzo intenso e mirato nel tradurre e presentare le nuove leve del fantasy anglosassone. Le case editrici si rincorrono l'una con l'altra e si contendono gli scrittori migliori e le saghe più promettenti. Emblematici i casi di Abercrombie, della Jemisin e di Charan Newton: la Gargoyle ha aperto le porte del mercato italiano con opere interessanti e originali, seguita a ruota dalle concorrenti che si sono accaparrate i diritti di altre serie degli stessi scrittori (sebbene non sempre del medesimo livello). Questa sana competizione ha avuto l'innegabile merito di innescare un circolo virtuoso, il quale è andato a vantaggio del lettore e, si spera, durerà a lungo.
Non resta quindi che augurare a questi editori (specie a quelli con mezzi più limitati) buona fortuna e buon lavoro per il 2015.
Stefano Sacchini 

1 commento:

  1. Di questo ho letto I MILLE NOMI, notevole. La Luna Che Uccide sarà il prossimo.

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