lunedì 25 luglio 2016

MASTER MAGICIAN di Charlie N. Holmberg

L'amica Artemisia continua l'analisi della trilogia fantastica firmata dalla statunitense Charlie N. Holmberg: dopo Glass Magician è la volta del capitolo finale della serie, MASTER MAGICIAN.



Gli appassionati di Charlie N. Holmberg (Salt Lake City, USA, 1988) hanno da qualche giorno la possibilità di godere dell’ultimo capitolo della trilogia dedicata alla Piegatrice Ceony Twill. 
Iniziata con The Paper Magician (Fanucci editore, 2015), proseguita con The Glass Magician (Fanucci editore, 2016) e terminata ora con The Master Magician (Fanucci editore, 2016), questa trilogia ha conquistato il cuore di molti lettori in tutto il mondo, suscitando entusiasmo in quelli più giovani e un notevole interesse in quelli più maturi.
 
Trama. Ceony sta crescendo, e con lei anche la consapevolezza dei propri poteri.
Infatti, cosa ritenuta da tutti impossibile, scopre di avere capacità magiche che vanno oltre al suo talento di Piegatrice, ma mantiene segreta questa dote anche con il suo mentore Emery Thane, con cui ha una storia d’amore finalmente conclamata. Non tutto però sembra dover girare per il verso giusto. Per Ceony è vicino l’esame finale del percorso di Piegatrice e Emery, per evitare sospetti di favoritismo a causa della relazione affettiva che li lega, stabilisce che il supervisore d’esame sia un mago Piegatore di nome Prit. Tra Emery e Prit non scorre buon sangue, per questo viene considerato garante di imparzialità di giudizio. Oltre a questo imprevisto, Ceony viene a sapere che Saraj, un pericoloso Escissionista con cui ha avuto a che fare in passato, è scappato di prigione e lei dovrà affrontarlo per proteggere le persone che ama dai terribili poteri dell’avversario.
 
Sono trascorsi due anni dalle avventure narrate nel capitolo precedente e Ceony è arrivata alla fine del suo percorso di apprendista Piegatrice. È diventata più forte, più matura e più consapevole di sé, sia come donna che come maga. I tormenti d’amore ridondanti in Glass Magician sono infine (e finalmente) mutati in quieta certezza: Emery contraccambia il suo amore con dolcezza e trasporto e questo la rende più serena, permettendole di concentrarsi sullo sviluppo dei propri poteri magici. Questo evolversi della vita di Ceony porta la storia ad avvicendarsi in modo più solido, più sostanzioso, conferendo maggior robustezza al complesso narrativo. Lo stile utilizzato rimane comunque semplice e scorrevole, anche se a tratti insipido. Mi riferisco ad alcuni passaggi su cui l’autrice sembra glissare, dando l’impressione che certi avvenimenti siano solo degli escamotage costruiti appositamente e sommariamente perché alcuni punti nodali della struttura del romanzo possano reggere. Nel complesso, nonostante qualche aspetto stilistico debole, la storia funziona, attira l’attenzione e sa coinvolgere, questo grazie ad un miglioramento nell’incisività dell’uso della parola, che si manifesta in similitudini e immagini d’effetto che nei libri precedenti erano utilizzati con minor frequenza. Accanto a questo, che è senza dubbio un pregio da sottolineare, mi sarebbe piaciuto un maggior approfondimento sui personaggi, avere informazioni più specifiche, anche solo piccoli flash significativi che mi avrebbero permesso di vedere ogni personaggio con i miei occhi, sentire il sapore, l’odore di quelle figure appena tratteggiate, che risultano comunque piacevoli, ma prive di reale spessore. 
In quest’ultimo libro della trilogia, l’idea della magia della carta e dei vari materiali si dimostra ancora una volta vincente. È una trovata interessante che apre a molteplici aspetti e infinite possibilità, creando movimento e originalità nell’esposizione, tra cui la scoperta della protagonista di poter trascendere il dono individuale per poter attuare incantesimi servendosi di materiali diversi da quello a lei più congeniale, la carta: “Non era la prima volta che Ceony spezzava il suo presunto indissolubile legame con la carta, e neppure la seconda. Poggiò il cucchiaio, premette la mano contro il petto e disse: - Materia creata dall’uomo, io ti invoco. Legati a me come oggi io mi lego a te. Infine accese un fiammifero (…) poi digrignò i denti e infilò le mani nel fuoco. Con grande sollievo da parte sua, non si bruciò: lo aveva vincolato a sé. I pirici erano immuni al fuoco creato per mano loro (…)”.
Questa è Ceony, una ragazza tranquilla ma piena di risorse, fragile e determinata insieme, spesso in contraddizione, come tipico della sua giovane età. È uno di quei personaggi in cui un giovane lettore di può riconoscere, uno stimolo concreto a andare oltre alle solite convenzioni e credenze, per cui qualcosa non può essere fatto solo perché nessuno ci ha mai davvero provato. 
La trama semplice, ma non prevedibile, è un altro dei pregi di questo libro di cui è la magia la protagonista vera. Grazie all’aura magica che lo circonda e lo accompagna ad ogni passo, anche un intreccio poco complesso può trascinare e appassionare, rendere una lettura leggera emozionante e coinvolgente: “Lo sai (…) che un escissionista può rompere le dita di un uomo, una alla volta, senza neppure toccarlo? (…) Frugò nelle tasche e tirò fuori un paio di pinze arrugginite. – Tutto ciò di cui ho bisogno è un’unghia. Non devo neppure stare nella stessa stanza per rompere le ossa”. 
In definitiva, si tratta di una trilogia che mi sento di consigliare per una lettura piacevole, non impegnativa, più adatta a palati giovani o non troppo pretenziosi, che amano deliziare i propri momenti di svago con piccole e avvincenti dosi di fantasy e magia.
 
Titolo: Master Magician
Autore: Charlie N. Holmberg
Casa Editrice: Fanucci
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 213
Prezzo cartaceo: 14.90, ebook €4,99

Artemisia Birch 


domenica 24 luglio 2016

L'ULTIMO CASTELLO di Jack Vance

Per quel che mi riguarda, non posso sminuire il mio rango di gentiluomo di Hagedorn. Questo dogma è per me una cosa naturale come il respirare; se venissi meno al mio credo diventerei una larva di gentiluomo, una grottesca maschera di me stesso. Questo è Castello Hagedorn e noi rappresentiamo l'apice della civiltà umana. Quindi ogni compromesso diventa degradazione; ogni diminuzione del nostro livello, diventa disonore. Ho sentito la parola "emergenza". Che cosa deplorevole! Classificare il topesco agitarsi dei Mek con la parola "emergenza" è per me indegno di un gentiluomo di Hagedorn!
(trad. di Franco Giambalvo)

Nel 1963 Jack Vance (1916-2013) si aggiudicò lo Hugo Award for Best Short Fiction con The Dragon Master. Quattro anni dopo lo scrittore californiano avrebbe replicato il premio, stavolta nella categoria Best Novelette, con un'altra perla della sua vasta produzione: L'ULTIMO CASTELLO ovvero The Last Castle. L'opera era uscita nell'aprile del 1966 sulla rivista Galaxy Magazine, curata all'epoca da un altro big della fantascienza come Frederik Pohl, e avrebbe assicurato allo scrittore californiano anche un Nebula Award for Best Novella.
La metà degli anni Sessanta fu un periodo impegnativo nella carriera di Vance, che riuscì a scrivere questo romanzo breve mentre, allo stesso tempo, riprendeva in mano l'epopea della Terra Morente - del 1965 è l'uscita di The Overworld - e faceva entrare nel vivo le gesta del vendicatore Kirth Gersen con la pubblicazione, nel 1967, del romanzo The Palace of Love, terzo capitolo della serie dei Principi Demoni. Non meno indaffarata fu la moglie di Jack, Norma Genevieve Ingold, che del marito fu sempre instancabile collaboratrice e revisore.
Come testimoniano i tanti viaggi in giro per il mondo, Vance aveva un grande interesse per le culture esotiche, lontane nel tempo e nello spazio, da cui traeva spunto per le sue creazioni: in questo caso fu la civiltà giapponese, in particolare quella incarnata dalla classe dei samurai nel tardo periodo Tokugawa (secc. XVIII/XIX), a dare un forte contributo alla cultura aristocratica descritta in The Last Castle. Questa tipologia di società fantastica, ricca di convenzioni, dedita alla meditazione estetica e pericolosamente imbevuta di atteggiamenti vanitosi e narcisisti, rientra tra quelle predilette dall'autore di San Francisco, tanto da ritrovarle spesso in giro per l'Oikumene o la distesa Gaeana. Come in The Dragon Master, al centro della trama vi è una minaccia esterna, rappresentata dalla rivolta dei Mek, schiavi alieni deportati sulla Terra in un futuro remoto. La mentalità ottusa e sprezzante degli umani è tale che l'epilogo non è felice bensì malinconico e triste per la magnificenza perduta. Infatti, a differenza dei samurai, quasi tutti i gentiluomini di Hagedorn, ultimo castello nonché baluardo della più raffinata civiltà umana, sono privi di spirito marziale e non sanno far fronte a una sfida mortale e inaspettata, al di là di vane e roboanti dichiarazioni.
La considerazione che si può trarre dalla storia – riflessioni sulla condizione umana non mancano in Vance, per il resto votato esclusivamente al divertimento del lettore – è che il distacco eccessivo e prolungato dalla realtà porta inevitabilmente all'autodistruzione e non esistono muraglie che possano difendere lo status quo dalla catastrofe incombente.
In breve, un classico vanceano che sfida il passare dei decenni, ancora oggi capace di stupire piacevolmente il lettore.

Edizioni italiane di The Last Castle:

Stefano Sacchini







venerdì 22 luglio 2016

GARDNER DOZOIS torna su Urania ! Tutti i Mondi Possibili (Parte 1)



Un’antologia importante come questa non è, in fondo, che una mappa stellare. O temporale. Insomma uranica, cioè un catalogo dei mondi possibili. Come promette il titolo di un racconto di Carrie Vaughn che troverete all’interno, faremo del nostro meglio per aggiornarvi sulle ultime tendenze dell’arte di fare fantascienza. Molti sanno che lo Year’s Best Science Fiction a cura di Gardner Dozois è la più vasta collezione della miglior sf pubblicata in America. Questa edizione – la trentunesima, uscita nel 2014 – conta settecento pagine in inglese, e si è reso necessario tradurla in tre Millemondi che usciranno da qui al 2017. Una vastissima carrellata su pianeti sorprendenti, scoperte hi-tech e dimensioni ai confini del reale. Inoltre, una sintesi informativa sull’andamento del genere e tutte le letture raccomandate. Da non perdere!   (dalla Quarta di Copertina)


Gia qualche mese fa Urania aveva annunciato la fine della splendida serie Year's Best SF curata da David G. Hartwell, e poco tempo dopo Hartwell è purtroppo venuto a mancare.
Abbiamo azzardato l'ipotesi che Urania sarebbe potuta tornare alle antologie di Gardner Dozois....
...ed effettivamente poco tempo dopo arriva l'annuncio ufficiale di Urania-Mondadori: Dozois sarebbe presto tornato nelle nostre librerie!

Dalla introduzione a "Tutti i Mondi Possibili - Parte 1", firmata da Giuseppe Lippi:
"Dopo la cessazione dell'attività di David G. Hartwell e la sua prematura scomparsa, Urania ha deciso di attingere a un'altra antologia dedicata ai migliori racconti dell'anno: quella curata da Gardner Dozois fin dal 1984. Non è la prima volta che traduciamo antologie di Dozois, ma data la loro mole avevamo potuto farlo solo in costose edizioni rilegate, per ristamparle successivamente in volumi economici. Ora tentiamo un nuovo esperimento: suddividere lo Year's Best Science Fiction in più volumi della collezione "Millemondi". La trentunesima edizione (che è quella presentata qui) apparirà in ben tre tomi nell'arco del 2016-2017".

Ecco i racconti presenti in questa Parte 1:

Il Paese Scoperto - Jan R. MacLeod
Il Libraio - Lavie Tidhar
Percorsi - Nancy Kress
Un Cumulo di immagini Spezzate - Sunny Moraine
La Roccia delle Ere - Jay Lake
Rosary e Goldenstar - Geoff Ryman
Ali Grigie - Karl Bunker
Il Nostro Meglio - Carrie Vaughn
Forme Transizionali - Paul J. McAuley
Mentale Prezioso - Robert Reed
Sangue Marziano - Allen Steele



Purtroppo dobbiamo rilevare l'assenza delle celebri introduzioni ai volumi firmate da Gardner Dozois; nelle sue introduzioni Dozois solitamente fa un quadro di quella che è stata la Science Fiction nell'anno in questione: si accenna agli aventi più significativi e ci sono varie informazioni addizionali come indicazioni e riferimenti delle varie case editrici, fanzine, webzine, eccetera; come statistiche, liste di racconti e novelle che meritavano ma che per vari motivi non sono rientrate nella selezione finale, stampe e ristampe di racconti e/o antologie a tema, racconti ed antologie premiate alle principali conventions del settore, grafica, film, serie TV, si parla delle conventions dell'anno.... e varie ed eventuali (ad esempio nella introduzione a questo volume Dozois parla approfonditamente di e-book); i volumi originali sono accompagnati anche da lunghe postfazioni che ospitano la "Honorable Mentionis".
E' vero che tra prefazione e postfazione sarebbero servite almeno una cinquantina di pagine extra, è vero che le introduzioni di Dozois entrano molto nello specifico e la cosa potrebbe non interessare a molti... ma sono comunque parte dell'istantanea che Dozois vuole consegnare ai lettori ed ai posteri e sinceramente, visto che per comprare i 3 volumi la spesa non è proprio minima..... avrei gradito molto la presenza di introduzione e postfazione così come presentati nell'originale.

Tra i racconti pubblicati nel 2013 (l'anno al quale è dedicata questa antologia) possiamo individuare alcuni tratti comuni, sopratutto notiamo che molti racconti sono ambientati sulla Terra, ma la Terra non svolge un ruolo centrale, offre solo l'ambientazione; molti di questi racconti sono ambientati in futuri post-apocalittici, sullo sfondo c'è una società sempre più allo sfascio, sempre più divisa, ed il vero nocciolo dei racconti tende più ad aver a che fare con l'inner space.

Sulla Parte 1 appena uscita meritano una nota particolare:

Mentale Prezioso di Robert Reed; racconto appartenente ad un ciclo che già conosciamo, quello della Grande Nave (3 racconti appartenenti a questo ciclo sono gia usciti per Biblioteca di un Sole Lontano, "La Notte del Tempo", "Falsa Identità" e "La Caldera della Buona Sorte", ed un quarto, "Solo", è uscito proprio un paio di giorni fa, sempre per Biblioteca di un Sole Lontano). La Grande Nave è una nave spaziale, delle dimensioni di Giove, costruita da una razza sconosciuta; le sue origini si perdono nella notte del tempo. La Grande Nave viaggia incessantemente per la galassia col suo carico di milioni di passeggeri appartenenti a decine, centinaia, di razze diverse. Reed ci ha abituati ad un alto standard qualitativo ma devo dire che tra i vari racconti del ciclo della Grande Nave tradotti in Italiano questo Mentale Prezioso è il meno interessante. Le idee ci sono, la scrittura è fluida ed il racconto si fa leggere con piacere; procede bene fino a metà/due terzi....peccato per come Reed va a chiudere e concludere il racconto.
Mentale Prezioso è comunque uno dei racconti più gradevoli di questo primo terzo della antologia di Dozois.

-Il Libraio di Lavie Tidhar ; racconto appartenente ad un ciclo che sta riscuotendo un bel successo ovvero quello della "Central Station", una stazione interstellare che collega la Terra all'intera rete interplanetaria e nella quale convivono decine, centinaia di razze diverse tra loro oltre che Cyborg, Intelligenze Artificiali, Post-Umani, Robot...

- Sangue Marziano di Allen Steele; Steele è l'ultimo grande sognatore, un Van Vogt dei nostri giorni, un romantico della fantascienza..... fa strano leggere di Marziani Nativi...aborigeni.... nel 2013! Una visione totalmente opposta a quella di Robinson e della sua Trilogia Marziana. Accendiamo l'immaginazione, sospendiamo l'incredulità... lasciamoci deliziare dai voli pindarici di questo grande autore di Science Fiction!

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Ogni anno vengono pubblicati migliaia di racconti di Science Fiction...e gente molto vicina a Dozois dice che lui li legge davvero tutti! ...e li rilegge prima di inserirli in un'antologia o in una rivista....
Questo è quasi impossibile per il lettore medio e/o appassionato..... ed è qui che entrano in gioco le varie antologie "Best of the Year" presenti sul mercato; e tra tutte, quella curata da Gardner Dozois è certamente la più famosa ed apprezzata (insieme a quella curata dal compianto David G. Hartwell) ed ha collezionato un numero incredibile di premi Hugo, Locus, eccetera....
Sono 700 pagine per un totale di 32 racconti. Tomi molto più corposi rispetto alle antologie di Hartwell alle quali eravamo abituati. Anche il taglio dato all'antologia è profondamente diverso: quella di Hartwell era un'antologia più omogenea, centrata sulla Science Fiction più pura, meno contaminata (ed era affiancata da una seconda antologia dedicata al Fantasy & Co. e da altre antologie satellite "a tema"); quelle di Dozois è più eterogenea, i confini di genere sono molto vaghi e possiamo trovare Hard SF come Soft SF, slipstream come Steampunk, Utopie e Xenofiction, Science Fantasy e Horror fantascientifico....un largo spettro di generi e di stili diversi; nella sua eterogenicità l'antologia ha comunque una sua precisa estetica dettata dal gusto personale di Gardner Dozois. Ovviamente i gusti sono qualcosa di molto personale e difficilmente si potrà essere d'accordo al 100% con le scelte fatte dal curatore, ma indubbiamente leggere le antologie di Dozois è un'esperienza che arricchisce il lettore ed offre forse la più bella istantanea dello stato dell'arte.

Nell'ambito del progetto Cosmolinea B-Log,di seguito troverete il link ad altre 2 recensioni di questo volume, per chi volesse sentire più voci e farsi un'idea più precisa del contenuto di questa antologia:
- Derek Zoo su Un Blog senza Pretese
- Massimo Citi su fronte & retro

Qui potete trovare le 2 antologie Year's Best Science Fiction curate da Dozois, gia tradotte in Italia e pubblicate da Urania - Mondadori.


Tutti i Mondi Possibili - Parte 1 (Year's Best SF #31, 2014) antologia a cura di Gardner DOZOIS
Urania Millemondi - Mondadori, copertina di Franco BRAMBILLA, 378 pagine, brossura 125 x 195; disponibile in forma cartacea e digitale.

N.B. Pochi giorni fa negli USA è uscita la raccolta #33, contenenti i migliori racconti pubblicati nel2015.


Arne Saknussemm






lunedì 18 luglio 2016

La Trilogia Marziana di KIM STANLEY ROBINSON: 1 - Introduzione al Ciclo


Per secoli, le aride e desolate lande del pianeta rosso, sferzate da tempeste di sterile sabbia, hanno rappresentato per il genere umano la nuova frontiera della conquista interplanetaria.
Ora, nell’anno 2026, un gruppo di cento coloni è pronto a compiere l’impresa: raggiungere Marte e trasformarlo in una nuova Terra. 
Per alcuni, Marte è la meta ultima di una vita votata alla conoscenza e al coraggio, per altri è solo un’opportunità di arricchimento, per altri ancora è un’imperdibile occasione di progresso nella scienza. 
I piani della missione prevedono di far orbitare intorno al pianeta enormi specchi che amplifichino la luce del Sole sulla superficie, di cospargere le calotte polari di una polvere scura che catturi il calore e faccia sciogliere il ghiaccio, di costruire tunnel titanici che veicolino gas incandescenti che producano un aumento della temperatura. 
Eppure, nonostante gli sforzi titanici e le risorse messi in campo, qualcuno sarà disposto a combattere fino alla morte per evitare che Marte diventi qualcosa di diverso da quello che è sempre stato.
Un’avventura irripetibile, il viaggio in un futuro remoto e allo stesso tempo tangibile, verso il limite oltre il quale è impossibile spingersi. (Dalla quarta di copertina).

"Un libro incredibile. Il migliore sulla colonizzazione di Marte......... "
  (Arthur C. Clarke)

                                                                                                        ********

Il primo dei tre romanzi della splendida e pluripremiata Trilogia Marziana di Kim Stanley Robinson , "Il Rosso di Marte", fu tradotto e pubblicato in Italia da Mondadori nel 1995, ma incomprensibilmente la casa editrice milanese non pubblicò mai gli altri romanzi della Trilogia (cosa successa anche con  il ciclo delle 3 Californie, o ciclo di Orange County, sempre di Kim Stanley Robinson).
Per fortuna ci ha pensato Fanucci a portare in Italia la Trilogia Marziana.
"Il Rosso di Marte" è stato pubblicato a fine maggio 2016 (disponibile in cartaceo ed in digitale) e nei prossimi mesi usciranno anche "Il Verde di Marte" ed "Il Blu di Marte".




La Trilogia Marziana è stata originariamente pubblicata tra il 1992 ed il 1996, nel 1999 è uscita una raccolta di racconti collegati alla trilogia.


Vediamo la serie nel dettaglio:

- Red Mars, 1992 (Il Rosso di Marte)
- Green Mars, 1993
- Blue Mars, 1996
- The Martians, 1999



"The Martians" è un'antologia di racconti collegati alla trilogia Marziana.
Fate attenzione perchè nel 1986 su Galaxis e nel 1994 su Urania è uscito il racconto "Green Mars" (tradotto come "Marte Verde") che porta lo stesso titolo del secondo romanzo della trilogia ma in realtà è tutt'altra cosa; è semplicemente uno dei racconti che orbitano intorno alla Trilogia Marziana.
Il Ciclo Marziano, nel complesso, riceve ben:
1 Premio Nebula, 2 Premi Hugo, 3 Locus Award ed 1 BSFA.







Kim Stanley Robinson è un autore che non ha bisogno di presentazioni; uno dei più apprezzati, premiati e significativi autori di Science Fiction degli ultimi 30 anni. Parlarne esaustivamente richiederebbe un bel po di tempo...ed un giorno probabilmente lo faremo. Intanto chi vuole approfondire può iniziare dando un'occhiata alla voce su Wikipedia, o all' Internet Speculative Fiction DataBase, o ancora alla lunga lista di premi e nomination ricevute. Qui inoltre trovate un'analisi del romanzo "Gli Anni del Riso e del Sale" firmata da Umberto Rossi.

                                                               ***


Prima del nostro arrivo Marte era deserto. Ciò non significa che non fosse accaduto nulla: il pianeta si era accresciuto, fuso e raffreddato, la sua superficie era stata sfregiata da enormi cicatrici geologiche: crateri, valloni, vulcani… e tutto in uno stato di inconsapevolezza minerale, senza testimoni. Tranne noi, i vicini del pianeta accanto, ma solo nell’ultimo istante della sua lunga storia. Siamo l’unica coscienza che Marte abbia mai posseduto.

Il Rosso di Marte inizia così. Ed in queste poche parole è racchiusa la doppia anima di questo romanzo: l'anima Hard e quella Soft, scientifica e umanistica. Questo non semplice romanzo offre diversi chiavi interpretative, differenti livelli di lettura; è in parte un romanzo sulla colonizzazione e terraformazione di Marte ed in parte un saggio scientifico. KSR è molto attento al dato scientifico ed ha costruito la sua Trilogia Marziana su una solida base formata dai dati forniti dalle sonde marziane (Viking e Mariner) e dai risultati degli esperimenti (relativi alla colonizzazione di Marte) svolti dalla NASA.
In Il Rosso di Marte si narra la storia dei "Primi Cento", una selezioni delle più fine menti e dei più brillanti scienziati della Terra (per lo più Russi ed Americani) scelti per il primo atterraggio di massa su Marte; toccherà ai primi Cento, nel 2027, avviare la colonizzazione Marziana ed il Terraforming del Pianeta Rosso; saranno loro a porre le basi per la futura civiltà marziana, saranno loro a doversi scontrare con i problemi pratici e risolverli grazie a macchinari supertecnologici ma anche grazie ad una buona dose di intraprendenza e creatività.
La storia viene narrata attraverso una serie di Flashback, inoltre l'autore utilizza molti dei suoi personaggi per narrare la storia attraverso differenti punti di vista,come se non bastasse alcuni dei personaggi rientrano nella categoria dei narratori inaffidabili.....
In questo modo KSR riesce a mettere in scena i conflitti politici e quelli personali, le divergenze tra i cento coloni, i diversi modi di intendere il Terraforming (pro-terraforming ed anti-terraforming), il modo in cui andrebbero gestiti i rapporti con la Terra... ma a KSR interessa ancora di più l'Inner Space: esplora la psicologia dei personaggi, le loro interazioni, il modo in cui la lontananza dalla Terra li cambia ed il modo in cui Marte li trasformerà.


Il Rosso di Marte è questo e molto altro.

Il Rosso di Marte è anche una imponente opera di Worldbuilding; restiamo a bocca aperta davanti alla Valle Marineris solcata da canali pieni d'acqua, o davanti alle gigantesche cime del Tharsis, o alla enorme depressione di Hellas, o ancora davanti al firmamento offerto dal Pianeta Rosso. Questa imponente e cristallina visione di Marte pone, a mio avviso, il Marte di Robinson alla pari con le migliori opere di worldbuilding, come ad esempio Helliconia, Ringworld o Arrakis.




Il Newyorker, tempo fa,dedico a KSR questo titolo: "(KSR) Our Greatest Political Novelist?".
Già perchè nei romanzi di KSR c'è sempre un contatto molto stretto con la politica, la scienza applicata a piccoli e grandi problemi, l'ecologia, i grandi mali del nostro secolo.... KSR è da questo punto di vista molto "politicamente attivo" e questo conferisce alle sue opere ulteriori piani di lettura e diverse direzioni nelle quali speculare.


La Trilogia Marziana conta oltre 2000 pagine distribuite nei 4 volumi, non posso non consigliarne la lettura....lettura impegnativa in certi momenti... ma ne vale davvero la pena: è un'opera stupenda.

Più avanti, quando usciranno gli altri romanzi del ciclo, potremo parlare più dettagliatamente dei contenuti ed analizzare meglio le tematiche più importanti... per il momento non mi resta altro che esortarvi all'acquisto di questo romanzo che merita, di un autore che merita e uscito per una casa editrice (la Fanucci) che merita, anche solo per la scommessa fatta volendo pubblicare questa trilogia. Queste sono iniziative da supportare anche perchè se le cose dovessero andare bene magari prossimamente Fanucci porterà in Italia altre opere di questo incredibile autore, negli ultimi anni sempre più presente alle cerimonie per l'assegnazione dei più prestigiosi premi del settore.
Insomma.....incrociamo le dita.....



Kim Stanley Robinson, Il rosso di Marte (Red Mars, 1992), traduzione di Maurizio Carità, Fanucci.
591 pagine (Brossura, 140 x 220); disponibile in forma cartacea e digitale.


lunedì 11 luglio 2016

IL POPOLO DELL'AUTUNNO - QUALCOSA DI SINISTRO STA PER ACCADERE di Ray Bradbury


"Green Town, Illinois. Manca una settimana alla festa di Halloween, quando la sonnacchiosa cittadina viene sconvolta da un circo misterioso che sembra promettere l'avverarsi di tutti i desideri e l'eterna giovinezza. Saranno due amici tredicenni, James Nightshade e William Halloway, a sconfiggere le forze del Male e a riscattare le anime dell'intera comunità. Ma impareranno fin troppo presto a fare i conti con i propri incubi."

Che Ray Bradbury sia uno dei più grandi narratori del dello scorso secolo, non devo essere certo io a dirvelo. Noto a molti per Fahrenheit 451 e Cronache Marziane, Bradbury è stato molto più di questo. Infatti, oltre a essere scrittore è stato anche sceneggiatore come per il caso dell’intramontabile Moby Dick di John Huston. Tra gli altri film, anche Qualcosa di sinistro sta per accadere (Something Wicked This Way Comes) vede Bradbury sia come autore che come sceneggiatore e non è un caso se la pellicola sia estremamente fedele al romanzo.
Stiamo parlando di uno dei pochi film horror della Disney. Sì avete capito bene, della Disney, perché, forse non tutti se lo ricordano, ma c'è stato un tempo in cui la Disney strizzava l'occhio al fantastico e al weird divertendosi a inquietare il proprio pubblico, prima di limitarsi a film per famiglie e bambini (Star Wars VII incluso). Oltre a essere scritto non bene, ma benissimo, il romanzo (noto in Italia con il nome Il Popolo dell'Autunno) tratta temi a Bradbury molto cari. A cominciare dall'elemento biografico, il suo ritorno a essere bambino, legato alla giovinezza e alla gioiosa innocente spensieratezza che rende la vita bellissima; fino a arrivare alla passione per il mistero e l'occulto legato ai carnevali itineranti (Luna Park), passando per la grande passione dell'autore per i libri e le biblioteche.
“Avevo 12 anni, quando un giorno notai che sul mio polso erano spuntati dei peli. Dissi: “Mio Dio, sono vivo. Qualcuno avrebbe dovuto dirmelo che sono vivo”. Un mese dopo una maschera del carnevale, l’uomo della sedia elettrica, mi vide dal palco, mi puntò il dito sul naso e mi disse “Live forever! Live forever!”.
Influenzata da Charles Dickens e William Shakespeare (lo stesso titolo è una citazione dal Macbeth), quest'opera è spesso adombrata nel confronto con i mostri sacri come Fahrenheit e Cronache Marziane. Nonostante questo, però, Something Wicked This Way Comes è in realtà forse il romanzo di maggiore impatto sui grandi narratori contemporanei.
In quest’opera, infatti, possiamo trovare le influenze a Dan Simmons con L'Estate della Paura e a Stephen King che, oltre alle citazioni in La Zona Morta, Cose Preziose e Le notti di Salem, ne riprende i temi nel suo capolavoro, IT. In quest'ultimo romanzo, infatti, sono presenti sia gli elementi soprannaturali e infantili cari a Bradbury, sia il meccanismo del ritorno del Luna Park a ogni generazione per mietere vittime, come la creatura che si manifesta come il clown Pennywise nella "ridente" Derry. Influenze sono identificabili anche in Clive Barker, con la figura di Mr. Dark, seducente e mefistofelico come Pinhead di Schiavi dell'Inferno, romanzo che Barker stesso ha trasposto al cinema dando vita alla serie di Hellraiser; e non si può far a meno di notare il tema del Carnevale tanto caro al Neil Gaiman di Sandman e American Gods che, tra le altre cose, omaggiò Bradbury con un articolo su The Guardian il giorno dopo la sua morte.
Detto questo, personalmente consiglio vivamente a tutti di leggere Il Popolo dell'Autunno (e vedere Qualcosa di Sinistro sta per Accadere), non solo per la piacevolezza del romanzo, ma anche solo per risalire la corrente delle influenze dei grandi narratori contemporanei dell'horror e del fantastico.

Buona lettura e buona visione da Marc Welder.