giovedì 27 giugno 2013

LA GUGLIA DI SANGUE di Alastair Reynolds


Continua con questo secondo post la disamina dell'opera di Alastair Reynolds. La guglia di sangue (Diamond Dogs) è uno dei romanzi brevi che mi ha colpito di più negli ultimi dieci anni. Semplicemente eccezionale.
Giovanni De Matteo, scrittore, ingegnere elettronico, è uno dei fautori del nuovo movimento del "connettivismo" e  uno dei migliori critici/esperti della nuova generazione. Nel pezzo che segue Giovanni ci racconta in maniera davvero convincente ed esauriente questa splendida novella.
 SP




La guglia di sangue è una struttura aliena, una torre, rinvenuta su un pianeta sperduta. Uno dei personaggi riunisce un gruppo di soggetti dotati di mezzi, capacità e forza di volontà - quindi pericolosissimi, per gli altri e per se stessi! - per affrontare la quest: arrivare in cima alla torre, che pare essere composta da una serie di stanze attraverso le quali si può viaggiare solo risolvendo dei puzzle di vario genere. Gli errori si pagano con dolore, mutilazioni, morte.
Detta così, sinceramente, sarebbe banalità. Il punto è che il romanzo parla di altro, crea questo sfondo avventuroso per raccontare le ossessioni dei personaggi e quello che sono disposti a sacrificare per perseguirle. La tensione è ottima fino alla conclusione, molto soddisfacente. In una parola, bello!
La Guglia di Sangue (Diamond Dogs, 2001) è un piccolo gioiello. In questo romanzo breve il talento di Alastair Reynolds si rivela ai lettori italiani ancor meglio che nel primo titolo tradotto in Italia, il racconto “Glaciale” apparso nel 2005 nel Millemondi Urania Scorciatoie nello Spaziotempo (traduzione dell’Year’s Best SF 7 di David Hartwell, 2002). Il merito va riconosciuto alla Perseo Libri di Ugo Malaguti, ora rinata sotto il marchio Elara Libri, per avercelo proposto nel bel numero 73 di Nova Sf*, uscito a inizio 2007.
Richard Swift, il protagonista, viene ingaggiato dal suo vecchio amico Roland Childe per una missione su un pianeta esterno, dove una precedente spedizione ha rinvenuto un misterioso manufatto alieno: una torre che è anche un meccanismo, un oggetto in qualche misura senziente, che sfida i suoi ospiti proponendo enigmi matematici. La Guglia che dà il titolo all’edizione italiana è la versione aliena del Cubo conosciuto nell’omonimo cult movie del 1997 diretto da Vincenzo Natali. Il legame che unisce Richard e Childe è viscerale, fondato sul senso della sfida e della competizione che li spinge a confrontarsi su campi di battaglia sempre più ostici. La guglia sembrerebbe prestarsi per la sfida finale. Richard non può rinunciare e s’imbarca in un’impresa che nasce fin da subito sotto i presagi peggiori. Le sfide che pone la Guglia non sono infatti senza prezzo: superarle significa accedere al livello successivo, verso la sommità della sua architettura; ma fallire implica un pegno, pagato con il dolore della propria carne. A farne le spese sono tutti i membri della spedizione: dopo le prime mutilazioni, è la volta delle prime morti. E il conto delle vittime della Guglia non fa che aumentare lungo le sue stanze terribili, attraverso le pagine di questa storia memorabile. Su un piano metaforico, è come se la struttura si cibasse dell’umanità dei suoi ospiti, alienando sempre più le loro coscienze. Ma quanti sono stati davvero i precedenti tentativi di esplorazione della struttura? E perché Childe ha assemblato una squadra che oltre che alle facoltà degli specialisti in giochi può affidarsi anche alle perversioni di uno scienziato pazzo?
La Guglia di Sangue non è “solo un’altra canzone futuristica, solitaria e un po’ kitsch”, come cantava David Bowie nella canzone che dà il titolo alla sua stesura originaria. È un compendio dell’universo di Reynolds, noto sulla scia del suo romanzo d’esordio come lo Spazio della Rivelazione (Revelation Space, 2000, è uno dei titoli migliori pubblicati recentemente da Giuseppe Lippi su “Urania” 1550-1551). Apprendiamo in queste pagine del triste destino di Yellowstone, il tempio della civiltà umana nel sistema di Epsilon Eridani, e della sua capitale Chasm City, devastati dalla piaga di un virus nanotech. E conosciamo alcune delle fazioni umane che animano la scena del futuro secondo Reynolds (che in questo tradisce un grosso debito di riconoscenza verso l’universo della Matrice Spezzata di Bruce Sterling).
Ottimamente delineati i personaggi: Childe fonde caratteristiche faustiane in una personalità machiavellica; il dottor Trintignant, che ormai ha rimpiazzato pezzo dopo pezzo quasi ogni componente organica del suo corpo, conduce fino alle estreme conseguenze la sua perversa ossessione per il proprio lavoro, al punto di suicidarsi pur di preservarlo intatto; Celestina, la ex-moglie di Richard, ha acquisito facoltà matematiche transumane insieme a schemi di percezione aliena, nel corso di una spedizione sperimentale che la aveva condotta lontano dal marito; e per finire Richard, che all’inizio della storia non riconosce Celestina (per aver proceduto alla rimozione sistematica del ricordo di lei) e alla fine non riconosce invece se stesso, trasformato in una creatura meccanica, mossa solo dall’istinto della sfida. Un cane di diamante, come richiamato nel titolo, a cui – dopo essere stato tagliato fuori dall’umanità (postumanità) di Chasm City – non resta che tornare alla caccia intellettuale e al contempo irrazionale, nel confronto eterno con Childe.


Giovanni De Matteo
 

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