lunedì 14 aprile 2014

LA TIGRE DELLA NOTTE di Alfred Bester

Continuando la rassegna dei classici, Fabio Centamore ci racconta oggi le sue considerazione su uno dei romanzi cardine della fantascienza, La tigre della notte di Alfie Bester, forse l'opera più famosa del suo autore e uno dei romanzi più belli che siano mai stati composti sul tema del "teletrasporto".



Gulliver Foyle non è nessuno. Il perfetto ritratto del bestione grosso di corpo e piccolo di ambizione e voglia di emergere, l'uomo comune. Un nessuno alla deriva. Intrappolato in un relitto spaziale alla deriva in un punto imprecisato fra Saturno e Giove. In lotta monotona e costante per sopravvivere alla mancanza d'aria, al cibo sempre più scarso. Perfino ai continui svenimenti bisogna far fronte. La mente di Gulliver Foyle è come un falò senza scintilla, una lampada magica priva di batteria, uno scrigno chiuso la cui serratura non ha la chiave. Qualcosa, però, sta per succedere. Un bagliore lontano, contro il disco lontano del sole. Motori d'astronave in manovra per una lunga correzione di rotta. È la Vorga 1339 (da La tigre della notte)...
Noto con due titoli diversi (Tiger! Tiger! e The Stars my Destination), questo romanzo è considerato oggi un caposaldo della fantascienza. Non a torto, nonostante l'iniziale brutta accoglienza della critica. Pubblicato nel 1956, cambiò un po' il modo di concepire l'avventura spaziale. Ebbe una storia editoriale piuttosto atipica. La sua prima apparizione in forma di libro fu in Gran Bretagna (non negli U. S. A.) con il titolo Tiger! Tiger!. Il richiamo alla famosa poesia di William Blake era esplicito, tanto che il primo verso figurava nel frontespizio del romanzo. Difficile, però, era il collegamento con il poeta protoromantico. Blake, del resto, tentava di dare una risposta all'interrogativo fondamentale dei primi romantici: perché Dio, che è sommo bene, permette l'esistenza del male nella Creazione? La tigre della poesia rappresenta esattamente il male contrapposta alla figura dell'agnello (soggetto di un altro poema gemello), che ne è l'opposizione. La tremenda simmetria della tigre, in sostanza, non può non essere di fattura divina, esattamente come l'innocenza e la mansuetudine dell'agnello. Non può, dunque, esistere il bene senza il male. La necessità del male, a ben vedere, è anche elemento trainante del romanzo di Bester. La molla che fa scattare le capacità nascoste di Gulliver Foyle, il protagonista, è proprio la crudeltà dell'abbandono. Dal dolore di un torto subito, scaturisce il desiderio di vendetta che trasforma lo scialbo uomo comune Foyle in un futuristico Conte di Montecristo. Come Edmond Dantés, Foyle acquisisce conoscenze e capacità che nemmeno sospettava di avere. L'innocenza iniziale (in verità, nel caso di Foyle, più che innocenza si tratta di indolenza) viene tramutata in cruda determinazione, volontà più che umana. L'agnello diventa tigre. Poco prima il romanzo era apparso in quattro puntate su "Galaxy" 1956 - '57. Si tenga presente, comunque, che Bester iniziò a scriverlo proprio durante il suo periodo britannico. Non compariva in origine il riferimento esplicito a Blake nel titolo: The Stars my Destination. Con questo titolo, riferito alle ultime parole del libro, l'opera acquisì sempre più popolarità negli Stati Uniti. Venne completamente rivalutata negli anni Ottanta. A leggerlo ancora oggi si nota il linguaggio fresco e dinamico, l'accento sulla psicologia dei personaggi e le acute riflessioni sulla società futura. Non mancano implicazioni interessanti. Ad esempio l'anticipazione di elementi tipici del Cyberpunk quali lo strapotere delle corporazioni multinazionali, gli innesti neuronali, i poteri psichici. La pura speculazione tecnologica, però, qui passa in secondo piano; interesse principale è l'uomo e ciò che potrebbe diventare al mutare di certe condizioni. A tal riguardo, la risposta di Bester non sembra positiva: al potenziamento della mente umana, non muterebbe la pochezza delle sue passioni. Si tratta in sostanza di un romanzo di formazione, come il già citato capolavoro di Dumas. Nell'intera vicenda il desiderio di vendetta si contrappone all'antica, onnipresente, smania di potere assoluto. Il tutto incastonato su uno scenario di guerra fra pianeti. Un futuro certo diverso, ricco di curiose particolarità e spunti di riflessione, ma alcune cose non sembrano davvero cambiare mai. Cuore e mente son sempre lì, l'una contro l'altra.
Fabio F. Centamore

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.