mercoledì 24 febbraio 2016

LA CERIMONIA di Laird Barron





Sono un uomo adulto… Ho un dottorato, che diamine! Non ho mica paura di mia moglie!. 
(trad. di Andrea Bonazzi)



Dalla quarta di copertina: 
Ci sono strane cose che sopravvivono ai margini della nostra stessa esistenza, che ci seguono al limite della nostra percezione, ci osservano dal buio che incombe oltre il calare della notte, solo un passo al di là del confortante calore delle luci. Neri portenti, strani culti, e cose anche peggiori attendono nell’ombra. I Figli dell'Antica Sanguisuga sono fra noi da tempo immemorabile, dall’alba dell’umanità ci accompagnano…
Donald Miller, geologo e accademico oggi ormai ottuagenario, da una vita cammina sul ciglio d'un abisso, tra i vuoti di memoria che gli oscurano la mente e certi improvvisi lampi d'inquietanti ricordi, che a tratti lo risvegliano a una realtà sinistra celata appena sotto il tenue velo d'amnesia, la sottile cortina della quotidianità. Sparsi frammenti, ora destinati a convergere verso una rivelazione sconvolgente, ciò che l'Oscurità, l'abisso oltre le stelle, ha infine per noi in serbo. 

LA CERIMONIA (The Croning, 2012), di Laird Barron (classe 1970), è un solido romanzo ascrivibile al genere weird, incentrato sul rapporto di coppia. A una moglie sfuggente, piena di segreti e lati oscuri si contrappone un marito tranquillo e senza doti particolari; un marito costretto, suo malgrado, ad affrontare situazioni sconvolgenti, che riesce a salvare la propria integrità mentale solo grazie a provvidenziali e selettive amnesie.
Indubbiamente c'è qualcosa che cattura, qualcosa di apparentemente indefinibile, nella giostra temporale che comincia con un prologo ambientato in un mondo antico e magico e continua con scene che si svolgono, alternativamente, al giorno d'oggi e in vari momenti della vita del personaggio principale, il geologo Donald Miller. Chi scrive è rimasto colpito non solo dalla trama, basata su un culto segreto e crudele che sopravvive al trascorrere del tempo, ma soprattutto dalla singolare relazione che corre tra il protagonista e la moglie Michelle. Molto si gioca sulla capacità d'immedesimazione del lettore: di immaginarsi di vivere, nei panni di Donald, accanto ad una donna inquietante e in situazioni solo apparentemente normali. Di normale in realtà c'è ben poco: la follia irrompe improvvisamente nella vita di Donald, con notti cariche di spavento e passeggiate in boschi maledetti. Costante è la minaccia di una presenza, sottile e misteriosa, che si manifesta con rumori notturni, in una foto d'epoca o in un déjà vu che provoca nel protagonista, sempre più perplesso, la sensazione di un'esperienza vissuta in precedenza, un'esperienza estremamente sgradevole. Solo la rivelazione finale consente al lettore di incastrare ogni elemento nella giusta posizione.
Bisogna dare credito all'autore, originario dell'Alaska, per non aver indugiato in scene truculente: il sangue ovviamente c'è, ma non è con questo artificio che Barron tiene alta l'attenzione del lettore, bensì con la suspance continua e la sensazione di precarietà diffusa. E' impossibile prevedere che tipo di orrore possa saltare fuori dalla pagina successiva, né tantomeno quale mostruosità attende dietro l'angolo o in fondo alle scale.
Consigliato agli amanti del fantastico alla Machen, alla Lovecraft o, più vicino a noi, alla Ligotti, a tutti coloro che rimangono affascinati dalle cosmogonie inquietanti e dagli orrori ancestrali. 

Laird BARRON, LA CERIMONIA (The Croning, 2012), trad. di Andrea Bonazzi, Edizioni Hypnos, collana Modern Weird, pp. 348, 2015, prezzo 17,90 € (ebook 6,99 €). 

Stefano Sacchini 
 

martedì 23 febbraio 2016

CACCIA ALLO SNARK di Mike Resnick





Nato a Chicago nel 1942 Mike Resnick ha frequentato la University of Chicago dal 1959 al 1961, ed è proprio lì che ha incontrato la sua futura moglie, Carol, che avrebbe sposato nel 1961 e sarebbe stata la sua fedele compagna di vita per più di cinquanta anni. Resnick ha iniziato la sua carriera assai presto arrivando a pubblicare il suo primo romanzo a vent’anni. Autore estremamente prolifico, vanta circa duecento racconti e oltre cinquanta romanzi al suo attivo. Ciò nonostante Resnick è anche uno scrittore di elevata qualità, come testimoniano i ben cinque premi Hugo vinti (più un Nebula), e le numerose nomination a tutti i massimi premi del settore (ben 37: un vero record!). Amante dell’Africa e dei suoi popoli e animali, Resnick ha utilizzato quel continente e le sue culture nelle sue opere più celebri, come per esempio il ciclo di Kirinyaga, che racconta la storia futura delle tribù Kikuyu, e che Delos Digital sta pubblicando in Italia.
Caccia allo Snark è una vivace storia d’avventura spaziale ed è anche una storia di caccia che si basa sulle esperienze africane dell’autore. Questa novella, finalista nel 2000 al premio Hugo, racconta l’inseguimento, su un lontano pianeta ancora non civilizzato, di un terribile predatore, lo Snark, il cui nome deriva, come molti sapranno, da un celebre poemetto di Lewis Carroll. Oltre ad essere un omaggio al grande scrittore inglese creatore delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, è un avvincente racconto di fantascienza tradizionale, con un finale a sorpresa nel tipico stile di questo autore.
Ho sempre tenuto sott’occhio le uscite della Biblioteca Di Un Sole Lontano, primo perché sono un lettore di fantascienza, e benedico tutte quelle uscite che possono offrire belle storie e bei racconti da leggere, secondo perché questi sono tutti curati da Sandro Pergameno, vero e proprio deus ex machina della fantascienza italiana; senza soffermarsi nel descrivere la quantità e qualità delle opere che Pergameno ha portato in Italia, sin dagli anni della Nord, ma prendendo atto che ogni suo suggerimento è da seguire, e conoscendo già l’autore grazie alla serie che Urania sta pubblicando su Wilson Cole, ovvero Gli ammutinati dell’astronave (Urania 1579), I pirati e l’astronave (Urania 1591), Astronave mercenaria (Urania 1614) e I ribelli e l’astronave (Urania 1620), tutti romanzi da me apprezzati, non mi è rimasto che affrontare Caccia allo Snark.
Ammetto di essere in difficoltà in merito all’ovvio richiamo che questo romanzo fa al poemetto di Lewis Carroll The Hunting of the Snark, non avendolo mai letto, ma ho potuto rimediare grazie all’autore, che ha deciso di inserire intere strofe prima di ogni singolo capitolo, come a richiamare quel che sarebbe successo, e dando modo a lettura ultimata di poter ricomporre le strofe una di seguito all’altra.
Karamojo Bell è una guida, e lavora per la più antica e famosa azienda di safari universale, e il suo lavoro consiste nel condurre i clienti nei nuovi mondi, mai colonizzati, ma scoperti da poco da esploratori. Nel suo lavoro è aiutato da un capitano, pilota della nave spaziale, da 12 dabih, umanoidi con la pelle blu e piccoli di statura; costoro si suddividono vari incarichi; cuoco, scuoiatori (ebbene sì, andando a caccia di animali sconosciuti è un mestiere che serve), armieri (uno per cliente), uno di loro, Chajinka, fa il battitore ed è il braccio destro di Karamojo. Resnick riesce con pochissime frasi a descrivere per filo e per segno i personaggi, i quattro clienti sono così subito inseriti nel racconto: c’è il tipo che ha già fatto molti altri safari, è spavaldo e si sente sicuro col fucile in mano, c’è il tipo che pensa di poter fare degli ologrammi (è evidente che si tratta di una versione futuribile delle fotografie) e basta, pavido, e sua moglie, un giudice, infine un quarto magnate, venuto con gli altri amici solo per festeggiare il fatto che insieme avevano guadagnato l’ultimo miliardo. Chajinka pare invece una miniatura di uno scout indiano, con le stesse abilità nel trovare le tracce, nell’ascoltare e captare i segnali che una foresta (e gli animali che ci vivono) invia.
Una volta atterrati nel pianeta a loro destinato l’inizio sembra tutto un gioco, con i quattro che vorrebbero iniziare a darsi da fare, andando subito a cacciare, e poco dopo diventa un gioco ancor più divertente quando i primi colpi vengono sparati e i primi trofei vengono presi. Ma, come a volte succede, la sorpresa è dietro l’angolo: la prima è quando Bell e il suo battitore scoprono che alcuni predatori, di notevole mole, sono stati uccisi da quello che si prefigura essere un altro predatore, molto più pericoloso, e successivamente quando discorrendo con il clienti si conferma l’idea che tale predone possa essere uno Snark. Andando avanti si comincerà a vedere che quello che voleva essere una divertente e avventurosa gita diventa invece l’esatto opposto, una drammatica e inquietante esperienza, che decimerà gli “ardimentosi” e i loro dabih. Partiti con l’idea di essere cacciatori, scoprono sulla loro pelle di essere invece prede, fino ad arrivare ad un finale tragico.
L’autore, che nel passato  è stato più volte in Africa, trasmette il suo amore per il continente con la descrizione di questo nuovo e inesplorato mondo, descrivendo ambienti e animali in modo da renderceli reali. Questo breve romanzo (una settantina di pagine circa) ha molteplici punti di forza, iniziando dallo stile dell’autore, ironico, ficcante, con discorsi sempre molto efficaci, alla descrizione del mondo, dei personaggi, andando poi all’uso di pochi elementi (i t-pack, apparecchi traduttori, le foto- ologrammi, i mondi da esplorare, la navicella spaziale…) che rendono questa una storia di fantascienza (fantascienza esplorativa e di viaggi spaziali). Ma, a mio parere, la bellezza risiede nel pathos che aumenta di pagina in pagina, e nel colpo finale, un vero e proprio gioiello, un coup de théâtre che vale da solo il prezzo del libro.
Si dice che la fantascienza dia il meglio di se nei racconti e nei romanzi brevi, in questo caso non posso che essere completamente d’accordo. Lo consiglio sicuramente, così come suggerisco di tenere sempre “l’ereader” pronto quando escono i racconti della Biblioteca Di Un Sole Lontano.
 
CACCIA ALLO SNARK di Mike Resnick
Biblioteca Di Un Sole Lontano, Delos Digital, 2,99 euro ebook  
Romanzo breve di 70 pagine (circa)
Traduzione di Fabio F. Centamore

Andrea Di Carlo
 

mercoledì 17 febbraio 2016

LA PIRAMIDE SOTTOMARINA DELLA DINASTIA TANG - Walter Jon Williams.


Sono molte le navi che fanno la spola fra Hong Hong e Macao, ognuna di loro si sforza di proporre un tema particolare al viaggiatore, un'esperienza di crociera unica. Così è anche per la Dinastia Tang, una nave da crociera che riproduce le atmosfere della Cina imperiale sotto la dinastia Tang. Gli spettacoli a bordo non mancano di certo. Ci sono i vampiri salterini, che inscenano ogni sera uno spettacolo fra l'acrobatico e il gran guignolesco. Ci sono soprattutto i danzatori acquatici con le loro incredibili coreografie e una simpatica band di musica popolare andina. Vi chiederete, cosa ci fanno dei musicisti andini a bordo di una nave da crociera cinese? Ovviamente, non tutto è ciò che sembra a bordo della nave. Tantomeno lo sono i musicisti andini e i ballerini acquatici, i quali dietro la rispettiva facciata artistica nscondono ben più. Il vero segreto, tuttavia, non si trova a bordo ma sotto il mare. Da qualche parte fra Hong Hong e Macao, una preziosa cassa giace laggiù nel fondale fangoso. Chi sarà così spericolato da arrivare per primo a recuperarla? Chi ne subirà le inevitabili conseguenze per primo?

Capita, a volte, nella vita che le apparenze ingannino e non ce ne stupiamo affatto. Nella narrativa di Walter Jon Williams la regola è un'altra: l'apparenza è sempre più reale della realtà. Raccontare una storia significa, insomma, evocare un qualcosa di magico, compiere un gioco di prestigio, un abracadabra di parole, personaggi e atmosfere. Esattamente la definizione di questo pregevolissimo romanzo breve, un fantasmagorico gioco di prestigio. I giochi di prestigio, si sa, non sono altro che magnifici inganni. Solo adorabili truffe in cui ci fanno apparire per vero ciò che vero non lo è affatto. Ci spacciano per credibile l'assurdo e l'impossibile. Cosa ci diverte, allora, in un gioco di prestigio? Cosa lo fa essere un qualcosa di artistico? La solidità della sua trama, amici miei. Null'altro che quello, la sua consistenza interna. Più una cosa sembra vera, più tendiamo ad accettarla. No, non sto parlando di trucchi magici, non sto recensendo un bellissimo film di qualche anno fa con Hugh Grant e Christian Bale (The Prestige - 2006). E no. Sono qui a parlarvi de La piramide sottomarina della dinastia Tang, romanzo breve di Walter Jon Williams apparso sulla webzine "Sci Fi" nell'agosto del 2004 e recentemente pubblicato da Delos Digital nell'ottima collana "Biblioteca di un Sole Lontano". Parlo insomma di letteratura e, implicitamente, parlo della fantascienza di un autore eclettico e mai banale o prevedibile.


Walter ama giocare con i lettori e con se stesso, ama catturare l'attenzione e farsi catturare egli stesso dalla sua scrittura. Ecco perché le sue opere hanno quasi sempre, almeno le più riuscite, il crisma del gioco di prestigio. È il caso di questo romanzo breve, una novelette sospesa fra il puro divertissement, lo spionaggio e la fantascienza. Una storia in cui l'autore aggiunge una bella fetta di vita ed esperienze personali. Dall'alto della sua notevole esperienza nelle immersioni, Walter non poteva non descrivere nei dettagli le avventure sottomarine (e i molti imprevisti) della squinternata banda di spie/musicisti folk al servizio di un misterioso inventore. Non sono, comunque, le esperienze subacquee dell'autore il fulcro della storia. Hanno, tuttavia, la funzione di agglutinare e dare sostanza allo scenario in cui si muovono i personaggi. Già, i personaggi. Il vero pezzo forte della storia sono loro. Come attori di una farsa dialettale, i personaggi sono colorati, ricchi di gustose e sorprendenti sfaccettature e spesso sanno svelare anche qualcosa di inatteso al lettore. In sostanza, la storia sono loro, i loro ruoli improbabili, le loro interazioni scorrevoli e dinamiche. A tratti forse un po' fumettistici (come, del resto, è nelle corde di questo ottimo autore) ma difficilmente banali, anzi. 

Fabio F. Centamore

martedì 16 febbraio 2016

TRILOGIA NOCTURNA di Hogan-DelToro


"Un Boeing 777 atterra regolarmente all'aeroporto di New York e rimane immobile sulla pista, a motori spenti. Le tendine sono abbassate, il portellone non si apre, il pilota non risponde alle chiamate radio né i passeggeri al cellulare. Si sospetta un attentato terroristico, ma le forze speciali, incaricate di salire a bordo, si trovano invece di fronte a una scena agghiacciante: sembra che tutti gli occupanti dell'aereo siano inspiegabilmente morti. Per risolvere il caso vengono convocati Eph Goodweather, dell'Ente prevenzione malattie infettive, e la sua collega Nora Martinez. Esaminando i cadaveri i due si accorgono che le vittime non presentano segni né di panico né di agonia; qualunque ne sia stata la causa, la morte deve averli colti di sorpresa. Nemmeno i quattro superstiti trovati per miracolo da Eph e Nora sono d'aiuto, poiché nessuno di loro ricorda nulla. La notizia dell'accaduto si diffonde attraverso i media e arriva fino ad Abraham Setrakian - un anziano ex professore sopravvissuto all'Olocausto -, l'unico in grado di capire la situazione. L'uomo riconosce che quel fatto inspiegabile è in realtà un'incursione, l'evento a lungo atteso e a cui si è preparato per tutta la vita... Il morbo letale che ha infettato il Boeing si diffonde per le strade di Manhattan, dando inizio a uno scontro in cui gli umani diventano il cibo di misteriosi esseri soprannaturali. Con l'aiuto di Setrakian, Eph dovrà cercare di fermare il contagio e salvare la città prima che sia troppo tardi... Guillermo Del Toro, affermato regista, e Chuck Hogan, autore di thriller, rinnovano gli schemi del genere horror, facendo de La progenie un romanzo ad alta tensione visionaria che ci trascina nel cuore di un'epica battaglia tra bene e male, vita e morte, umano e disumano"

Vi piace l'Horror? Vi piacciono i vampiri degni di tale nome? Vi piacciono inquietanti prospettive escatologiche? Vi piace l'immaginario di Guillermo del Toro? Vi piace una scrittura alla Michael Crichton?
Bene, se avete risposto a tutte le domande con un sì, allora la Trilogia Nocturna è quella che fa per voi.

Premetto, io odio le saghe, e cercando qualcosa per superare questo scoglio ho voluto fidarmi di Del Toro che, come regista, non mi ha mai deluso. Quando ho avuto il primo romanzo tra le mani, La Progenie, e ho letto sulla sovraccoperta lo slogan: "tra Bram Stoker, Stephen King e Michael Crichton. Eccezionale", mi sono detto, sì, vabbè e magari farà anche il caffè. Poi, però, piacendomi il genere, gli ho voluto dare comunque fiducia e posso dirvi che mai definizione è stata più appropriata.
La trilogia di Chuck Hogan e Guillermo Del Toro è stata capace di rinverdire la figura dei vampiri attraverso un duplice approccio, quello scientifico epidemiologico, legato a una particolare forma di parassiti, e quello più storico esoterico, che richiama la tradizione romantica creando la giusta atmosfera. Dimenticate vampiri un po' frù-frù bellocci e nauseabondi, qui parliamo di carne e sangue a galloni altro che sfrangiamento di maroni. 

Una squadra eterogenea che indaga in modo corale, mostri degni del miglior Del Toro, ex nazisti, un cattivone (il Padrone) inquietante come pochi, situazioni che vanno o male o peggio, vampirismo reso credibile da argomentazioni mai prolisse, combattimenti all'arma bianca, libri antichi perduti nel tempo, prospettive apocalittiche, guerre politico-economiche, insomma, non ci facciamo mancare proprio niente.

I romanzi non sono scorrevoli, di più, con uno stile che ricorda il Re e un insieme di ritmi, preparazione scientifica e tono realistico degni del miglior Crichton. L'opera non è mai noiosa, è serrata e priva di momenti morti con continui colpi di scena. I personaggi sono originali e interessanti (Setrakian su tutti) e non vedi l'ora di andare avanti e scoprire cos'altro potrà andare all'aria.
Per quel che mi riguarda, non posso che suggerirvi vivamente la lettura di questa trilogia e state certi che non ne rimarrete delusi.
Consigliato? No, consigliatissimo!

La progenie (The Strain), Mondadori, 2009, 432 pp., ISBN 9788804593805
La caduta, Mondadori, 2011, 303 pp.,  ISBN 9788804611332
Notte eterna, Mondadori, 2012, 380 pp., ISBN 9788804614890

Buona lettura.

Marc Welder

lunedì 15 febbraio 2016

SPORE di Andrea Viscusi

Andrea Viscusi è il volto nuovo della fantascienza italiana, salito agli onori delle cronache per la pubblicazione lo scorso anno del suo primo romanzo.
Dopo aver letto, e apprezzato, Dimenticami, Trovami, Sognami (pubblicato da Zona 42) ho deciso di dare ancora fiducia ad Andrea e ho acquistato Spore, la sua prima antologia che contiene nove racconti di cui cinque inediti:
  • Spore: un uomo decide di farsi seppellire all'interno di una speciale tuta nella quale sono contenute spore di funghi che ricicleranno il suo corpo. Dopo di lui l'intera umanità prenderà una strada completamente diversa.
  • Il giorno più importante: sul finire dell'anno 2012, il protagonista si sveglia il giorno del suo matrimonio. Deve raggiungere la sua futura sposa, ma c'è qualcosa di estremamente strano, quella mattina, e il tragitto si rivela pericoloso.
  • Natura morta: nell'appartamento di due universitari la frutta marcisce con insolita velocità. Potrebbe essere semplice incuria degli inquilini, ma anche qualche insolito fenomeno fisico/biologico...
  • Il Dottipardo: una società composta interamente da uomini, e regolata dalle disposizioni dogmatiche di un Libro. Almeno finché qualcuno non inizia a porsi delle domande.
  • Cattivi genitori: in un istituto speciale che cura la formazione di un ristretto numero di ragazzi, gli studenti scoprono gradualmente quali sono le loro origini, e lo scopo a cui i loro tutori li hanno destinati.
  • Il guardiano del faro: un'entità artificiale acquista capacità di pensiero, analizzando i dati a sua disposizione si interroga sulla sua natura e funzione.
  • Stelle cadenti: un remoto pianeta viene attaccato dall'avanguardia di un potente impero interstellare. L'unica possibilità di respingere l'occupazione è nelle mani di un giovane miliziano che non sa niente di come si combatte una guerra.
  • Sinestesia: in seguito a un incidente sul lavoro, un ragazzo scopre di avere un cervello minuscolo, e poco dopo tenta di uccidere la donna di cui è innamorato. O almeno così sembra, ma le sue intenzioni sono ben diverse.
  • La staffetta: in un futuro remoto, la popolazione terrestre si è ridotta a un numero esiguo di individui immortali. Ma sono davvero gli unici essere intelligenti sul pianeta?


Come si può intuire da queste brevi descrizioni la fantascienza di Viscusi ricorda da vicino le origini del genere. Sono storie semplici, con pochi ed essenziali personaggi, ma raccontate con uno stile privo di orpelli e così scorrevole che il libro si potrebbe finire letteralmente nel giro di un paio d'ore di lettura ininterrotta. Ricorrente è il tema dell'identità, intrecciato al destino dell'uomo come individuo ma soprattutto come specie. E forse non a caso il primo e l'ultimo racconto sono stati posti in apertura e chiusura di volume , ma capirete meglio se deciderete di dar fiducia a questo giovane ma molto promettente autore. Quella di Viscusi è fantascienza fresca, un ritorno per certi versi alle origini di un genere che forse alla ricerca di una dignità letteraria ha reso troppo complesse trame e storie al punto da risultare alle volte persino troppo complesso. Con Viscusi non si corre questo rischio, le sue storie sono semplici, essenziali, mai troppo ricercate, ma capaci di arrivare subito al punto. Racconti coinvolgenti, con un pizzico di speculative fiction e non privi di quel sense of wonder che tanto ha significato per il nostro amato genere. Provare per credere.

Vincenzo Cammalleri


martedì 9 febbraio 2016

LO SCRIBA MACABRO di Thomas Ligotti



Venite, dunque, e chiudetemi gli occhi. Uccidete le creature nelle quali i miei occhi sono stati strascinati. E poi chiudete gli scuri delle vostre menti meglio che potete davanti all'abisso che è dimora della follia delle cose. 
(trad. di Armando Corridore)

Dalla quarta di copertina:
Nelle forme che si nascondono dietro la realtà, nelle scuole frequentate da strani studenti, nei riti antichi dimenticati, la Sua voce ci parla degli orrori che ci circondano e che non vogliamo vedere. Orrori nascosti nel buio e nella luce, nei cinema in sfacelo e nelle antiche case desolate, nelle illustrazioni scellerate di strani libri di preghiera, nei sobborghi di città decadenti e viziose, nelle nebbie crudeli di una primavera precoce. E' la voce di Grimscribe, lo scriba macabro, cantore e custode di ogni orrore.

Chi scrive vuole iniziare con un plauso all'Elara di Ugo Malaguti e Armando Corridore, per aver pubblicato i racconti di Thomas Ligotti, scrittore nato a Detroit il 9 luglio 1953.
Edgar A. Poe, Arthur Machen, Algernon Blackwood, H.P. Lovecraft da sempre sono apprezzati nel nostro paese: letti, studiati, assimilati nonché emulati (nel limite del possibile). In quest'ottica non può non raccogliere consensi la mossa della casa editrice bolognese di presentare due antologie dell'autore italo-americano, considerato da molti uno dei maestri del weird contemporaneo, grazie al suo stile raffinato con cui descrive incubi e inquietudini. Ligotti, persona schiva e riservata, è conosciuto e stimato in patria, tanto da aggiudicarsi vari Bram Stoker Awards. Non è un caso se lo sceneggiatore Nic Pizzolato, per i monologhi di un protagonista della serie tv True Detective (2014), si sia ispirato all'opera dello scrittore di Detroit.
Dopo "I canti di un sognatore morto" (Songs of a Dead Dreamer, 1989) nel 2007, la Elara ha presentato nel dicembre del 2015 LO SCRIBA MACABRO (Grimscribe: His Life and Works, 1991), raccolta il cui titolo italiano è stato concordato con l'autore statunitense, al fine di conservare l'asprezza fonetica dell'originale inglese.
I racconti, che si presume vomitati dalla penna di un folle scribacchino, sono cupi, evocativi, inquietanti, miscela di sogno e realtà. Spesso la trama è semplice, a volte quasi assente: un incontro, una passeggiata, un insieme di visioni, l'ingresso in una sala cinematografica di un quartiere periferico. Ricorrente è un processo degenerativo, riconoscibile dal marciume imperante e da onnipresenti ragnatele, che coinvolge indistintamente persone, oggetti e ambienti. Le pagine di Ligotti descrivono paesaggi da incubo, mondi spettrali abitati da creature normalmente celate alla nostra vista ma con le quali conviviamo e che talvolta ospitiamo, ignari, nei nostri corpi. Emerge così una realtà occulta ma influente, fatta di cosmogonie, di demoni, di organismi rivoltanti e di spaventapasseri che preannunciano la fine del mondo, di vetri stregati e di biblioteche maledette, elementi che tanto sarebbero piaciuti al solitario di Providence. Le architetture bizzarre descritte da Ligotti, formate da monumenti angolari e sfaccettati, da edifici sghembi e cumuli montagnosi di pietre muscose, da cimiteri nebbiosi, da pozzi senza fondo, da torri che sfuggono alla geometria euclidea ricordano da vicino la R'lyeh lovecraftiana. Con una differenza rilevante: se la città della mitologia cthulhuniana ha una collocazione spaziale e temporale ben precisa, gli agglomerati urbani di Ligotti passano facilmente dal reame onirico a quello della veglia, e viceversa, compenetrando il tessuto della realtà quotidiana.
Inutile dire che nella visione esistenziale di Ligotti l'essere umano è solo un misero spettatore, nella migliore delle ipotesi, quando non è vittima impotente di poteri cosmici irraggiungibili e incomprensibili.
Una lettura non semplice, viscosa, intrisa di pessimismo e nichilismo. Ma se si riesce a entrare in sintonia con lo stile e, soprattutto, con le atmosfere oscure e angoscianti, si viene trascinati in una spirale di orrori difficilmente dimenticabili.

LO SCRIBA MACABRO è stato inserito all'interno della collana Libra Fantastica, che esce in edicola. Dopo febbraio sarà possibile acquistare il volume direttamente dal sito www.elaralibri.it. 

Thomas LIGOTTI, LO SCRIBA MACABRO (Grimscribe: His Life and Works, 1991), trad. di Armando Corridore, Elara, collana Libra Fantastica, pp. 223, 2015, prezzo 16,50 €.

Stefano Sacchini
 

lunedì 8 febbraio 2016

IL CICLO DELLA KRONOS di Claudio Chillemi


  

Quando parliamo di Claudio Chillemi, non stiamo chiacchierando di un illustre sconosciuto. O almeno così dovrebbe essere. Per quei molti che non lo sapessero, Claudio è uno dei pochi scrittori italiani (il secondo dopo Pestriniero) ad aver pubblicato su una rivista prestigiosissima come "Fantasy & Science Fiction", l'unico a collaborare ormai quasi regolarmente con uno dei grandi della SF americana, Paul Di Filippo. Come qualcuno ricorderà, infatti, Claudio e Paul hanno già scritto insieme una novella e un romanzo breve (The Via Panisperna Boys in "Operation Harmony"--"Fantasy & Science Fiction" 2014--e Horror at Gancio Rosso--Acheron Books 2015). Non bisognerebbe dimenticare anche i numerosi premi e riconoscimenti letterari ottenuti dal nostro, fra cui spiccano numerosissimi premi "Italia" vinti in varie categorie, non solo come narratore ma anche come saggista, fra il 2006 e il 2015. Uno scrittore completo, insomma. Eppure, in quanto scrittore di fantascienza, assolutamente misconosciuto presso il grande pubblico del fandom. Ho ritenuto, quindi, giusto e doveroso dare una pur breve e schematica presentazione di questo suo ciclo fantascientifico che ha al centro la Kronos, una multinazionale priva di scrupoli, e si snoda in tre volumi pubblicati fra il 2009 e il 2015. La fantascienza italiana esiste, è ben viva e produce ottime cose, perfino in un periodo infelice come questi primi quindici anni del nuovo secolo.

1. Kronos.
Buio e silenzio. Tutto tace nella tranquillità notturna di una normale camera matrimoniale. Anche i bambini dormono e nulla lascia presagire ciò che sta per avvenire, a parte i soffici passi dell'assassino. Steve Kronenberg, ingegnere della Kronos, forse la più potente multinazionale della Terra, si ritrova in un sol colpo privato della famiglia arrivando perfino a dubitare della sua sanità mentale. Una serie incredibile di episodi che, dopo la tragedia che lo ha colpito, iniziano a minare le basi di una vita normale e tranquilla. Improvvisi vuoti di memoria, persone mai viste che asseriscono di conoscerlo, addirittura un'amante mai conosciuta prima che giura di incontrarsi con lui ormai da mesi. Troppo per Steve. Troppo anche per il tenente Ted Torres, detective di polizia impegnato nelle indagini. I sospetti di entrambi si puntano sulle ricerche sul tempo dello stesso Kronenberg, originariamente sottratte dai vertici della Kronos a uno scienziato scomparso nel nulla. Ecco che tutto inizia a ruotare attorno alla Kronos e... alla possibilità di realizzare la macchina del tempo.

Pubblicato dall'ottimo editore Della Vigna nel 2009, ma già finalista del "premio Italia", questo romanzo inaugura l'intero ciclo. Nasce e si sviluppa come una sorta di poliziesco tecnologico, di quelli a cui ormai lo stesso premio "Urania" ci ha abituato. Eppure, a mio modestissimo avviso, si distingue per la pulizia dello stilo e per l'onestà della trama che non sembra presentare cali di ritmo o arzigogolate contorsioni più o meno surrealiste. Il romanzo si presenta al lettore a viso aperto, acciuffandone l'attenzione grazie al suo ritmo narrativo e alle interessanti speculazioni tecnologiche di cui è infarcito. In effetti, l'arma fondamentale di cui si serve Claudio è all'apparenza semplice: la messa in scena del rapporto fra tecnologia e potere economico. In questa tematica sta forse il fulcro originario che lega tutti i tre volumi della saga. Quanto possono fare una tecnologia e una conoscenza scientifica asservite al potere economico per il miglioramento del genere umano? Quanto lontano può arrivare una razza umana che mette avanti a tutto i propri scopi privati? A chi giova l'innovazione tecnologica se non è sorretta da un apparato etico più che affidabile? Questi i quesiti al centro della narrazione di un romanzo in cui le vecchie e classiche tecniche investigative si affiancano e si intrecciano a inattese meraviglie tecnologiche. Mi ha colpito per l'apparente semplicità dei sui mezzi narrativi. Una semplicità che, lungi dal tradursi in banalità, rende ancor più vivo il piacere della lettura. A voi ulteriori giudizi.

2. Il lato oscuro della Kronos.
Appropriatasi della tecnologia per navigare nel tempo, la spietata Kronos adesso insegue anche la possibilità di accedere agli infiniti universi paralleli. Per raggiungere i suoi scopi, non esita ad allearsi con una razza aliena le cui motivazioni non appaiono affatto chiare o del tutto comprensibili. Anche in questo caso Ted Torres verrà coinvolto in una serie di indagini apparentemente fuori da ogni logica. Dispositivi che permettono di sognare, armi che possono uccidere riducendo una persona a un cubetto, macchine che tolgono anni di vita a giovani donatori per trasferirli ad anziani facoltosi. Queste sono solo alcune delle interessanti invenzioni alla base delle storie che ruotano attorno alle sinistre trame tessute dalla Kronos.

Pubblicata nel 2011, sempre da Della Vigna, questa raccolta di racconti approfondisce e rende più nitido l'universo futuro in cui si muove la Kronos. La forma narrativa della raccolta di racconti permette a Claudio di spaziare in lungo e in largo per questo suo cosmo futuro. Permette soprattutto di sbizzarrirsi nell'inventare nuovi e più curiosi personaggi da affiancare o da opporre a quelli già presentati nel primo romanzo. Ne risulta un vero e proprio affresco corale, arricchito da nuove voci, situazioni e luoghi (non necessariamente terrestri). Rispetto al primo romanzo, la somma di queste storie ha un respiro galattico. Eppure, le singole storie coinvolgono singole persone mettendole spesso al centro di incubi del tutto privati. Si alza l'asticella, insomma, e si sdoppiano i piani di lettura: da una parte le trame spaziali della Kronos che mirano a destabilizzare la Terra per puro scopo privato, dall'altra le vicende personali dei protagonisti delle storie. Un vero e proprio mosaico in cui, oltre alla Kronos, il vero protagonista è il lato oscuro della tecnologia. Le innovazioni messe sul mercato dalla corporazione, infatti, si rivelano troppo spesso delle vere e proprie trappole per i malcapitati che vi si ritrovano invischiati. I miracolosi dispositivi non risolvono realmente le paure e i problemi che da sempre attanagliano l'individuo, la vecchiaia, l'incapacità di sognare, etc. Promettono ma non mantengono, oppure, come il Mefistofele di Goethe, procurano solo benefici effimeri e alla fine più che dannosi.

3. Quel che resta della Kronos.
Il patto con gli abitanti del sistema di Algheron, già avviato nel precedente volume, è arrivato alla sua conseguenza più nefasta. Il pianeta è squassato da una sanguinosa guerra globale che non sembra favorire nessuna delle parti coinvolte. A cosa mirano i dirigenti della Kronos e i loro indecifrabili alleati alieni? Chi trae beneficio dalla carneficina che si sta consumando nel mondo? Ted Torres e Steve Kronenberg sono chiamati stavolta a sbrogliare una matassa davvero complicata. Chi controlla davvero la mega corporazione? La famiglia Bean, gli alieni o qualcun altro ancora? Ormai i viaggi nel tempo e negli universi paralleli hanno aperto impensabili risorse e possibilità, ma, allo stesso tempo, anche nuovi pericoli che sembrano minacciare la sola e unicà realtà che conta: la nostra, l'unica che abbiamo.

Sebbene uscito nel 2015, questo romanzo ha una gestazione lunga e ricca di pause e cambi di rotta da parte dell'autore. Durante la stesura del romanzo, infatti, Claudio conosce e inizia a collaborare con Paul Di Filippo entrando a contatto con una nuova dimensione dello scrivere fantascienza. Lo si nota dal suo stile, più maturo e professionale in quest'ultima opera. Lo si vede dalla sicurezza con cui padroneggia la coralità dei personaggi tirandone le fila con pazienza e senza strafare. Lo si nota anche dal piacere (quasi perverso) con cui cita le serie televisive più conosciute, quasi facendosi beffe dei mostri sacri a cui qualsiasi lettore è legato. Claudio gioca con se stesso e con chi è destinato a leggere ma, al contempo, è tremendamente serio nello sperimentare. Una sperimentazione finalizzata a migliorarsi, beninteso. Il fastidio di ripetersi è sempre dietro l'angolo quando si inizia una nuova storia, è l'ossessione principale per chi scrive. Credo che, da questo punto di vista, Claudio non sia stato da meno, mettendo anche in pratica l'esperienza maturata con Di Filippo. Ne risulta un romanzone che da solo assomma il numero di pagine dei precedenti due volumi messi insieme, quindi davvero lungo e articolato. Il consueto senso della misura che ha contraddistinto i precedenti capitoli della saga qui è affiancato da un senso di disciplina sempre costante. La trama si allarga e si ingigantisce, diventa una sorta di epopea ricca di personaggi eterogenei e dotati di una propria autonomia. La narrazione è sorretta da uno stile meno descrittivo e più visivo, privo però di fronzoli a effetto. I dialoghi sono più dinamici ed essenziali, aggiungono maggiore fluidità alla trama. Ovviamente, non stiamo parlando di un capolavoro assoluto della letteratura. Questo romanzo, io credo, rappresenta una svolta nel modo di scrivere di Claudio e forse il futuro ce lo potrà confermare. Il romanzo, come gli altri volumi della saga, merita di essere letto e può soddisfare qualsiasi lettore medio. Non aspettatevi di leggere un capolavoro ma, allo stesso tempo, non approcciatevi a questa lettura con sufficienza o con pregiudizio. Potreste rimanerne sorpresi.

Fabio F. Centamore

giovedì 4 febbraio 2016

FIREFIGHT di Brandon Sanderson




Il mio nome è David Charleston.
Uccido persone con superpoteri.




Seconda di copertina:
Nessuno credeva che un Eliminatore potesse sconfiggere un Epico, eppure l’indomabile Steelheart è morto per mano di David Charleston. Nonostante la vendetta di David sia compiuta e suo padre sia stato vendicato, la scomparsa di Steelheart non ha aiutato la causa di chi, come gli Eliminatori, si batte per sottrarsi alla crudele egemonia degli Epici, esseri che si servono dei loro poteri straordinari per tenere sotto il proprio giogo l’umanità intera. David sa che la battaglia per restituire agli uomini il diritto di uscire dal buio in cui si sono rintanati sarà ancora lunga e sfiancante, e dovrà superare i confini della città di Newcago, ormai libera. Adesso l’obiettivo degli Eliminatori è Regalia, l’Epico despota di Babilonia Rinata, la città che un tempo fu Manhattan. La via che conduce a Firefight, colui che ora tiene le redini del potere, passa da qui, ma l’impresa è rischiosa e lasciarsi guidare dalla sola sete di vendetta può essere molto pericoloso...


Il potere assoluto corrompe assolutamente: attorno a questa considerazione del politico britannico Lord Acton (1834-1902) Brandon Sanderson aveva costruito la storia di "Steelheart" (Steelheart, 2013).
Con il romanzo FIREFIGHT (Firefight, 2015) il prolifico scrittore del Nebraska continua le avventure del giovane David Charleston nella sua guerra contro gli Epici, persone che, dopo l'apparizione in cielo del misterioso corpo celeste Calamity, si sono ritrovate in possesso di superpoteri, diventando molto simili agli X-Men di Stan Lee. Purtroppo, nell'universo creato da Sanderson, queste facoltà straordinarie hanno trasformato la maggior parte dei mutanti in creature folli e spietate, che hanno come obiettivo massacrare e schiavizzare il resto del genere umano. Gli unici che cercano di fermarli sono gli Eliminatori, manipolo di ribelli di cui David fa parte.   
Come il primo volume di questa serie fantascientifica, detta dei Reckoners, anche FIREFIGHT è indirizzato principalmente a un pubblico giovane: tant'è che il romanzo, alla sua uscita nel gennaio del 2015, è subito balzato in testa alla New York Times Young Adult Bestseller List. Lo dimostrano il linguaggio utilizzato dai protagonisti, la trama senza troppi sussulti e soprattutto lo stile, facile e scorrevole. Ciò non vuol dire che la storia non sia apprezzabile anche da un fruitore adulto, soprattutto se questo è appassionato di fumetti della Marvel o della DC Comics.
La principale differenza tra i due libri è lo scenario che fa da sfondo alle battaglie del protagonista: dalla grigia, oscura e metallica Newcago (ex Chicago) si passa a Babilor (un tempo Manhattan), una metropoli allagata dove i graffiti di notte brillano di luce propria e dentro i grattacieli, trasformati in isole, prosperano soffocanti giungle equatoriali.
Se da un lato l'autore cerca di approfondire maggiormente la psicologia di alcuni personaggi, protagonista ed Epici in primis, dall'altro si avverte rispetto a "Steelheart" un leggero rallentamento nell'azione, con dialoghi più lunghi, specie nella parte centrale del romanzo.
E' immaginabile che la Fanucci, che ha in Brandon Sanderson il suo scrittore di punta (almeno per il genere fantasy), pubblicherà "Calamity", terzo capitolo la cui uscita negli USA è prevista per il 16 febbraio. E forse la casa editrice romana troverà spazio anche per "Mitosis", un racconto del 2013 che cronologicamente si colloca tra i primi due libri.
Non è da escludere che la creazione di Sanderson possa dare vita, in un futuro prossimo, ad una serie televisiva o cinematografica. I presupposti ci sono.


Brandon SANDERSON, FIREFIGHT (Firefight, 2015), trad. di Gabriele Giorgi, Fanucci, Collezione Imaginario Fantasy, pp. 381, 2015, prezzo 16,00 € (ebook 4,99 €).

Stefano Sacchini

mercoledì 3 febbraio 2016

LA FESTA DI SAN DIONISO di Robert Silverberg

Un romanzo breve che parla di un astronauta infelice coinvolto da un culto trascendentale nel deserto californiano.



John Oxenshuer è un astronauta afflitto dai rimorsi e dai sensi di colpa. Durante una missione su Marte i suoi compagni di viaggio sono morti tragicamente e lui ha fatto un solitario e triste ritorno sulla terra. John deve quindi combattere i suoi demoni in un mondo che non sente più suo, una società in cui non si riconosce e in cui ha evidenti difficoltà di reinserimento. A questo si aggiungono i sensi di colpa dovuti ai suoi sentimenti per la vedova di uno dei suoi compagni perduti su Marte. Decide quindi di avventurarsi nel deserto alla ricerca di quella solitudine che già pervade il suo animo, ma si imbatte nei seguaci di un culto particolare che lentamente gli mostreranno un'alternativa al suo triste vivere e lo aiuteranno ad affrontare gli incubi che lo divorano.
La Festa di San Dionisio è un romanzo breve che si legge d'un fiato, scritto con un stile agevole e caratterizzato da una forte introspezione. È comunque evidente che il romanzo risulta impregnato di una cultura “alternativa” che si diffondeva a macchia d'olio in quegli anni negli States, come un po' in tutto l'emisfero occidentale. Lo stesso Silverberg afferma “era inevitabile che la nostra immersione nella psichedelia, nelle filosofie orientali, nella musica bizzarra, e in altri fenomeni del momento avrebbe avuto degli effetti sul tipo di fantascienza che stavamo scrivendo in quel periodo. Il mondo aveva uno splendore fluorescente in quei giorni, e la fantascienza non è nient'altro se non un riflesso dell'epoca in cui viene scritta”.
Se le scivolate nel bizzarro non vi spaventano questo romanzo vi piacerà, del resto Robert Silverberg non ha certo bisogno di presentazioni, chiunque non lo conoscesse è invitato calorosamente a fare un pellegrinaggio bibliografico e chiedere perdono per il tempo perduto.
Nonostante sia sempre più difficile trovare in libreria la fantascienza recente, ma anche e soprattutto quella meno recente, Sivlerberg è stato più volte ripubblicato in questi anni. È stato infatti riportato in Italia da Elara con lo splendido “Roma Eterna” e tradotto in digitale dalla Delos nella collana Biblioteca di Un Sole Lontano di cui fa parte questo La Festa di San Dionisio oltre a Passeggeri, l'Imperatore e la Maula, Manoscritto trovato in una macchina del tempo abbandonata e il bellissimo e pittoresco Tempo da Leoni a Timbuctù (pubblicato anche il versione cartacea nell'ultimo Robot).

Tutte occasioni da non perdere per chi, in notevole ritardo, volesse approfondire un autore fra i più importanti nella storia della fantascienza.

Vincenzo Cammalleri
 

martedì 2 febbraio 2016

IL CICLO DI ARTU' di Kevin Crossley-Holland

È una pura immersione nell’Inghilterra del tredicesimo secolo quella che Kevin Crossley-Holland ci propone con il Ciclo di Artù.
Scrittore, traduttore e poeta inglese, nasce a Mursley il 7 febbraio 1941 e acquista fama soprattutto grazie alla rivisitazione delle leggende arturiane di questo ciclo per ragazzi, The Arthur Trilogy, pubblicato tra il 2000 e il 2003, con il quale ha vinto il premio Smarties Prize e Children’s Book of the year. Scrive anche saghe vichinghe, Bracelet of Bones (2011) e Scramasax (2012), antologie di miti norreni, The Penguin Book of Norse Myths, e racconti popolari inglesi e irlandesi, The Magic Lands: Folk Tales of Britain and Ireland, oltre ad essere autore di una celebre traduzione di Beowulf, il più lungo poema anglosassone.
Il Ciclo di Artù, in Italia edito da Salani, comprende: La Pietra delle Visioni (The Seeing Stone, 2000), Al Crocevia dei Mondi (At the Crossing Places, 2001) e Il Re che fu e sarà (King of the Middle March, 2003).
La pietra della Visioni ci introduce nel mondo di Artù di Caldicot, un ragazzo di tredici anni che vive sul confine tra Inghilterra e Galles nel 1199. Nel suo diario scrive non solo la sua grande voglia di diventare scudiero, ma che la vita che conduce, i suoi sentimenti, le persone che lo circondano, le sue avventure, e inventa canzoni e poemi.  Un giorno un uomo saggio, Merlino, gli dona una pietra del tutto singolare, un’ossidiana nera, che da una parte è ruvida e irregolare e dall’altra è liscia come uno specchio. È proprio da quella magnifica superficie che entra in contatto con un altro Artù, il mitico re leggendario, diverso e allo stesso tempo simile a lui. Le loro esistenze si intrecciano rapidamente, mutando in maniera imprevedibile la vita e il mondo di Artù di Caldicot.
Al Crocevia dei Mondi presenta Artù di Caldicot come un giovane scudiero che si prepara a seguire Lord Stephen di Holt nella Quarta Crociata. È il 1200 e al castello del Lord avviene un omicidio. La narrazione si arricchisce di numerosi personaggi, come Gatty, amica di Artù fin dall’infanzia, lo stesso Lord Stephen, Winnie di Verdon che Artù salverà dalle fiamme, e molte altre figure d’impatto, tra cui Sir William de Gortanore, suo padre. Lo sguardo costante dell’ossidiana lo accompagna, rendendolo partecipe delle avvincenti avventure che il giovane re Artù dovrà affrontare: l’Istituzione della Tavola Rotonda, l’incontro con i grandi cavalieri che popoleranno la leggenda e la grandezza di Camelot.
Il Re che fu e che sarà porta lo sguardo del lettore sui preparativi per la Quarta Crociata.
Venezia è affollata di cavalieri provenienti da tutta Europa, pronti a partire per la Terrasanta e difendere la Cristianità dall’insidia dell’Islam. Artù di Caldicot ha sedici anni e sta per essere nominato cavaliere. Quello cui assistiamo è uno scontro di sentimenti, eccitazione per la grande impresa che sta per intraprendere ed esitazione per la consapevolezza dell’assurdità di una tragedia come quella della guerra. L’ossidiana lo rende partecipe della terribile realtà generata da un conflitto di quelle proporzioni. La Crociata assume, infatti, sotto i suoi occhi, risvolti crudeli e insensati, deviando su crudeltà gratuite all’interno degli stessi schieramenti. Artù però dovrà affrontare anche altre prove: Sir William de Gortanore, suo padre, minaccia di sottrargli la fidanzata Winnie e rischierà di perdere l’affetto della madre Mair, l’amicizia di Gatty, nonché l’affetto di Lord Stephen.
Ciò che subito colpisce dello stile di Crossley- Holland è l’uso di frasi semplici, brevi, rapide che giungono al lettore come messaggi immediati, vivi. La sensazione è quella di essere spettatore in prima persona di ciò che Artù di Caldicot comunica nel suo diario, perché è proprio di un diario che si tratta, diviso in capitoli brevissimi che fungono da istantanea di sentimenti, riflessioni, emozioni o frammenti di vita quotidiana. Ogni capitolo è più introspezione che azione, sebbene lo spirito avventuriero del ragazzo affiori da ogni parola. Interessante, in effetti la questione della parola, che nell’autore assume un ruolo di dardo: deve colpire, arrivare dritto al punto, e ciò avviene tramite un lavoro estenuante sul dettaglio in modo da riassumere in una prosa brillante ed energica l’informazione che deve essere trasmessa “Non hai bisogno di parole lunghe quando è possibile utilizzare vocaboli forti, puliti, brevi”.
In tutto questo appare l’influenza del lavoro di librettista: i capitoli sono dunque “arie”, cioè sensazioni, percezioni e desideri pindarici propri di un ragazzo di tredici anni, ma anche estremamente reali, perché scaturiti da eventi quotidiani.
La narrazione in prima persona, al passato prossimo, rende l’insieme molto vicino, a portata di mano, efficace, e ciò si nota in particolare nei discorsi diretti.
Accanto alla figura del ragazzo, appare di fondamentale importanza quella di Merlino, presente nelle due vite di Artù; è una presenza costante che si muove nel tempo e nello spazio con la leggerezza del tramite tra il reale e il possibile, tra il vicino e il lontano. È un punto di incontro tra credenze diverse per certi versi inconciliabili. In lui, essere magico e umano, il complesso diventa semplice e il rifiuto diventa accettazione; è lui che dona la pietra delle visioni ad Artù, dando vita all’incontro di due mondi distanti, quello del re leggendario e quello di un ragazzo adolescente cresciuto in un contesto agreste medievale.
Le leggende arturiane trascendono la limitatezza del singolo, a livello umano, storico, geografico, perché toccano con la loro universalità ogni aspetto della vita: affetti, spensieratezza, intraprendenza, avidità, crudeltà, ingiustizia, prevaricazione, nei loro picchi più alti e in quelli più infimi, e proprio per questo continuano a suscitare interesse e curiosità in ogni epoca e ad ogni età. Sono uno specchio in cui tutti possono trovare il loro riflesso.
È proprio in quest’ottica che Il Ciclo di Artù si inserisce: è un sapiente misto tra immaginazione e ricerca storica, una visione rinnovata di qualcosa che appartiene alla storia dell’umanità, sia dal punto di vista letterario che esperienziale.
La lettura è adatta ad un pubblico giovane, ma non è solo rivolta ad un target circoscritto: comunica un vissuto dalle sfumature molto varie con un’immediatezza che rapisce anche l’adulto, a cui trasmette una parte di realtà che a lui corrisponde e che al lettore adolescente può passare inosservato.
Da leggere, soprattutto per chi non ama perdersi in sogni e divagazioni, ma anche per chi desidera tuffarsi in un’atmosfera medievale d’intensità viva e pulsante.

Autore: Kevin Crossley-Holland
Editore: Salani
-La Pietra delle Visioni, pagg. 355,  €14,50
-Al Crocevia dei Mondi, pagg. 413,  €15,00
-Il Re che fu e sarà, pagg. 445,  €15,00

Artemisia Birch