lunedì 16 novembre 2015

LA SAGA DI GERALT DI RIVIA di Andrzej Sapkowski


  
Andrzej Sapkowski, nato a Lodz il 21 giugno 1948, è uno scrittore polacco famoso nel mondo grazie alla saga fantasy di Geralt di Rivia. Tradotta in dieci lingue, tale saga ha ispirato una serie di videogiochi iniziata con The Witcher nel 2007.
Dedicatosi alla scrittura dopo essersi occupato di economia, Sapkowski ha vinto cinque premi Zajdel Awards e due premi spagnoli Ignotus nel 2003.
Due antologie di racconti e cinque romanzi compongono la Saga edita in Italia da Edizioni Nord: "Il guardiano degli innocenti" (2010), "La spada del destino" (2011), "Il sangue degli elfi" (2012), "Il tempo della guerra" (2013), "Il battesimo del fuoco" (2014), "La torre della rondine" (2015) e "La signora del lago" (2015).
In un mondo immaginario popolato da esseri umani, Gnomi, Nani, Elfi e creature mostruose, si forma una corporazione di guerrieri, gli strighi, dediti a pratiche occulte con lo scopo di preservare le popolazioni dall’aggressività dei mostri sparsi su tutti i territori dei regni.
Geralt di Rivia, figlio di una maga e di un guerriero, viene cresciuto nell’antica fortezza degli strighi, la Scuola del Lupo, dove il maestro Vesemir opera una mutazione genetica nei giovani accoliti con l’uso di pozioni segrete, mutazione che mira a sviluppare e a potenziare al massimo i poteri di ognuno, fino a renderli sovrannaturali. Con l’aiuto di un medaglione d’argento che ha la peculiarità di vibrare in presenza di mostri e sortilegi, Geralt comincia così ad andare in giro per il mondo come cacciatore di mostri.
La sua è una narrazione che ha dell’epico, condotta da uno stile a tratti soffice ed evocativo e a tratti sferzante, doloroso; la prosa è minuziosa, molto curata. Gli eroi si muovono intrecciando le loro storie e i loro destini con l’inevitabile trascorrere del tempo, in un modo dalla forte componente celtica, ancora più marcata nei romanzi finali.
Nonostante i rimandi ad ideali ben riconoscibili, risulta chiaro che lo scopo non è trasmettere valori o presentare temi profondi o convinzioni personali, ma essenzialmente di essere uno svago il più possibile avvincente: “Lo scopo principale di un romanzo è quello di intrattenere. L’intrattenimento può essere, e spesso è, basso, irrazionale, primitivo, anche stupido. Non voglio dire che ho raggiunto la vetta (…). Ma sì, mi considero superiore al livello del suolo”.
È puro svago, evasione e null’altro, sebbene la ricchezza psicologica che delinea i personaggi sia evidente, una ricchezza che si innalza da un sostrato filosofico solido che a volte sfocia in un pessimismo ben interpretato dal linguaggio spesso brutale e perfettamente immedesimato nel periodo storico in cui si svolgono i fatti. È un tipico gergo medievale, che viene ampiamente utilizzato nei molti dialoghi che caratterizzano i suoi romanzi.
I personaggi fantasy di Sapkowski sono essenzialmente protagonisti di storie di potere dove bene e male sono spesso indistinguibili, di un cammino di riappropriazione di facoltà straordinarie che nemmeno loro sono pienamente consapevoli di possedere e che scoprono dentro di sé in un momento particolare della loro vita, o che devono riguadagnare dopo averle smarrite e riconquistarle con imprese eroiche che inducono il lettore a soffrire per l’eroe, che colpiscono nel vivo dell’immaginazione per diventare tormento quasi fisico.
Punti focali sono spesso guerra, conflitti religiosi, persecuzioni, rivoluzioni. Spesso accade che ci si trovi immersi nella miseria, nel sudiciume, nello sconforto generato da queste battaglie che colpiscono e annientano soprattutto la parte più debole, il popolo.
L’autore getta i propri eroi in situazioni scottanti, complicate, pericolose e li obbliga a fare delle scelte, senza risparmiare loro il tormento per gli sbagli commessi; essi stessi sono chiamati a compiere un viaggio quasi catartico, di evoluzione del proprio essere per raggiungere le vette inseguite, sia nella consapevolezza e nella maturazione interiore, che negli ideali più alti. E il tutto viene miscelato in modo da suscitare emozioni intense e contrastanti nel lettore.
Nulla dei personaggi è lasciato al caso: ci sono soggetti che all’inizio sono solo semplici comparse, ma che in seguito assumono ruoli chiave nello svolgersi degli eventi.
Nella fusione tra reale e fantastico sta una delle particolarità di Sapkowski: la fantasia trova solide basi nella realtà e a sua volta la realtà sfocia nella fantasia. Anche l’erotismo è un ingrediente indispensabile che accompagna il filo della narrazione, un erotismo che non è solo attrazione sessuale, ma si apre in contrasti, affetti, passioni, e che contribuisce a “sviluppare e far crescere pienamente l’eroe letterario”, renderlo incisivo e credibile.
Una lettura piacevole, intensa, che può senza dubbio donare soddisfazione agli appassionati del genere.

Artemisia Birch

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