lunedì 30 marzo 2015

CHIRURGIA CREATIVA di Clelia Farris

Tutto prende inizio con un annuncio sulla bacheca dell’Istituto di Chirurgia Creativa: Cerco saldatore per microrganismi. Solo ottime prestazioni. Pagamento in cipolle e legumi freschi. Presentarsi laboratorio Stern
Vi, la donna che ha messo l’annuncio, è un genio della chirurgia creativa, una disciplina «all’apice del progresso tecnico» che consente di creare nuove forme di vita mettendo insieme i pezzi di vari organismi. 
L'elevato sviluppo della nanotecnologia e della biotecnologia permette agli scienziati di maneggiare la vita a proprio piacimento. Ma attenzione, nel racconto non vengono mai nominate le parole nanotecnologia e biotecnologia, riconoscendone la superficialità rispetto ai fini della narrazione.
La strana coppia di lavoro, composta da Vi e il suo assistente, si metterà subito al’opera. L’obiettivo? Costruire nuovi animali il più possibile brutti perché «il repellente è il nuovo fascino», almeno secondo quanto sostiene la squinternata direttrice delle operazioni di laboratorio. Lei taglia, affetta, seziona, e lui ricuce i pezzi con il solo tocco delle dita ingegnerizzate (altro prodigio della tecnica).
In un mondo dove la materia organica vivente può essere manipolata a totale piacimento, in cui basta spruzzare una sospensione di batteri modificati sul viso di un vecchio per farlo tornare giovane, i difetti fisici sono stati banditi e in giro si vede solo una massa omologata di volti fatti con lo stampino, «giovani e sciocchi» in ugual misura.
L’essere se stessi è quanto di più trasgressivo e originale si possa fare. Ma l'essere se stessi è un processo attivo, bisogna «scegliere di essere qualcuno che non si conosce», bisogna esserlo non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto da quello mentale.
«Siamo tutti un po’ Frankenstein: il naso del padre, la bocca della madre, le sopracciglia del nonno, gli occhi della nonna». E siamo talmente concentrati sull’aspetto fisico da non accorgerci che «è nel substrato psichico che si compiono le vere nefandezze» ereditarie insieme alle peggiori contaminazioni dall'ambiente esterno. L’aspetto fisico è il fattore meno importante nella costruzione di noi stessi. Come possiamo riuscire ad avere pensieri e comportamenti davvero autonomi? Questo è il problema.
Il racconto lungo “Chirurgia Creativa” di Clelia Farris non è solamente la storia strampalata di due scienziati pazzi che costruiscono tartagatti e altre diavolerie, è l’elogio della bruttezza come simbolo della diversità, è il manifesto della personalità espresso con un mezzo potentissimo, quello della narrativa di immaginazione.

Flavio Alunni

mercoledì 25 marzo 2015

Le Grandi Antologie della Fantascienza - Anno per Anno Pt.2 (1964-2012)




Continuiamo a seguire quel filo rosso che, volume dopo volume, anno dopo anno, ci porta all'esplorazione della migliore narrativa breve fantascientifica. Nella prima parte di questo articolo abbiamo parlato dei Volumi dedicati agli anni che vanno dal 1930 al 1963. Potete trovare la Prima Parte qua.

Riprendiamo dal 1964 .....


1964 - 1994: Un buco lungo trent'anni
Scomparso Asimov, la serie de "Le Grandi Storie della Fantascienza" si interruppe definitivamente. Il nome del buon Dottore e la sua fama nel nostro Paese contribuirono in maniera decisiva nel far sì che l'intera opera venisse tradotta in italiano, ma la stessa fortuna non ha sorriso ad altre antologie ed altri curatori.
Il nostro filo rosso attraversa solo 13 dei 31 anni che vanno dal 1964 al 1994.
12 anni ci vengono raccontati dalle antologie di Donald A. Wollheim.

Donald A. Wollheim è una figura chiave della Science Fiction e del Fandom, importante antologista,fu lui a pubblicare la prima antologia di SF ( The Pocket Book of Science Fiction, 1943), che fu anche il primo libro a contenere le parole Science Fiction nel titolo, "inventò" la serie "Ace Doubles" (due romanzi in unico volume, messi in posizione testa-piedi, quindi praticamente con due diverse copertine), fu il primo a portare in paperback autori del calibro di Dick, Brunner, Silverberg, Vance e addirittura una famosissima trilogia paperback de "Il signore degli anelli", e fu una rivoluzione perchè fino a quel momento non esisteva Fantasy in Paperback; a metà anni '60 reintrodusse sul mercato l'opera di Edgar Rice Burroughs che da tempo era andata nel dimenticatoio. Fu anche autore (lo troviamo addirittura nei volumi de "Le Grandi Storie della Fantascienza") e grande Fan (iniziò negli anni '30 nei club di Hugo Gernsback, passò poi ai Futurians, fu il primo ad indire una convention di Science Fiction, la Philcon, e la Encyclopedia of Science Fiction lo definisce "uno dei primi e più rumorosi membri del fandom").
Per tutti questi motivi Robert Silverberg lo definisce come "una delle figure più importanti della Science Fiction americana del ventesimo secolo".
Nel 1965 Donald Wollheim inizia a pubblicare una sua antologia annuale con il meglio della SF; questa serie arriverà ininterrottamente fino al 1990, anno della morte di Wollheim.

Dal 1965 al 1971 Wollheim lavora in coppia con Terry Carr dando vita alla serie "World's Best Science Fiction".
Dal 1972 al 1990 lavora in coppia con Arthur W. Saha alla serie "Annual World's Best SF".

Vediamo nel dettaglio quali volumi sono stati tradotti in italiano:


1966Il Vento del Sole (World's best science fiction 1966); 
          SFBC - La Tribuna

1968Il Computer sotto il Mondo (World's best science fiction 1968);
          SFBC - La Tribuna 

1969Metamorfosi 1970 (World's best science fiction 1969);
          SFBC - La Tribuna 

          (The 1976 Annual World's Best SF); Robot Speciale - Armenia

          (The 1977 Annual World's Best SF); Robot - Armenia/Delosbook

          (The 1978 Annual World's Best SF); Robot - Armenia/Delosbook

1983Il Meglio della Fantascienza 1984 (The 1984 Annual World's Best SF)
          Il Meglio della Fantascienza/Fantasy - SIAD - Armenia

1984Il Meglio della Fantascienza 1985 (The 1985 Annual World's Best SF)
          Il Meglio della Fantascienza/Fantasy - SIAD - Armenia

1985Il Meglio della Fantascienza 1986 (The 1986 Annual World's Best SF)
          Il Meglio della Fantascienza/Fantasy - SIAD - Armenia

1986Il Meglio della Fantascienza 1987 (The 1987 Annual World's Best SF)
          Il Meglio della Fantascienza/Fantasy - SIAD - Armenia

1988Destinazione Spazio (The 1989 Annual World's Best SF);
          Urania Mondadori

1989Destinazione Spazio 2 (The 1990 Annual World's Best SF);
          Urania Mondadori

"Destinazione Spazio 2" esce per Urania nel 1991 ed è l'ultima antologia di Wollheim che verrà tradotta in italiano. Quattro anni più tardi, nel 1995, Urania decide di pubblicare un'altra antologia dedicata al 1989, ovvero quella di Gardner Dozois.
Gardner Dozois è stato editor dell' "Asimov's Science Fiction" dal 1984 al 2004, vincendo in quegli anni ben 15 premi Hugo e 9 Locus come miglior editor professionista.
Nel 1984 pubblica "The Year's Best Science Fiction: First Annual Collection (1984)", antologia contenente i migliori racconti pubblicati nel 1983; la sua serie degli "The Year's Best Science Fiction" continua ancora oggi ed ha vinto grazie ad esse diversi premi Hugo e Locus nella categoria "Migliore Antologia".
L'antologia di Dozois dedicata al 1989 uscirà su Millemondi Urania, divisa in 2 volumi, e non ha un titolo particolare: la copertina recita semplicemente "Un'antologia a cura di Gardner Dozois". La stessa antologia era già uscita sulla collana Varia Fantascienza - Mondadori col titolo "Stelle di Neutroni". 
Nel 1996 esce, sempre in 2 volumi su Millemondi, "Supernovae" e "Supernovae 2", ovvero l'antologia di Dozois dedicata al 1990.



          (The Year's Best Science Fiction: Seventh annual collection)
          Varia Fantascienza - Mondadori 
          Urania Millemondi - Mondadori (Diviso in 2 volumi) 
          Millemondi Primavera 1995
          Millemondi Inverno 1995

1990Supernovae e Supernovae II
          (The Year's Best Science Fiction: Eighth annual collection)
          Urania Millemondi - Mondadori






N.B. Probabilmente avrete notato che non esiste un criterio univoco per la denominazione tanto delle antologie originali quanto delle traduzioni italiane. Alcune antologie portano nel titolo l'anno cui le storie fanno riferimento, altre invece utilizzano l'anno nel quale il volume è stato dato alle stampe. Per questo motivo ho scelto di indicare in giallo l'anno cui i racconti fanno riferimento, per evitare confusione e fraintendimenti.



1995 - 2012: "Year's Best SF vol. 1 - 18"

Le bellissime antologie di Gardner Dozois avevano un "difetto": erano troppo lunghe ed Urania, pur pubblicandole in una collana corposa come i Millemondi era costretta a dividerle in 2 volumi, e probabilmente l'operazione non rendeva come dovuto.
Per questo o altri motivi Mondadori decise di passare ad antologie più "snelle", pubblicabili magari su singolo volume.
Nel 1997, con un ritardo di poco più di un anno rispetto all'edizione originale americana, Urania inizia a pubblicare la serie di antologie "Year's Best SF" curate da David G. Hartwell (in coppia con la moglie Kathryn Cramer nei volumi dal n.7 al n.17).
David G. Hartwell è un importante editor americano, esperto tanto di SF quanto di Fantasy; ogni anno pubblica 2 antologie: una dedicata alla Science Fiction (che iniziò nel 1996) ed una dedicata al Fantasy (che iniziò nel 2001).
In Italia vengono pubblicati tutti i volumi dedicati alla Science Fiction ad eccezione del numero 15 ( che probabilmente uscirà prossimamente, almeno questo è ciò che affermò Giuseppe Lippi tempo fa) e del numero 6 che invece è uscito ma è incompleto.

Questi sono i volumi:


1995Le Meraviglie dell'Invisibile (Year's best SF 1, 1996); §

1996Le Trappole dell'Ignoto (Year's Best SF 2, 1997); §

1997Il Gioco dell'Infinito (Year's Best SF 3, 1998); §

1998Al Suono di una Musica Aliena (Year's Best SF 4, 1999); §

1999Altre Galassie e Umani e Transumani (Year's Best SF 5, 2000);  *

2000Mille e una Galassia - Il Meglio della Fantascienza 
          (Year's Best SF 6, 2001); °   INCOMPLETO !!

2001Scorciatoie nello Spaziotempo (Year's Best SF 7, 2002); §

2002Lo Scudo di Marte (Year's Best SF 8, 2003); §

2003Venti Galassie (Year's Best SF 9, 2004); §

2004Stelle che Bruciano (Year's Best SF 10, 2005); §

2005L'Altra Faccia della Realtà (Year's Best SF 11, 2006); §

2006Controrealtà (Year's Best SF 12, 2007); §

2007Vennero dal Futuro (Year's Best SF 13, 2008); §

2008Nove Inframondi e 12 Inframondi (Year's Best SF 14, 2009); *

2009Infiniti e Orizzonti Infiniti (Year's Best SF 15, 2010); 

2010Graffiti nella Biblioteca di Babele (Year's Best SF 16, 2011); §

2011Il Fantasma di Laika e altri racconti (Year's Best SF 17, 2012); §

2012Il Futuro di Vetro e altri racconti (Year's Best SF 18, 2013); §

§ Urania Millemondi - Mondadori
* Urania - Mondadori
° Urania Extra - Mondadori

E dopo il 2012 ?

Con le antologie di Hartwell il nostro filo rosso attraversa gli anni che vanno dal 1995 al 2012. Ma, purtroppo, con Hartwell la storia finisce qui; si, perchè il suo "Year's best SF" chiude i battenti nel 2013.

Che succederà adesso ?

Bicchiere mezzo vuoto: entreremo in una nuova "era buia"? Il buco che ha ingoiato buona parte degli anni '60, '70 ed '80 ed i primi anni '90 è destinato ad allargarsi ed a fagocitare anche gli anni futuri?

Bicchiere mezzo pieno: venendo meno l'antologia annuale di Hartwell, Mondadori potrebbe pensare di tornare alle antologie di Gardner Dozois...e sarebbe davvero la cosa migliore che potrebbe succedere. Mondadori potrebbe addirittura utilizzare la collana Urania Jumbo come contenitore, oltre che per romanzi molto corposi, per queste meravigliose ed opulente antologie. 


E visto che parliamo del futuro, sognare non costa niente: chissà se qualche casa editrice deciderà di pubblicare l'intera serie di antologie di Gardner Dozois, restituendoci così la miglior fantascienza degli anni '80 e '90. Magari i primi 2 numeri della serie potrebbero essere proprio il "The Best of the Best: 20 Years of the Year's Best Science Fiction" ed il "The Best of the Best Volume 2: 20 Years of the Best Short Science Fiction Novels".


Facciamo due conti ....


Con questo articolo abbiamo voluto analizzare gli anni che vanno dal 1931 al 2014, fornendo una panoramica di quelle che sono le antologie "meglio dell'anno" pubblicate in Italia.
83 anni ... di cui ben 22 mancano all'appello, e chissà se e quando verrà colmata questa grave lacuna.
Ci possiamo comunque consolare con i 57 volumi che abbiamo citato.
57 volumi che raccontano 61 anni di grande fantascienza, la miglior narrativa breve fantascientifica di questi 61 anni... diverse collane, diverse serie che confluiscono per formare un "Corpus Fantascientifico" di altissima qualità, che ogni appassionato di Science Fiction dovrebbe avere nella sua libreria.
Possiamo poi inserire queste opere in una categoria più vasta che è quella delle "Grandi Antologie", una categoria che contiene le migliori e più celebri antologie di fantascienza italiane ed internazionali che seguono criteri diversi da quello de "Il meglio dell'anno" e ci raccontano la grande Science Fiction sotto vari e particolari punti di vista.
Prossimamente tenteremo di estendere queste nostre analisi alle principali antologie di Fantascienza uscite nel nostro paese.... stay tuned !!!



P.S. Un ringraziamento particolare va a Sandro Pergameno e Roberto Kriscak per la loro preziosa consulenza.


P.P.S. I link che ho inserito per ogni volume portano alla scheda-libro (contenente anche l'indice) del volume stesso.
I link portano al database di UraniaMania (ed in alcuni casi al Catalogo Vegetti) che è, a mio avviso, il database fantascientifico migliore e più completo in Italia (ci ha lavorato anche Ernesto Vegetti).
Certamente il Vegetti contiene molte più informazioni ma purtroppo, per le vicissitudini che tutti conosciamo, non viene aggiornato da diversi anni.







LA SIGNORA DELLE TEMPESTE di Marion Zimmer Bradley




Nel tuono c'era qualcosa di innaturale.
Donal non avrebbe saputo esprimerlo in modo diverso: Qualcosa di innaturale. Era piena estate nelle montagne chiamate gli Hellers, e in quella stagione non si prevedevano tempeste, a parte le tormente di neve che velavano le cime lontane, al di sopra della zona degli alberi; solo nelle colline ai loro piedi, qualche raro e violento temporale percuoteva le valli, lasciando sulla scia dei suoi lampi molti tronchi spezzati e talvolta un incendio.
(trad. di Riccardo Valla)

Quarta di copertina:
Dagli elfi gli uomini di Darkover ebbero la magia e i talismani che rafforzavano la loro forza e le loro capacità mentali. Molto tempo dopo, in un'epoca oscura dominata dalla tirannide, la ricerca di magie sempre più grandi rischiava di precipitare la civiltà nel caos… In uno di questi momenti cruciali per la Terra di Darkover si svolse la storia della SIGNORA DELLE TEMPESTE


Pubblicato nel giugno del 1978, LA SIGNORA DELLE TEMPESTE (Stormqueen!) è il dodicesimo volume scritto da Marion Zimmer Bradley (1930-1999) della serie di Darkover. Come tutti i libri di questo ciclo monumentale, il romanzo si può leggere in maniera autonoma e cronologicamente si colloca un migliaio di anni dopo i fatti narrati in "Naufragio sul pianeta Darkover" (Darkover Landfall, 1972), durante le cosiddette Età del Caos. Agli albori dell'impero hasturiano, questo è un periodo in cui le casate nobili, i Comyn, si combattono ferocemente, e con ogni mezzo, per estendere il proprio dominio sulle pianure centrali e i monti Hellers. Grazie al lavoro di selezione svolto con perizia e costanza dai Sapienti delle Torri, i "Poteri" – cioè le facoltà soprannaturali - delle grandi famiglie si fanno più forti a ogni generazione e le Pietre Matrici, dono degli "elfi" ai primi coloni umani, ne moltiplicano l'efficacia. Unici a non aver bisogno dei magici cristalli per utilizzare i propri poteri mentali sono gli Hastur, non a caso la famiglia più potente dell'intero pianeta.
Nulla è impossibile agli aristocratici. Mentre la grande massa della popolazione vive una semplice vita contadina, i membri delle casate viaggiano su carrozze volanti, trasmettono i propri pensieri a migliaia di chilometri di distanza, leggono il pensiero, estraggono i metalli dal sottosuolo, manipolano i geni degli animali e delle razze autoctone di Darkover per creare ibridi da usare come schiavi. Soprattutto forgiano armi capaci di disseminare morte e distruzione, in misura altrimenti impossibile su un mondo per altri aspetti ancora fermo a una tecnologia medievale.
Ma c'è un prezzo da pagare: molti dei giovani portatori di Poteri, giunti alla pubertà, muoiono del "mal della soglia".
Su uno sfondo di lotte dinastiche e intrighi di corte, s'intrecciano varie storie, dove non mancano vicende passionali tanto intense quanto tragiche. Tutti i protagonisti, maschili e femminili, con lo svolgersi della trama vanno incontro a una serie di cambiamenti, non solo fisici ma anche mentali, che li porterà – in primis la principessa Dorilys, signora delle tempeste suo malgrado - ad assumersi grandi responsabilità, in un mondo dominato da regole ferree e un rigido codice d'onore. Difficilmente i personaggi della Bradley sfuggono al proprio destino.
Notevole il lavoro di worldbuilding compiuto dalla scrittrice americana: religione, usi e costumi (anche sessuali) della classe sociale più elevata di Darkover vengono descritti con una ricchezza di particolari degna di un saggio antropologico.
Gli amanti della magia rimarranno altresì colpiti dall'importanza che questa riveste nell'economia della storia. Memorabile a proposito è l'assedio al Castello di Aldaran: una battaglia cruenta, combattuta quasi esclusivamente con i Poteri. Incantesimi e contro-incantesimi, illusioni e malìe di vario genere pongono queste pagine tra le più genuinamente fantasy dell'intero ciclo. Un ciclo al cui interno non mancano elementi squisitamente fantascientifici, a tal punto che tanti appassionati ancora oggi discutono se etichettarlo fantasy, science fiction o science fantasy.
Sebbene il lettore debba aspettarsi un libro scorrevole, scritto con il consueto stile piacevole della Bradley, questo non significa che al suo interno manchino perle di ragionamento e critica (specie sulla condizione femminile). Ci si ritrova in un mondo che sembra reale, tanto egregiamente sono descritti i paesaggi e le atmosfere. A tale proposito è importante anche la terminologia che la scrittrice crea ad hoc per questo universo letterario, e che indubbiamente consente al lettore di calarsi nel ricco contesto di Darkover. Tutto pare realistico e dietro le parole della Bradley spesso si coglie la vastità e la complessità sociale del pianeta dal sole rosso. Si consiglia di leggere questo romanzo con tutta l'attenzione di cui si dispone, perché ogni singola parola ha un suo significato ed è stata collocata con un intento ben preciso.
L'autrice aveva previsto anche un seguito diretto, dal titolo Thunderlord!, che forse sarà realizzato dal gruppo di scrittrici che ha raccolto l'eredità di Darkover.

Edizioni italiane:

LA SIGNORA DELLE TEMPESTE (Stormqueen!, 1978), trad. di Riccardo Valla, Editori Associati, collana TEADue (n. 19), pp. 396, 1989.

LA SIGNORA DELLE TEMPESTE, trad. di Riccardo Valla, R.L. Libri, collana Superpocket. Bestseller (n. 111), pp. 410, 2000.

Stefano Sacchini

venerdì 20 marzo 2015

1Q84 di Haruki Murakami


Due protagonisti alternano le loro vicende con capitoli intitolati a loro nome. La ragazza chiamata Aomame e il giovane Tengo vivono le loro storie parallele inizialmente prive di collegamento, anche se non bisognerà attendere a lungo prima di scoprire le relative connessioni.
1Q84 è un romanzo assai corposo ed è suddiviso in tre parti. Nell’edizione Einaudi, tradotta da Giorgio Amitrano, i libri 1 e 2 sono uniti in un solo volume mentre il libro 3 viene a formare un tomo a sé stante. Nei primi due libri i personaggi sono quelli di cui sopra, tuttavia nel terzo libro le vicende di Tengo e Aomame sono intervallate da capitoli intitolati a nome di un terzo personaggio, l’investigatore Ushikawa.
Quando ci si trova di fronte a opere di narrativa così lunghe, in cui viene superato il tetto delle mille pagine, ci si chiede come siano state riempite. In che modo Murakami riesce a tenere acceso il lume dell’interesse? Innanzitutto lo scrittore giapponese è un gran chiacchierone, ma solo perché ha effettivamente molte cose da dire. Chiunque di noi conoscerà almeno una persona dotata di una parlantina non indifferente. A volte si tratta di persone profondamente acculturate, magari professori, che ascolteremmo per ore se ne avessimo il tempo. Haruki Murakami è indubbiamente una persona di grande cultura, sensibile agli argomenti più disparati, e ha il pregio di essere un attivissimo pensatore. Uomo dalle mille passioni, accanito lettore e ascoltatore di musica, limitando l’uso delle descrizioni fisiche riesce ad approfondire qualsiasi personaggio nel migliore dei modi sia dal punto di vista biografico che caratteriale. Le sue “creature” parlano occasionalmente di vari argomenti culturali, spesso di origine occidentale o comunque non giapponesi, di portata internazionale, da Cechov alla Sinfonietta di Janacek, da La ricerca del tempo perduto di Proust a La mia Africa di Karen Blixen fino ad arrivare a 1984  di George Orwell, opera alla quale si sarebbe ispirato il romanzo in esame, citata nel titolo e nelle sue stesse pagine senza che vi sia una vera e propria correlazione di fatto.
1Q84 ha un significato tutto suo. Segue la logica del cuore, non della ragione. Gli stessi personaggi agiscono in base alle emozioni. Nei primi due libri di quella che potremmo chiamare una trilogia, il romanzo funziona senza che siano fornite delucidazioni agli enigmi sollevati, così come una coppia innamorata si ama senza spiegare le forze che la tengono unita. Estrapolando le parole dello stesso Murakami possiamo dire che 1Q84 «ha implicazioni troppo profonde, difficili da interpretare». E le due lune che spuntano in cielo nel mondo non-parallelo di Tengo e Aomame non hanno una logica perché «la loro presenza ha sottratto la logica a tutte le cose». Persino parlare della trama non ha molto senso. Si apprezza la lettura se ci si lascia emozionare senza un perché.
A voler essere onesti, la narrativa illogico-emotiva di Murakami funziona meglio in Kafka sulla spiaggia e nelle prime due parti di questa trilogia, perché il libro 3 si dilunga troppo o perché lo stile ridondante finisce con l’assopire, o magari perché l’insensatezza raggiunge livelli da capogiro. Potremmo dire che il libro 3 di 1Q84  conclude male la trilogia: rallenta il ritmo invece di accelerare, dilata invece di stringere, perde intensità invece di aumentarla, allarga il cerchio invece di chiuderlo. Oppure no. Dipende dalla predisposizione di ognuno. O da quanti gatti abbiamo in casa.

Flavio Alunni

mercoledì 18 marzo 2015

TEMPO DA LEONI A TIMBUKTU' di Robert Silverberg

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Titolo: Tempo da leoni a Timbuctù
Autore: Robert Silverberg
Traduzione: Fabio F. Centamore
Casa Editrice: Delos Digital
Anno: 2015

La storia di questa opera è alquanto curiosa e ci dice molto del suo scrittore. Comincia nel lontano 1967, quando Silverberg era all'apice della sua straordinaria carriera e incarnava già l'ideale di scrittore new wave insieme ad altri maestri del genere quali Bester e Zelazny. Proprio in quell'anno pubblica un romanzo young adult, come si direbbe oggi, senza grosse pretese all'apparenza. Una rocambolesca avventura in un'America senza gli Stati Uniti, dove gli imperi precolombiani governano un continente ancora tutto da scoprire e quasi primitivo. Eppure la storia è ambientata nel ventesimo secolo. Un presente alternativo, si dice, in cui l'intera Europa, vittima della terribile peste, è stata islamizzata fin dal medio evo e langue sotto il decadente dominio ottomano. L'Occidente non esiste, se non come riferimento geografico. La potenza economica e tecnologica, l'epoca degli imperialismi, la spasmodica ricerca delle materie prime a costo zero, tutti fatti storici che non si sono mai innescati. Tutto tace sotto la pax islamica. Come suonerebbe un simile mondo al giorno d'oggi? Che impatto potrebbe avere a livello ideologico una simile fantasia in un'epoca in cui l'Islam si associa prevalentemente all'integralismo e circolano sigle strane nel nome di certi califfati? Già, me lo sono chiesto durante il lavoro di traduzione di questo romanzo breve e forse bisognerebbe che se lo chiedessero anche i lettori. Ma procediamo per ordine. Si diceva del 1967, dell'età dell'oro di Silverberg e di un romanzo avventuroso che aveva la peculiarità di immaginare un Occidente islamizzato e piegato nell'orgoglio e nella potenza. 

Ventiquattro anni dopo, nel 1991, l'amico Bob decide di riprendere il discorso. Ci prova a varie riprese, quantomeno, ma si rende conto che il progetto è forse troppo eccessivo, troppo oneroso per le sue sole forze, troppo didascalico per un narratore. Decide di farne un progetto tematico e organizza una bella antologia di racconti ambientati sul presente alternativo inventato nel 1967. Si tratta , per inciso, di Beyond the Gate of Worlds , e gli altri due romanzi brevi erano a firma di John Brunner e Chelsea Quinn Yarbro. Finalmente Silverberg ha la possibilità di concentrarsi su un aspetto particolare di questo presente alternativo, la situazione africana. Nasce così una sorta di commedia quasi shakespeariana, basata sugli intrighi e sugli equivoci, sulla stupidità suscitata dalle dinamiche dell'innamoramento. Sì, anche questo è un elemento che il Grande Bardo aveva esplorato in opere più o meno buffe quali La bisbetica domata o Molto rumore per nulla. Il lettore appassionato, in effetti, faticherebbe a ritrovare i classici elementi della science fiction. Manca la tipica dicotomia umanità - tecnologia. Manca l'esplorazione del futuro, l'analisi dei guasti prodotti dal presente in chiave futura. Manca la dimensione dell'alieno, il freddo tocco dell'imponderabile. E dunque? Da che parte sta la fantascienza? Unicamente nella condizione di presente alternativo, certo. Ma non solo. È l'intento speculativo dell'autore a inquadrare l'opera nel campo della fantascienza, il tentativo di esplorare le condizioni e le possibilità di un bivio della storia. In questo Silverberg è maestro, nella sua capacità di ribaltare e rivoltare la materia storica come un calzino. Ogni singola immagine di quest'opera appare come assolutamente inquadrata nel suo nuovo corso storico. La città di Timbuctù, gli africani, i visitatori europei e non, perfino l'intreccio dei rapporti politici e ogni singola interazione. Tutto è perfettamente funzionale al quadro che si va tracciando. La forza narrativa che si esprime in certe immagini, quali la descrizione dell'alba su Timbuctù o le danze popolari in onore del principe e la scena dell'arrivo della carovana del sale, è dunque orientata al completamento del presente alternativo voluto dall'autore. Lo rende cosa viva e palpitante, più che pura descrizione. Una lettura per veri appassionati, insomma, di quelli che non vogliono accontentarsi.

Fabio F. Centamore

sabato 7 marzo 2015

IPSE DIXIT di Francesco Troccoli

          



E' ancora presto per cantare vittoria ma bisogna constatare con soddisfazione che ultimamente stanno nascendo iniziative editoriali interessanti, soprattutto in termini di ebook, e in un simile clima di rinascita viene presentato nuovamente al pubblico il racconto "Ipse Dixit" di Francesco Troccoli, uscito in precedenza in "I sogni di Cartesio - Storie fantastiche di filosofia", Edizioni Della Vigna, 2013. Stavolta il racconto viene ospitato in formato digitale nella collana Fantascienza delle Edizioni Imperium.
Nell'universo di un lontanissimo futuro vive una civiltà che ha riscoperto l'antica arte della filosofia, e gli accademici si suddividono tra gli appartenenti ai Corpi Scientifici e ai Corpi Filosofici. Grazie ai prodigi della tecnica, i giovani aspiranti scienziati e filosofi possono seguire le loro lezioni ascoltando in aula i grandi personaggi del passato. Ad insegnare la metafisica ci pensa ad esempio il sommo Aristotele, non quello originale, ma «il suo rumore di fondo», la sua «aura ultradimensionale residua», una specie di «ombra intelligente, auto-cosciente e interattiva proiettata sul nostro presente». Quando la voce narrante, un giovane studente Neoellenico di filosofia, dialogherà insieme al suo migliore amico, studente di fisica, scoprirà che non tutto è come sembra, e in seguito a un'agghiacciante rivelazione imparerà che gli orrori e le meraviglie della scienza possono andare ben oltre i confini dell'immaginazione.
Con lo stile epico della science fiction di portata cosmica che ricorda molto la prosa di Alastair Reynolds, Francesco Troccoli ricollega il lontano futuro all'antico passato, e lo fa inventando una storia che potrebbe riempire le fantasie di molti ma che solo uno scrittore esperto riuscirebbe a trascrivere dandole coerenza, forma e contenuto. In "Ipse Dixit" la filosofia e la scienza incontrano la bioetica, mentre la metafisica abbraccia la fisica quantistica in un linguaggio volutamente narrativo e accessibile a tutti. Perché, come diceva il vecchio Seneca, la verità ha un linguaggio semplice. 

Flavio Alunni

STEALTH di Kristine Kathryn Rusch

Il decimo numero della collana digitale "Biblioteca di un Sole Lontano", edita da Delos Digital, ospita un romanzo breve di Kristine Kathryn Rusch, "Stealth" (Stealth, 2011).
Con "Stealth" prosegue il ciclo del Diving Universe, ciclo che inizia con la novelette "Un Tuffo nel relitto", pubblicata già nel sesto volume di Biblioteca di un Sole Lontano (e della quale abbiamo parlato qua).

Diamo uno sguardo alla serie di racconti che forma il ciclo del Diving Universe (o ciclo dello Stealth / ciclo della tecnologia d'Occultamento) che probabilmente è l'opera della Rusch più seguita ed acclamata dal fandom. I racconti originariamente uscirono su Asimov's e solo in seguito furono raccolti e rimaneggiati dall'autrice per farne una serie di romanzi :

Nessun timore: ogni episodio è leggibile singolarmente (benchè la trama sia unitaria e diversi personaggi siano presenti in più racconti) tant'è vero che l'ordine di lettura è un pò controverso.
In alcuni casi, poi, i titoli dei racconti usciti su rivista e di quelli usciti in volume non corrispondono.
Ad ogni modo chi ne volesse sapere di più può visitare il sito dedicato al ciclo del Diving Universe e dare un'occhiata all'ordine di lettura consigliato (qui).


"Un tuffo nel Relitto" ci aveva portato subito al centro della vicenda, aprendo parecchi quesiti ai quali non si dava risposta e lasciando sullo sfondo tutto un universo da scoprire.
"Stealth" copre un arco di tempo che parte da molti anni prima rispetto alle vicende narrate in "Un Tuffo nel Relitto" e va anche oltre nel futuro, ed ha come protagonista Rosealma, detta "Squishy",  personaggio  presente anche ne "Un Tuffo nel Relitto".
"Stealth" fa un pò di luce sul misterioso passato di Squishy, ed attraverso una serie di flashback ci racconta dell'infanzia di Rosealma, di come venne in contatto con la tecnologia dell'occultamento diventando addirittura un'autorità nel campo, della sua carriera accademica e dell'ingresso nella squadra di "tuffatori" capitanata da Boss. 
Il ciclo del Diving Universe è formato da storie che non hanno particolari pretese se non quelle di intrattenere, divertire, portarci tra le Stelle (sebbene in ultima analisi riescono ad innescare interessanti speculazioni sul rapporto tra l'uomo e la tecnologia e sulle responsabilità ed i conflitti morali che a volte ci travolgono e che non possiamo ignorare); sono storie scritte molto bene, dirette e senza fronzoli stilistici; la Rusch con poche sapienti pennellate riesce a dar vita a personaggi credibili, umani, ben caratterizzati. Sopratutto i personaggi femminili, che sono i centri di gravità delle storie.
Quella narrata in "Stealth" è una storia da leggere tutta d'un fiato che svela agli occhi del lettore interessanti elementi per inquadrare e capire l'universo narrativo creato dalla Rusch, che ci fa conoscere un pò meglio i personaggi gia incontrati in "Un tuffo nel Relitto" ed è sopratutto una adrenalinica avventura nella quale c'è in gioco il destino dell'umanità.
Un grazie a Biblioteca di un Sole Lontano ed al suo curatore, Sandro Pergameno, per aver portato in Italia questa splendida serie, con l'auspicio di poter leggere quanto prima le altre storie del ciclo...già, perché questi racconti sono come una droga, creano dipendenza...la Rusch è abilissima nel lasciare discorsi in sospeso, nel mostrare brillantissimi riflessi senza mai rivelare la sorgente luminosa, nel comporre un inesorabile canto delle sirene che ammalia e rapisce.

Kristine Kathryn Rusch, già apparsa su Biblioteca di un Sole Lontano con le novelette "Echea" e "Un tuffo nel relitto", è stata editor del magazine Fantasy & Science Fiction dal 1991 al 1997 ed ha vinto anche il premio Hugo come best editor professionale; in seguito sceglie di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, attività che le frutterà un altro Hugo e svariati premi e nomination, diventando in breve tempo una delle autrici di spicco del panorama fantascientifico contemporaneo.

"Stealth" (Stealth, 2011) di Kristine Kathryn Rusch, Biblioteca di un Sole Lontano - Delos Digital, Traduzione di Alessandro Rossi, Illustrazione di Tiziano Cremonini, 90 pagine (disponibile solo in formato digitale). 

Arne Saknussemm