giovedì 28 aprile 2016

GLASS MAGICIAN di Charlie N. Holmberg


Nata a Salt Lake City, Charlie N. Holmberg è cresciuta guardando Star Trek insieme alle sue tre sorelle che, come lei, hanno nomi maschili. Laureatasi alla Brigham Young University, suona l’ukulele, possiede tantissime paia di occhiali e ha sempre desiderato avere un cane. 
Pubblicato da Fanucci Editore nel 2015, Paper Magician è il suo romanzo d’esordio, primo volume dell’omonima trilogia.

La trilogia è composta da: 
The Paper Magician (Fanucci editore, 2015)
The Glass Magician (Fanucci editore, 2016)  
The Master Magician - ancora inedito in Italia

Trama. Tre mesi dopo aver restituito il cuore di Emery Thane, maestro di arti magiche, al suo legittimo proprietario, Ceony Twill è sulla buona strada per diventare una Piegatrice. Adora dare vita alle forme che disegna e creare esseri inanimati da semplici pezzi di carta. Non tutte le sue attenzioni, però, sono rivolte allo studio della magia; i suoi pensieri più dolci sono per il suo giovane maestro, a cui Ceony spera di avvicinarsi sempre più anche se sa di non essere riuscita a rompere la barriera che ancora li separa. Nel frattempo una nuova minaccia è in arrivo: un mago in cerca di vendetta è convinto che Ceony custodisca un importante segreto e sarà disposto a tutto pur di venirne a conoscenza, anche se per farlo dovrà mettere e repentaglio l’esistenza stessa del mondo magico. Di fronte a pericoli spaventosi che metteranno a repentaglio la vita di coloro che le stanno più a cuore, Ceony dovrà affrontare una nuova prova, confrontandosi con i limiti delle sue paure e scoprendo la reale misura del proprio valore.

Con Glass Magician proseguono le avventure magiche dell'apprendista Piegatrice Ceony Twill, iniziate nel volume precedente Paper Magician. In questo secondo capitolo, rispetto al primo, le avventure e i personaggi trovano maggior approfondimento e concretezza; agiscono infatti in un'ambientazione reale, Londra, e questo rende la storia più credibile e coinvolgente. 
Le vicende sono narrate in terza persona e rispecchiano il punto di vista della protagonista indiscussa del libro, Ceony; solo in rare occasioni la narrazione si allontana da lei e rispecchia il pensiero del mago Emery. 
In questo volume la Holmberg ci catapulta in luoghi, personaggi e situazioni più ampie rispetto al primo, mostrandoci la poliedricità della magia e la molteplicità delle sue manifestazioni: oltre ai Piegatori, legati alla magia della carta, ci sono i Maghi del Vetro, i Polimerici che manipolano e creano con la plastica, i Maghi del Metallo e i ribelli Escissionisti, che compiono incantesimi potenti e malvagi legandosi ad una materia proibita, il sangue. E' proprio in questo modo che entriamo nel campo illimitato della fantasia e della concezione personale del concetto di magia che l'autrice trasmette: una fascinazione che lei in prima persona subisce dell'arte degli origami, dell'incredibile potenzialità scaturita dal contatto della mente con un materiale semplice e immediato come la carta, attraverso cui è possibile costruire un ponte tra la realtà e la fantasia grazie al desiderio che la pratica magica operata dalla mente e dalle mani implica inevitabilmente. 
Ceony è un personaggio spesso e intenzionalmente in contraddizione con se stesso: offre alla percezione del lettore un carattere a volte fragile, insicuro e a volte forte e coraggioso; caratteristiche che possono ancorare l'interesse e soddisfare la tensione di concretezza che un libro fantastico deve in una certa misura comportare. È possibile quindi dire che per l'autrice la Magia è manipolazione del tempo e dello spazio proprio come fossero racchiusi in un foglio di carta, in modo da realizzare oggetti, fatti e situazioni con le proprie mani e dar loro vita con la forza del desiderio e della fantasia: “Dalla borsa Ceony estrasse un pezzo di carta viola Piegata, avvertendo quel leggero e familiare formicolio sotto le dita. Marshall continuò ad osservarla mentre lo premeva contro il muro ed eseguiva le ultime Pieghe per formare le ali e le orecchie del pipistrello, allineando con precisione i bordi della carta per far attecchire l’incantesimo. Poi, tenendo nella mano la pancia del pipistrello, gli ordinò: - Respira!”. Ogni cosa prende così vita da forme di pensiero impresse sulla carta. 
La storia si sviluppa in un susseguirsi di avventure che non lasciano spazio alla noia, sebbene uno dei punti deboli del romanzo sia la scarsa presenza di descrizioni, l'assenza di dettagli che potrebbero dare alle vicende narrate maggior completezza e incisività. Anche i personaggi sono presentati senza molta caratterizzazione; sono tratteggiati in modo sommario, senza fornire particolari su gusti, abitudini, interessi, fatta eccezione per il sentimento prorompente che Ceony prova per il mago Emery, un sentimento che esige risposta, ma che rimane in sospeso, trasmettendo il travaglio interiore della giovane apprendista. Quest’inquietudine amorosa è espressa, secondo me, in modo un po' troppo ridondante, appesantendo la lettura e allentando il legame psicologico che via via si stabilisce con lei e gli altri personaggi. Essi si alternano nel quadro narrativo comunque in modo efficace, catturando l'attenzione e risultando coinvolgenti. La trama è semplice, lineare ma mai scontata, così come lo stile dell'autrice, che sa comunicare in modo diretto, delineando la storia con una leggerezza piacevole, veicolata da un linguaggio privo di complessità e, per questo, più adatto ad un pubblico di lettori giovani. 
È  proprio a questo target di lettori che mi sento di consigliare la lettura di questa trilogia di cui la Disney ha comprato i diritti cinematografici per farne una saga movie. Naturalmente, il mio consiglio è quello di leggere prima i libri, in modo da poter legare con la magia della creatività il proprio mondo fantastico con quello piegato e plasmato sulle pagine dei libri dalle mani estrose dell'autrice.

Titolo: Glass Magician
Autore: Charlie N. Holmberg
Casa Editrice: Fanucci
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 217
Prezzo: € 14.90 (ebook € 4,99)

Artemisia Birch 

lunedì 25 aprile 2016

L'ARTISTA DEI RECUPERI di Kristine Kathryn Rusch

«Il mio lavoro è al novanta per cento ricerca e al dieci per cento azione. La maggior parte della ricerca si svolge all'inizio, risulta noiosa a molta gente; tuttavia io la trovo sempre affascinante. È anche un'attività molto peculiare e fa parte del segreto alla base della mia reputazione».


Miles Flint è un artista dei recuperi riluttante. Quando qualcuno viene a chiedere il suo aiuto, lavora duramente nel tentativo di scoraggiare il potenziale cliente dal ritrovare il suo parente scomparso. Di solito, infatti, i suoi clienti sono più un danno che un guadagno. Ma a volte capita che uno di loro sia talmente testardo da non farsi intimorire o scoraggiare. In questi casi finisce che Miles Flint viene pagato un sacco di soldi per mettere molte vite in pericolo e, forse, riportare a casa qualcuno (sempre che voglia tornarci).

Il mondo in cui Miles Flint si deve confrontare è l'universo dell'Alleanza Terrestre, dove complessi e delicati trattati interplanetari regolano la convivenza tra esseri umani e altre specie aliene. Spesso le leggi aliene vengono violate dagli esseri umani perché non hanno un senso immediato visto che seguono logiche extraterrestri, per cui un uomo o una donna possono violarle senza troppi complimenti. In tal caso, però, la punizione prevista è quasi sempre terribile, e può andare dalla perdita della vita a quella del primo figlio nato. Per evitare simili ritorsioni i colpevoli si affidano ad agenzie che li fanno "scomparire" facendo perdere le loro tracce. 

Teoricamente, il nostro artista dei recuperi starebbe dalla parte dei buoni, cioè dalla parte dei familiari degli scomparsi che cercano di ricongiungersi ad essi o almeno di sapere come stanno. Ma alla caccia dei ricercati planetari ci sono anche cacciatori di teste, investigatori ingaggiati dagli stessi alieni in cerca di giustizia. Inoltre, non tutti quelli che chiedono aiuto a Miles Flint hanno la coscienza a posto. Dietro al recupero degli scomparsi si possono nascondere loschi interessi anche da parte di insospettabili parenti. Il rischio più grande, per Miles Flint, è quello di condannare a morte coloro che riesce a trovare. 

L'artista dei recuperi è un romanzo breve nel quale Kristine Kathryn Rusch mescola bene gli elementi della fantascienza classica allo stile e ai contenuti della fantascienza moderna. Il risultato finale è già un classico dei nostri tempi.


La saga

Il ciclo dell'artista dei recuperi è il più famoso tra quelli scritti da Kristine Kathryn Rusch. L'autrice ha azzeccato l’idea di base, mescolando alla perfezione thriller poliziesco e avventura spaziale, in una serie di storie che pongono interessanti domande sulla giustizia futura e tra culture e specie aliene. L'artista dei recuperi è il primo capitolo di una serie che conta ben tredici romanzi e numerosi romanzi brevi. Miles Flint, protagonista di molte di queste storie, è un Artista dei recuperi, un ex poliziotto che abita nella cupola di Armstrong sulla Luna e aiuta i familiari degli scomparsi a evitare guai terribili, o almeno a risolvere casi spinosi che spuntano come funghi in questo universo complesso e imprevedibile. Infatti, in un universo dove umani e alieni hanno formato un commonwealth galattico denominato “Alleanza Terrestre”, trattati interplanetari regolano la convivenza tra le razze, e gli umani, che  cercano di espandersi, spinti dal loro affaristico egoismo sul suolo di altri pianeti e sistemi solari, devono sottostare alle bizzarre usanze extraterrestri.

L'autrice

Nata il 4 giugno 1960 a Oneonta, nello stato di New York (USA), Kristine Kathryn Rusch ha iniziato la sua carriera come editor della rivista The Magazine of Fantasy & Science Fiction, che ha poi abbandonato per darsi alla carriera di scrittrice a tempo pieno. Ha vinto il premio Hugo sia come scrittrice che come curatrice. Anche se è conosciuta soprattutto nella narrativa fantasy e di fantascienza, ha scritto (e vinto premi letterari) anche in altre categorie, utilizzando talvolta due pseudonimi: Kris Nelscott per la narrativa mystery e Kristine Grayson per la narrativa del genere paranormal romance.


Flavio Alunni

venerdì 22 aprile 2016

CORDWAINER SMITH, CRONOLOGIA DELLA STRUMENTALITA' E ORDINE DI LETTURA DELLE OPERE

Tetri, inutili secoli di felicità, durante i quali tutti gli infelici sono stati guariti, trasformati o uccisi. Una felicità insopportabile, desolata, priva del pungolo del dolore, del vino frizzante dell'ira, dei caldi fiumi del terrore. Quanti di noi hanno gustato l'aspro, gelido sapore di antichi risentimenti? 
Grazie a tutto questo, la Gente degli Antichi Giorni era viva... 
(da Giù nella vecchia Terra, Under Old Earth 1966, trad. di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli) 

Grazie all'accurato lavoro di Anthony R. Lewis in Concordance to Cordwainer Smith (2000), di Richard Harter e di John Watson – membri della folta schiera di studiosi dell'opera e della vita di Paul Myron Anthony Linebarger alias CORDWAINER SMITH (1913–1966) – è possibile periodizzare la lunga storia della Strumentalità dell'Uomo (the Instrumentality of Mankind) e, soprattutto, stabilire un ordine di lettura dei racconti.
Spero che questo conciso elenco possa aiutare il lettore ad affrontare in maniera organica il corpus del grande autore originario di Milwaukee.


Albori dell'era spaziale, periodo di cui sopravvive il ricordo solo in leggende e racconti fiabeschi (non tutti i critici includono questi racconti nel ciclo della Strumentalità):
- Western Science is So Wonderful! (1958)
- The Fife of Bodidharma (1959)
- Angerhelm (1959)
- No, No, Not Rogov! (1959)
- War N. 81-Q (prima stesura del 1928, pubblicato postumo in una nuova versione nel 1993, inedito in Italia)


Genesi della Strumentalità dell'Uomo:
- Mark Elf (1957)
- The Queen of the Afternoon (pubblicato postumo nel 1978)
- The Saga of the Third Sister (scritto assieme a Genevieve Collins Linebarger, mai pubblicato)


Colonizzazione del sistema solare e primi viaggi interstellari mediante vele fotoniche:
- The Nancy Routine a.k.a. Nancy (1959)
- Scanners Live in Vain (1950)
- The Lady Who Sailed The Soul (1960, scritto assieme a Genevieve Collins Linebarger)
- When the People Fell (1959)


Colonizzazione della galassia grazie alla tecnologia planoforming, che consente viaggi attraverso lo Spazio Due:
- Think Blue, Count Two (1963, il titolo fu suggerito da Frederik Pohl, uno dei pochi colleghi a conoscere l'identità di Cordwainer Smith)
- The Colonel Came Back from the Nothing-at-All (pubblicato postumo nel 1979, inedito in Italia)
- The Game of Rat and Dragon (1955)
- The Burning of the Brain (1958)
- The Good Friends (1963)
- From Gustible's Planet (1962)


Apogeo della Strumentalità dell'Uomo, durante il quale le minacce all'ordine galattico vengono respinte:
- Himself in Anachron (scritto assieme a Genevieve Collins Linebarger e pubblicato postumo nel 1993, inedito in Italia)
- The Crime and the Glory of Commander Suzdal (1964)
- Golden the Ship Was-Oh! Oh! Oh! (1959, scritto assieme a Genevieve Collins Linebarger)


Inizio delle lotte d'emancipazione degli Omuncoli (Underpeople) e scoperta dello Spazio Tre:
- The Dead Lady of Clown Town (1964)
- Under Old Earth (1966)
- Drunkboat (1963)


"Riscoperta" dell'Uomo (Rediscovery of Man) e culmine delle lotte degli Omunculi contro la Strumentalità:
- Mother Hitton's Littul Kittons (1961)
- Alpha Ralpha Boulevard (1961)
- The Ballad of lost C'mell (1962)
- NORSTRILIA (unico romanzo di C.S., pubblicato nella versione definitiva nel 1975), composto da The Planet Buyer (1964) e The Underpeople (pubblicato postumo nel 1968)
- A Planet Named Shayol (1961)


Ciclo di Casher O'Neill:
- On the Gem Planet (1963)
- On the Storm Planet (1965)
- On the Sand Planet (1965)
- Three to a Given Star (1965)


Age of the Lords of the Afternoon (a partire dall'anno 16500 circa):
- Down to a Sunless Sea (scritto assieme a Genevieve Collins Linebarger, pubblicato postumo nel 1975).

Chi fosse interessato ad approfondire la figura di Cordwainer Smith può leggere il breve profilo contenuto sempre in questo blog, oppure consultare le opere e i links in esso citati.


Stefano Sacchini
 

martedì 12 aprile 2016

THE STRAIN (DEL TORO, HOGAN) - RECENSIONE



"Un aereo atterra al John F. Kennedy International Airport con le luci spente e le porte sigillate. L'epidemiologo Ephraim Goodweather e la sua squadra vengono chiamati a investigare. A bordo dell'aereo trovano centinaia di morti e solo quattro sopravvissuti. La situazione peggiora quando i corpi cominciano a scomparire dagli obitori. Goodweather e un piccolo gruppo di volontari si ritrova a combattere per proteggere non solo i loro cari, ma la città intera, da un antico male che minaccia l'umanità."

Che la trilogia scritta da Chuck Hogan e Guillermo del Toro sia una delle migliori sorprese horror presenti su piazza è fuor di dubbio. Composta da La progenie, La caduta e Notte eterna (la cui recensione potete leggere qui), la trilogia è stata capace di ridare dignità ai vampiri, epurandoli da stucchevoli romanticherie e aspetti effeminati (e sono stato gentile), riportando il vampiro a quello che è: un mostro brutto e schifoso!


Per scelta, la serie non è stata realizzata fino al termine dei romanzi, per evitare influenze dei network sulla trama, anche se da tempo le major gli erano con il fiato sul collo. Forse perché l'idea originale era proprio una serie e non dei romanzi sui quali i due autori hanno dovuto ripiegare. La garanzia dei due autori, però, ha fatto sì che l'opera non venisse stravolta e, nonostante alcune differenze rispetto ai romanzi, vedere lo straordinario immaginario horrorifico di Del Toro, probabilmente erede di Blade 2, è sempre un piacere.
"Sangue chiama sangue" direbbe qualcuno, e non manca mai, che possa essere rosso o quello bianco dei vampiri. 

Ovviamente non stiamo parlando di una serie capolavoro, ma di un buon prodotto per chi, come me, ha sete di pratical effect e di quel gusto horror anni '80 perso nel tempo. Del Toro, di questo è maestro e, aggiungendo una buona dose di action, attori perfetti in ruoli originali, dà vita a un indagine corale sull'epidemia di vampirismo che sta cercando di colonizzare l'america e che si scoprirà essere stata architettata da molto, molto tempo... 

I libri non sono seguiti fedelmente, forse anche per problemi di bilancio, qualche trama viene aggiunta a qualcun'altra cambiata, ma non necessariamente è un male. Semplicemente si è cercato di rendere la storia più funzionale al formato differente dal cartaceo. Certo, ogni tanto c'è qualche calo o qualche trama meno interessante, ma se vi piace lo stile di Guillermo non ne rimarrete delusi. Degne di nota, a parer mio, la scelta degli attori che interpretano Setrakian, Palmer e Eichorst.
Attualmente sono state distribuite solo le prime due stagioni, abbastanza aderenti ai primi due romanzi, mentre il terzo si presta a una trasposizione in più stagioni per un totale previsto di 39-65 episodi.

Queste le parole di Del Toro:

«In pratica sto cercando di fare quello che faccio con i miei film, ovvero di mostrarli in modo realistico, ma un realistico stilizzato. Non è come CSI o The Wire, è reale ma sembra un po' stilizzato. Ma il modo in cui la macchina da presa si muove sarà molto realistico. Vogliamo ottenere uno stile da documentario nonostante i libri non abbiano questo stile. Il look dello show è molto curato. Lo stile della camera e della narrazione sarà molto libero. Partirà da quella sensazione di realtà, e pian piano vogliamo che si evolva in uno stile più elegante e horror che richiede dei movimenti di camera morbidi, più suspense e momenti basati sull'atmosfera che si respira, quindi sarà un mix di vari stili. Non penso che si sia visto spesso in TV un mix così.» (12/11/12)


Buona visione da Marc Welder


domenica 10 aprile 2016

PROFILO DI CORDWAINER SMITH, IL CANTORE DELLA CONDIZIONE UMANA


















This is science fiction, yes. But it comes from your own time, from your own world, even from your own mind.
All I can do is to work the symbols.
The magic and the beauty will come of our own past, your present, your hopes and your experiences. This may look alien but it is really as closet to you as your own fingers.
(Cordwainer Smith, dal prologo dell'antologia Space Lords, 1965)


Astounding, Amazing Stories, Startling Stories e Famous Fantastic Mysteries: tutte queste riviste rifiutarono il racconto "Scanners Live in Vain". Finalmente Fantasy Book, periodico che ebbe vita breve, accettò di pubblicarlo. Era il gennaio del 1950 e iniziava così l'epopea della Strumentalità dell'Uomo.
Cordwainer Smith, pseudonimo di Paul Myron Anthony Linebarger (Milwaukee, 11 luglio 1913 – Baltimora, 6 agosto 1966), è una delle figure più affascinanti e singolari nella storia della letteratura fantascientifica. Nipote di un pastore metodista e figlio di un avvocato legato al movimento rivoluzionario cinese del 1911 - padrino di Paul fu nientepopodimeno che Sun Yat Sen, fondatore della Cina moderna - il futuro creatore della Strumentalità crebbe tra Honolulu (dove a sei anni perse l'occhio destro, ferito accidentalmente da un compagno di giochi), Montecarlo, Baden-Baden e soprattutto Shanghai. Nella metropoli cinese frequentò negli anni '20 la Cathedral School of Shanghai for Boys, la stessa che dieci anni dopo avrebbe visto tra i suoi allievi un altro nome illustre della fantascienza, James G. Ballard.
Il continuo girovagare per continenti e scuole (ne frequentò circa trenta) permise a Linebarger, in età adulta, di parlare, oltre all'inglese, il cinese, il francese, il tedesco, il russo e lo spagnolo. Lettore onnivoro, brillante sinologo e amante della letteratura cinese e giapponese, frequentò la George Washington University, dove conobbe tal Lafayette Ronald Hubbard, per poi laurearsi nel 1936 in scienze politiche alla John Hopkins University, la stessa università dove avrebbe poi insegnato Asiatic Studies. Diventato consulente in affari estremorientali per l'intelligence militare, durante la Seconda guerra mondiale fu inviato in Cina, dove ebbe contatti sia con il regime nazionalista sia con il governo rivoluzionario guidato da Mao Zedong. Con la guerra fredda, le sue missioni lo videro in Malesia, in collaborazione con le forze britanniche contro il locale movimento comunista, e soprattutto in Corea. Fu anche un esperto in guerra psicologica, argomento su cui scrisse un manuale (Psychological Warfare, 1948), ispirato largamente all'Arte della Guerra di Sunzi, il trattato cinese di strategia militare del V secolo a.C.
Fatta eccezione per la prima stesura del racconto War No. 81-Q, risalente al 1928, fu dalla fine degli anni '30 che Linebarger si dedicò per diletto alla poesia e a vari generi di narrativa, pubblicando i romanzi psicologici Ria (1947) e Carola (1948), nonché la storia di spionaggio Atomsk (1949). Al di là della qualità di questi lavori, è interessante notare come in essi siano già presenti molte tematiche che sarebbero state sviluppate nei decenni successivi, soprattutto quelle legate alla religione e alla sessualità.
Con l'uscita di "Scanners Live in Vain" gli altri generi furono messi da parte a favore della fantascienza; dopo una pausa legata anche alle missioni in Corea, a partire dal 1955 furono pubblicati un romanzo e una trentina di racconti, tutti, tranne alcuni titoli fantastici come "Western Science is so Wonderful" (1958) e "The Fife of Bodidharma" (1959), ambientati nell'universo della Strumentalità dell'Uomo (Instrumentality of Mankind) o Grande Ausilio, come tradusse Ugo Malaguti. Un universo futuro la cui storia arriva, attraverso una complessa periodizzazione, sino al secolo centosessantesimo.
Nel corso di questo lungo arco di tempo la razza umana, sotto l'egida della Strumentalità, ha colonizzato centinaia di pianeti. In alcuni casi è stata adattata fisicamente ad ambienti alieni, dando origine a numerose specie di "ominidi". A svolgere i lavori più pesanti sono però i robot, controllati da un cervello di solito espiantato da un uccello, e gli "omunculi" (Underpeople), schiavi docili e senzienti, realizzati manipolando i geni degli animali terrestri. Un'idea sicuramente tratta da H.G. Wells e dal suo romanzo The Island of doctor Moreau (1895), ma sviluppata da Smith in maniera unica ed eccezionale, caratterizzando queste creature di una profondità psicologica e una carica emozionale senza uguali. Come sottolinea Giuseppe Lippi nell'introduzione al romanzo Norstrilia, un aspetto degli omuncoli che colpisce è l'ambiguità biologica: l'alterazione è tale che questi esseri possono sfoggiare un corpo completamente umano, anche bellissimo come nel caso della donna-gatto C'Mell, pur conservando l'intrinseca natura "animale". In realtà Smith sfrutta la differenza interiore tra omuncoli ed esseri umani per disquisire sul concetto di umanità. Per dimostrarsi "umani" non bisogna essere immortali o perfetti dal punto di vista fisico, ma avere un cuore, saper amare, essere liberi e vitali; tutte caratteristiche che gli omuncoli hanno conservato, a differenza dei "veri" uomini e degli ominidi.
La Strumentalità, sebbene sia stata creata "to keep man man", è diventata col tempo una spietata tecnocrazia dalle caratteristiche massoniche, un dispotismo illuminato e crudele allo stesso tempo, che assicura la felicità della popolazione umana mantenendola appagata e ignorante. Infatti, pur consentendo ai vari mondi di governarsi, controlla strettamente le comunicazioni e i trasporti spaziali, ma soprattutto interferisce negli affari locali quando questi mettono in pericolo lo status quo e schiavizza brutalmente le masse degli omuncoli.
Cordwainer Smith, pur apprezzato da critica e colleghi, non raggiunse grande popolarità in vita, né tantomeno vaste masse di lettori. La riscoperta si ebbe anni dopo la sua morte. Forse uno dei motivi della sua mancata diffusione fu lo stile peculiare, ricco di simbolismi, suggestioni e non privo di venature surreali. Questo stile, da alcuni editori considerato eccentrico e di non facile fruizione, non si richiamava tanto alle riviste pulp degli anni '20 e '30 - su cui si erano formati molti autori di fantascienza e che anche il giovane Paul aveva divorato, assieme ai libri di Jules Verne - quanto alla letteratura cinese, ai racconti delle Mille e una Notte e, più vicino a noi geograficamente, all'Odissea, alla Divina Commedia e alla poesia di Arthur Rimbaud. Gli scrittori di fantascienza che esercitarono la maggior influenza furono, per ammissione dello stesso Linebarger, il tedesco Alfred Döblin (1878-1957), l'inglese Olaf Stapledon (1886-1950) e lo statunitense Edward E. "doc" Smith (1890-1965), con le loro epopee future del genere umano.
Originale è il modo con il quale le storie vengono presentate: spesso a raccontare è un ipotetico narratore, posto in un futuro ancora più remoto, che utilizza tecniche da fiaba e da ballata popolare; il racconto assume così le connotazioni di leggenda, risalente a tempi antichi e quasi dimenticati. In tutta la produzione cordwaineriana legata alla Strumentalità solo in un caso, "Alpha Ralpha Boulevard" (1961), è utilizzata la prima persona. Contravvenendo alle regole della narrativa moderna, Cordwainer Smith a volte anticipa nelle prime righe gli eventi che stanno per essere narrati, mostrando un'affinità con le antiche saghe nordiche e con i racconti della letteratura cinese classica. L'influenza orientale si avverte anche nei continui riferimenti, in un episodio, ad altri racconti oppure quando nella narrazione si aprono ampie parentesi che sviluppano sottotrame, solo apparentemente minori.
La maggior parte degli eventi ha luogo intorno al centosessantesimo secolo, nel pieno della cosiddetta Riscoperta dell'Uomo, momento in cui la Strumentalità realizza che l'utopia da essa instaurata nella galassia è fallita, togliendo agli esseri umani ogni gioia di vivere. I "Messeri e le Madonne", per non soccombere al nichilismo, decidono di non garantire più ai cittadini quattrocento anni di vita, reintroducendo non solo alcune forme di malattia e di crimine ma anche lingue e forme d'arte dimenticate da secoli. Sempre valida, però, è la millenaria restrizione alla diffusione da un mondo all'altro delle religioni, considerate portatrici d'idee potenzialmente sovversive e destabilizzanti. Questo è anche il momento in cui gli omuncoli iniziano le loro rivendicazioni. L'epopea di questi schiavi ha forti connotazioni bibliche ed è contraddistinta dalla non-violenza, secondo un modello gandhiano tanto caro a Linebarger. Il trionfo finale degli umili e degli umiliati, durante la cosiddetta èra dei Lords of the Afternoon, avrà tra le conseguenze anche la salvezza del genere umano da una millenaria paralisi spirituale; purtroppo la prematura scomparsa dell'autore interruppe bruscamente l'evoluzione di questo maestoso mosaico futuro.
Nella visione storica di Cordwainer Smith, simile a quella della storiografia cinese, la civiltà umana è quindi soggetta a cicli di unità e frammentazione: nel momento in cui sono raggiunti l'equilibrio e la pace subentra la stagnazione. E' necessario quindi rimettere in moto il pendolo della storia.
Nell'opera dell'autore del Wisconsin il lato scientifico è quasi inesistente, assolutamente in secondo piano rispetto all'aspetto umano e psicologico. Le spiegazioni, quando ci sono, sono più di carattere poetico che tecnologico. Le astronavi, per mezzo di grandi vele solari, si muovono nello Spazio Uno, l'universo con le leggi fisiche che conosciamo. I vascelli planoform viaggiano attraverso le differenti dimensioni dello Spazio Due, affine all'iperspazio di altri scrittori. Liberi da ogni costrizione strutturale, questi mezzi hanno poco in comune con le tipiche astronavi e sfoggiano forme bizzarre e improbabili: bolle di energia che racchiudono ville settecentesche, parchi, campi coltivati e persino paesaggi con spiagge e scogliere. Nella creazione di Smith la conquista dello spazio non procede trionfale, ma è disseminata di tragedie e di prezzi da pagare: creature perfide e mutevoli popolano lo Spazio Due, e il Grande Male dello Spazio (the Great Pain of Space) costringe i piloti (scanners e harbeman) a "deumanizzarsi" per non cadere preda di follia e tentazioni suicide. Un universo "espiatorio", dove ogni progresso costa enormi sacrifici.
Cordwainer Smith introduce il lettore anche allo Spazio Tre. Per muoversi in esso non sono necessarie particolari tecnologie o macchine, bensì risorse spirituali; infatti questa realtà è una sfera con caratteristiche metafisiche e religiose che trascendono le leggi della fisica.
Da non sottovalutare è l'influenza che Linebarger/Smith esercitò su altri scrittori, affascinati immancabilmente dall'originalità della sua scrittura, sebbene alla maggior parte sfuggisse o non interessasse l'etica cristiana e pacifista. Ursula Le Guin decise di dedicarsi alla fantascienza dove aver letto i racconti firmati Smith; esperienza simile ebbe James Patrick Kelly. Ancora più suggestionati dalle atmosfere cordwaineriane furono Harlan Ellison e Robert Silverberg, il cui "Ali della notte" (Nightwings, 1969) si può considerare tra le opere più affini alle creazioni di Linebarger/Smith, assieme a "Gli occhi di Heisenberg" (Eyes of Heisenberg, 1966) di Frank Herbert.
Significative le parole di Silverberg: "I think Cordwainer Smith is a visitor from a remote time who lives among us, perhaps as an exile from his own age, or simply as a tourist who delights in projecting his knowledge of the future in the form of science fiction stories."
Echi di Cordwainer Smith si possono trovare quasi ovunque, da Roger Zelazny a Norman Spinrad, da Samuel Delany a Dan Simmons, inclusi vari autori appartenenti ai generi cyberpunk e new weird, come China Miéville. Sebbene non si possa parlare di plagio, sono da notare le similitudini tra il celeberrimo mondo di "Dune" (1965) di Herbert, e il coevo Vecchia Australia del Nord o Norstrilia, il mondo al quale Cordwainer Smith dedicò la sua opera più corposa (The Planet Buyer, 1964, prima parte di quello che sarebbe diventato il suo unico romanzo, Norstrilia, uscito nella forma definitiva nel 1975, postumo). Entrambi sono pianeti desertici e ospitano delle specie animali che producono una droga che allunga la vita (la spezia in un caso, lo stroon o santaclara nell'altro); i cieli dei due mondi sono solcati da "ornitotteri" e se Dune è popolato dalle tribù dei "Fremen", Norstrilia ospita i "Freemen". L'origine di questo pianeta, e del romanzo a esso legato, risale al 1957, anno in cui Linebarger visitò l'Australia. Sebbene il soggiorno a Canberra finì per essere rovinato da problemi di salute, Linebarger manifestò l'intenzione di trasferirsi in Australia con la pensione e nel '58, tornato negli USA, iniziò a lavorare al progetto Norstrilia.
Che Cordwainer Smith fosse uno pseudonimo fu subito chiaro a tutti; spuntò persino il sospetto che dietro il nom de plum si nascondesse uno scrittore affermato come Theodore Sturgeon. Lo scrittore di Milwaukee fu abile a mantenere il segreto, rilasciando, nelle vesti di autore di fantascienza, una sola intervista a un piccolo giornale locale. Le due vite, quella di scrittore e quella di docente universitario e consigliere per presidenti come Eisenhower e Kennedy, mai si confusero. Tra i pochi a conoscere la verità c'era Frederik Pohl. E fu proprio Pohl a rivelarne l'identità subito dopo la morte di Linebarger, avvenuta nel 1966 al John Hopkins University Hospital a causa di una emorragia cerebrale.
Con questo atteggiamento riservato l'autore nato negli USA ma di fatto cresciuto in Cina, seguì le orme dei mandarini cinesi di epoca imperiale, funzionari che affiancavano alla vita pubblica - fatta di esami, di incarichi governativi, di trasferte in province lontane e di ortodossia confuciana - una vita privata, dedicata non solo alla famiglia ma anche alla coltivazione di se stessi; è da questo ambiente che sono usciti molti celebri scrittori e pittori del celeste impero. Non si trattava solo di una strategia di evasione dalla soffocante routine: i mandarini, soprattutto nelle opere letterarie erotiche e di cappa e spada scritte sotto pseudonimo, potevano liberarsi, almeno temporaneamente, dalle pastoie dell'ideologia confuciana imperante. Era così possibile manifestare un sincretismo religioso che fondeva liberamente elementi taoisti, buddhisti e confuciani, ed esaltare ideali ben diversi da quelli imperiali, come quelli dei cavalieri erranti la cui etica era fatta d'individualismo, di egualitarismo e soprattutto di prossimità alle masse popolari. In maniera simile Cordwainer Smith infuse nei suoi scritti, in particolare in quelli di fantascienza, tutti quei valori in cui credeva nonché un'accesa critica nei confronti della propria società. E' facile riconoscere nelle lotte di emancipazione degli omunculi quelle degli afro-americani negli anni '50 e '60 e l'intero universo della Strumentalità si può considerare una metafora degli Stati Uniti d'America nel XX secolo. Molte figure di spicco della società statunitense, da Martin Luther King a John F. Kennedy ebbero la loro controparte nella Strumentalità. Spesso, per non dire sempre, i racconti della Strumentalità riflettono nella trama eventi contemporanei: non solo il problema razziale ma anche i colpi di stato in Medio Oriente (come nella serie di racconti che vedono Casher O'Neill protagonista), i casi di spionaggio internazionale, la crisi del sogno americano. Questa correlazione è talmente forte che proprio nei primi anni '60, durante un periodo di forti trasformazioni sociali negli USA, Cordwainer Smith scrisse forse le sue opere migliori.
Linebarger usò per la sua poliedrica produzione differenti pseudonimi: Felix C. Forrest per i romanzi Ria e Carola, Anthony Bearden per le poesie e Carmichael Smith per Atomsk, oltre ovviamente a Cordwainer Smith, con il primo elemento derivato da un'antica forma per calzolaio.
Non priva di fondamento pare l'ipotesi che Linebarger abbia deciso di dedicarsi alla scrittura di fantascienza come forma di psicoterapia, dopo che il 1949 si era distinto come annus horribilis, a causa del divorzio dalla prima moglie Margareth Snow (da cui aveva avuto due figlie) e della conseguente depressione, non priva d'impulsi autodistruttivi. La prolungata terapia si svolse, secondo una teoria non avallata però dalla famiglia, presso lo studio dello psicologo Robert M. Lindner, colui che, nel suo libro The Fifty-Minute Hour and Other True Psychoanalytic Tales (1954), parlò a lungo del paziente Kirk Allen, identificato da più persone, tra cui Brian Aldiss, proprio con Linebarger.
Non fu solo la scrittura a giovare alla serenità del nostro autore. Aiutò innanzitutto il matrimonio nel 1950 con Genevieve Cecilia Collins. Ex studentessa dello stesso Linebarger, Genevieve diede il suo contributo alla Strumentalità, collaborando alla stesura di alcuni racconti come The Lady Who Sailed the Soul (1960), ma soprattutto promosse la riscoperta dell'opera del marito negli anni '70. Ugualmente importanti per l'autostima del complicato Paul furono i riconoscimenti accademici (tra cui alcune lauree honoris causa in giro per il mondo) nonché l'avvicinamento alla chiesa anglicana, considerata un giusto compromesso tra il cattolicesimo della consorte e le radici protestanti della famiglia Linebarger.
Tra le opere di Cordwainer Smith si annoverano alcuni tra i migliori racconti mai scritti in questo genere, come "A Planet Named Shayol" (1961) o "The Ballad of Lost C'Mell" (1962). Uno scrittore da riscoprire o scoprire per la prima volta, se si è fortunati da trovare le sue pubblicazioni in italiano (a parte il romanzo Norstrilia, tutte datate); uno scrittore sorprendente, lirico, visionario, ricco di suggestioni e di allegorie, non sempre apprezzabile a una prima lettura. Soprattutto un autore dai contenuti profondamente pacifisti, nonostante la sua lunga esperienza nell'esercito statunitense. O forse proprio a causa di questa.


BIBLIOGRAFIA UTILIZZATA:
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Antonio CARONIA, "Cordwainer Smith. Il prezzo della felicità", in Un'ambigua utopia, anno III, n. 1 gennaio-febbraio 1979 (consultabile sulla pagina http://un-ambigua-utopia.blogspot.it/2016/09/cordwainer-smith-il-prezzo-della.html?m=1) 
Ugo MALAGUTI, "Introduzione", in Sabbie, tempeste e pietre preziose, pp. 5-18, 1979.
Domenico CAMMAROTA, "Notizie dall'inferno: Cordwainer Smith", in Il Ciclo della Strumentalità, tomo primo, pp. 9-19, 1989.
Sebastiano FUSCO e Gianfranco DE TURRIS, "Gli universi della fantascienza", in Il Ciclo della Strumentalità, tomo secondo, pp. 355-360, 1989.
Sebastiano FUSCO e Gianfranco DE TURRIS, "L'epica e il simbolismo in Smith", in Il Ciclo della Strumentalità, tomo secondo, pp. 361-367, 1989.
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"Smith, Cordwainer", in The Encyclopedia of Science Fiction (a cura di John Clute e Peter Nicholls), II edizione, pp. 1121-1122, 1993.
Anthony R. LEWIS, Concordance  to Cordwainer Smith, 2000.
Karen L. HELLEKSON, The Science Fiction of Cordwainer Smith, 2001.
Pablo CAPANNA, Cordwainer Smith Lord of the Afternoon, 2011.


LINKS UTILI:
http://www.cordwainer-smith.com/ (a cura della figlia Rosana)

Stefano Sacchini