lunedì 8 giugno 2015

LE CRONACHE DI CAMELOT di Jack Whyte




Autore di romanzi storici e fantasy, Jack Whyte nasce in Scozia nel 1940 e dal 1967 vive in Canada.
Le Cronache di Camelot (The Camulod Chronicles) è la sua opera più importante, in cui la leggenda di Re Artù prende vita in modo intenso e dettagliato fin dalle prime pagine, scritte per pura passione a partire dal 1977. Per ben dodici anni Whyte tiene nascosti i suoi manoscritti, attendendo di produrre una buona quantità di materiale da sottoporre ad un editore. La pubblicazione di The Skystone (La pietra del cielo) nel 1992 dà l’avvio ad un ciclo di successo crescente, culminato nel 2001 con Uther, libro conclusivo pubblicato in due parti nell’edizione italiana.
Le Cronache di Camelot comprendono:
La pietra del cielo (The Skystone, 1992 - Piemme, 1998)
La spada che canta (The Singing Sword, 1993 - Piemme, 1999)
La stirpe dell'Aquila (The Eagles' Brood, 1994 - Piemme, 1999)
Il sogno di Merlino (The Saxon Shore, 1995 - Piemme, 2000)
Il forte sul fiume (The Sorcerer Part 1: The Fort at River's Bend, 1999 - Piemme, 2001)
Il segno di Excalibur (The Sorcerer Part 2: Metamorphosis, 1999 - Piemme, 2002)
Le porte di Camelot (Uther, 2001 - Piemme, 2003)
La donna di Avalon (Uther, 2001 - Piemme, 2003).
In questo ciclo Whyte narra le vicende di Artù, fin dalla forgiatura della leggendaria spada Excalibur con una misteriosa pietra scesa dal cielo contenente un metallo più resistente del ferro, a quando egli ascende al trono, tra una miriade di avventure e difficoltà, sempre sostenuto dal più grande stregone di tutti i tempi, Merlino, amico fraterno del padre Uther Pendragon.
I fatti sono narrati da un punto di vista storico e i personaggi sono caratterizzati da un realismo statuario, così come le vicende proprie della leggenda vengono presentate nella loro essenzialità reale, intenzionalmente private dall’autore della loro componente sovrannaturale: Whyte sa come fu estratta la spada dalla roccia e come il fanciullo fu in grado di compiere un’impresa così ardua senza ricorrere alla magia: è il potere suggestivo dell’allegoria che opera in modo energico sulla mente, dando vita a trame fiabesche che entrano nel  vissuto di un popolo, compenetrandosi nella sua storia e sbiadendo via via la loro componente irrazionale.
Il ruolo della magia è allora quello di ricreare con puntualità un periodo storico reso abbagliante dalla luce emotiva della leggenda, rendendo ciò che è magico il più naturale possibile.
L’elemento magico accompagna con discrezione e potenza l’avvicendarsi  di fatti spesso crudi, descritti con un realismo che di poetico non ha nulla, se non un tenace sentore di soprannaturale e inspiegabile che scorrono nella narrazione, per poi, magari, farci comprendere che magico può essere semplicemente ciò che non si riesce a comprendere.
Magia è questo, e molto altro: credulità popolare, saggezza inusuale, capacità di vedere e credere a ciò che i sensi ancora non sono in grado di mostrarci.
Tutta questa consapevolezza traspare da ogni riga di questi libri, carichi di una forza espressiva data da un linguaggio complesso ma diretto, che apre, con il suono che produce, scenari vividi nella coscienza del lettore, senza alcuna forzatura.
La sensazione che a tratti ne può scaturire è che Whyte non abbia scritto i libri per il pubblico, ma per sé stesso, per una mente completamente immersa nella Gran Bretagna del V secolo ( cioè io ), e per chi come lui ne subisce il fascino imponente.
Anche la dicotomia celtico-romano assume un ruolo di primo piano nella trama, prendendo vita dalle vicende che vedono come protagonista un veterano delle legioni africane, Gaio Publio Varro, che si ritirerà in Britannia per fare il fabbro e dovrà affrontare molte avventure per trovare il prezioso metallo estratto dalle meteoriti cadute sul fondo di un lago. Sarà così che verrà creata la spada destinata ad essere Excalibur.
Le insidie, gli amori, gli inganni, i giochi e le battaglie, costituiscono un pregevole filo conduttore tessuto con maestria dall’autore, una rete sottile che connette ognuno dei libri del ciclo e che stupisce e ammalia.
Un’avventura da vivere, interamente e intensamente.

Artemisia Birch
 

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