venerdì 29 gennaio 2016

LA REGINA DI FUOCO di Anthony Ryan


Un tempo mi domandavo come facesse un uomo che aveva preso così tante vite ad andare avanti senza il gravame della colpa. Come riesce un assassino a portare il peso delle uccisioni e definirsi ancora umano? Ma ora siamo entrambi degli assassini, e ho scoperto che la mia anima non sopporta alcun peso…



Seconda di copertina: 
Dopo aver combattuto fin quasi alla morte, la regina Lyrna è determinata a scacciare l'esercito invasore volariano e riconquistare l'indipendenza del Regno Unificato. Ma per portare a compimento i propri piani, stavolta non le basterà radunare le forze a lei fedeli. Dovrà scendere a patti con coloro che sono in possesso del dono del Buio, esseri ripugnanti che ha sempre detestato, e condurre la guerra alle porte delle fortezze nemiche. Adesso più che mai, l'esito della guerra e il destino del regno poggiano sulle spalle di Vaelin Al Sorna, il Signore della Torre delle Lande Settentrionali. La prova che sarà chiamato ad affrontare si rivelerà la più ardua. L'esercito volariano ha un nuovo misterioso alleato, una forza in grado di governare l'oscurità e donare l'immortalità a chi promette di servirla. Vaelin Al Sorna dovrà sconfiggere un nemico mai affrontato prima, che non può essere ucciso, ed è chiamato all'impresa proprio quando il Canto del Sangue, il mistico potere che lo ha reso un invincibile guerriero, sembra destinato a tacere per sempre…
Il capitolo conclusivo di una trilogia epica: uno scontro avvincente, incalzante, fantastico. 

Concludere un ciclo appassionante è una delle maggiori soddisfazioni per il lettore. Per chi scrive è stato il caso della trilogia dell'Ombra del Corvo (Raven's Shadow) dello scozzese Anthony Ryan (classe 1970). La serie si è infatti conclusa con il volume LA REGINA DI FUOCO (Queen of Fire, 2015), appena pubblicato dalla Fanucci.
Con l'opera nella sua interezza, è possibile fare alcune considerazioni generali. Si nota subito come il primo libro, "Il Canto del Sangue" (Blood Song, 2012), fosse stato pensato all'inizio come un lavoro autoconclusivo. Il buon successo di questo romanzo d'esordio ha spinto il bravo Ryan ha riutilizzare gli scenari e soprattutto i personaggi per una storia dal respiro più ampio, divisa in due parti per la mole considerevole. Al centro della trama vi è lo scontro in campo aperto tra imperi di dimensioni continentali, con eserciti e flotte immensi, dietro i quali si cela il consueto conflitto tra Bene e Male, quest'ultimo rappresentato dal cosiddetto Alleato. Vaelin Al Sorna da protagonista unico è passato a dividere la scena assieme ad altri personaggi: a partire dal secondo romanzo, "Il Signore della Torre" (Tower Lord, 2014), il lettore segue infatti quattro filoni narrativi principali. Oltre a quello di Vaelin, si vive l'avventura attraverso il punto di vista di Lyrna, prima principessa e poi regina del Regno Unificato, del fratello del Sesto Ordine Frentis e della giovane guerriera Reva.
Ciascuno di questi personaggi ha caratteristiche proprie, interessanti. Si nota come l'autore sia stato attento al political correct: nei libri di Ryan le donne sono al fianco degli uomini in battaglia, e alcune figure di primo piano sono impegnate in relazioni omosessuali. L'elemento in comune dei protagonisti è il travaglio interiore, ciascuno originato da motivi diversi ma persistente dall'inizio alla fine. Citazione a parte merita la triste e melanconica figura dello storico Verniers, i cui resoconti aprono le parti in cui sono suddivisi i tre romanzi.
Per sua ammissione, Ryan è un discepolo di David Gemmell e l'influenza dello scrittore scomparso nel 2006 si avverte costantemente, specie nella galleria di eroi umani e pieni di tormenti. Si percepiscono anche gli influssi di altri autori: se per la struttura corale, la crudezza nelle descrizioni e le poche remore a eliminare figure importanti dalla trama l'accostamento a George R.R. Martin viene naturale, per quanto riguarda l'elemento magico, molto importante in Ryan, i "doni del Buio" fanno subito pensare ai "Poteri", cioè alle facoltà soprannaturali delle grandi famiglie di Darkover, l'opera di Marion Zimmer Bradley. Nella creazione del suo affresco fantasy, lo scrittore scozzese ha poi attinto a piene mani non solo al consueto immaginario medievaleggiante ma anche alla storia più antica. Nelle sue pagine si trovano echi delle imprese di Alessandro il Macedone e delle gesta del gladiatore Spartaco; per alcuni aspetti l'impero Volariano richiama alla memoria quello romano, mentre lo stato Alpirano ricorda le grandi formazioni politiche del Vicino Oriente antico; i terribili Arisai sembrano modellati sugli Immortali, i guerrieri scelti dell'antica Persia; i misteriosi popoli dell'estremo nord non sono lontani, negli usi, nei costumi e soprattutto nei riti sciamanici dagli abitanti tradizionali della Siberia, del Canada e dei ghiacci artici. Nulla di profondamente originale, ma l'amalgama finale è credibile e coerente.
Ryan si dimostra abile nel gestire una storia che, per la vastità degli scenari e il numero di protagonisti, poteva facilmente sfuggire di mano. Grazie allo stile, non troppo elaborato ma essenziale e soprattutto scorrevole, il lettore non ha difficoltà a passare da una linea narrativa all'altra, né si annoia durante le numerose scene di guerra, tra battaglie di terra e navali, scontri sui ghiacci e azioni di guerriglia. Anzi, se c'è qualcosa in cui Ryan eccelle è proprio la capacità di mantenere alta la tensione sino agli ultimi capitoli, con un uso sapiente dei colpi di scena.
Il risultato finale degli sforzi di Anthony Ryan è un'avventura corposa e appassionante, propriamente fantasy – con la netta contrapposizione tra Bene e Male e il ruolo fondamentale della "magia" - ma soprattutto un buon esempio di letteratura d'intrattenimento.

Chi fosse interessato ad approfondire l'universo di questo scrittore può visitarne il blog: http://anthonyryan.net/ 

Anthony RYAN, LA REGINA DI FUOCO (Queen of Fire, 2015), trad. di Gabriele Giorgi, Fanucci Editore, collana Collezione Immaginario Fantasy, 877 pp., 2016, prezzo € 21,00 (ebook € 6,99) 

Stefano Sacchini

 

mercoledì 27 gennaio 2016

UCZ #156, UCZ #105, UCZ #073: Visioni di JACQUES SPITZ

Questo appuntamento con "Sfogliando UCZ" ci porta una (spero gradita) novità: la sinergia tra due blog che si occupano principalmente di Fantascienza, ovvero il nostro Cronche di un Sole Lontano ed il bel blog dell'amico Nick Parisi, Nocturnia.
L'occasione è di quelle ghiotte e ci offre il pretesto ideale per tentare la cosa: Urania Collezione pubblica questo mese un Romanzo e 6 Racconti inediti del visionario autore francese Jacques Spitz (ed è solo grazie ad Urania-Mondadori se 4 romanzi e 6 racconti dell'autore francese sono stati tradotti in italiano ed offerti finalmente al Popolo Lettore).
Con questa operazione io e Nick Parisi tentiamo di offrire un breve ritratto di Jacques Spitz mettendo insieme le poche informazioni che si hanno dell'autore francese e della sua opera; di seguito cercherò di offrire una concisa panoramica delle opere di Spitz tradotte in Italiano, mentre Nick ci offre una bella scheda sulla vita dell'autore e sulla sua narrativa in generale.
Se l'operazione avrà successo potremo magari replicarla in futuro ma indipendentemente da questo tanto io quanto Nick siamo contenti di poter unire le nostre forze, di tenderci una mano sperando di dare il nostro, seppur minimo, contributo alla diffusione della Fantascienza in Italia; sappiamo bene come l'ambiente fantascientifico italiano sia disgregato e quanta competitività viene messa in campo da autori, blogger, appassionati e lettori...noi, da parte nostra, poniamo intanto quello che Nick definisce "un altro mattone nell'edificio della Pax Fantascientifica tra Blogger ed appassionati",  e contenti di farlo con un autore che attraverso le sue opere ha costantemente messo a nudo la fragilità del nostro essere umani e l'assurdità e l'incomprensibilità degli umani istinti.




Jacques Spitz, autore francese nato in Algeria nel 1896, è oggi considerato (dalla critaca d'Oltralpe) uno dei grandi del fantastico francese, insieme a Jules Verne, Rosny e Renard; considerato anche l'anello di congiunzione tra il romans fantastiques francese e la Science Fiction vera e propria (che sarà rappresentata succesivamente da autori come Renè Barjavel); il suo stile particolarissimo, profondamente influenzato dal surrealismo degli anni '20 oltre che da Kant, Valèry e Pirandello, modella una satira tragicomica su scala cosmica dai contorni inediti; e proprio a causa della particolarità delle sue opere, Spitz non ebbe vita facile nel mondo dell'editoria francese degli anni '30 e '40; molti editori motivavano il rifiuto dei suoi romanzi dicendo che questi non erano pubblicabili nelle collane "classiche", che sarebbe stata necessaria una nuova collana di narrativa d'anticipazione o di Science Fiction e che, visti gli anni che correvano, quella della nuova collana era una strada non praticabile dalle CE francesi; e difatti i romanzi di Spitz che furono pubblicati mentre l'autore era ancora in vita furono pubblicati come romanzi fantastici. Ma la maggior parte delle opere di Spitz restarono inedite e saranno pubblicate                                                          solo parecchi anni dopo la morte dell'autore.


Di Jacques Spitz non se ne sa molto. Sappiamo che ha partecipato alla prima ed alla seconda Guerra Mondiale, che è stato prima studente del Politecnico e poi ingegnere ma che le attività alle quali dedicava più tempo erano la letteratura e la scrittura e le sue principali ambizioni erano puramente spirituali. Uomo dalla personalità complessa, schivo, solitario, mai accomodante; un personaggio davvero particolare: cliccate QUI per approfondire maggiormente con Nick Parisi.

Spitz (morto nel 1963, all'età di 67 anni) in vita non conobbe ne fama ne gloria (nonostante 3 dei suoi romanzi, ovvero "Le Mosche", "L'Uomo Elastico" e "L'Occhio del Purgatorio", siano ritenuti capolavori del genere), l'importanza delle sue opere per l'evoluzione della SF in Francia e per la letteratura francese in genere è stata riconosciuta solo dopo la sua morte e nel corso degli anni sono stati pubblicati diversi suoi testi ancora inediti.

In Italia è grazie ad Urania se abbiamo la possibilità di leggere una buona parte delle opere di Spitz.
Il capolavoro di Spitz, "L'Occhio del Purgatorio", fu pubblicato in Francia nel 1972 e solo un anno dopo arrivò sulle pagine dell'Urania di Fruttero e Lucentini (Urania n.622 del Luglio 1973; ristampato sull'Urania n.987 del Gennaio 1985, entrambi con una splendida copertina di Karel Thole. Ristampato ancora nel 1992 sui Classici Urania n.183).
Nel Maggio del 2006 Urania pubblica "Incubi Perfetti", antologia contenente 2 romanzi brevi inediti in Italia, ovvero "Le Mosche" e "L'Uomo Elastico".
Un altro inedito di Jacques Spitz, "Segnali dal Sole" (UCZ #073), arriva nel febbraio 2009 ed inaugura la serie di volumi di Urania Collezione dedicati all'autore francese.
Nel 2011 UCZ propone una ristampa riveduta, reintegrata ed annotata (rispetto alle vecchie edizioni Urania) de "L'Occhio del Purgatorio" (UCZ #105, in appendice c'è anche il romanzo "Le Mosche") e pochi giorni fa la CE di Segrate pubblica un volume contenente un romanzo e sei racconti inediti.

Nel 2009 in Francia esce un Omnibus dedicato a Spitz; il volume, intitolato "Joyeuses Apocalypses", contiene: L'uomo Elastico, Le Mosche, La Guerra Mondiale n.3 e 6 racconti inediti riuniti sotto il titolo "Sei Macchine per fabbricare il Futuro".
Ed è Giuseppe Lippi, il curatore di UCZ, la persona che si deve ringraziare per aver portato in Italia tutte queste opere (e per averne tradotte alcune), per averle fatte tutte confluire nella collana Urania Collezione e per aver dato ai lettori italiani la possibilità di conoscere questo importante e particolare autore francese attraverso le sue opere più significative.
Il numero di UCZ in edicola questo mese contiene infatti tutte le opere presentate in "Joyeuses Apocalypses" ed ancora inedite in italia, ovvero il romanzo "La Guerra Mondiale n.3" e 6 racconti (riuniti sotto al titolo "Sei Macchine per fabbricare il futuro") ovvero: Dopo l'Era Atomica, Il Naso di Cleopatra, Intervista a un Disco Volante, L'Enigma del V 51, Le Vacanze del Marziano, Il Segreto dei Microbi.


Purtroppo tra le carte di Spitz non è stata trovata nessuna indicazione circa il periodo e l’anno in cui queste opere precedentemente inedite sono state scritte. L’unico racconto del quale si conosce la data è “L’Enigma del V 51” che è stato scritto nel 1951.


* * * * *



Urania Collezione #073, Febbraio 2009:
Mondadori Editore
"Segnali dal Sole" (Les Signaux du Soleil, 1943)
di Jacques Spitz
Traduzione: Laura Serra
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea
Qui Scheda - Libro

Osservatorio del Pic du Midi, negli Alti Pirenei. Un giovane astronomo nota l'apparizione di macchie solari più chiare del normale e stabilisce che si tratta di segnali: ma da parte di chi? Sul Sole non si può vivere. I segnali devono venire da un altro pianeta e costituiscono un avvertimento per la Terra. Solo Philippe Bontemps, l'astronomo disposto a giocarsi la carriera, intuisce la tremenda verità, e quando l'atmosfera terrestre comincia ad essere risucchiata nello spazio... Alt! 
Aggiungiamo solo che Segnali dal sole è un altro irriverente capolavoro del più irriducibile autore della sf "nera".




Urania Collezione #105, Ottobre 2011:
Mondadori Editore
"L'Occhio del Purgatorio" (L'oeil du purgatoire, [1945] 1972)
di Jacques Spitz
Traduzione: Bianca Russo e Giuseppe Lippi
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea
Qui Scheda - Libro

Questa è una strana storia anche per una rivista come Urania, che di storie strane ne ha pubblicate tante. Ne è autore uno scrittore francese morto nel 1963, che visse a Parigi, solo e ignorato, senza mai leggere un libro di fantascienza. I suoi maestri furono Kant e Valéry. e si sa che ebbe una predilezione per Pirandello, ma che la sua opera, rimasta del resto sempre ai margini della fama, fu soprattutto influenzata dal surrealismo. Nel 1945 pubblicò senza alcun successo questo "Occhio del purgatorio", una macabra, rigorosa, progressiva allucinazione, che comincia da un casuale incontro sul "boulevard" con un vecchio in bombetta, e procede, si gonfia, dilaga in una "inversione temporale" di straordinario effetto. Oggi Spitz è stato riscoperto e rivalutato, forse perché la sua 
                                                                 sarcastica, sprezzante compassione per l'uomo, le sue visioni                                                                            d'incubo, non sembrano più così eccessive nel caos stralunato                                                                            del nostro tempo. (Fruttero & Lucentini)


Autore dalla scrittura fluida e fresca ma anche particolarmente incisiva (sopratutto nelle immagini, vista l'influenza subita dal surrealismo), dotato di tagliente ed acuta ironia in grado di grattare la superfice delle cose e mostrarci quello che si nasconde sotto, dissacrante, eclettico, irriverente, diretto. Per Spitz l'evento scientifico è sempre e solo il pretesto che mette in moto la vicenda e che gli permette di dissertare sul mondo, la vita e gli Esseri Umani.

Ne "L'Occhio del Purgatorio" il parabacillo estratto dalla Lepre Siberiana infetta il nervo ottico del protagonista donandogli la capacità di vedere non il futuro bensì il "presente invecchiato", ovvero vede le cose che lo circondano nello stato in cui saranno nel futuro; un presente sempre più invecchiato man mano che l'infezione progredisce, quindi mentre inizialmente il protagonista si limita a vedere la barba sul suo volto appena rasato, il vino che sembra gia piscio, la sua ragazza che assume via via la fisionomia di una anziana, le lamette per radersi nuove gia arrugginite…. alla fine si ritroverà a vedere zombi ambulanti, persone con la carne marcia attaccata all'osso, addirittura scheletri ambulanti, e Parigi ridotta in polvere... Questo viaggio del protagonista nella causalità lo porterà a trovarsi faccia a faccia con un pianeta morente e con indefinibili spettri, sempre più lontano dal mondo fisico causale e più vicino al mondo delle pure idee. Non voglio anticipare nulla della trama quindi vi invito ad intraprendere questo viaggio nella causalità, la dove il normale rapporto causa-effetto non esiste più, dove appare sempre più evidente il vano significato delle forme e dell’apparenza, un agghiacciante ed immaginifico viaggio osservato con l’Occhio del purgatorio.

In “Le Mosche” il futuro della razza Umana è messa a dura prova da una nuova razza di Mosche intelligenti; ne "L’Uomo Elastico" lo spunto è offerto dalla miniaturizzazione e dall’accrescimento fisico dei microbi oltre che degli esseri umani. Romanzi cinici e divertenti piene di trovate che si susseguono a ritmi elevatissimi; come scrive il francese Pierre Versins "leggere L'Uomo Elastico significa comprendere, infine, che gli Uomini sono simili ma nient'affatto uguali".

Segnali dal Sole” (che ha uno stile quasi caricaturale, caratteristica che ritroveremo anche in “La Guerra Mondiale n.3”) ci racconta di 2 civiltà aliene che sottraggono Ossigeno ed Azoto dall’atmosfera Terrestre, causando enormi danni e sconvolgendo la faccia del nostro Pianeta.
Come reagiranno le grande Potenze Terrestri? Quali provvedimenti verranno messi in atto dagli scienziati Terrestri? Riuscirà l'umanità a far fronte comune contro la minaccia?
Parlando di “cose umane” sembra che non possa esistere bene o male e che invece tutto sia raffazzonato, che tutto avvenga come conseguenza di accordi e convenienze, che tutto accada come se non ci fosse mai un domani….

"Colpevoli di esserci addormentati tra le delizie di un mondo che avevamo creduto per sempre asservito ai nostri capricci, abbiamo avuto un risveglio terribile..." (cit. da Segnali dal Sole)

"Non è affatto sicuro che la sete di conoscenza sia legittima, che il progresso non sia una corsa verso l’abisso, che il rimedio della scienza, la quale a piccole dosi ha un effetto terapeutico, a dosi più forti non si trasformi nel veleno che ha ucciso gli Dei” (cit. da L’Uomo Elastico)




Urania Collezione #156, Gennaio 2016:
Mondadori Editore
"La Guerra Mondiale n.3" (La Guerre Mondiale n.3, 2009)
di Jacques Spitz
Traduzione: Giuseppe Lippi
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea e digitale

LA GUERRA MONDIALE N°3
Mai, da che mondo è mondo, la prospettiva di una guerra ha scoraggiato qualcuno.” Comincia con questa riflessione la cronaca della guerra mondiale n°3, una delle tante eppure unica, l’ultima di una serie ma non la definitiva. Il conflitto vede i russi padroni in breve tempo dell’Europa occidentale e dell’Africa; l’Inghilterra soccombe dopo un’eroica resistenza, l’America ha piani a lungo termine e per il momento resta a guardare. Poi, quando le bombe atomiche hanno colto il primo sangue e le armi batteriologiche il secondo, arriva l’ultimo flagello… Uno sferzante romanzo inedito in cui Spitz racconta l’ultima spiaggia della civiltà con l’amore del paradosso caro alla sf, il “cinismo” del grande moralista e la lucidità dello storico.
SEI MACCHINE PER FABBRICARE IL FUTURO
                                                             Per la prima volta in Italia una scelta dei racconti del grande                                                                                visionario, sei avventure inedite di domani.



"Mai, da che mondo è mondo, la prospettiva di una guerra ha scoraggiato qualcuno.

Così inizia “La Guerra Mondiale n.3” nel quale si narra della rovinosa guerra, in piena era della Guerra Fredda, tra Russia e Stati Uniti. In quell'epoca la "terza guerra mondiale" era intesa come distruzione totale, cataclisma atomico, ma Spitz va ben oltre...perchè si sa: al peggio non c'è mai fine e tutto sommato basta trovare una "scusa"...

"Abbiamo bisogno di trovare una nobile necessità alla base di tutto, per consolarci degli orrori che le guerre ci obbligano a ripercorrere, dei mali che infliggono alla sventurata specie Umana" (cit. da La Guerra Mondiale n.3).

Come dicevo prima, diversi romanzi di Spitz non furono pubblicati all'epoca perchè "si tratta di Science Fiction"; invece per questo "La Guerra Mondiale n.3" è interessante leggere il motivo del rifiuto addotto da una delle principali CE francesi dell'epoca: "Given the current political atmosphere, it is not possible for us to publish your novel. Despite its fictional character, the events it describes are too plausible.
Publishing your story would no doubt bring down upon us the rightful wrath of the public, who are already very much alarmed by these dark days.
"
Insomma... Troppo reale, troppo plausibile...

Lo scenario dipinto da Spitz è davvero terribile ed a volte questo romanzo mi ha fatto pensare a “L'Ultima Spiaggia" di Nevil Shute; ma se “L’Ultima Spiaggia” era desolazione, impotenza, rabbia, frustrazione e dolore, “La Guerra Mondiale n.3” è invece un vago e cinico sorriso. 
Gia, proprio quello che affiorerà sulle vostre labbra durante la lettura di questo e degli altri romanzi di Spitz. Perché dopotutto l’Opera di Spitz, complessa ed analizzabile da varie angolazioni, ha un minimo comun denominatore evidente: l’assurdità dell’Essere Umano, l’incomprensibilità (o se volete la banale semplicità) delle motivazioni che si nascondono dietro le azioni degli Esseri Umani. Persino nei passaggi più impegnativi, drammatici e significativi delle sue opere, l’ironia ed il cinismo di Spitz alleggeriscono tutto e riescono a far passare in secondo piano tutto ciò che non riguarda l’intima essenza degli esseri umani, riescono a intaccare la superficie delle cose ed a far cadere le maschere dell’Uomo; lo sguardo di noi lettori affronta a viso aperto lo sguardo dell’Uomo, ed in fondo ai suoi occhi riusciamo a scorgere piccole parti di quella che è la sua vera essenza; quello che vediamo non ci piace…non può piacerci… eppure c'è qualcosa di familiare... in qualche modo ci sembra di star fissando uno specchio…
Spitz nutriva un po di fiducia nei confronti dei suoi simili? Sembrerebbe di no… (sebbene il finale di “Segnali dal Sole” lascia aperto uno spiraglio all’Amore).
E se da una parte l’Uomo è al centro dei suoi romanzi, dall’altra Spitz mette in evidenza come l’Uomo non sia al centro dell’Universo e quanto esso possa essere insignificante, casuale e non necessario.
Tutto questo appare evidenti, a mio avviso, nei 6 fulminanti racconti che vanno a formare “Sei Macchine per fabbricare il futuro”, nei quali le sembianze dell’Uomo coincidono sempre più con quelle di un pagliaccio e addirittura la Terra e la Razza Umana sono considerate un pericolo per l’intero universo e il “futuro fabbricabile” altro non può essere che un gran pasticcio se non un enorme disastro.
Voglio riportare questa bella frase di Giuseppe Lippi nella quale lui parla de “L’Occhio del Purgatorio” ma che, a mio avviso, stigmatizza l’intera opera di Jacques Spitz: “L’Occhio del Purgatorio è un viaggio al termine dell’essere che esplora la condizione abissale in cui brancoliamo come ciechi, credendoci visionari.

Le visioni d’incubo di Spitz non sembrano più così eccessive nel caos stralunato del nostro tempo” 
(Fruttero e Lucentini)


Sfogliando UCZ

I 3 volumi di Urania Collezione dedicati a Jacques Spitz (UCZ #073, UCZ #105 ed UCZ #156) ci offrono anche interessantissimi spunti critici a proposito dell’opera di Spitz con brevi saggi ad opera di Giuseppe Lippi, Pierre Versins, Laura Serra e Gianfranco De Turris; e ritroviamo l’immancabile biografia italiana dell’autore curata da Ernesto Vegetti ed Andrea Vaccaro.
Nell’UCZ #156 troviamo anche una breve sezione extra contenente un bel racconto di Paolo Aresi (“Korolev, traiettoria orbitale marziana”) e la rubrica La Gaia Scienza (che ci propone “Il progettista Capo”, articolo firmato da Paolo Aresi e dedicato ad uno dei padri dell’astronautica ed il dossier “Macroingegneria Planetaria” firmato da Fabio Feminò).

Jacques Spitz ha lasciato oltre 6000 pagine di manoscritti, tra romanzi e diari personali, custoditi nella Biblioteca Nazionale di Francia. Spero sinceramente che prossimamente possano essere pubblicate altre sue opere ancora inedite.
N.B. Tutte le opere di Spitz tradotte in italiano sono reperibili nei 3 volumi di Urania Collezione di cui abbiamo parlato con l’eccezione di “L’Uomo Elastico” presente solamente nel volume “Incubi Perfetti” pubblicato nella serie madre Urania.


QUI potete trovare un approfondimento sulla vita di Jacques Spitz firmato dall’amico Nick Parisi e pubblicato sul suo blog, Nocturnia.
Qui potete leggere la recensione di Massimo Citi a "La Guerra Mondiale n.3" (dal Blog Librinuovi.net ).

Vai a "UCZ INTRO: Sfogliando Urania Collezione" per la lista completa dei volumi di UCZ ed altre informazioni sulla collana.



Arne Saknussemm       







UCZ #156, UCZ #105, UCZ #073: Visioni di JACQUES SPITZ

Questo appuntamento con "Sfogliando UCZ" ci porta una (spero gradita) novità: la sinergia tra due blog che si occupano principalmente di Fantascienza, ovvero il nostro Cronche di un Sole Lontano ed il bel blog dell'amico Nick Parisi, Nocturnia.
L'occasione è di quelle ghiotte e ci offre il pretesto ideale per tentare la cosa: Urania Collezione pubblica questo mese un Romanzo e 6 Racconti inediti del visionario autore francese Jacques Spitz (ed è solo grazie ad Urania-Mondadori se 4 romanzi e 6 racconti dell'autore francese sono stati tradotti in italiano ed offerti finalmente al Popolo Lettore).
Con questa operazione io e Nick Parisi tentiamo di offrire un breve ritratto di Jacques Spitz mettendo insieme le poche informazioni che si hanno dell'autore francese e della sua opera; di seguito cercherò di offrire una concisa panoramica delle opere di Spitz tradotte in Italiano, mentre Nick ci offre una bella scheda sulla vita dell'autore e sulla sua narrativa in generale.
Se l'operazione avrà successo potremo magari replicarla in futuro ma indipendentemente da questo tanto io quanto Nick siamo contenti di poter unire le nostre forze, di tenderci una mano sperando di dare il nostro, seppur minimo, contributo alla diffusione della Fantascienza in Italia; sappiamo bene come l'ambiente fantascientifico italiano sia disgregato e quanta competitività viene messa in campo da autori, blogger, appassionati e lettori...noi, da parte nostra, poniamo intanto quello che Nick definisce "un altro mattone nell'edificio della Pax Fantascientifica tra Blogger ed appassionati",  e contenti di farlo con un autore che attraverso le sue opere ha costantemente messo a nudo la fragilità del nostro essere umani e l'assurdità e l'incomprensibilità degli umani istinti.




Jacques Spitz, autore francese nato in Algeria nel 1896, è oggi considerato (dalla critaca d'Oltralpe) uno dei grandi del fantastico francese, insieme a Jules Verne, Rosny e Renard; considerato anche l'anello di congiunzione tra il romans fantastiques francese e la Science Fiction vera e propria (che sarà rappresentata succesivamente da autori come Renè Barjavel); il suo stile particolarissimo, profondamente influenzato dal surrealismo degli anni '20 oltre che da Kant, Valèry e Pirandello, modella una satira tragicomica su scala cosmica dai contorni inediti; e proprio a causa della particolarità delle sue opere, Spitz non ebbe vita facile nel mondo dell'editoria francese degli anni '30 e '40; molti editori motivavano il rifiuto dei suoi romanzi dicendo che questi non erano pubblicabili nelle collane "classiche", che sarebbe stata necessaria una nuova collana di narrativa d'anticipazione o di Science Fiction e che, visti gli anni che correvano, quella della nuova collana era una strada non praticabile dalle CE francesi; e difatti i romanzi di Spitz che furono pubblicati mentre l'autore era ancora in vita furono pubblicati come romanzi fantastici. Ma la maggior parte delle opere di Spitz restarono inedite e saranno pubblicate                                                          solo parecchi anni dopo la morte dell'autore.


Di Jacques Spitz non se ne sa molto. Sappiamo che ha partecipato alla prima ed alla seconda Guerra Mondiale, che è stato prima studente del Politecnico e poi ingegnere ma che le attività alle quali dedicava più tempo erano la letteratura e la scrittura e le sue principali ambizioni erano puramente spirituali. Uomo dalla personalità complessa, schivo, solitario, mai accomodante; un personaggio davvero particolare: cliccate QUI per approfondire maggiormente con Nick Parisi.

Spitz (morto nel 1963, all'età di 67 anni) in vita non conobbe ne fama ne gloria (nonostante 3 dei suoi romanzi, ovvero "Le Mosche", "L'Uomo Elastico" e "L'Occhio del Purgatorio", siano ritenuti capolavori del genere), l'importanza delle sue opere per l'evoluzione della SF in Francia e per la letteratura francese in genere è stata riconosciuta solo dopo la sua morte e nel corso degli anni sono stati pubblicati diversi suoi testi ancora inediti.

In Italia è grazie ad Urania se abbiamo la possibilità di leggere una buona parte delle opere di Spitz.
Il capolavoro di Spitz, "L'Occhio del Purgatorio", fu pubblicato in Francia nel 1972 e solo un anno dopo arrivò sulle pagine dell'Urania di Fruttero e Lucentini (Urania n.622 del Luglio 1973; ristampato sull'Urania n.987 del Gennaio 1985, entrambi con una splendida copertina di Karel Thole. Ristampato ancora nel 1992 sui Classici Urania n.183).
Nel Maggio del 2006 Urania pubblica "Incubi Perfetti", antologia contenente 2 romanzi brevi inediti in Italia, ovvero "Le Mosche" e "L'Uomo Elastico".
Un altro inedito di Jacques Spitz, "Segnali dal Sole" (UCZ #073), arriva nel febbraio 2009 ed inaugura la serie di volumi di Urania Collezione dedicati all'autore francese.
Nel 2011 UCZ propone una ristampa riveduta, reintegrata ed annotata (rispetto alle vecchie edizioni Urania) de "L'Occhio del Purgatorio" (UCZ #105, in appendice c'è anche il romanzo "Le Mosche") e pochi giorni fa la CE di Segrate pubblica un volume contenente un romanzo e sei racconti inediti.

Nel 2009 in Francia esce un Omnibus dedicato a Spitz; il volume, intitolato "Joyeuses Apocalypses", contiene: L'uomo Elastico, Le Mosche, La Guerra Mondiale n.3 e 6 racconti inediti riuniti sotto il titolo "Sei Macchine per fabbricare il Futuro".
Ed è Giuseppe Lippi, il curatore di UCZ, la persona che si deve ringraziare per aver portato in Italia tutte queste opere (e per averne tradotte alcune), per averle fatte tutte confluire nella collana Urania Collezione e per aver dato ai lettori italiani la possibilità di conoscere questo importante e particolare autore francese attraverso le sue opere più significative.
Il numero di UCZ in edicola questo mese contiene infatti tutte le opere presentate in "Joyeuses Apocalypses" ed ancora inedite in italia, ovvero il romanzo "La Guerra Mondiale n.3" e 6 racconti (riuniti sotto al titolo "Sei Macchine per fabbricare il futuro") ovvero: Dopo l'Era Atomica, Il Naso di Cleopatra, Intervista a un Disco Volante, L'Enigma del V 51, Le Vacanze del Marziano, Il Segreto dei Microbi.


Purtroppo tra le carte di Spitz non è stata trovata nessuna indicazione circa il periodo e l’anno in cui queste opere precedentemente inedite sono state scritte. L’unico racconto del quale si conosce la data è “L’Enigma del V 51” che è stato scritto nel 1951.


* * * * *



Urania Collezione #073, Febbraio 2009:
Mondadori Editore
"Segnali dal Sole" (Les Signaux du Soleil, 1943)
di Jacques Spitz
Traduzione: Laura Serra
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea
Qui Scheda - Libro

Osservatorio del Pic du Midi, negli Alti Pirenei. Un giovane astronomo nota l'apparizione di macchie solari più chiare del normale e stabilisce che si tratta di segnali: ma da parte di chi? Sul Sole non si può vivere. I segnali devono venire da un altro pianeta e costituiscono un avvertimento per la Terra. Solo Philippe Bontemps, l'astronomo disposto a giocarsi la carriera, intuisce la tremenda verità, e quando l'atmosfera terrestre comincia ad essere risucchiata nello spazio... Alt! 
Aggiungiamo solo che Segnali dal sole è un altro irriverente capolavoro del più irriducibile autore della sf "nera".




Urania Collezione #105, Ottobre 2011:
Mondadori Editore
"L'Occhio del Purgatorio" (L'oeil du purgatoire, [1945] 1972)
di Jacques Spitz
Traduzione: Bianca Russo e Giuseppe Lippi
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea
Qui Scheda - Libro

Questa è una strana storia anche per una rivista come Urania, che di storie strane ne ha pubblicate tante. Ne è autore uno scrittore francese morto nel 1963, che visse a Parigi, solo e ignorato, senza mai leggere un libro di fantascienza. I suoi maestri furono Kant e Valéry. e si sa che ebbe una predilezione per Pirandello, ma che la sua opera, rimasta del resto sempre ai margini della fama, fu soprattutto influenzata dal surrealismo. Nel 1945 pubblicò senza alcun successo questo "Occhio del purgatorio", una macabra, rigorosa, progressiva allucinazione, che comincia da un casuale incontro sul "boulevard" con un vecchio in bombetta, e procede, si gonfia, dilaga in una "inversione temporale" di straordinario effetto. Oggi Spitz è stato riscoperto e rivalutato, forse perché la sua 
                                                                 sarcastica, sprezzante compassione per l'uomo, le sue visioni                                                                            d'incubo, non sembrano più così eccessive nel caos stralunato                                                                            del nostro tempo. (Fruttero & Lucentini)


Autore dalla scrittura fluida e fresca ma anche particolarmente incisiva (sopratutto nelle immagini, vista l'influenza subita dal surrealismo), dotato di tagliente ed acuta ironia in grado di grattare la superfice delle cose e mostrarci quello che si nasconde sotto, dissacrante, eclettico, irriverente, diretto. Per Spitz l'evento scientifico è sempre e solo il pretesto che mette in moto la vicenda e che gli permette di dissertare sul mondo, la vita e gli Esseri Umani.

Ne "L'Occhio del Purgatorio" il parabacillo estratto dalla Lepre Siberiana infetta il nervo ottico del protagonista donandogli la capacità di vedere non il futuro bensì il "presente invecchiato", ovvero vede le cose che lo circondano nello stato in cui saranno nel futuro; un presente sempre più invecchiato man mano che l'infezione progredisce, quindi mentre inizialmente il protagonista si limita a vedere la barba sul suo volto appena rasato, il vino che sembra gia piscio, la sua ragazza che assume via via la fisionomia di una anziana, le lamette per radersi nuove gia arrugginite…. alla fine si ritroverà a vedere zombi ambulanti, persone con la carne marcia attaccata all'osso, addirittura scheletri ambulanti, e Parigi ridotta in polvere... Questo viaggio del protagonista nella causalità lo porterà a trovarsi faccia a faccia con un pianeta morente e con indefinibili spettri, sempre più lontano dal mondo fisico causale e più vicino al mondo delle pure idee. Non voglio anticipare nulla della trama quindi vi invito ad intraprendere questo viaggio nella causalità, la dove il normale rapporto causa-effetto non esiste più, dove appare sempre più evidente il vano significato delle forme e dell’apparenza, un agghiacciante ed immaginifico viaggio osservato con l’Occhio del purgatorio.

In “Le Mosche” il futuro della razza Umana è messa a dura prova da una nuova razza di Mosche intelligenti; ne "L’Uomo Elastico" lo spunto è offerto dalla miniaturizzazione e dall’accrescimento fisico dei microbi oltre che degli esseri umani. Romanzi cinici e divertenti piene di trovate che si susseguono a ritmi elevatissimi; come scrive il francese Pierre Versins "leggere L'Uomo Elastico significa comprendere, infine, che gli Uomini sono simili ma nient'affatto uguali".

Segnali dal Sole” (che ha uno stile quasi caricaturale, caratteristica che ritroveremo anche in “La Guerra Mondiale n.3”) ci racconta di 2 civiltà aliene che sottraggono Ossigeno ed Azoto dall’atmosfera Terrestre, causando enormi danni e sconvolgendo la faccia del nostro Pianeta.
Come reagiranno le grande Potenze Terrestri? Quali provvedimenti verranno messi in atto dagli scienziati Terrestri? Riuscirà l'umanità a far fronte comune contro la minaccia?
Parlando di “cose umane” sembra che non possa esistere bene o male e che invece tutto sia raffazzonato, che tutto avvenga come conseguenza di accordi e convenienze, che tutto accada come se non ci fosse mai un domani….

"Colpevoli di esserci addormentati tra le delizie di un mondo che avevamo creduto per sempre asservito ai nostri capricci, abbiamo avuto un risveglio terribile..." (cit. da Segnali dal Sole)

"Non è affatto sicuro che la sete di conoscenza sia legittima, che il progresso non sia una corsa verso l’abisso, che il rimedio della scienza, la quale a piccole dosi ha un effetto terapeutico, a dosi più forti non si trasformi nel veleno che ha ucciso gli Dei” (cit. da L’Uomo Elastico)




Urania Collezione #156, Gennaio 2016:
Mondadori Editore
"La Guerra Mondiale n.3" (La Guerre Mondiale n.3, 2009)
di Jacques Spitz
Traduzione: Giuseppe Lippi
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea e digitale

LA GUERRA MONDIALE N°3
Mai, da che mondo è mondo, la prospettiva di una guerra ha scoraggiato qualcuno.” Comincia con questa riflessione la cronaca della guerra mondiale n°3, una delle tante eppure unica, l’ultima di una serie ma non la definitiva. Il conflitto vede i russi padroni in breve tempo dell’Europa occidentale e dell’Africa; l’Inghilterra soccombe dopo un’eroica resistenza, l’America ha piani a lungo termine e per il momento resta a guardare. Poi, quando le bombe atomiche hanno colto il primo sangue e le armi batteriologiche il secondo, arriva l’ultimo flagello… Uno sferzante romanzo inedito in cui Spitz racconta l’ultima spiaggia della civiltà con l’amore del paradosso caro alla sf, il “cinismo” del grande moralista e la lucidità dello storico.
SEI MACCHINE PER FABBRICARE IL FUTURO
                                                             Per la prima volta in Italia una scelta dei racconti del grande                                                                                visionario, sei avventure inedite di domani.



"Mai, da che mondo è mondo, la prospettiva di una guerra ha scoraggiato qualcuno.

Così inizia “La Guerra Mondiale n.3” nel quale si narra della rovinosa guerra, in piena era della Guerra Fredda, tra Russia e Stati Uniti. In quell'epoca la "terza guerra mondiale" era intesa come distruzione totale, cataclisma atomico, ma Spitz va ben oltre...perchè si sa: al peggio non c'è mai fine e tutto sommato basta trovare una "scusa"...

"Abbiamo bisogno di trovare una nobile necessità alla base di tutto, per consolarci degli orrori che le guerre ci obbligano a ripercorrere, dei mali che infliggono alla sventurata specie Umana" (cit. da La Guerra Mondiale n.3).

Come dicevo prima, diversi romanzi di Spitz non furono pubblicati all'epoca perchè "si tratta di Science Fiction"; invece per questo "La Guerra Mondiale n.3" è interessante leggere il motivo del rifiuto addotto da una delle principali CE francesi dell'epoca: "Given the current political atmosphere, it is not possible for us to publish your novel. Despite its fictional character, the events it describes are too plausible.
Publishing your story would no doubt bring down upon us the rightful wrath of the public, who are already very much alarmed by these dark days.
"
Insomma... Troppo reale, troppo plausibile...

Lo scenario dipinto da Spitz è davvero terribile ed a volte questo romanzo mi ha fatto pensare a “L'Ultima Spiaggia" di Nevil Shute; ma se “L’Ultima Spiaggia” era desolazione, impotenza, rabbia, frustrazione e dolore, “La Guerra Mondiale n.3” è invece un vago e cinico sorriso. 
Gia, proprio quello che affiorerà sulle vostre labbra durante la lettura di questo e degli altri romanzi di Spitz. Perché dopotutto l’Opera di Spitz, complessa ed analizzabile da varie angolazioni, ha un minimo comun denominatore evidente: l’assurdità dell’Essere Umano, l’incomprensibilità (o se volete la banale semplicità) delle motivazioni che si nascondono dietro le azioni degli Esseri Umani. Persino nei passaggi più impegnativi, drammatici e significativi delle sue opere, l’ironia ed il cinismo di Spitz alleggeriscono tutto e riescono a far passare in secondo piano tutto ciò che non riguarda l’intima essenza degli esseri umani, riescono a intaccare la superficie delle cose ed a far cadere le maschere dell’Uomo; lo sguardo di noi lettori affronta a viso aperto lo sguardo dell’Uomo, ed in fondo ai suoi occhi riusciamo a scorgere piccole parti di quella che è la sua vera essenza; quello che vediamo non ci piace…non può piacerci… eppure c'è qualcosa di familiare... in qualche modo ci sembra di star fissando uno specchio…
Spitz nutriva un po di fiducia nei confronti dei suoi simili? Sembrerebbe di no… (sebbene il finale di “Segnali dal Sole” lascia aperto uno spiraglio all’Amore).
E se da una parte l’Uomo è al centro dei suoi romanzi, dall’altra Spitz mette in evidenza come l’Uomo non sia al centro dell’Universo e quanto esso possa essere insignificante, casuale e non necessario.
Tutto questo appare evidenti, a mio avviso, nei 6 fulminanti racconti che vanno a formare “Sei Macchine per fabbricare il futuro”, nei quali le sembianze dell’Uomo coincidono sempre più con quelle di un pagliaccio e addirittura la Terra e la Razza Umana sono considerate un pericolo per l’intero universo e il “futuro fabbricabile” altro non può essere che un gran pasticcio se non un enorme disastro.
Voglio riportare questa bella frase di Giuseppe Lippi nella quale lui parla de “L’Occhio del Purgatorio” ma che, a mio avviso, stigmatizza l’intera opera di Jacques Spitz: “L’Occhio del Purgatorio è un viaggio al termine dell’essere che esplora la condizione abissale in cui brancoliamo come ciechi, credendoci visionari.

Le visioni d’incubo di Spitz non sembrano più così eccessive nel caos stralunato del nostro tempo” 
(Fruttero e Lucentini)


Sfogliando UCZ

I 3 volumi di Urania Collezione dedicati a Jacques Spitz (UCZ #073, UCZ #105 ed UCZ #156) ci offrono anche interessantissimi spunti critici a proposito dell’opera di Spitz con brevi saggi ad opera di Giuseppe Lippi, Pierre Versins, Laura Serra e Gianfranco De Turris; e ritroviamo l’immancabile biografia italiana dell’autore curata da Ernesto Vegetti ed Andrea Vaccaro.
Nell’UCZ #156 troviamo anche una breve sezione extra contenente un bel racconto di Paolo Aresi (“Korolev, traiettoria orbitale marziana”) e la rubrica La Gaia Scienza (che ci propone “Il progettista Capo”, articolo firmato da Paolo Aresi e dedicato ad uno dei padri dell’astronautica ed il dossier “Macroingegneria Planetaria” firmato da Fabio Feminò).

Jacques Spitz ha lasciato oltre 6000 pagine di manoscritti, tra romanzi e diari personali, custoditi nella Biblioteca Nazionale di Francia. Spero sinceramente che prossimamente possano essere pubblicate altre sue opere ancora inedite.
N.B. Tutte le opere di Spitz tradotte in italiano sono reperibili nei 3 volumi di Urania Collezione di cui abbiamo parlato con l’eccezione di “L’Uomo Elastico” presente solamente nel volume “Incubi Perfetti” pubblicato nella serie madre Urania.


QUI potete trovare un approfondimento sulla vita di Jacques Spitz firmato dall’amico Nick Parisi e pubblicato sul suo blog, Nocturnia.
Qui potete leggere la recensione di Massimo Citi a "La Guerra Mondiale n.3" (dal Blog Librinuovi.net ).

Vai a "UCZ INTRO: Sfogliando Urania Collezione" per la lista completa dei volumi di UCZ ed altre informazioni sulla collana.



Arne Saknussemm       







lunedì 25 gennaio 2016

NUOVI INCUBI: I MIGLIORI RACCONTI WEIRD

Nuovi incubi è l’edizione italiana di Year’s Best Weird Fiction, Vol. 1. Rispetto alla versione originale è stato inserito il racconto “Il suo sguardo” di Moreno Pavanello, già pubblicato su Hypnos numero 3 e vincitore della prima edizione del Premio Hypnos.

L’Year’s Best Weird Fiction è un progetto di collana ambizioso e innovativo. Dalla prefazione del curatore Michael Kelly si evince infatti che «non c’è mai stato un volume dedicato alle migliori opere weird dell’anno». In futuro Michael Kelly progetta di pubblicare altri numeri affidando ogni volume a un diverso esponente della letteratura weird. Secondo l’ideatore della collana, la scelta di cambiare di volta in volta il nome che lo affiancherà in copertina «darà alla serie una fresca e unica qualità, dato che ogni curatore regala la propria distintiva impronta al testo».




I volumi pubblicati per la collana sono già due. Un paio di anni fa è uscito Year’s Best Weird Fiction, Vol. 1, curato da Laird Barron, che raccoglie i migliori racconti del 2013. Invece nell’anno appena trascorso è uscito Year’s Best Weird Fiction, Vol. 2, curato questa volta da Kathe Koja, che  presenta i migliori racconti del 2014.

In Italia è arrivato, appunto, il primo volume a cura di Laird Barron. I ventidue racconti dell’antologia riflettono il punto di vista del curatore, che nella sua introduzione confessa di vedere «così tante sfumature di weird, così tante venature, e fin troppi strati nella storia fossile di questa particolare vena letteraria per proclamare “il più grande” o “il migliore” [racconto weird] con una qualsivoglia autorità». Ciò nonostante, la scelta dei racconti si è orientata verso quelli capaci di sorprendere, di lasciare un senso di inquietudine. Quei racconti che, una volta letti, fanno guardare il mondo «in modo diverso, con più sospetto».

Laird Barron
Il racconto weird dev’essere quindi capace, secondo Laird Barron, di riportare ogni aspetto della rassicurante vita moderna sotto una lente ostile, aliena. Così, una scala con un gradino di troppo ("Il diciannovesimo gradino" di Simon Strantzas) o una tempesta particolarmente violenta ("Bor Urus" di John Langan) possono spalancare le porte che si ergono su mondi minacciosi. Sono incalcolabili i varchi segreti che conducono verso nuovi piani della percezione, spazi extradimensionali che solo i sognatori esperti possono attraversare indenni. Perché sognare è pericoloso, può sconvolgere la psiche, soprattutto se il viaggio onirico passa attraverso terribili incubi.

Immaginate per un momento di avere partorito un mostro, come di fatto avviene nel racconto "Fox into lady" di Anne-Sylvie Saltzman. Oppure, se siete dei bravi poeti, considerate l'ipotesi che la Morte venga a trovarvi, prendendo in prestito la vostra anima in cambio di una poesia, come nel caso del racconto "Un piccolo demone" di Jeffrey Ford, uno dei più macabri, profondi e meglio riusciti dell'antologia di Laird Barron. E se un giorno vi svegliaste nel vostro appartamento, scoprendo che non solo tutte le parti elettriche della casa sono andate in blackout, ma che l'intero mondo è precipitato nel buio fitto, in una nube di un nero impenetrabile che annulla qualsiasi cosa avvolga tra le sue spire? L'angoscia della morte è un argomento chiave in un certo tipo di letteratura ed è ben rappresentata dal racconto "Nel limbo" di Jeffrey Thomas. Impossibile parlare di ogni singola storia in una raccolta così ricca e variegata, intensa e suggestiva come Nuovi incubi, arrivata in Italia con un tempismo perfetto e pronta a far assaporare la moderna letteratura weird a un popolo di lettori affamati da una dieta composta solo di fantasy e fantascienza. Oggi, come non mai, insieme al sense of wonder c'è un disperato bisogno di sense of weird. L'attesa che ha preceduto questa straordinaria raccolta delle Edizioni Hypnos ne è la diretta testimonianza.

F A

giovedì 21 gennaio 2016

DAVID G. HARTWELL (1941 - 2016)




Si è spento nella notte tra il 20 ed il 21 gennaio, all'età di 74 anni, David G. Hartwell, personaggio di spicco nel mondo del Fantasy e della Science Fiction; la morte è giunta inaspettata ed improvvisa in conseguenza ad un'emorragia cerebrale.
Lascia la moglie (Kathryn Cramer) e quattro figli (2 dei quali avuti da un precedente matrimonio).
David G. Hartwell ha dato tanto alla SF e, nello specifico, ha dato tanto a me; voglio ricordarlo così... attraverso i suoi bellissimi lavori.




David G. Hartwell ha lavorato presso diverse case editrici tra le quali Berkley Putnam, Pocket e Tor Books; è autore di svariati saggi critici sulla SF e sul Fantasy; editore delle riviste CosmosThe New York Review of Science Fiction; direttore della World Fantasy Convention e co-amministratore del Philip K. Dick Award.
Hartwell è molto conosciuto per le sue antologie annuali contenenti il meglio della narrativa breve (SF & Fantasy) prodotta.
Le antologie "Year's Best SF" iniziarono ad uscire nel 1996 (e fino al 2002 Kathryn Cramer è stata la sua Co-Editor) e contano in tutto 18 volumi.
18 volumi che coprono l'arco temporale che va dal 1995 al 2012, anno nel quale Hartwell decise di interrompere la serie. L'intera serie è stata pubblicata da Urania.
L'equivalente Fantasy della serie degli "Year's Best SF" è la serie degli "Year's Best Fantasy", curata insieme alla moglie Kathryn Cramer dal 2002 al 2010.
Entrambe le serie si sono piazzate stabilmente nella Top Ten delle classifiche delle migliori antologie stilata dai lettori di Locus.
Per le sue svariate attività di editor Hartwell ha ricevuto oltre 60 nominations agli Hugo Awards, ha vinto svariati premi tra i quali lo Hugo (per 3 volte), il World Fantasy Award, l' SF Chronicle e lo Skylark.
Nella sua carriera ha anche scoperto, lanciato o valorizzato moltissimi autori. (Fonte Wikipedia)




Qui trovate un elenco delle opere di Hartwell tradotte in Italiano; l'elenco è incompleto, aggiornato fino al 2009 a causa della morte del curatore del catalogo, Ernesto Vegetti (morto nel 2010).
Qui invece trovate l'elenco completo della serie Year's Best SF.

Questo è il sito personale di Hartwell.




Arne Saknussemm








L'UOMO CHE RICORDAVA TROPPO di Umberto Rossi


Da amante della fantascienza e lettore onnivoro, non potevo perdermi l’uscita in ebook de “L’uomo che ricordava troppo”. Subito sono stato incuriosito dal titolo, poi ho avvertito il richiamo del nome dell’autore, Umberto Rossi. Che per chi non lo conoscesse (ma davvero?) è uno dei massimi esperti di P. K. Dick, nonché traduttore (parliamo, oltre a Dick, di autori del calibro di Joe R. Lansdale e Thomas Disch) e scrittore a sua volta di fantascienza.
La cover è evocativa, di forte impatto, con un Vittoriano dalle scale rosso sangue, e la breve sinossi: “Johann Hageström non aveva ricordi del suo passato. In compenso ricordava eventi che non erano mai avvenuti”.
Il romanzo è ascrivibile all'ucronia, ma leggendolo ci si rende contro che è una summa di molti generi: un contenitore che ospita universi paralleli, dimensioni alternative, elementi storici-politici dell’Italia degli anni '70, con personaggi politici che sappiamo essere morti e che invece sono vivi e nel pieno del loro potere. Inoltre si avverte un sottile filo rosa (una storia d’amore), e molto altro ancora; in poche parole, una serie di trame e sottotrame, di generi, che si intrecciano tra loro.
Si può dividere la storia in due parti: la prima è più lenta, con meno dialoghi e scene, e serve a introdurre il personaggio principale, Johann Hageström, un traduttore che si trova nella difficile situazione di avere dei vuoti di memoria riguardanti il suo passato; vuoti colmati da ricordi ed eventi di una vita che sa di non aver mai vissuto, di giorni di guerra civile, bombardamenti e sparatorie che si alternano a momenti di quotidianità. A poco a poco, aiutato nella ricerca del suo passato dallo psichiatra Geldmann, Johann inizia a tenere un diario trascrivendo quei sogni dove si trova a vivere una vita passata, tra guerra, combattimenti, e a incontrare persone che sente di aver già conosciuto.
Umberto Rossi inserisce nel suo romanzo d’esordio (scritto 34 anni fa e finalista al premio Urania) moltissimi personaggi, tutti realistici, e riesce a fornire a ciascuno di loro una propria peculiarità. Oltre a Johann Hageström, traduttore e con un passato da scoprire (o da ricordare?), si fa la conoscenza di Ermete Speziali, Giovanna (donna che avrà un ruolo fondamentale), Matteo Bottai, (con la sua Ubiquitas Editrice) ed altri ancora; alcuni personaggi minori, altri no, ma tutti con un ruolo ben specifico. L’unica figura che sembra "sopra le righe" è quella del medico nazista Claubert, specialmente nel modo in cui parla. Presumo che sia una cosa voluta, per dargli un’immagine particolare (e in tal caso sono io che non l’ho colta).
Nella seconda parte le trame si moltiplicano e si incrociano, e bisogna prestare la massima attenzione. Ma per questo non c’è problema in quanto la tensione che l’autore crea non consente di staccarsi dalla lettura. Diventa necessario capire chi sia effettivamente Johann, dove vive e in quale epoca, e per farlo si deve arrivare alla parola fine.
C’è da rendere merito all’autore se nel leggere il romanzo si riesce ad avvertire la presenza di P. K. Dick (e non potrebbe essere altrimenti: l’humus del romanzo è completamente dickiano); "L’uomo che ricordava troppo" è onirico ma allo stesso tempo reale, spiazzante nel suo muoversi tra mondi e tempi diversi. A tratti mi sono fermato a pensare come potrebbe essere una trasposizione cinematografica e, devo essere onesto, credo ne verrebbe fuori un gran bel film di fantascienza. Le descrizioni di Roma, delle sue piazze e vie, dei parchi, varrebbero da sole il prezzo del biglietto.
In alcuni passaggi si avverte che è un romanzo scritto molti anni fa e successivamente riveduto, ma questo non toglie nulla al mio giudizio: lo consiglio sicuramente. Scoprirete così una lettura e una scrittura appassionante. Rimane solo da attendere la prossima storia di Umberto Rossi. Io sicuramente la leggerò.


L'UOMO CHE RICORDAVA TROPPO di Umberto Rossi 
edizione Delos, 3,99 euro ebook

ANDREA DI CARLO
 

martedì 19 gennaio 2016

ROBOT 76


Con le feste natalizie e la fine dell'anno è arrivato nelle vostre case il numero 76 di Robot. L'uscita invernale della rivista edita da DelosBooks presenta firme autorevoli e racconti di pregio.
Come d'abitudine apre il volume un racconto premiato con lo Hugo: Il giorno che il mondo si mise a testa in giù di Thomas Olde Heuvelt, una storia originale seppur forse troppo lineare nello sviluppo. Degno di nota è anche Henrietta di Paolo Aresi, autore che ci ha abituato a storie in cui il mito dell'esplorazione spaziale ha un ruolo centrale e il fascino della scoperta e della frontiera trasuda da ogni pagina. In questo caso Aresi ci racconta di una scoperta che potrebbe cambiare le sorti dell'umanità. A seguire Massimo Soumaré si avventurà nei deserti di Mondo 9 in Kareena, mentre ne I vagoni di Trainville venti racconti brevissimi (una pagina) si calano nelle atmosfere del mondo creato dall'immaginazione di Alain Voudì. Chiude il volume lo splendido Timbuctù, l'ora dei Leoni del grande Robert Silverberg, già pubblicato nella collana BDUSL, un pittoresco affresco ucronico in un'Africa che siede alla pari con le potenze mondiali al tavolo del potere.
Abbandonata la narrativa troviamo l'interessante intervento di Aliette de Bodard a Stranimondi e l'intervista ad Aldo Katayanagi, l'illustratore di Delos, che merita una menzione per una copertina fortemente evocativa. A seguire Umberto Rossi ci spiega perché la trilogia di Valis è (anche) fantascienza, mentre Sandro Pergameno accompagna il notevole racconto di Silverberg con un profilo d'autore sulla figura del grande scrittore.
Tirando le somme anche questo numero di Robot merita di stare nella vostra libreria, sia per una sezione saggistica che contiene, come in ogni numero, almeno un paio articoli di pregevole livello, sia per i soliti due o tre racconti meritevoli di menzione. Se da un lato l'idea di omaggiare le creazioni di autori della scuderia Delos con racconti brevissimi potrebbe alla lunga rivelarsi noiosa, dall'altro non si può non considerare che Delos continua a pubblicare diversi racconti vincitori dei principali premi internazionali. Se possiamo leggerli in italiano è grazie a Robot. Certo, non sempre tali racconti sono meritevoli e a volte ci si chiede come possano aver vinto premi così importanti, ma questo, oltre a non essere responsabilità di chi li traduce e li pubblica in Italia, non toglie che senza queste traduzioni rimarrebbe preclusa la possibilità ai lettori italiani di farsi un'idea su quello che viene considerato il meglio del panorama internazionale.

Vincenzo Cammalleri

lunedì 18 gennaio 2016

INTERVISTA A ROBERT SILVERBERG di Fabio Centamore


Tutti noi conosciamo le opere e la portata di Robert Silverberg per la storia della letteratura di fantascienza, forse non molti conoscono l'uomo. In questa intervista, che mi ha rilasciato qualche mese fa, ho tentato di farlo parlare di sé più che della sua opera. Tentativo riuscito in parte, il grande Bob non ha voluto aprirsi completamente (motivo per cui ho tenuto l'intervista nel cassetto). Oggi, dopo attenta rilettura, credo che quel poco che sono riuscito a tirargli fuori valga la pena di essere letto. E a voi lo sottopongo. Buona lettura.

Chi (o cosa) ti ha iniziato alla FS? Ci puoi raccontare delle tue prime esperienze con questo genere letterario?
Il mio primo contatto è stato con Ventimila leghe sotto i mari di Verne, che i miei genitori mi regalarono quando avevo circa dieci anni. Subito dopo, però, scoprii anche La macchina del tempo di H.G. Wells alla biblioteca pubblica. Successivamente, cercai di trovare altre cose del genere, così, non molto tempo dopo, appresi dell'esistenza delle riviste di fantascienza, “Amazing Stories”, “Planet Stories”, “Astounding Science Fiction”. Da lì in poi fui insaziabile.

Quanto sono importanti i tuoi studi universitari per la tua ispirazione? Quanto, invece, contano le tue esperienze dirette e le sollecitazioni derivanti dal nostro presente?
All'università ho potuto leggere i classici della letteratura mondiale, in particolare le tragedie greche, e ho anche imparato i concetti basilari di una struttura narrativa da essi; gli stessi concetti che ho messo in pratica da allora. Ho viaggiato molto nel corso di tutta la mia vita, ho visto culture e paesaggi alieni in prima persona; tutto questo ha avuto un valore enorme per la mia carriera di scrittore di FS. 

Pochi mesi fa (11 luglio) è stato l'anniversario della morte di
John W. Campbell. Che ricordo conservi di lui?
È stato una figura titanica, il vero dominatore del campo dell'editoria di FS quando all'inizio ne divenni lettore e anche dopo, quando ne divenni uno scrittore. Avevo vent'anni quando gli vendetti una delle mie storie per la prima volta, ero così eccitato per essere riuscito a a vendere una storia a John Campbell che non riuscii a chiudere occhio per tutta la notte. Fu come aver ricevuto una benedizione direttamente da Zeus (NDR.: Giove).

Frederik Pohl e Isaac Asimov, due persone molto importanti per te. Cosa hai potuto imparare dal primo e cosa dal secondo?
Fred, come editor, mi spingeva continuamente a scrivere al meglio delle mie capacità. Non si sarebbe mai accontentato di una storia di qualità appena inferiore. Spesso era molto duro con me, perfino quando accettava una mia storia, eppure da lui ho imparato davvero molto. Isaac, così prolifico ed estremamente articolato nel suo lavoro, è stato invece un'ispirazione costante, un modello da seguire.

Nella tua lunga carriera c'è qualcosa che non sei riuscito a realizzare? Perché?
Credo di aver realizzato tutto ciò che mi sono imposto di fare — dapprima semplicemente riuscendo a pubblicare delle storie, in seguito riuscendo a creare qualcosa che potrebbe costituire un importante contributo all'attuale letteratura di fantascienza.

In Italia stiamo ora leggendo molte delle tue storie: Passeggeri, L'imperatore e la  ”Maula”, Manoscritto trovato in una macchina del tempo, La festa di San Dioniso, Tempo da leoni a Timbuctu. Cosa rappresentano queste storie per la tua carriera? Quale parte della tua ispirazione rappresentano? Insomma, cosa potrebbero trovarvi i lettori italiani?
Non saprei. Penso che queste storie, scritte in diversi periodi, rappresentino alcune delle mie migliori opere, ma sinceramente non saprei dare una risposta precisa alle tue domande.

Come è stato lavorare al film di Columbus, L'uomo bicentenario? Ti sei trovato meglio a scrivere per la serie televisiva Ai confini della realtà? Secondo te c'è una significativa differenza fra TV e cinema?
Non sono stato coinvolto direttamente nella realizzazione del film L'uomo bicentenario.  La sceneggiatura è stata tratta dal romanzo che ho scritto dalla novella di Isaac, tuttavia il mio unico contributo al film è stato visitare un paio di volte il set per assistere alla lavorazione. Inoltre, non ho mai scritto per Ai confini della realtà. Purtroppo l'unica delle mie storie utilizzate nella serie è stata sceneggiata da Steve Barnes.

Cosa puoi consigliare a chi volesse iniziare a scrivere FS? Esistono delle regole irrinunciabili per scrivere una buona storia di fantascienza?
La storia dovrebbe svolgersi su un livello umano — dovrebbe, cioè, trattare un problema che coinvolge profondamente i personaggi — il problema, inoltre, dovrebbe anche scaturire da un'idea speculativa. Idealmente entrambi i problemi, umano e speculativo, dovrebbero risolversi in un unico climax.

L'ultima volta che sei stato in Italia, cosa hai apprezzato di più? Cosa, invece, non ti è proprio piaciuto?
Ero in Liguria, mi è piaciuto davvero molto il cibo — non è stata una gran sorpresa, visto che adoro il cibo italiano. Fanno una salsa al pesto davvero meravigliosa in Liguria. Non mi è piaciuto trovare un bel po' di pioggia durante il viaggio. Di solito non dovrebbe piovere sulla costiera mediterranea a maggio!

Cosa ci puoi dire dei tuoi progetti futuri?
Dal momento che non sono più in attività come scrittore, non posso parlarvi di nuove storie a cui sto lavorando. Principalmente, mi tengo occupato creando nuove edizioni delle mie opere, sia negli Stati Uniti che negli altri paesi. L'anno prossimo (NDR.: 2016) cercherò di mettere insieme una raccolta contenente molte delle mie prime storie, per gli attuali lettori sarà come leggerne di nuove.

Fabio Centamore