giovedì 18 settembre 2014

UN MONDO PER GLI ARTEFICI di Charles Sheffield

Fabio F. Centamore ci parla oggi di uno degli ultimi Urania, un piacevole romanzo di un autore a me assai caro fin dai tempi dell'Editrice Nord, un autore ahimè scomparso prematuramente ma che ci ha lasciato un'eredità di magnifici romanzi avventurosi nella migliore tradizione di Arthur Clarke e di altri scienziati-scrittori.

Titolo: Un mondo per gli artefici
Autore: Charles Sheffield 
Traduzione: Annarita Guarnieri
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2014

Piccolo antipasto di trama — La marea estiva ha lasciato cicatrici ben più importanti. Opale, pianeta acquatico gemello di Quake, sembra adesso rifiorire a nuova primavera. Eppure l'onda di marea, alta ben più di un chilometro, ha scavato in profondità nella mente e nei villaggi dei sopravvissuti. Birdie Kelly non riesce a dimenticare il gigantesco muro d'acqua che sembrava aver oscurato il cielo. Impossibile evitarlo a bordo della minuscola barchetta, non gli era rimasto che sdraiarsi sul fondo ad aspettare l'impatto. Ancora adesso, al solo pensiero, gli sembra di dover trattenere il respiro. Aveva sentito quasi decollare la barca, girarsi in verticale. Si era trovato a doversi sostenere con i talloni contro la poppa, le dita ben serrate sull'appiglio. Ed era stato scaraventato sempre più in alto, fin oltre le nuvole...

Il futuro è antico — Apparso nel 1991, costituisce il secondo capitolo di un ciclo di cinque romanzi imperniato attorno alla figura degli artefici. Si tratta dell'ultima fase della produzione letteraria di Sheffield, quella che si articola fra il 1990 e il 2000 (l'autore è scomparso nel 2002) che comprende appunto il ciclo degli artefici. La cosa intrigante di questa fase è appunto il ricorso all'antichità per sviluppare un'idea di futuro in cui la galassia è estremamente popolata da razze diverse di umanoidi. Proprio la misteriosa figura letteraria degli artefici, una civiltà scomparsa prima della diffusione della razza umana per la galassia, evoca delle suggestioni tipicamente clarkiane. Come in alcune storie di Clarke, i manufatti lasciati dagli artefici sono in grado di interagire con gli eventi presenti. Dall'apparente quiescenza degli antichi ruderi, si risvegliano come orologi svizzeri all'esatto scoccare di eventi determinati. Anche in questo caso, il risveglio di antichi manufatti infittisce il mistero piuttosto che portare il lettore al disvelamento. Si potrebbe forse notare in tutto questo delle similitudini con la letteratura post lovecarftiana e con le vicende dell'archeologia misteriosa. Mi riferisco in particolare a Donald Wandrei e ai misteri evocati nei libri di Von Daeniken e di Kolosimo. In effetti, questi sarebbero rappresentativi di una sorta di genere letterario molto in voga dagli anni trenta fino agli anni settanta del novecento. Vale a dire, l'idea che in un passato remoto, forse precedente alla presenza dell'uomo, la Terra fosse costantemente visitata da entità aliene. Tali civiltà ultra progredite, provenienti da altre stelle, galassie o perfino dimensioni, avrebbero disseminato il nostro pianeta di manufatti più o meno inspiegabili, forse perfino pericolosi. Nella produzione letteraria di Wandrei, in particolare, i manufatti antichi sono sempre forieri di sventure. Nella migliore delle ipotesi rappresentano il baluardo che tiene il male lontano dalla nostra dimensione e gli impedisce di distruggere tutto. Negli scritti di Kolosimo, Von Daeniken e soci, invece, questi oggetti sono solo testimonianze da interpretare. Meri elementi che ci raccontano una storia diversa da quanto scritto sui libri di scuola. Naturalmente Sheffield riprende il tema da un'ottica completamente diversa. 

Rappresentazioni cosmiche — Anzitutto gli artefici. Creature sconosciute, di cui non si conosce nemmeno l'aspetto. In verità, non si sa nemmeno che fine abbiano fatto. Si sono estinti? Chissà... E, se estinti non sono, dove sono finiti? Perché sono svaniti nel nulla? Di loro si intravede solo la tecnologia, i manufatti e le incredibili strutture scoperte su un pianeta lontanissimo dalla Terra e situato in un sistema piuttosto instabile. Dunque nessuna connotazione morale, negativa o positiva. Nessun mistero che contraddice le conoscenze acquisite, destando magari il sospetto e la destabilizzazione sociale. I manufatti degli artefici semplicemente rappresentano una sfida all'ampliamento della conoscenza, come i corpi celesti da osservare, studiare ed esplorare. La pericolosità, semmai, è insita nella grandezza dell'impresa. Grandi sfide preannunciano grandi pericoli, per questo svelare il mistero degli artefici non è da tutti. E qui arriviamo ai protagonisti, ognuno a suo modo insuperabile nel proprio campo e nella propria sfera d'azione. Ognuno di loro anche in buona sostanza individualista e non proprio orientato al gioco di squadra. Ognuno a suo modo sganciato dall'establishment e difficilmente inquadrabile in una sorta di gerarchia costituita. Insomma, la sfida è per pochi eccezionali individui. Non sempre l'ordine costituito ne comprende le azioni e le conclusioni. È il classico eroe - uomo comune di Sheffield. Non l'avventuriero scavezzacollo che non teme di sporcarsi le mani e usare la violenza. Non l'astronauta (o l'ingegnere - astronauta) dai nervi d'acciaio e la mente calcolatrice, che non si lascia abbattere dalle difficoltà o dall'inconoscibile. Lo specialista, piuttosto, una persona assolutamente comune che eccelle grandemente in un campo della conoscenza. In sostanza, dunque, un romanzo che mantiene le caratteristiche della produzione precedente di quest'autore. Tuttavia, a mio avviso, meno convincente del romanzo precedente (Quake, il pianeta proibito - Urania 1996). Purtroppo l'autore sceglie di riprendere vicende e personaggi al vivo, già in medias res. Il lettore, di conseguenza, non ha la possibiltà di entrare pienamente nella trama e lasciarsi avvincere. La lettura del precedente romanzo, insomma, è vivamente consigliata. A tutto ciò, dobbiamo aggiungere una manciata di scene e situazioni assolutamente ingenue, poco credibili e il non trascurabile problema che il romanzo non sembra aggiungere granché alla conoscenza degli artefici e al disvelamento del loro mistero. La storia in effetti si prefigura più come un momento di passaggio.
Il ciclo dell'Heritage — Bisogna dire che "Urania" non ha aiutato moltissimo con la sua gestione delle uscite dei singoli capitoli alla comprensione del ciclo. Piuttosto incomprensibile, anzi, l'ordine con cui si è scelto di tradurre e pubblicare questi romanzi. Mi sembra, quindi, giusto dare l'ordine di lettura corretto anche per aiutare il lettore a seguire le future uscite in edicola, se ce ne saranno (purtroppo il ciclo non è completamente tradotto e pubblicato in Italia).

  1. Quake, il pianeta proibito (Summertide - 1990), "Urania" - Mondadori, 1996
  2. Un pianeta per gli artefici (Divergence - 1991), "Urania" - Mondadori, 2014
  3. Transcendence - 1992 (Non ancora tradotto)
  4. Punto di convergenza (Convergence - 1997), "Urania" - Mondadori, 1999
  5. Resurgence - 2002 (Non ancora tradotto).
Fabio F. Centamore

2 commenti:

  1. Concordo perfettamente. Io mi ero tenuto da parte Quake così li ho letti insieme però il secondo è un po' deludente. A parte chiamare Costruttori sul primo e Artefici sul secondo (...) in 'Un mondo per gli artefici' più che di questi si parla di Zardalu, una antica razza cattivissima ... Il quarto, 'Punto di convergenza' ce l'ho ma per leggerlo aspetto fiducioso che pubblichino 'Trascendence' come spero faranno presto, perché la lettura di questi libri, con molti limiti, è comunque piacevole.

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  2. Sheffield era un ottimo narratore. Ricordo anche un bel juvenile che feci per Fanucci, intitolato Godspeed, oltre al classico Le guide dell'infinito. Anch'io mi aspettavo qualcosina in più da questo ciclo. vediamo che succede. Certo che sarei proprio curioso di sapere il motivo di questa particolare scelta di uscite, dal primo al quarto e poi al secondo, dopo tanti anni....

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