martedì 15 luglio 2014

LE MERAVIGLIE DEL DUEMILA di Emilio Salgari

Ecco oggi un articolo assai interessante dell'amico Fabio F.Centamore su uno dei primi romanzi italiani di protofantascienza, Le meraviglie del 2000 di Emilio Salgari.




Titolo: Le meraviglie del duemila
Autore: Emilio Salgari
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Simonelli editore
Anno: 2011
A - Tutto cominciò a Nantucket (assaggio di trama).
L'isola di Nantucket non è certo meta dei turisti in cerca di spiagge in quel periodo dell'anno. Eppure qualcuno sbarca dal piccolo mercantile appena attraccato nel porticciolo. Un bel giovane dal vestito elegante, aria da gran signore. Eppure ha lo sguardo spento. Tutto nel suo incedere e nel suo modo di fare sembra evidenziare una grave afflizione. Sguardo basso, inerte ai particolari della piccola spiaggia silenziosa e tranquilla. Spalle scivolate, mani sprofondate nelle tasche su misura dei costosi calzoni. Lo spleen, il male della gioventù scaturito da questo nuovo secolo, sembra possederlo irrimediabilmente. Perfino le mille luci di New York nulla hanno potuto contro questo male strisciante. Il giovanotto se ne è stancato troppo presto, eccolo a bighellonare in una grigia mattinata lungo una spiaggia vuota attaccata ad un piccolo borgo di pescatori...
 B - Inconsapevole fantascienza.
Questo romanzo ebbe la grande fortuna, ma soprattutto la grossa disgrazia, di venir pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1907. A causa di piccole beghe contrattuali con i vari editori che lo tenevano sotto contratto, l'autore dovette usare lo pseudonimo di Guido Altieri.  Apparve giusto ad inizio secolo, quando il movimento futurista iniziava a battere la grancassa del progresso e dell'innovazione tecnologica, giusto in mezzo a quella che la storia definisce la "seconda rivoluzione industriale". Questa, dicevamo, fu la sua grande fortuna. La grossa disgrazia, invece, fu di uscire solo vent'anni prima che Hugo Gernsback fondasse e iniziasse a dirigere la mitica rivista "Amazing Stories". Era il 1929, anno in cui Hugo coniò il sospirato termine di "science fiction", la nostra "fantascienza". A causa di questo malaugurato disallineamento temporale, l'opera di Salgari non potrebbe fregiarsi del titolo di "romanzo di fantascienza". Bisognerebbe, anzi, etichettarlo come "protofantascienza". Sotto questa sciagurata etichetta, del resto, sono compresi autori del calibro di H. G. Wells e Jules Verne la cui opera è quasi interamente dedicata alla fantascienza. Già nel 1907, tuttavia, il buon Emilio poteva dire di aver scritto un "romanzo scientifico". Rileggendolo oggi, dopo quasi un secolo di fantascienza ufficiale, possiamo pacificamente sostenere che il romanzo contiene tutte le caratteristiche dell'ottima "science fiction". Come direbbe qualcuno, Salgari ha la camicia metallizzata. Anzi, più che metallizzata, di grigio acciaio bullonato. La tematica del viaggio nel tempo, già magistralmente trattata da Wells, si arricchisce qui di un nuovo elemento: l'animazione sospesa, il sonno criogenico. Prima delle grandi storie spaziali, dove equipaggi ibernati viaggiano dentro grandi astronavi per necessità o solo per diletto (ad esempio: Il corridoio nero, Michael Moorcock - 1969 - o Elegia per angeli e cani, Walter Jon Williams - 1990 - ma anche Coyote, Allen Steele - 2002), il buon Emilio tira fuori questo curioso coniglio dal suo cilindro magico da narratore. Non è tutto qui. Come nelle storie di fantascienza matura che si rispettino, questo romanzo beneficia di un considerevole lavoro di documentazione sulle novità scientifiche dell'epoca. Esempio interessante è l'idea di un utilizzo civile del radio nelle abitazioni. Certo all'epoca non si conoscevano gli effetti nefasti della radioattività, la ricerca dei Curie era ancora agli inizi. Tuttavia, se consideriamo come all'epoca di Salgari il futuro della tecnologia dell'illuminazione fosse la lampadina a filamento di Edison (diffusasi negli Stati Uniti già dopo il 1878), ci possiamo rendere conto di quanto l'autore dovesse aver lavorato nella costruzione letteraria del suo futuro. La quantità di anticipazioni tecnologiche che incontriamo in questo romanzo (la televisione, la posta pneumatica, il volo, i droni per la consegna a domicilio, una sorta di e-commerce) ci danno l'idea precisa di quanto l'autore fosse attento alle nuove tendenze tecnologiche. Soprattutto, ci danno la misura della centralità della scienza e del tipico gusto di anticipare il futuro che stanno alla base della fantascienza attuale. A pieno diritto, insomma, bisognerebbe considerarlo un romanzo di fantascienza. L'autore non si limita comunque ad anticipare le tematiche care al genere, produce anche qualche elemento di riflessione per il presente.
C - Futurismo di Pirro.
Già nel 1909, i futuristi consideravano questo romanzo una sorta di icona. Tentarono addirittura di proporlo a Puccini, che vedeva con favore l'espansione del movimento nel mondo artistico italiano, perché lo trasponesse in melodramma. Il compositore parve anche accogliere l'idea ma l'opera non fu mai iniziata. L'inclinazione del futurismo per quest'opera è comprensibile. Il futuro è descritto inizialmente con ottimismo, le condizioni di vita della razza umana sono state migliorate dalla tecnologia. Proprio come sostenevano i futuristi, proprio la tecnologia ha debellato le guerre, reso abitabili molte parti inospitali del globo e trasformato il volto dello stesso pianeta. Eppure non è tutto rose e fiori. Salgari non nasconde ai lettori il lato oscuro del progresso. Come per galleggiamento, anzi, emergono le crepe amare e infine inquietanti di questa società futura. Era già accaduto al più illustre collega Jules Verne, con l'allora inedito romanzo Parigi nel ventesimo secolo. Scritto nel 1863, quando Verne era ancora agli inizi della sua straordinaria carriera di romanziere, il romanzo tratteggia un futuro essenzialmente privo di cultura umanistica. Tutto concentrato sullo sviluppo tecnologico e scientifico, il mondo non ha più posto per letterati, pensatori o artisti. Le discipline artistiche sono ormai inutili e superate dal progresso scientifico, lo sviluppo tecnologico è ormai il campo in cui si estrinseca la creatività umana. Chi non ha coltivato le discipline scientifiche, chi non è disposto a fare il tecnico o l'ingegnere è destinato alla povertà e all'indigenza. L'idea di un futuro iper tecnologico, insomma, porta sempre con sè le inquietudini, i dubbi e le ombre. Nel caso di Verne, l'editore raccomandò al promettente scrittore di chiudere il testo in cassaforte e pubblicarlo dopo almeno vent'anni. Certo Salgari non poteva conoscere questo romanzo, rimasto inedito fino al 1994. Eppure dimostra di conoscere le fragilità e le contraddizioni insite in una società basata sullo sviluppo tecnologico. Un Salgari che non ti aspetti, capace di vedere le ombre e predire il fosco. Nel suo duemila la sovrappopolazione obbliga i governi a una produzione agricola più che intensiva, con conseguente scomparsa degli allevamenti. Il terrorismo mina l'apparente stabilità sociale, gli attentati sono all'ordine del giorno e i notiziari riportano continue immagini di violenze ed esplosioni. L'inquinamento elettromagnetico incide sulla salute psico-fisica delle persone. Dietro la superficie, con buona pace dei futuristi, ecco apparire le increspature. Ad ogni beneficio apportato, il dio della tecnologia richiede un sacrificio importante. L'iniziale sguardo ottimista si tramuta gradualmente, man mano che procede la lettura, in una visione sempre più amara. Una terribile beffa per i coraggiosi viaggiatori che hanno sfidato il tempo per dare uno sguardo al futuro. La vittoria della conoscenza, allora, è solo apparente, una vittoria di Pirro. 
Fabio F. Centamore

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