martedì 28 aprile 2015

ROBOT 74


Risultati immagini per robot 74


Il numero primaverile di Robot, il 74, è già nelle nostre case da diverse settimane. Con il nuovo anno sono cambiate le copertine che, per i numeri di questo 2015, saranno firmate da Aldo Katayanagi.
Dopo il consueto editoriale di Silvio Sosio, che questa volta ci mette in guardia dai rischi del giornalismo ai tempi di internet, si parte subito con uno splendido racconto di Ted Chiang dal titolo La Verità dei Fatti, la Verità dei Sentimenti. Il pluripremiato scrittore non si smentisce regalando ai lettori una storia divisa in due che racconta specularmente di come la tecnologia muta non solo la nostra vita, ma anche il modo nel quale pensiamo a noi stessi.
Altra firma notevole è quella di James Patrick Kelly  con il racconto Immersione Profonda, mentre ben quattro sono i racconti italiani che portano le firme di autori in ascesa come Stefano Paparozzi, Leonardo Patrignani e Piero Schiavo Campo, oltre all'illustre nome di Mauro Antonio Miglieruolo.
In Rendez-vous, Premio Robot per il 2015, Stefano Paparozzi racconta di un uomo alle prese con degli strani Déjà-vu che troveranno spiegazione solo alla fine di questo ottimo racconto.
Tu non esisti, di Leonardo Patrignani, ricorda da lontano le atmosfere di Matrix e lascia una certa inquietudine al lettore che più ama calarsi in una storia ben congeniata.
Progetto Intelligente, di Piero Schiavo Campo, riunisce con freschezza i temi già trattati da Clarke, in I Nove Miliardi di Nomi di Dio, e da Galouye, in Simulacron 3.
Infine Mario Antonio Miglieruolo, in Storie Senza Qualità, ci racconta di una sorta di gioco perverso ai danni di uno fra gli ultimi di una città non certo a misura d'uomo.
Ma Robot non è solo racconti e quindi c'è spazio per le  interviste a John Scalzi, Giuseppe Lippi e Leonardo Patrignani, e per un ottimo saggio di Piero Schiavo Campo su disegno intelligente e il principio antropico che fa da introduzione al suo splendido racconto.
Continua inoltre lo spazio dedicato a Michele Tetro e la sua rubrica Odiessee sulla Terra che questa volta ci parla dei temutissimi ghiacci, mentre ancora Lippi introduce il romanzo Sottomissione di Michel Houllebecq.
Ancora una volta un numero tutto da gustare. Buon appetito.

Cioè... buona lettura!
Vincenzo Cammalleri

I MISTERI DEL SACRO BOSCO DI BOMARZO di Valentina Evangelista e Emanuele Carosi


Titolo: I misteri del Sacro Bosco di Bomarzo
Autori: Valentina Evangelista
Illustrazioni: Emanuele Carosi
Casa editrice: Scienze e Lettere
Anno: 2014

Con questo libro, appartenente alla collana “ Terre Incantate” edito dalla casa editrice Scienze e Lettere, ci immergiamo in un cammino di fruizione e scoperta di luoghi magici e misteriosi custoditi dalla nostra splendida penisola.
“I misteri del Sacro Bosco di Bomarzo” (2014, pp. 108, € 15,00) è rivolto ad un pubblico di lettori dai 7 ai 12 anni e si propone di esaltare le meraviglie di molti dei luoghi italiani ricchi di storia e di fascino leggendario, incrementando così non solo il turismo, ma soprattutto la consapevolezza delle ricchezze artistiche in cui viviamo.
L’autrice, Valentina Evangelista, e l’illustratore, Emanuele Carosi, ci conducono in un mondo di storia, arte, simboli e colori con la grazia di chi sa parlare al cuore semplice e ricettivo dei bambini, senza passare inosservati ad un universo di adulti appassionati di fantasia e di mistero.
Il libro nasce dall’indelebile ricordo che l’autrice preserva nel cuore di una visita al Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, quando aveva solo 7 anni.
Il Parco dei Mostri fu commissionato nel 1552 a Pirro Ligorio dal principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, per commemorare la moglie Giulia Farnese, morta in giovane età. La struttura del giardino è assai insolita per i canoni dell’epoca per un utilizzo innovatore di proporzioni, prospettive e geometrie, e costituisce quindi un esempio unico nel suo genere nel panorama artistico mondiale.
La storia comincia con la presentazione dei due protagonisti principali, Aldo e Fiammetta, fratello e sorella di 10 e 6 anni, che dopo la scuola vanno a trovare il nonno pittore. E’ nella soffitta del nonno che avviene la scoperta di un quadro splendido e insolito, che ritrae un cavallo e un elefante su trampoli alti e sottilissimi, ma che subito dopo cambia forme e colori, aprendosi in un bosco pieno di statue.
La magia spigionata dal quadro si impadronisce di Fiammetta, risucchiandola e celandola agli occhi sbalorditi di Aldo. Sarà il desiderio di riportare indietro la sorellina a indurre Aldo ad affrontare un cammino misterioso e ricco di pericoli nel Bosco Sacro.
Sette sono le tappe che scandiscono il viaggio di Aldo nel Parco dei Mostri, come ogni statua che lo orna viene considerata da molti studiosi una tappa simbolica in un percorso di trasformazione, un processo che implica coraggio e che avviene attraverso la guida dei simboli, qui impersonati da eroi e dèi del passato, come Ercole, Plutone, Narciso, o dal riferimento a miti quali il vaso di Pandora, o ancora da figure mitologiche come Cerbero.
Ciò che permea il cammino intrapreso è la magia, quel qualcosa in più che rende un piccolo ragazzo coraggioso più forte di Ercole, più potente di Plutone e più scaltro di Asmodeo, l’anitieroe per eccellenza che per invidia e per paura nei confronti del proprio padrone, il principe Orsini, getta un incantesimo sulle statue del bosco, rendendole seminatrici di terrore. Da qui il nome di Parco dei Mostri.
La magia diventa, così, un indispensabile ingrediente perché tutti gli sforzi compiuti da un animo puro e volonteroso come quello di Aldo, possa trascendere la propria limitatezza e raggiungere lo scopo del proprio agire. Essa diviene paradossalmente un sostrato ordinario, conosciuto e controllato solo da coloro che prendono possesso dei propri desideri, sublimandone la natura per renderli consciamente vivida realtà.
E’ per questo che campeggia a grandi lettere rosse la scritta “ Ogni pensiero vola”, frase incisa sull’enorme bocca dell’orco, una sorta di soglia immaginaria attraverso cui avviene la trasformazione in vita di ogni giorno della magia che avvolge l’esistenza di grandi e piccini. Ed è soprattutto nella mente illimitata e feconda dei bambini che tutto ciò succede nel modo più spontaneo possibile, senza i costrutti artificiosi degli adulti, dove l’incantesimo del desiderio è spogliato del suo potere, rimanendo a rivestire l’ineffabile veste del sogno nel suo significato più inerme; una mente che non si lascia guidare da sentimenti di odio propri di alcuni, che lo esternano senza ritegno ma che non ne sanno spiegare l’origine: “Ma perché vi accanite così per far trionfare il male? Il Principe Orsini vi ha sognate, disegnate e fatte costruire con grande amore, dedicandovi tempo e dedizione: perché volete distruggere questo posto meraviglioso di cui voi statue siete le protagoniste?”.
E’ in questo modo che “I misteri del Sacro Bosco di Bomarzo” deve essere letto, con il candore di cuore proprio dei piccoli, che non concepiscono come realtà possibile, né desiderabile, la malvagità che conduce alla distruzione e all’autodistruzione.
Artemisia Birch
 

giovedì 23 aprile 2015

SIRENE di H. Di Giuseppe, F. Senatore e M. Vanda

Titolo: Sirene
Autori: Helga Di Giuseppe, Felice Senatore
Illustrazioni: Martina Vanda
Casa editrice: Scienze e Lettere
Anno: 2015

Si parla fin troppo spesso della mancanza di lettori, soprattutto per i generi relativi al fantastico. Editori, autori, appassionati, lamentano giustamente un generale disinteresse dei lettori e un prosciugarsi continuo e costante del bacino degli appassionati. Laddove prima c'era un fiume, oggi troviamo un rigagnolo o, addirittura, una pozzanghera. Ebbene esiste un pubblico di lettori naturalmente portati al fantastico, che vivono di fantastico e, attraverso le categorie del fantastico, filtrano ogni loro esperienza di vita. Un tale pubblico è fin'ora rimasto escluso dall'accesso alla lettura e perfino autori ed editori si disinteressano di loro, quasi snobbandoli più o meno involontariamente. Mi avete capito, si tratta dei bambini. I bambini sono naturalmente portati alla lettura, sono avidi di letture sempre nuove. Ogni esperienza di vita per un bambino è tradotta o traducibile in chiave fantastica, diventa un racconto. Iniziare i bambini alla lettura delle opere fantastiche (fantascienza, fantasy, horror o altro genere) è fondamentale per la sopravvivenza del genere letterario che più amiamo in questo paese. Eppure scrivere per i bambini non è assolutamente semplice, produrre letture fantastiche per un simile pubblico richiede un attento lavoro di progettazione e una buona dose di risorse. 
Ecco perché ho voluto esaminare quest'opera. Si tratta del secondo volume di una collana fantastica diretta ai bambini dai sei ai dodici anni. "Monstra", collana pubblicata dalla casa editrice Scienza e Lettere, si propone esattamente l'obbiettivo di iniziare i piccoli  alla lettura del fantastico e, al contempo, educarli ad una maggiore conoscenza della mitologia tradizionale italiana. In ogni volume della collana, insomma, verrà presentato un "mostro" della mitologia classica. Non aspettiamoci, dunque, mummie, zombie o vampiri, qui si parlerà di quelle creature ibride che popolano i miti dell'antichità e che spesso sono misconosciute se non addirittura ignote ai più.
Nel presente volume si parla di sirene, anzi di una particolare sirena: Partenope, il cui mito si congiunge con le vicende legate alla fondazione di Napoli. La prima cosa che sorprende un lettore adulto è la ricchezza delle illustrazioni e la loro sorprendente somiglianza con le decorazioni degli antichi vasi ritrovati nei siti archeologici di mezza Italia. Troverete che l'artista si è sforzata di riprodurre il tratto e lo stile degli antichi decoratori delle ceramiche greche, ricreando in parte il punto di vista con cui gli antichi dovevano percepire queste creature alate. Avete capito bene, ho detto "alate". L'aspetto originario delle sirene era alquanto diverso da quello che ci immaginiamo oggi. Non donne per metà pesce, ma uccelli dal busto, le braccia e i volti femminili. Questa ed altre piccole curiosità vengono svelate dal racconto di Partenope. Attingendo alle fonti archeologiche e alla letteratura antica (non a caso fra gli autori troviamo un'archeologa e uno storico), il racconto si dipana come una sorta di autopresentazione. Partenope racconta in prima persona, con una semplicità solare e coinvolgente, la sua nascita e le vicende di cui è stata protagonista insieme alle sorelle. Ne scaturisce un affresco vivo e coinvolgente non solo per i piccoli.


Fabio F. Centamore

martedì 21 aprile 2015

LA DONNA DEL FALCO di Marion Zimmer Bradley




L'indomani giunse alla fine dei boschi e si trovò in una vasta pianura dove non si scorgevano abitazioni umane. Alto nel cielo, un falco descriveva larghi giri; poi scese verso di lei e si posò sulla sua spalla. Le parve che il falco le parlasse nella mente, ma lei non lo capì, anche se aveva l'impressione di conoscerlo, di avere volato con lui…
(trad. di Riccardo Valla)

Quarta di copertina:
Aveva rinunciato al suo diritto di primogenitura e scelto la libertà che soltanto un uomo avrebbe potuto ottenere. Si chiamava Romilda, viveva fra gli animali della foresta e aveva il potere di comunicare con loro come se fossero umani: un dono rarissimo, che le dava il dominio sui falchi. Romilda era LA DONNA DEL FALCO.

Quindicesimo libro della serie Science-Fantasy di Darkover, LA DONNA DEL FALCO (Hawkmistress!, 1982) è stato scritto dalla compianta Marion Zimmer Bradley (1930-1999) per approfondire ulteriormente le turbolente Età del Caos, all'alba del secondo millennio della colonizzazione umana del pianeta. Collocato circa cento anni dopo le vicende narrate ne "La Signora delle Tempeste" (StormQueen!, 1978), questo romanzo, autoconclusivo e scorrevole come consueto, abbandona la visione corale dei primi tasselli del mosaico di Darkover per favorire il punto di vista di una protagonista forte e indomabile, tipica eroina dell'universo letterario della Bradley.
Gli appassionati rimarranno entusiasti dall'accuratezza nelle descrizioni e dalle atmosfere che, come in un dipinto preraffaellita, danno vita a un mondo complesso, immaginario e nostalgico, dove gli elementi propriamente fantasy prevalgono su quelli fantascientifici. In questo libro, non sono solo gli usi e i costumi dell'aristocrazia o dei Sapienti a essere descritti, ma anche quelli delle classi più umili, altrove trascurati. Quando la protagonista si ritrova prigioniera nel tugurio di montagna dove vive il boscaiolo Rory assieme all'anziana nonna, è come se l'autrice statunitense aprisse una finestra sulla vita dei contadini, abbrutiti dai sacrifici, privi di qualsiasi potere magico, succubi completamente di una natura, quella del mondo di Darkover, che è ruvida e spietata, fatta di lunghi inverni gelidi, tempeste improvvise ed estati contrassegnate da terribili incendi. In maniera simile si fa la conoscenza con la società delle Sorelle della Spada. Dai natali più diversi, queste donne hanno in comune la volontà di fuggire da una soffocante società patriarcale e vivere in maniera se non libera almeno autonoma, da guerriere. Inevitabilmente la giovane Romilda, quando il suo travestimento viene scoperto, vi trova asilo e una possibilità di vita dignitosa.
La ragazza infatti, per sottrarsi al destino delle fanciulle nate nelle famiglie nobili, rifiuta il matrimonio organizzatole dal padre, si traveste da ragazzo e fugge. Nel suo peregrinare per foreste e monti non è mai sola: grazie al potere dei MacAran (in lei particolarmente sviluppato) che le consente di instaurare un contatto empatico con le specie animali – soprattutto cavalli, uccelli e cani (o meglio con i loro equivalenti darkoveriani) -, il falco Preciosa, gli avvolti Diligenza, Prudenza e Temperanza, il cavallo Raggio di Sole diventono suoi fedeli amici e assurgono al ruolo di veri e propri coprotagonisti.
Si ritrovano in LA DONNA DEL FALCO tutte le tematiche care alla Bradley: l'amore romantico, le pulsioni sessuali spesso irrefrenabili, il rispetto per tutte le forme di vita. Forse la parte meno convincente del romanzo è il finale. A chi scrive pare affrettato e non risolve in maniera soddisfacente tutte le questioni aperte: qualche decina di pagine in più avrebbe fatto la felicità dei lettori, indubbiamente.
Un romanzo comunque evocativo, dipinto a tinte delicate e suggestive, ricco di riferimenti allegorici e simbolici, che vede una protagonista indimenticabile, sensuale, risoluta ed elegante assieme.

Marion ZIMMER BRADLEY, LA DONNA DEL FALCO (Hawkmistress!, 1982), trad. di Riccardo Valla, Editori Associati, collana TEADue (n. 30), pp. 359, 1989.

Stefano Sacchini

LA SENTINELLA di Claudio Vergnani

Andrea Di Carlo torna su Cronache di un Sole Lontano con la recensione dell'ultima fatica di Claudio Vergnani: LA SENTINELLA, romanzo fanta-horror pubblicato dalla casa editrice romana Gargoyle.

Sinossi:
Ecco il futuro. E molte cose sono cambiate: si è aperta un’era di uguaglianza e di spiritualità. Ciò che prima era privilegio delle classi agiate ora è alla portata di tutti. Niente più polizia, né esercito. Ma disastri naturali, catastrofi legate all’incuria, la sovrappopolazione dovuta alle direttive di una religione che pretende famiglie sempre più numerose, carestia e degrado hanno fatto del mondo un luogo inospitale e pericoloso. Il dilagare del cannibalismo, il proliferare di antiche sette legate al culto dei morti, la demenza indotta dall’uso di droghe letali, una fauna mutante mostruosa e antropofaga portano la Chiesa a istituire severe Selezioni per la formazione di Ordini scelti che mettano un freno ai pericoli. Nasce così l’Ordine delle Sentinelle. La Selezione per diventare Sentinella, però, non è solo dura, è disumana. E cosa succede se chi sopravvive rischia di ritrovarsi disumano a sua volta? Cosa succede se i prescelti si rivelano peggiori delle persone che dovrebbero combattere? Venite, signori, entrate nell’inferno sotto la protezione di una Sentinella. 

La Sentinella è un mix distopico-horror con un pizzico di thriller, dove i protagonisti sono gli uomini, con le loro miserie, le loro paure, con gli orrori che sono in grado di creare. Un mondo distrutto, allo sbando, gettato nel fango, dove i governi hanno subito una completa disfatta, una terra sovrappopolata, con l’accentramento delle persone nelle grandi città e con una la mancanza di cibo che porta ad episodi –dapprima sporadici, poi via via sempre più evidenti e grandi - di antropofagia. Dove la possibilità di sopravvivenza, seppur strano, è nei cimiteri, ed è li che le persone cominciano a stabilirsi.
Tutto questo consente alla Chiesa di ergersi come pastore, indicando la via della salvezza, spirituale e fisica. Passo successivo la creazione di un Ordine delle Sentinelle, ovvero guerrieri-killer, il cui compito è quello di proteggere le persone da loro stessi e dal Male. La figura della Sentinella diventa un’assurda dicotomia: da un lato persone fisicamente forti, capaci di gesti estremi e di uccidere, dall’altro lato persone dedite alla chiesa, alla messa e alle preghiere, quest’ultime usate addirittura durante la selezione, per formare fisicamente i candidati. Un esempio di provazione, di sofferenza fisica guidata dalla Chiesa e dalla spiritualità.

<Il vecchio sorrise.>
“Non gli fu lasciato molto tempo per parlare. Non per dire quello che avrebbe voluto, almeno. Si preferì fargli dire ciò che si voleva sentire. Che era pazzo, che era innocuo, che ci si poteva dimenticare di lui.”
“E lo fece?”
“Si, ma non prima di aver fatto capire che in un mondo di vivi, se vuoi cambiare la società, devi rovesciarla obbligando la gente a scardinare i propri ruoli stantii. Ma che in una società di morti… “ <Compì un gesto con la mano come a sminuire quanto stava dicendo.> “ Il suo era un agire simbolico. Tutto qui. Ma aveva un messaggio concreto.”

Il romanzo parte dalla Selezione, dove il protagonista (il cui nome rimarrà sconosciuto fino alla fine) si iscrive per cambiare vita, per avere un’aspettativa di sopravvivenza. La Selezione si dimostrerà fin dall’inizio terribile, terrificante, sovrumana, con punte di sadismo e crudeltà che non si associano ai valori della Chiesa, ma che da questa vengono usati per dare un Ordine, per formare chi dovrà mantenere l’ordine e per tenere lontano il male.
Vergnani tesse con abilità stilistica e con pillole filosofiche l'eterna lotta tra il bene e il male, portandolo nelle bassezze di una mondo in rovina, pieno di fango, cadaveri, dove la vita di un uomo non vale nulla...

“Credo che se Dio avesse veramente voluto punire l’uomo, Adamo ed Eva sarebbero morti, il diluvio ci avrebbe cancellato e Satana avrebbe dilagato sulla terra. Credo – che Egli mi perdoni- che volesse servirsi del castigo per obbligarci a riconoscere che la Creazione non è finita, che è tutt’ora in atto, e non finirà mai, e che è compito nostro sforzarci di riconoscerla, accettarla, amarla. E pagarne il prezzo, sapendo che è un prezzo altissimo”.
“Sarebbe bello e comodo progredire negli agi e nel piacere, ma sono la sofferenza, la fatica e la paura i cardini che ci indicano la via e ci conducono lontani da ciò che eravamo e più vicini a ciò che potemmo essere

L’autore è molto abile nel descrivere con precisione i personaggi, il loro carattere, i loro sentimenti, e un esempio è il personaggio principale, un eroe suo malgrado, la cui crescita personale viene narrata nel corso del romanzo, trovandoci così a percorrere con lui in prima persona gli accadimenti che lo coinvolgono.
L’innovazione, in un certo senso, riguarda anche quelli che sono i mostri, gli antieroi, i cattivi di turno: negli altri romanzi di Vergnani abbiamo trovato vampiri e zombie, qui troviamo invece il cattivo per eccellenza, l’uomo. I veri mostri, per l’autore, sono gli uomini.
A mio parere il libro si può dividere in tre parti; nella prima con l’iter della Selezione (e la presentazione del protagonista), e nella quale viene descritto il mondo distopico, caotico dove vive l’uomo, dove la crudeltà ha inizio. L’autore ha usato una buona metà del libro per narrare la massacrante  gara di corsa, resistenza fisica e mentale -e non solo - della Selezione, atta a circoscrivere gli eletti che, grazie al Signore, possono diventare aspiranti Sentinelle. Ed è nel buio e nella pazzia di questa “gara” che ci si rende conto di come il mondo sia sprofondato, della bassezza in cui è sprofondato l’uomo.
Nella seconda parte il protagonista si trova, assieme alla Sentinella Leah, in fuga con il Papa, inseguiti da Jaromir, altra Sentinella. Durante la fuga vengono aiutati da un personaggio particolare, il nonnino, e da Annika, una dei bambini con i quali vive. La loro storia, come si sono incontrati, come vivono, e che sentimenti nutre il nonnino verso i  bambini rende il pezzo veramente bello, drammatico e intenso. È  qui che il Papa comincia a diventare Carlos.
Una terza parte, che si frammenta a sua volta in due: senza voler spoilerare troppo, ci si avvia allo scontro epocale tra le forze del bene e del male, in uno scontro che farà scricchiolare i denti tale è l’intensità. Inoltre, ci lascerà il dubbio se abbia partecipato realmente il Maligno e Dio, oppure se il tutto si chiude all’interno dell’uomo, che racchiude in sé il germe della malvagità e della bontà.
Il secondo frammento che chiude la terza parte mi ha spiazzato, e riguarda interamente il protagonista. L’eroe è un umano, come umano era il mostro contro cui ha combattuto (ma è poi completamente vero?), e come tale ha quindi comportamenti e aspetti. La sua decisione finale, che non voglio descrivere, è la perfetta e bella chiusura di questo libro.
La Sentinella è un romanzo che deve essere letto da chiunque cerchi una lettura appassionante, forte, d’impatto, decisa, ma che al tempo stesso non è vuota o sterile, ci sono temi e aspetti che ci possiamo rivolgere come domande, è insomma uno di quei libri che non muore dopo aver girato l’ultima pagina, ma che continua a vivere dentro di noi anche se riposto nella libreria. Leggerlo vuol dire fare un tour incredibile, intenso ed emotivo, è un lungo romanzo che presenta più volti, offre più chiavi di lettura. Si passa dalla pura avventura, raccontata in presa diretta, emozionante, coinvolgente, forte e cruda, per passare alla visione distopica della Chiesa, delle città e degli uomini (di un prossimo futuro?), fino ad arrivare a toccare temi intimistici e filosofici. Trasporre il tutto in un romanzo distopico-horror è davvero notevole, e bisogna darne atto a Claudio Vergnani.

Claudio Vergnani, LA SENTINELLA, 464 pagine, editore Gargoyle Books, 2015, prezzo 18 € (cartaceo).

Claudio Vergnani è nato a Modena nel 1961. Conseguita la maturità classica, s'iscrive a giurisprudenza che lascia dopo qualche anno. Passa quindi da un mestiere all’altro – carriera militare, palestre di body building, ditte di trasporti, agenzie di pubblicità, società di consulenza – sempre perennemente fuori parte e costantemente in fuga. È autore della trilogia vampiresca Il 18° vampiro, Il 36° Giusto e L'ora più buia, e de I Vivi, i Morti e gli Altri, tutti pubblicati da Gargoyle. Ha pubblicato Per ironia della morte (Nero Press 2013) e Lovecraft's Innsmouth (Cthulhu apocalypse Vol. 1 2015, Dunwich Edizioni, versione ebook e in classifica horror Amazon).

Andrea Di Carlo 

lunedì 20 aprile 2015

URANIA HORROR N. 8: I FIGLI DELLA NOTTE (VOL. 1) di Robert E. Howard

Robert E. Howard è conosciuto in larghissima parte per i cicli di Conan il Barbaro e Solomon Kane, ma non tutti sono a conoscenza della sua produzione in termini di racconti puramente dell'orrore, in grado di rivaleggiare con i maggiori esponenti horror e weird della sua epoca. 
Nato nel 1906 e suicidatosi nel 1936, Robert Ervin Howard era molto apprezzato da H. P. Lovecraft, del quale fa sempre bene riproporre le citazioni sia per la loro qualità che per la loro autorevolezza bibliografica. In "Ricordo di Robert E. Howard" (articolo comparso nel volume In difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico, Sugarco Edizioni), Lovecraft scrive: «È  difficile descrivere con precisione ciò che rende tanto straordinarie le novelle del signor Howard; forse la verità è che lui stesso è presente in ciascuna di esse, si tratti o meno di storie commerciali. Era più grande di qualsiasi politica del profitto egli adottasse, perché anche quando faceva vistose concessioni a direttori guidati esclusivamente dal dio-denaro, da Mammona, e a critici della stessa risma, la sua innata forza e sincerità venivano sempre a galla, lasciando l'impronta della sua personalità su qualunque cosa scrivesse». E aggiunge: «La poesia del signor Howard non è meno rimarchevole della sua prosa. È permeata dell'autentico spirito della ballata e dell'epica, ed è contraddistinta da un ritmo pulsante e da immagini potenti di estrema qualità».
Con l’occasione, infatti, nell’edizione italiana (Urania Horror n. 8) dell’antologia The Horror Stories of Robert E. Howard (Del Rey, 2008), sempre con la traduzione di Laura Serra sono inserite fra i racconti numerose poesie. Mentre le storie sono presentate seguendo l’ordine cronologico delle loro pubblicazioni su riviste come “Weird Tales”, le posizioni delle poesie seguono una logica indipendente. Nota bene: l’edizione italiana è stata suddivisa in due volumi, e la seconda parte deve ancora uscire, sempre con Urania Horror.
Le trentasei storie presentate, tra racconti e poesie, sono molto articolate. Si va dai lupi mannari alle storie di fantasmi capaci di far invidia a specialisti come Ambrose Bierce. A proposito, lo sapete che se un lupo mannaro viene ucciso mentre ha sembianze di lupo, muore, ma se viene ucciso mentre ha sembianze umane, la sua anima perseguiterà il suo assassino per sempre? E se qualcuno vi dicesse che un lupo mannaro non è un uomo che assume l’aspetto di lupo ma un lupo che assume l’aspetto di uomo?
Solomon Kane e Conan il Barbaro non mancano di certo all’appello, ma sono presenti come sogni reali dei protagonisti nel perfetto stile del lovecraftiano Randolph Carter. I personaggi di Robert E. Howard precipitano occasionalmente in un sonno profondo e si ritrovano a vivere in lontane epoche perdute o in altri mondi veri e propri, nei panni dell’uno o dell’altro eroe.
I figli della notte  prende il nome dall’omonimo racconto che fa capo a una serie di storie basate sulle leggende nordiche legate al Piccolo Popolo. Leggende tramandate di bocca in bocca nei secoli dei secoli che parlerebbero di piccoli mostri umanoidi che avrebbero abitato nel sottosuolo. Sebbene tali leggende parlino di creature fantastiche quali folletti, gnomi e troll, dal punto di vista storico sembrerebbero esserci delle radici concrete legate alle etnie che abitavano l’Europa del Nord prima che venisse occupata dagli ariani: «una razza di bassi aborigeni di origine mongola, così in basso nella scala evolutiva da poter essere considerati a stento umani e tuttavia dotati di una loro precisa, benché ripugnante, civiltà». Il succo è questo, ma uno storico sarebbe di sicuro più chiaro e preciso al riguardo. In ogni caso, sono gli stessi personaggi dei racconti a fare un po’ di divulgazione antropologica prima di addentrarsi nelle loro tenebrose vicende.
Come se non bastasse, in I figli della notte s’incontrano morti viventi e stregoni, e si affrontano libri occulti come il Necronomicon nella traduzione originale greca e Culti innominabili di von Juntz (ma guai ad aprirli o anche solo a menzionarli).
In conclusione, quando viene fatto un buon lavoro editoriale bisogna dirlo. E questa antologia di Robert E. Howard è davvero ben fatta, con i suoi oscuri racconti tra il fantasy e l'horror in perfetto stile howardiano. Un'ultima lancia va spezzata in favore della traduzione: anche in assenza del confronto con la versione originale, l'uso delle parole in italiano è assolutamente evocativo e congeniale alla narrativa dell'orrore d'altri tempi. 

Flavio Alunni

domenica 19 aprile 2015

ACHELOO di Helga Di Giuseppe ed Emanuele Carosi


Titolo: Acheloo 
Autore: Helga Di Giuseppe
Illustrazioni: Emanuele Carosi 
Casa editrice: Scienze e Lettere  
Anno: 2014

E’ un vero e proprio tuffo nelle acque travolgenti della mitologia, quello che l’archeologa Helga Di Giuseppe ci propone con Acheloo (2014, pp.44, €13,00 ), edito da Scienze e Lettere (SeL) editore, quasi centenario, dell’Accademia dei Lincei.

Il libro è rivolto ad un pubblico di giovani lettori, in particolare dai 6 ai 12 anni, e fa parte di una collana inaugurata da pochi mesi, Monstra, che raccoglie e custodisce vicende incentrate su personaggi appartenenti alla casta dei vulnerati, esseri ibridi, in parte uomini, in parte animali o altro ancora, che per le loro strabilianti peculiarità hanno dovuto affrontare la gelosia furibonda degli dèi dell’Olimpo, riportandone umiliazioni e menomazioni.

Acheloo è la personificazione dell’Aspropotamo, poderoso fiume greco le cui acque impetuose gli fecero attribuire, nell’antichità, poteri eccelsi, secondi solo a quelli di Zeus. Viene ritratto come un toro dal volto umano, in grado di mutarsi in uomo o serpente pur mantenendo caratteristiche taurine, ed è allegoria della trasformazione, nei suoi aspetti antitetici della separazione e dell’unione.

In particolare, il libro affronta lo scontro tra Acheloo ed Ercole, entrambi affascinati dalla bellissima Deianira, figlia del re dell’Etolia. Per ottenere la mano della fanciulla, i due combattono senza risparmiarsi insulti e provocazioni, ed è proprio a causa degli insulti di Acheloo che si scatena la furia di Ercole.

Ogni avvenimento è raccontato in modo semplice e immediato, senza tuttavia scadere nell’ordinario: "Raccolta una manciata di polvere me la gettò addosso, cercò di prendermi, si mosse veloce fingendo di acchiapparmi per il collo, per le zampe e poi mi attaccò da tutte le parti, ma vani furono i suoi assalti che si infransero sulla solidità del mio corpo, come le onde del mare si infrangono sul solido scoglio senza scomporlo".

Ottima strategia di coinvolgimento è l’uso della narrazione in prima persona e il felice espediente del rivolgersi del protagonista direttamente al lettore: "Ciao, ti stai chiedendo perché ho un corno rotto e me ne sto tutto triste e solo con la chioma incoronata da canne?". Chi legge viene così interrogato e trattato come parte integrante della narrazione, in cui sentimenti ed emozioni vengono comunicati senza artifici e ulteriori mediazioni linguistiche, se non con l’occasionale supporto di un diverso uso della dimensione dei caratteri di stampa.

In questo modo avviene un’efficace personalizzazione di ciò che viene narrato, senza che ciò stravolga o disattenda la forma, i contenuti e i significati originari delle fonti; il senso morale spesso assimilato ai miti, infatti, viene qui esternato con candore da Acheloo stesso, che si definisce “il perdente”, ma che accetta di buon grado la sconfitta, definendola, in ultimo, un bene e non una vergogna.

In quest’ottica, l’umiliazione inflittagli da Ercole, che spezza e strappa un corno dalla sua fronte, si trasforma in benedizione, poiché il corno, simbolo delle curve dei fiumi,  se tagliato, diventa emblema dell’uso consapevole delle acque per l’agricoltura, e quindi vita e abbondanza. E proprio al rispetto delle acque è rivolto l’ultimo invito di Acheloo al lettore, mantenendo una coerenza evidente con le implicanze educative sottese nel mito in questione.

Da tenere in giusta considerazione è l’uso oculato delle immagini dell’illustratore Emanuele Carosi, che con disegni dai tratti semplici, ma dai colori vividi e di grande effetto visivo, rende ancor più energico lo scopo narrativo.

Un libro per ragazzi, insomma, che si fa gustare anche dagli adulti ancora rapiti dal piacere suscitato da molte letture della propria infanzia, pregne del fascino evocativo e graffiante della mitologia.



Artemisia Birch

venerdì 17 aprile 2015

IT di Stephen King

L'amico Marc Welder ci parla di un classico firmato Stephen King: It


"In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: IT. E quando, molti anni dopo, IT ricomincia a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia... Un viaggio illuminante lungo l'oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell'infanzia a quelli della maturità."

Se questo romanzo è annoverato tra i capolavori di King un motivo ci sarà e, se devo essere sincero, io per primo (in origine diffidente a causa della mole demoralizzante) non ho potuto fare altro che riconoscerne la grandezza. Attraverso il punto di vista del narratore onnisciente e l'alternanza di due periodi temporali (1957–58 e 1984–85), King racconta il forte legame di un gruppo di sette piccoli amici disadattati che compongono il Club dei Perdenti e che si ritroveranno da adulti ancora uniti contro le forze del male già sconfitte in gioventù. Con una buona base di traumi infantili, fobie e memorie dimenticate rievocate da orrori indicibili, veniamo circondati pagina dopo pagina da Derry, immaginaria cittadina del New England dalle ingannevoli apparenze, che nasconde antichi segreti inenarrabili di lovecraftiana memoria. L'ambiente viene così arricchito da un nugolo di flashback e reso vivido come solo King sa rendere, fino a divenire palpabile e indissolubile dal fantastico proiettandoci nell'orrore.
Tutto comincia con l'efferato omicidio del piccolo George a causa del trauma subito dopo che gli è stato letteralmente strappato via un braccio da un mostro, che si nutre della tenerella carne di bambini e che torna ciclicamente a farsi vivo ogni ventisette-ventotto anni. Dopo il primo terribile incontro con l'entità, sei dei sette ragazzini del Club dei Perdenti evadono da Derry, creandosi una nuova vita, diventando persone di successo, finché non giunge la chiamata dell'unico di loro rimasto nella cittadina del New England, Mike il bibliotecario. Mike ha passato la sua vita a indagare e documentarsi sulla vera storia della "ridente" cittadina e a vegliare nel caso che il mostro, sospeso tra realtà e suggestione, avesse fatto ritorno. Quando le prove risultano ormai evidenti, Mike, invecchiato più degli altri come prosciugato dall'oscurità che adombra Derry, convoca i sei amici che vengono catapultati in turbini di ricordi dimenticati e legati ad un patto di sangue: ritornare a uccidere l'IT una volta per tutte.
Chiariamo subito un punto: IT non è un romanzo prolisso e pieno di inutili lungaggini, ma esaustivo, soprattutto considerando il fatto che presenta una mezza dozzina di protagonisti, più di una dozzina di secondari, con azioni in singolo e in gruppo e il tutto deve essere duplicato per il tempo presente e i flashback di gioventù. Di conseguenza, trattandosi inoltre di King, le oltre 1000 pp sembrano essere necessarie anche solo per essere esaurienti e i cinque anni impiegati per la costruzione di questo mondo a sé sono più che giustificati. E' però innegabile che la lettura di quasi 1250 pagine sia comunque impegnativa e presenti in alcune circostanze cali di attenzione fisiologici, soprattutto per chi non riesce a terminare il libro in tempi ragionevoli. Da questo punto di vista, infatti, IT è un libro avvincente e che meriterebbe di essere letto in poco tempo e il dilungarsi eccessivamente potrebbe inficiare l'esperienza di chi non sa stare per più di due tre settimane sullo stesso volume.
Dire che IT sia lovecraftiano è dir poco, considerando le esplicite citazioni (Pickman) e la scelta dello stile narrativo usato per l'indagine curata da Mike il "bibliotecario". La figura di IT difatti è come la summa di tutti gli orrori cosmici, che assume molteplici forme in quanto incarnazione della paura di per se stessa in ogni sua più angosciosa manifestazione. IT è un essere le cui vere sembianze sono inconcepibili e insostenibili per la debole mente umana, al punto da condurre alla perdita della sanità mentale o alla morte di terrore (vi ricorda qualcuno?). Un essere che ricorda tutti i mostri e nessuno in quanto inconcepibile archetipo ancestrale di tutti gli orrori. Dickens, Bradbury, Matheson, in realtà c'è tutto in questo libro incentrato sulla fede nella luce dell'anima che sconfigge le tenebre: la purezza dei ragazzi, l'amicizia profonda, l'innocenza perduta, il superamento delle paure grazie all'aiuto degli altri, sono solo alcuni dei temi trattati da questo splendido romanzo che consiglio caldamente a tutti e che presto vedremo nuovamente su schermo (2016) attraverso l'occhio di Cary Fukunaga, regista che fa ben sperare dopo l'eccellente lavoro realizzato per la prima stagione di True Detective.

Stephen King, IT, Milano, Sperling & Kupfer, 1987, 1240 pp, ISBN 88-200-0705-3

Marc Welder