mercoledì 26 febbraio 2014

INTERVISTA A LAUREN BEUKES di Fabio F. Centamore

Fabio Centamore ha intervistato la giovane sudafricana Lauren Beukes, una delle voci più interessanti e originali sulla scena del fantastico, autrice del recente The Shining Girls (http://cronachediunsolelontano.blogspot.it/2014/01/the-shining-girls-di-laureen-beukes.html). Prima di questo romanzo compatto e avvincente ai confini tra horror e sf la Beukes si era cimentata in due validi romanzi di fantascienza e fantasy (Moxyland e Zoo City, un  thriller che mescola crimine, magia, profughi e industria musicale in una Johannesburg reinventata e che ha vinto nel 2011  il premio Arthur C. Clarke).



Lauren Beukes sembra davvero a suo agio in ogni ambientazione. Dalle città cyberpunk, buie e nuvolose, alle altre dimensioni dove i maghi prendono il posto degli scienziati. La vediamo perfino capace  di tratteggiare un ritratto vivido della Chicago degli anni trenta e delle sue bande di disperati. Me la immagino di aspetto semplice, occhi quieti e sognanti su un leggero sorriso, mentre cerca di costruire chissà quale sorta di intreccio. Lauren, comunque, ama diverse attività interessandosi anche ai fumetti e alla TV. Non solo narrativa dunque, è stata anche giornalista per ben dieci anni. Vediamo di conoscerla meglio con queste poche domande.
Scrittrice, giornalista, regista TV, sceneggiatrice di fumetti, madre e moglie. Cos'altro? Come riesci a gestirti tutte queste attività?
Con molto aiuto da parte della mia magnifica famiglia, degli amici che mi supportano, dei miei editori, dei miei agenti, di chiunque aiuti a costruire una carriera. Non è mai un'occupazione da solisti. Vivendo in Sud Africa, come in Italia immagino, bisogna destreggiarsi tra attività creative perché è difficile farsi pagare, ecco come mi sono trovata a fare giornalismo e tv e a scrivere libri e girare documentari - per essere in grado di pagare l'affitto. Ora, naturalmente, mi trovo nella posizione incredibilmente fortunata in cui posso essere una scrittrice a tempo pieno e fare quello che voglio - il che significa potersi esprimere in molti campi diversi della creatività. Il viaggio è difficile per la mia vita familiare - stare lontano da mia figlia di cinque anni a volte per settimane intere, ma è essenziale per la mia carriera. Si tratta di trovare equilibrio.
Hai vissuto per due anni a New York. Come è stata quell'esperienza? Che impatto hai avuto con la “Grande Mela”?
In realtà è stato un periodo difficile. Mi sono trasferita per amore e non ha funzionato, ma ero così affascinata dalla città e dalla scena artistica in particolare, che sono rimasta lì intorno e poi sono andata anche a Chicago per un altro po'.
Una piccola curiosità: nella tua “Zoo City” a quale animale dovrebbero legarti? Perché?
O un Megaladon (l'antico squalo preistorico), che però sarebbe molto scomodo per viaggiare e poi nessuno nel libro ha specie estinte, o, più praticamente, uno scoiattolo. Sono un po' “scoiattolosa” e ogni topo che ha l'astuzia di mascherarsi con una coda da simpatico birichino ha il mio voto.
Adesso parliamo del tuo inizio. Come hai fatto a diventare una scrittrice? Ti senti più giornalista o artista?
Ho sempre voluto scrivere romanzi da quando avevo cinque anni e scoperto che ci si poteva guadagnare da vivere inventando storie. Il giornalismo era parte della strada per arrivarci. Mi manca la scrittura giornalistica, ma faccio un sacco di intenso lavoro di ricerca giornalistica (interviste, visito luoghi, letture storiche) per i miei romanzi, così è stata quasi una naturale evoluzione. Trovo che il mondo reale sia spesso più ricco e sorprendente di qualsiasi altra cosa tu possa inventare.
 Come nasce il tuo interesse per I fumetti? E' così diverso scrivere per un libro a fumetti?
E' completamente diverso. Devi pensare tutto visivamente e mantenere il dialogo al minimo, ma con il massimo dell'effetto. Fortunatamente, scrivendo cartoni animati per bambini (Mouk, Florrie’s Dragons, URBO: The Adventures of Pax Afrika) ho imparato a fare entrambe le cose. In un episodio di 10 minuti per i bambini, non si può  tergiversare - ogni linea di dialogo, ogni scena, deve muovere in avanti la storia. Amo le collaborazioni con i fumetti e scrivere per I cartoni animati - vedere come gli artisti prendono le vostre idee, le fanno proprie e le trasformano in modi a cui proprio non avevi pensato.
Spieghiamo come crei un romanzo. Cominci da un'idea? Ti colpisce qualcosa che leggi?
Come uno scoiattolo, accumulo idee interessanti e fatti e storie che ho sentito o letto e crepitano intorno nella mia testa come ghiande. A volte faranno crescere alberi strani e interessanti. Di solito inizio con una vivida immagine o un'idea: "serial killer che viaggia nel tempo e il sopravvissuto che gli da la caccia in giro", "ragazza cammina verso l'armadio nella sua casa popolare e tira su un bradipo come fosse uno zaino, che è un peso ma anche un dono". Poi cerco di immaginarmi che cosa significa, dove porterà. Conosco sempre i miei finali prima di iniziare a scrivere veramente. Il resto semplicemente riempie le lacune.
Tre romanzi, tre generi diversi: fantascienza, urban fantasy, thriller. Perché questa scelta?
Usando le parole dell'attivista e scrittore Steve Biko, "scrivo quello che mi piace." Si scopre ogni volta come qualcosa di diverso, a seconda di dove ho la testa, di cosa mi appassiona al momento, di quale storia mi è fastidioso raccontare. In quanto narratrice, infatti, mi costringo anche a continuare lo sviluppo della trama.
 Qual'è il tuo scrittore preferito?
Troppi per sceglierne uno solo! Su di me esercitano grande influenza Alan Moore, William Gibson e Margaret Atwood. Ma al momento sto iniziando ad amare Sara Gran, Ed Brubaker (scrittore di fumetti), Megan Abbott, Jenefer Egan, Patrick Dewitte, Joe Hill e Max Barry. Scrittori semplicemente brillanti che piegano le parole in modi interessanti e ti raccontano storie inaspettate.
 Recentemente ho letto la top ten dei libri di fantascienza per il 2013. Ci ho trovato diverse donne, secondo te c'è un motivo preciso?
Spero che sia perché hanno scritto libri incredibili e perché la gente è sempre più consapevole di quanto sia facile trascurare donne scrittrici ed è in procinto di scoprirle attivamente.
 A proposito di fantascienza: vedi un futuro per questo genere letterario? Quale?
Si tratta di un genere molto vasto, con tantissimo spazio creativo: può solo crescere. Mi piacerebbe vedere meno snobismo di genere letterario tra i fan della narrativa classica e della fantascienza (su entrambi i lati della linea). Dobbiamo leggere ciò che ci piace, dovremmo leggere di tutto indipendentemente da libri e generi.
 A proposito di te: quali progetti nel tuo futuro? Tornerai nella nostra Italia?
Sono stata in Italia a dicembre per il Noir Festival di Courmayeur, che è stata un'esperienza incredibile e tornerei in un baleno.
Fabio F. Centamore

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.