martedì 21 aprile 2015

LA DONNA DEL FALCO di Marion Zimmer Bradley




L'indomani giunse alla fine dei boschi e si trovò in una vasta pianura dove non si scorgevano abitazioni umane. Alto nel cielo, un falco descriveva larghi giri; poi scese verso di lei e si posò sulla sua spalla. Le parve che il falco le parlasse nella mente, ma lei non lo capì, anche se aveva l'impressione di conoscerlo, di avere volato con lui…
(trad. di Riccardo Valla)

Quarta di copertina:
Aveva rinunciato al suo diritto di primogenitura e scelto la libertà che soltanto un uomo avrebbe potuto ottenere. Si chiamava Romilda, viveva fra gli animali della foresta e aveva il potere di comunicare con loro come se fossero umani: un dono rarissimo, che le dava il dominio sui falchi. Romilda era LA DONNA DEL FALCO.

Quindicesimo libro della serie Science-Fantasy di Darkover, LA DONNA DEL FALCO (Hawkmistress!, 1982) è stato scritto dalla compianta Marion Zimmer Bradley (1930-1999) per approfondire ulteriormente le turbolente Età del Caos, all'alba del secondo millennio della colonizzazione umana del pianeta. Collocato circa cento anni dopo le vicende narrate ne "La Signora delle Tempeste" (StormQueen!, 1978), questo romanzo, autoconclusivo e scorrevole come consueto, abbandona la visione corale dei primi tasselli del mosaico di Darkover per favorire il punto di vista di una protagonista forte e indomabile, tipica eroina dell'universo letterario della Bradley.
Gli appassionati rimarranno entusiasti dall'accuratezza nelle descrizioni e dalle atmosfere che, come in un dipinto preraffaellita, danno vita a un mondo complesso, immaginario e nostalgico, dove gli elementi propriamente fantasy prevalgono su quelli fantascientifici. In questo libro, non sono solo gli usi e i costumi dell'aristocrazia o dei Sapienti a essere descritti, ma anche quelli delle classi più umili, altrove trascurati. Quando la protagonista si ritrova prigioniera nel tugurio di montagna dove vive il boscaiolo Rory assieme all'anziana nonna, è come se l'autrice statunitense aprisse una finestra sulla vita dei contadini, abbrutiti dai sacrifici, privi di qualsiasi potere magico, succubi completamente di una natura, quella del mondo di Darkover, che è ruvida e spietata, fatta di lunghi inverni gelidi, tempeste improvvise ed estati contrassegnate da terribili incendi. In maniera simile si fa la conoscenza con la società delle Sorelle della Spada. Dai natali più diversi, queste donne hanno in comune la volontà di fuggire da una soffocante società patriarcale e vivere in maniera se non libera almeno autonoma, da guerriere. Inevitabilmente la giovane Romilda, quando il suo travestimento viene scoperto, vi trova asilo e una possibilità di vita dignitosa.
La ragazza infatti, per sottrarsi al destino delle fanciulle nate nelle famiglie nobili, rifiuta il matrimonio organizzatole dal padre, si traveste da ragazzo e fugge. Nel suo peregrinare per foreste e monti non è mai sola: grazie al potere dei MacAran (in lei particolarmente sviluppato) che le consente di instaurare un contatto empatico con le specie animali – soprattutto cavalli, uccelli e cani (o meglio con i loro equivalenti darkoveriani) -, il falco Preciosa, gli avvolti Diligenza, Prudenza e Temperanza, il cavallo Raggio di Sole diventono suoi fedeli amici e assurgono al ruolo di veri e propri coprotagonisti.
Si ritrovano in LA DONNA DEL FALCO tutte le tematiche care alla Bradley: l'amore romantico, le pulsioni sessuali spesso irrefrenabili, il rispetto per tutte le forme di vita. Forse la parte meno convincente del romanzo è il finale. A chi scrive pare affrettato e non risolve in maniera soddisfacente tutte le questioni aperte: qualche decina di pagine in più avrebbe fatto la felicità dei lettori, indubbiamente.
Un romanzo comunque evocativo, dipinto a tinte delicate e suggestive, ricco di riferimenti allegorici e simbolici, che vede una protagonista indimenticabile, sensuale, risoluta ed elegante assieme.

Marion ZIMMER BRADLEY, LA DONNA DEL FALCO (Hawkmistress!, 1982), trad. di Riccardo Valla, Editori Associati, collana TEADue (n. 30), pp. 359, 1989.

Stefano Sacchini

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