martedì 16 settembre 2014

VITA DI TARA di Graham Joyce

Graham Joyce era uno dei migliori stilisti attualmente in circolazione. I suoi splendidi romanzi, difficilmente classificabili, a metà tra il mainstream e la narrativa fantastica (dark fantasy moderna è il termine che mi sembra più adatto a definirli), rimangono impressi nella memoria di chiunque abbia avuto il piacere di leggerli (in inglese, ahimè, a parte un paio di rare eccezioni). Grave perdita per la letteratura moderna. Ricordo, tra le sue opere più significative, Requiem, Dark Sister, Indigo, The Tooth fairy. Stefano Sacchini ci parla di uno dei suoi ultimi romanzi, Vita di Tara, pubblicato dalla Gargoyle (una lode particolare alla piccola casa editrice romana per questa scelta).

SP
 



"Quindi sei convinta di aver vissuto con gli elfi per un po' di tempo?"
"Io non li ho mai chiamati "elfi"; è lei che sta usando questa parola. E loro non se sarebbero contenti".
"In ogni caso, erano ciò che comunemente definiamo "elfi", sbaglio?"
"Loro di certo non usano descriversi così, non lo accetterebbero mai. E comunque, la parola evoca qualcosa che non appartiene a loro."
Presentazione della Gargoyle:
"Dopo il pranzo di Natale Peter Martin riceve una telefonata concitata dal padre che gli chiede di raggiungerlo subito perché qualcosa di sorprendente è accaduto alla loro famiglia. Al suo arrivo, Peter ritrova Tara, la sorella adolescente scomparsa misteriosamente vent’anni prima.
Cosa le è accaduto? E dove è stata in questi lunghi anni? La storia di Tara ha dell’incredibile: ha conosciuto uno straniero nella foresta degli Outwoods ed è stata con lui per mesi in un… mondo parallelo. Per la sua famiglia è impossibile crederle, ovviamente, eppure il cor­po di Tara non è invecchia­to affatto nonostante siano passati vent’anni. L’uni­co che sembra essere dalla sua parte è il suo primo amore, Richie, ma un uomo misterioso la pedina tentando in tutti i modi d’impedirle di riavvicinarsi a lui. Spetterà allora allo psichiatra, il dottor Underwood, scoprire quali segreti nasconde la mente di Tara e riportare così ai Martin la ragazzina che avevano perduto. Con una scrittura vivace e coinvolgente, Graham Joyce ci racconta una storia che, come un incantesimo, ci rapisce e ci porta in un mondo dove la realtà incontra la leggenda."

Durante la lettura di VITA DI TARA (Some Kind of Fairy Tale, 2012), ho scoperto casualmente che l'autore, Graham Joyce (classe 1954, originario di Keresley nel Warwickshire) è deceduto il 9 settembre di quest'anno, a causa di un linfoma. Terminato il libro, mi sono reso conto di quanto grande sia stata la perdita per il mondo della letteratura, non solo fantasy.
In questo splendido romanzo l'autore riprende un tema classico del genere fantastico, quello della persona rapita da elfi o fate, e che ritorna dopo molti anni (mentre per lui il tempo trascorso è di pochi mesi). Una storia simile ricorre spesso nella letteratura, specie anglosassone. Joyce riesce però ad attualizzarla e riproporla in maniera semplice e accattivante, catalizzando l'attenzione dalla prima all'ultima pagina con un libro denso, essenziale, privo di pause o passaggi superflui.
Attraverso i punti di vista dei vari protagonisti - Tara in primis ma anche i suoi parenti, l'ex fidanzato e il dottore Vivian Underwood - il lettore vive una storia affascinante, sempre in bilico tra magia e realtà, arrivando a sviluppare una sorta di empatia con tutti i personaggi del romanzo, credibili e mai banali.
Ricomparsa il giorno di Natale dopo un'assenza di venti anni, la sedicenne Tara (il cui nome richiama alla memoria la Collina Reale di Tara, uno dei luoghi più venerati dell'antica storia irlandese) non nasconde la propria avventura e decide di raccontarla nella sua interezza. Ma la ragazza, nonostante fisicamente sia rimasta giovane, non è creduta e, anzi, è spinta a sottoporsi ad una serie di visite mediche e, soprattutto, a rivolgersi ad uno psichiatra. L'unica a prestare fede alle parole di Tara è l'anziana signora Larwood, che in gioventù, si viene poi a scoprire, ha vissuto un'esperienza analoga, salvo poi ripudiare le proprie affermazioni per non trascorrere l'intera vita in manicomio, tra farmaci ed elettroshock.
"Campione del Male" non è tanto uno dei familiari di Tara, seppure scettici, quanto il dottor Underwood che incarna la quintessenza del nostro mondo: razionale, arrogante, incapace di guardare al di là delle proprie conoscenze e delle proprie convinzioni. Sono proprio le considerazioni fredde e logiche dello psichiatra che spingono il lettore alle riflessioni più profonde, sul senso della vita e della percezione della realtà.
Sebbene la conclusione scelta da Joyce sia quasi inevitabile, VITA DI TARA soddisferà gusti quanto mai diversi, non solo quelli degli amanti delle atmosfere ricche di suggestioni celtiche, di cui il romanzo è farcito.
Unica nota dolente dell'edizione italiana è la copertina scelta dalla casa editrice Gargoyle, sulla quale spendo un solo aggettivo: fuorviante.
I diritti del romanzo, vincitore nel 2013 del premio British Fantasy Society's Fantasy Novel of the Year (alias Robert Holdstock Award), sono già stati acquistati per una riduzione cinematografica.

Graham JOYCE, VITA DI TARA (Some Kind of Fairy Tale, 2012), trad. di Benedetta Tavani, Gargoyle, Gargoyle Extra, 362 pp., 2014, prezzo € 18,00.

Stefano Sacchini 

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