martedì 18 febbraio 2014

LA FIABESCA FINE DEL MONDO DI VANCE di Claudio Cordella

Claudio Cordella ci ha concesso di ripubblicare un suo lungo saggio sul ciclo della Terra Morente di Jack Vance, autore scomparso lo scorso anno ma che rimane sempre vivo nei nostri cuori. Il saggio apparve in origine sulla rivista on line FantasyPlanet.


"... il sole per un attimo si oscurò, coprendosi di un velo sottilissimo, simile al muco dall'occhio di un vecchio. La luce del sole ebbe un guizzo, baluginò e poi tornò a splendere...”.
JACK VANCE, Cugel's Saga, 1985; tr. it. La saga di Cugel, Fanucci Editore, Roma 2012, p. 84.

A differenza di una certa credenza comune, tipica sopratutto dei giornalisti di “terza pagina”, i quali tendono a etichettare in maniera univoca i prodotti culturali, in realtà i confini dei generi letterari sono assai porosi e impalpabili. La cosiddetta fantascienza (science-fiction o sci-fi che dir si voglia) non è affatto separata da un muro invalicabile dal fantasy. Gli esempi di ibridazione tra queste due declinazioni del fantastico, a cui talvolta si dà il nome di science-fantasy, sono in genere assai fecondi. A questo proposito, sono assai famosi i romanzi della Marion Zimmer Bradley (1930 – 1999) ambientati sul pianeta Darkover, in cui i coloni terrestri si trovano isolati per diversi secoli su  un mondo lontano e adattandosi alla nuova patria creano una società feudale e pseudo-medievale.
In ambito cinematografico, l'esempio supremo a tal proposito rimane l'esalogia di Star Wars di George Lucas, saga che nei prossimi anni, grazie all'acquisto dei diritti da parte del colosso della Disney, dovrebbe arricchirsi di nuovi capitoli. Al contrario Krull, film di Peter Yates del 1983, viene ricordato ancor oggi negli annali della storia del cinema come un fiasco colossale, non essendo riuscito nell'impresa di coniugare in maniera soddisfacente le ambientazioni tipiche del fantasy con la space-opera.
Un riscontro decisamente migliore, in ambito fumettistico, lo ha ricevuto nel corso degli anni il monumentale manga, a tutt'oggi non ancora terminato, The Five Star Stories del giapponese Mamuro Nagano (01). Quest'ultimo ha creato un autentico capolavoro della letteratura disegnata che, per sua stessa ammissione, è al tempo stesso un “minestrone” di sci-fi e fantasy; qui robot giganti, creature artificiali e viaggi interstellari vanno a braccetto con draghi, maghi e divinità onnipotenti. Di recente, nel novembre 2012, è uscito nelle sale cinematografiche del Giappone il kolossal d'animazione Gothicmade; frutto di ben cinque anni di lavoro, vede Nagano nel ruolo di regista, sceneggiatore e produttore (oltre che creatore di personaggi e del mecha). In Gothicmade il nostro offre ai suo fans il medesimo cocktail di generi che avevamo avuto modo di osservare nelle tavole di The Five Star Stories.
In ambito letterario però una delle voci più singolari della science-fantasy è senz'altro il californiano Jack Vance (1916-2013), pseudonimo di John Holbrook Vance, talentuoso scrittore dalla carriera pluridecennale. Nato nel lontano 1916, Vance ha dato alle stampe nel corso degli anni diversi cicli a carattere avventuroso in cui è riuscito abilmente, dando prova di un estro e di un'immaginazione fuori dal comune, a tenere i piedi in due staffe: quella della fantascienza e quella del fantastico più genuino. Sin dal suo romanzo d'esordio del 1952 Big Planet (L'odissea di Glystra), il nostro inizia a dar prova delle sue qualità. Tra l'altro quest'opera in particolare ebbe nel '75 un seguito affascinante non privo di elementi fanta-western: Showboat World (Il mondo degli Showboat). Ambientato nello stesso Big Planet  de L'odissea di Glystra, è incentrato sulle troupe di attori e saltimbanchi che viaggiano lungo i fiumi di questo mondo gigantesco, percorrendoli in lungo e in largo a bordo di battelli che ricordano quelli del Mississippi dell'Ottocento.
La fantasia di Vance pare essere rivolta a un estetismo dal sapore barocco, non disgiunta da un certo interesse per l'antropologia. Nel suo caso però, a differenza di altri autori come la sofisticata Ursula K. Le Guin, non diventa mai un leitmotiv predominante. Piuttosto le nozioni di etica, estetica e di antropologia culturale di Vance assumono l'aspetto di ingredienti con cui egli condisce le sue scatenate avventure ai confini dello spazio-tempo, apparentandolo dunque per molti aspetti a un altro grande della sci-fi statunitense, Philip José Farmer (1918 – 2009). 
Farmer, durante tutta la sua carriera di scrittore, si dimostrò assai insofferente alle etichette e agli angusti limiti di un genere ben determinato, proprio come Vance. Quest'ultimo del resto conquistò negli anni '60 i due maggiori premi della fantascienza con due romanzi brevi assai peculiari: The Dragon Masters (Uomini e draghi) del '63 con cui vinse il Premio Nebula e The Last Castle (L'ultimo castello) del '66 che si aggiudicò un Nebula e uno Hugo. In Uomini e draghi l'arcaica società feudale del pianeta Aerlith deve affrontare l'invasione di alieni simili ai draghi della mitologia; l'aspetto bizzarro della narrazione è dato dagli eserciti in campo. Se gli umani hanno le loro creature draghiformi domestiche al loro servizio, gli invasori rettiliani invece hanno creato degli appositi servi antropomorfi; una sorta di “corsa agli armamenti” speculare. L'idea di coniugare i draghi del fantasy con la space-opera verrà ripresa in seguito dalla scrittrice Anne McCaffrey (1926 – 2011), autrice dei romanzi e dei racconti della serie Dragonriders of Pern (Dragonieri di Pern).   
Assai diverso è invece L'ultimo castello, ambientato su una remota Terra di un remoto futuro; uno scenario che il nostro riesce a rendere al tempo stesso affascinante, desolato, avventuroso e velato di melanconia. La popolazione terrestre è divisa tra i nomadi, diretti discendenti degli abitanti originari, e alcuni nobili, i quali invece provengono dalle colonie che l'umanità ha creato nel cosmo. I secondi disprezzano i primi e vivono all'interno di grandi castelli, occupati da oziose riflessioni filosofiche, estetismi fini a sé stessi e da altri passatempi per ricchi aristocratici annoiati.
Tutto viene però sconvolto dalla ribellione di alcuni servi alieni che erano stati portati sulla Terra in qualità di manodopera per lavorare nei castelli. L'ultimo castello è permeato da quella atmosfera da “fine dei tempi” che ritroviamo anche nelle storie del ciclo noto come “The Dying Earth” (“La Terra Morente”), apparse sin dagli inizi della carriera del nostro. In effetti, se L'odissea di Glystra rimane la sua opera romanzesca d'esordio, la pubblicazione in volume delle prime novelle appartenenti a “La Terra Morente” è antecedente di due anni. Anzi, pur essendo assai numerosi i cicli avventurosi a cui il nostro mise mano, come la pentalogia dei Principi Demoni, oppure quelli ambientati sui pianeti di Tschai o di Durdane, il ciclo della  “Terra Morente” rimane senz'altro uno dei più affascinanti. Vance stesso, durante la sua vita, riprese in mano e ampliò più di una volta queste sue fiabe crepuscolari, dal forte sapore picaresco, ambientate su un mondo vicino al suo termine vitale. Per rendersi conto del suo fascino, tutt'ora immutato, si pensi solo che il notissimo George R. R. Martin, in collaborazione con Gardner Dozois, diede alle stampe nel 2009 la corposa antologia Songs of the Dying Earth: Stories in  Honor of Jack Vance (Storie dal crepuscolo di un mondo), a cui parteciparono diversi nomi di spicco del fantastico contemporaneo.
Prima di Vance un altro bizzarro scrittore californiano, Clark Ashton Smith (1893 – 1961), aveva deciso di ambientare delle storie fantasy, dal sapore fortemente orientalizzante e non disgiunte da un certo erotismo, su un continente immaginario, Zothique. Una terra illuminata da un sole rosso, prossima alla morte, in cui non mancano né meraviglie, né orrori, popolata com'è da negromanti, demoni, lamie e altre creature mostruose. Come Smith, Vance offrì ai suoi lettori l'immagine di un mondo decadente, moribondo e ritornato, in prossimità della sua fine, a un'era in cui le magie e i prodigi possono ancora esistere. L'idea di una Terra futura illuminata da un sole rossastro è solo apparentemente scientifica. Si tratta in realtà di un'eresia astronomica bella e buona; quando il Sole si muterà in gigante rossa il nostro pianeta, assieme a buona parte del Sistema solare, finirà inghiottito da questo mostro dei cieli in un sol boccone. Del resto pensare che fra milioni di anni la nostra specie possa essere tale e quale a oggi rimane, dal punto di vista della biologia, assai poco credibile. Ma Vance, esattamente come Smith prima di lui, volle solo offrire ai suoi lettori uno sfondo affascinante che attirasse la loro attenzione, e solleticare la loro immaginazione, ben al di là della plausibilità dell'universo proposto. Lo stesso Robert Silverberg, una delle colonne della sci-fi statunitense e ammiratore di questo ciclo “vanciano”, osservava che quest'ultimo era più vicino al fantastico in senso stretto che alla fantascienza. Silverberg ne riconobbe la potenza evocativa e immaginativa, paragonando però la realtà della "Terra Morente" a un'Europa tardo medievale, riletta in chiave fiabesca, piuttosto che a una canonica ambientazione fantascientifica.
Dopo  Vance sarà Gene Wolfe a riportare alla grande la science-fantasy con la sua saga The Book of the New Sun (Il Libro del Nuovo Sole). Quest'ultima pur se ispirata all'opera vanciana, se ne differenzia sotto molti aspetti (02). In Italia entrambi i cicli, dopo diversi anni di assenza dalle librerie nostrane, sono stati resi nuovamente disponibili grazie alle ristampe della casa editrice Fanucci. Laddove però Wolfe è drammatico e crudo, Vance al contrario mostra di privilegiare un tipo di narrazione picaresca, quasi boccaccesca, non disgiunta da una vivace vena satirica. In effetti i personaggi edonistici, furbeschi e avventurosi della  “Terra Morente” sarebbero senz'altro piaciuti a Giovanni Boccaccio (1313 - 1375), uno dei padri della nostra letteratura. Un'altra particolarità delle opere di questa serie è la loro natura frammentaria. I quattro libri che compongono La Terra Morente sono  raccolte antologiche che tutt'al più possono assumere la forma di romanzi episodici:  The Dying Earth (La Terra Morente) del 1950, The Eyes of the Overworld (Le avventure di Cugel l'Astuto) del 1966, Cugel's Saga (La saga di Cugel) del 1983 e infine Rhialto the Marvellous (Rhialto il Meraviglioso) del 1984.
Il primo volume, rinominato in un'edizione statunitense del 2005 Mazirian the Magician (03), comprende i racconti Turjan of Miir, Mazirian the Magician, T'sais, Liane the Wayfarer, Ulan Dhor e Guyal of Sfere. Nonostante alcuni personaggi facciano la loro apparizione in più di una novella, come il mago Mazirian, la donna artificiale T'sain oppure il cinico criminale Liane the Wayfarer (Liane il Viaggiatore), le storie narrano vicende sostanzialmente slegate tra loro. Gli elementi fantascientifici, a parte il riferimento d'obbligo alla prossima morte del sole, che incombe perennemente sulla vita di tutti i personaggi presenti, sono qui quasi del tutti assenti. Questi ultimi si riaffacciano solo nelle ultime due avventure qui incluse, laddove appaiono dapprima il nobile Ulan Dhor e infine il curioso Guyal of Sfere (Guyal di Sfere). In entrambi i casi vengono introdotti nella narrazione dei manufatti tecnologici e in particolare, nel racconto che vede Guyal come protagonista, si fa cenno alla possibilità che l'umanità, per scampare l'estinzione, debba riprendere quella via per le stelle che aveva già percorso in passato.  
Nel secondo volume facciamo invece la conoscenza di uno dei personaggi più simpatici della produzione “vanciana”: Cugel the Clever (Cugel l'Astuto). In questo caso sono state riunite alcune novelle, apparse tra il '65 e il '66 sulla rivista The Magazine of Fantasy & Science Fiction, che hanno  come protagonista una sorta di briccone matricolato, Cugel appunto. Le peripezie del nostro non si fermano però qui; Vance continuò a raccontarne le imprese in altri racconti che costituiscono il terzo volume della serie.  L'ultimo tomo invece è focalizzato sulle imprese di un mago (04), noto con il nome altisonante di Rhialto the Marvellous (Rhialto il Meraviglioso). Rhialto è un personaggio “vanciano” abbastanza tipico, un giovane uomo di bell'aspetto, colto e raffinato, che piace alle donne; una sorta di affascinante playboy o di dandy, capace però di essere risoluto, deciso e intraprendente quando serve.
Al contrario Cugel è un autentico antieroe, un mascalzone la cui sorte è sempre caratterizzata da un continuo succedersi di alti e bassi. Lo incontriamo per la prima volta  mentre svolge l'attività di venditore di amuleti, patacche ricavate da una bara di piombo ma spacciate al popolino come oggetti portentosi. Subito dopo ha la malaugurata idea di mettersi contro il potente Iucounu the Laughing Magician (Iucounu il Mago Beffardo). È il mercante Fianosther a suggerigli di andare a rubare alla casa del mago, il quale deve assentarsi dalla sua abitazione per comprare un volume dal commerciante. Fianosther assicura a Cugel che riuscirà a tener impegnato Iucounu in una lunga contrattazione e che lui non  correrà alcun rischio nel tentare il furto.
Effettivamente una delle caratteristiche peculiari degli abitanti della realtà della  “Terra Morente” è che generalmente tutti, maschi e femmine, giovani e vecchi, tendono sempre e comunque a tirarsi dei tiri mancini gli uni con gli altri. Questo modo di agire, edonistico ed egoista, viene solitamente motivato con la medesima scusa: il Sole sta per spegnersi, presto la vita sulla Terra scomparirà e quindi è meglio afferrare i beni terreni e i piaceri senza troppi indugi o scrupoli morali. Purtroppo per Cugel un incantesimo protettivo, appositamente creato per far perdere l'orientamento agli intrusi, lo confonde, e così lo sfortunato ladro finisce con l'essere sorpreso dal padrone di casa. Cugel, dopo aver detto qualche patetica bugia, spacciandosi con la sua tipica sfacciataggine per un mercante perdutosi e venuto dal mago per proporgli qualche affare, deve piegarsi davanti ai poteri di Iucounu.
Costui affida al nostro una missione: recuperare una particolare lente (“Eye of the Overworld”), proveniente dalla dimensione del Sottomondo La-Er, impiegata a suo tempo da una delle creature che vi abitavano per poter vedere. 
Hanno così inizio i vagabondaggi di Cugel, il quale riuscirà, al termine de Le avventure di Cugel l'Astuto, a vanificare tutti i suoi sforzi e a ritrovarsi sulla medesima spiaggia desolata su cui era stato gettato all'inizio del romanzo. Effettivamente, una delle caratteristiche principali di Cugel è quella di riuscire a perdere tutto quello che è riuscito a conquistare, con coraggio, astuzia e faccia tosta, sino a pochi istanti prima.
In conclusione, le avventure che hanno per protagonista Cugel sono tra le più rappresentative di tutta “La Terra Morente”, e questo baldanzoso anti-eroe, un truffatore che sprizza simpatia da tutti i pori, sarà capace di rimanere nel cuore dei lettori alla stessa stregua di personaggi analoghi, come ad es. i protagonisti del film The Sting (La stangata), la leggendaria pellicola con Paul Newman (1925 - 2008) e Robert Redford. 
Claudio Cordella

Note
(01) Chi scrive, ha già avuto modo di far riferimento all'opera di Nagano su questo magazine: Ricreare il passato, immaginare il futuro. Terza parte: Bradbury, Simak e la space-opera recente (http://www.fantasyplanet.it/2011/12/21/ricreare-il-passato-immaginare-il-futuro-terza-parte-bradbury-simak-e-la-space-opera-recente/) oppure: L’evoluzione della psicologia dei protagonisti degli anime robotici – cap 4 (http://www.fantasyplanet.it/2012/05/18/levoluzione-della-psicologia-dei-protagonisti-degli-anime-robotici-cap-4/).
(02) Su Fantasy Planet ho già avuto modo di parlare di Wolfe, dei suoi rapporti con la narrativa di Vance e delle suggestioni delle vicende dark-fantasy di Zothique: Gene Wolfe e i futuri fantasy (http://www.fantasyplanet.it/2012/05/30/gene-wolfe-e-i-futuri-fantasy/). 
(03) Si tratta della The Vance Integral Edition, un'imponente raccolta di 44 volumi (più uno speciale quarantacinquesimo volume) che comprende l'opera omnia di Jack Vance. In tal caso ai primi tre volumi de “La Terra Morente” sono stati dati dei titoli nuovi: il primo così è diventato Mazirian the Magician,  il secondo Cugel the Clever e infine il terzo Cugel: The Skybreak Spatterlight. Inoltre questi ultimi due, accomunati dalla presenza di Cugel come protagonista, sono stati raccolti nel 2007 in un volume doppio: The Laughing Magician.
(04) Il volume Rhialto the Marvellous (Rhialto il Meraviglioso)  è composto da tre racconti (The Murthe, Fader's Waft e  Morreion), più un quarto (Foreword, posto all'inizio della raccolta) che era già apparso nel primo volume dell'antologia di heroic-fantasy Flashing Swords!, curata da Lin Carter (1930 - 1988). 
(1)                

6 commenti:

  1. Non concordo per niente con l'idea di incasellare Vance nella categoria "science-fantasy". Con l'eccezione del ciclo di Lyonesse tutta l'opera di Vance è stata s.f., declinata ovviamente alla sua maniera, ovvero incentrandosi su quegli elementi che caratterizzano gli esseri umani in ogni luogo e tempo (passioni, meschinità, difetti, ambizioni...), ma collocandoli in ambienti e scenari diversissimi. Anche il ciclo della Terra morente, pur fantasy indubbiamente, è venato di riferimenti fantascientifici, gli oggetti magici sono più reliquie di un antico passato tecnologico, e la Terra è morente ed abbandonata dai suoi figli che si sono sparsi fra le stelle.
    Tschai, Durdane, Alastor, i Principi Demoni... Big Planet: è vera fantascienza, non science-fantasy. Per favore!

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  2. L'articolo si riferisce solo alla produzione di Jack Vance che può rientrare in questa categoria. Per quanto riguarda gli incasellamenti, potremmo starne a parlare fino alla fine dei secoli senza venirne a capo. Fantascienza e fantasy sono sempre state molto vicine, e a me piace leggere buona letteratura, fantastica o meno. Le definizioni servono più che altro a lettori e librai per ritrovare tra gli scaffali opere che possono essere affini ai propri gusti. E comunque Jack Vance, a parte La Terra Morente, ha scritto almeno un ciclo (splendido) che è indiscutibilmente fantasy (Lyonesse).

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  3. Bellissimo articolo, grazieeee! :-D
    Purtroppo non amo molto lo stile di Vance ma le storie... che storie! :-)
    Gene Wolf lo conosco solo di fama, mai letto niente di suo. Cosa mi consigliereste, per cominciare, considerando che mi piace un sacco la sci-fy?

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  4. A proposito!
    Fra gli anime giapponesi ce ne sono moltissimi sci-fy.
    Il primo che mi viene in mente é Andromeda's Story, imo veramente bello.
    I giapponesi sono formidabili "concorrenti" in fatto di fantasia. :-)

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  5. Gene Wolfe è un autore abbastanza difficile e al di fuori degli schemi della fantascienza o del fantasy. Scrive molto bene, e le sue storie variano moltissimo come generi. E' famoso soprattutto per il suo ciclo del Nuovo Sole, ambientato anch'esso alla fine del tempo (dopo esodi verso le stelle e incontri con alieni), in una sorta di mondo seicentesco, con inquisitori, necropoli, torturatori, castelli medievali e giardini fiabeschi. Cupo e barocco, è popolato di personaggi che ricordano saltimbanchi della commedia dell'arte e giovani torturatori alle prese con dilemmi etici. Terry, ho cercato di descriverlo alla buona. Certo, non è un autore facilissimo da leggere.

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  6. Lyonesse l'ho citato prima io :)

    ... e per quanto riguarda Wolfe consiglio l'assai più abbordabile ciclo del Soldato nella nebbia (solo parzialmente edito in italia), assai più abbordabile del Nuovo sole, ma non per questo di minore qualità.

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