sabato 15 novembre 2014

INTERVISTA A JOHN SCALZI di Fabio F. Centamore

 

Una persona importante nella tua carriera, il premio “Nobel” Saul Bellow. Cosa significa, o ha significato, nella tua personale formazione?
In breve, è stato il mio relatore di tesi all’Università di Chicago; avevo pianificato di scrivere una tesi sullo sviluppo dell’individualità vista attraverso la lente della letteratura occidentale e, poiché sembrava qualcosa che Bellow poteva conoscere bene, allora perché non chiedergli se voleva farmi da relatore. Così gliel’ho chiesto e lui ha accettato ma, alla fine, è diventato evidente che i nostri rispettivi programmi non ci avrebbero permesso di lavorare. Ovviamente, in generale, rimango un grande ammiratore della sua opera.

Come blogger e giornalista hai molti interessi, allora quale situazione, o circostanza, ti ha condotto alla fantascienza e perché oggi continui a scrivere fantascienza?

Scrivo fantascienza perché la leggo e mi piace anche, vi ho raggiunto un livello di familiarità tale da sentirmi a mio agio con questo genere nel provare a costruire una storia. Non è stato il solo genere letterario che ho letto quand’ero ragazzo, a dire il vero, ma era uno dei miei preferiti. Inoltre, mi piace il fatto che la fantascienza offre molta flessibilità all’immaginazione e alla costruzione degli scenari. In sostanza, è molto divertente giocarci, più di altri generi letterari (almeno ad una prima impressione).


Come hai creato il tuo Morire per vivere? Ci puoi raccontare come l’hai costruito?

Avevo deciso che volevo scrivere un libro di fantascienza da vendere a un editore, allora sono entrato in una libreria e ho dato un’occhiata agli scaffali con i libri di fantascienza per capire cosa avevano lì. Vidi un sacco di fantascienza militare, quindi decisi di provare a scrivere qualcosa del genere. Una volta deciso questo, comunque, pensai di scrivere una storia che poteva interessarmi come lettore. Così è nato Morire per vivere. 


Noi italiani stiamo leggendo in questi giorni L’ultima colonia, il terzo libro basato sull’universo di Morire per vivere. L’ho trovato molto più legato agli intrighi “politici” rispetto ai precedenti capitoli. Si tratta solo di una mia personale visione o hai davvero cercato di raccontare le cose da una prospettiva diversa? Come mai?

C’è sicuramente meno azione e violenza rispetto ai primi due libri della serie, in parte perché John Perry non è più un militare, si trova al comando di una colonia che ha più bisogno del suo cervello che della sua capacità di sparare ai bersagli. Ho deciso di andare in questa direzione perché personalmente ero interessato a vedergli fare cose diverse dalle battaglie. Come scrittore mi annoio facilmente e , se sono annoiato, allora lo saranno anche i miei lettori. Quindi ho messo John in una nuova situazione e non mi sono annoiato a narrare le sue vicende. 


Nel sedicesimo secolo, come sai, ci fu la fondazione della colonia di Roanoke proprio nell’isola di Roanoke (forse nell’attuale North Carolina). L’improvvisa scomparsa di questa colonia rappresenta tutt’ora un’intrigante mistero, che ha coinvolto anche alcune importanti personaggi del passato (come Walter Raleigh e Thomas Harriot) . C’è un legame fra questa storia e la tua Ultima colonia? Se sì, come hai avuto questa ispirazione?

C’è una connessione ovvia in tutto ciò, la colonia del sedicesimo secolo andò perduta accidentalmente mentre per la colonia del mio libro è stato fatto intenzionalmente. Il legame è così evidente che, quando viene fatto notare da alcuni dei personaggi del libro, non riescono a credere di non esserci arrivati! Ma non tutti loro, però, perché non erano (loro o i loro antenati) originari degli Stati Uniti – e comunque, non tutti i cittadini statunitensi ricordano Roanoke.


Ne L’ultima colonia umani e alieni, dopotutto, sembrano condividere gli stessi difetti: sete di potere e individualismo. Cosa ne pensi?

Credo che sia una valutazione ragionevole. Sospetto che gli alieni – chiunque siano – abbiano molti tratti in comune con gli umani, sia i buoni che i cattivi, in parte perché molti dei nostri tratti sono profondamente radicati nella struttura biologica. I miei alieni, qualunque cosa siano, sono creature biologiche. Ci troveremo molti degli stessi impulsi, desideri e appetiti. 

Come nei precedenti capitoli, anche ne L’ultima colonia la tecnologia è essenziale per l’adattamento degli umani allo spazio. Da questo punto di vista, qual è secondo te la vera differenza fra natura e tecnologia?
Ebbene, la natura si manifesta senza che gli umani facciano alcuno sforzo. La tecnologia interviene quando gli umani cercano di risolvere problemi nel loro ambiente. La tecnologia è intenzionale, la natura non lo è. 


Qual è la tua personale idea di FS? Secondo te com’è cambiata la FS dalla tua adolescenza ad oggi?

Non credo di avere una personale idea di cosa dovrebbe essere la FS, a parte quei vaghi concetti di ciò che la fantascienza dovrebbe contenere, per quanto stupefacenti le cose che accadono dovrebbero avere sempre una base razionale – la scienza contro la magia. Oltre questo, comunque, penso che più è aperto il campo meglio è. Questo mi rende di certo più interessante la lettura. Dal punto di vista del mio lavoro, l’idea più personale che posso avere è quella di non annoiarmi mentre scrivo. Come ho detto prima, se mi annoio a scrivere, ti annoierai tu a leggere. Non voglio certo questo. 


Cosa sta cambiando nel mercato statunitense dei magazine dopo il boom di internet? Sta cambiando anche il lavoro degli autori?

Non sono oggi la persona giusta a cui porre questa domanda per il fatto che non ho mai venduto le mie storie a nessun magazine in carta stampata. Quando ho iniziato a scrivere fantascienza, i “maggiori tre” magazine degli Stati Uniti – Analog, Asimov’s, e Fantasy & Science Fiction – non accettavano proposte in formato elettronico, e non volevo esser costretto a stampare le mie storie e inviarle per posta. Con il tempo hanno iniziato ad accettare il formato elettronico, ma io stavo già lavorando con altre testate per i miei racconti (in particolare “Tor.com” e “Subterranean Magazine”), così non ho mai avuto occasione di inviargli alcunché! Non so, questo risponde del tutto alla tua domanda? 

(N.D.R.: Sì, John, è indicativa di quanto sia cambiata la mentalità degli autori e delle varie testate anche)



Cosa ti senti di dire a chi vorrebbe iniziare a scrivere FS? Esistono delle regole auree per una buona storia di fantascienza?

Esistono le stesse regole per qualsiasi storia: mai annoiare il tuo lettore, costruisci bene i personaggi e fagli fare qualcosa che abbia importanza. Qualsiasi altra cosa è un puro abbellimento della vetrina.


Ci puoi dire dei tuoi progetti futuri?

Al momento sto scrivendo il sesto libro della serie Morire per vivere, dal titolo The End of All Things. Ho anche tre dei miei romanzi in lavorazione per la televisione – Morire per vivere, Uomini in rosso e Lock In – e sono anche il produttore esecutivo in ognuno di questi, per cui mi sto occupando principalmente di questo. Presto uscirà anche un video game per iPad e altri tablet, intitolato Midnight Star.
Fabio F. Centamore


* Questa intervista è apparsa in veste diversa anche su True Fantasy

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