venerdì 11 dicembre 2015

UCZ #150 - LE SABBIE DI MARTE di Arthur C. Clarke

Urania Collezione #150, Luglio 2015:
Mondadori Editore
"Le Sabbie di Marte" (The Sands of Mars, 1951)
Traduzione: Maria Gallone
Copertina: Franco Brambilla
Disponibile in versione cartacea e digitale

Le osservazioni condotte da Mars Express, Mars Exploration Rover e dalla sonda Phoenix hanno confermato la presenza di acqua sul pianeta, concentrata maggiormente attorno ai poli.
E il protagonista di questo celebre romanzo di Clarke, che ha avuto l’onore di inaugurare i “Romanzi di Urania” e che oggi festeggia con un’edizione speciale il 150° volume della “Collezione”, non può certo dirsi stupito. Quando Martin Gibson sbarca sul pianeta rosso, infatti, lo trova già parzialmente colonizzato dagli uomini: ma i coloni non hanno mai visto l’ombra di un marziano.
Se dunque, malgrado tutto, i marziani ci sono, vuol dire che sono ben nascosti. E c’è poco da meravigliarsi che le immagini delle sonde, pur scattate dal suolo, non ne abbiano ancora rivelato 

                                                                    l’esistenza.
                                                                    (dalla quarta di copertina)










Il 10 ottobre del 1952 vedeva la luce la collana I Romanzi di Urania, diretta da Giorgio Monicelli che nel suo primo numero offriva ai lettori italiani un romanzo uscito poco meno di un anno prima negli U.S.A. , ovvero "Le Sabbie di Marte" di Arthur C. Clarke. Questo celeberrimo volume, illustrato in copertina da Curt Caesar, è divenuto il simbolo della storica collana della Mondadori oltrechè un pezzo molto ricercato tra i collezionisti.
Il numero 1 de I Romanzi di Urania è stato sottoposto a studi, analisi, è stato tema di dibattiti, di dissertazioni ed è possibile trovare, anche in rete, tutti i dati tecnici relativi al volume che permettono di distinguerne edizione, tipi e sotto-tipi (come ad esempio la copia UOR, ovvero la prima edizione originale e quindi la più pregiata, la UAN1 e la UAN 2, ovvero copie anastatiche che differiscono per alcuni particolari).
L'Urania n.1 è diventato in qualche modo anche il simbolo della fantascienza in Italia.




Come fa notare Giuseppe Lippi, nel profilo dell'autore che troverete in coda al romanzo , "...Giorgio Monicelli aveva deciso di guardare al presente della fantascienza, introducendola con un testo ben poco melodrammatico e anzi sobrio quanto può esserlo qualunque avventura di quel tipo. Clarke rappresentava la fantascienza del possibile, tecnologicamente esatta e sorretta da un'immaginazione di prim'ordine. I suoi racconti.... Prefiguravano una realistica storia dell'astronautica, concludendosi con una visione palingenetica in cui l'Umanità sarebbe approdata a una fase più matura dell'esistenza.".
Personalmente trovo azzeccatissima la scelta di Giorgio Monicelli: iniziare la neonata collana con un autore che sarebbe diventato uno dei più grandi ed insostituibile colonna portante della SF mondiale, un autore che ha saputo mettere insieme il lato più avventuroso della SF e quello più speculativo con un occhio di riguardo per la verosomiglianza scientifica, che ha legato il suo nome tanto a capolavori della Science Fiction quanto, in maniera più o meno diretta, alla scienza (i satelliti geostazionari...la Fascia di Clarke, l'ascensore spaziale, le molte previosioni azzeccate nei suoi romanzi), al cinema (con il capolavoro "2001:Odissea nello Spazio"), vincitore dei più prestigiosi premi del settore nonchè Grand Master della SFWA, considerato uno dei 3 grandi della Fantascienza (i "Big Three" sono Asimov, Heinlein e Clarke); citando ancora il profilo scritto da Giuseppe Lippi "non solo un maestro della fantascienza, ma un uomo le cui idee hanno forgiato il nostro presente e forse influenzeranno ancora il futuro".

Ammetto di non essere un grande amante di Arthur C.Clarke e di essermi avvicinato a "Le Sabbie di Marte" con un certo scetticismo: un autore che non mi fa impazzire , un testo datato 1951....
...eppure sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla lettura di questo scorrevole e breve romanzo!
Ovviamente in alcuni passaggi risente del peso dei suoi 64 anni, ma nonostante questo non si può non restare affascinati da "Le Sabbie di Marte".
"Le Sabbie di Marte" è il romanzo perfetto per il lettore digiuno di fantascienza che vuole avvicinarsi a questo mondo; al suo interno infatti vengono toccate le più importanti tematiche del nostro amato genere: c'è il viaggio spaziale (trattato sia dal punto di vista Hard che da quello Soft visto che Clarke tocca tanto gli aspetti tecnici del viaggio quanto quelli psicologici dei membri dell'equipaggio) , ci sono gli Alieni ed un'antichissima civiltà scomparsa, ci sono problemi scientifici (rendere Marte abitabile) e problematiche sociali (conflitti tra Coloni e Terrestri), ci sono le colonie Umane, c'è azione,mistero ed intrighi politici e ci sono spettacolari scenari cosmici.... E tutto questo è perfettamente miscelato all'interno della storia che non risulta mai pesante.
Insomma, per tutti i motivi su elencati, è un must per i fantascientisti italiani!


UCZ ed Arthur C. Clarke

Dopo aver inaugurato la mitica collana Urania, "Le Sabbie di Marte" va a segnare anche un altro numero particolare, un traguardo non da poco, ovvero il centocinquantesimo numero della collana Urania Collezione.
Clarke è tra l'altro uno degli autori più rappresentati su UCZ (secondo solo a Robert A. Heinlein) la quale ha pubblicato fin ora ben 6 romanzi ed una antologia di racconti.
Franco Brambilla, il bravissimo illustratore di UCZ, si è superato con la copertina di "Spedizione di Soccorso" che è,secondo il mio modesto parere, una delle più belle che lui abbia mai realizzato per Urania -Mondadori.



UCZ #014 La Città e le Stelle                    
UCZ #071 Spedizione di Soccorso (Antologia)
UCZ #096 Terra Imperiale
UCZ #112 Incontro con Rama
UCZ #123 Le Fontane del Paradiso
UCZ #143 Polvere di Luna
UCZ #150 Le Sabbie di Marte


   





Sfogliando l'UCZ #150 troviamo, in appendice al romanzo, un bel profilo dell'autore delineato dal curatore di UCZ, Giuseppe Lippi, intitolato Arthur C. Clarke su Marte; chiude il volume la Bibliografia Italiana di Arthur C. Clarke curata da Ernesto Vegetti e Andrea Vaccaro (e badate.... è una bibliografia lunga oltre 30 pagine!!).


Qui potete trovare la Scheda-Libro dell' UCZ #150 con relativo indice.

Vai a "UCZ INTRO: sfogliando Urania Collezione" per la lista completa dei volumi di UCZ ed altre informazioni sulla collana.


Arne Saknussemm

lunedì 7 dicembre 2015

ESCE IL NUMERO 8 DEL MAGAZINE



E’ ormai consuetudine pubblicare prima di Natale, a mo’ di strenna, un nuovo numero del nostro magazine che raccolga il meglio degli articoli apparsi sul blog “Cronache di un Sole Lontano”, condito con i racconti italiani che ci sono sembrati più significativi tra quelli ricevuti. Come in passato, voglio subito ricordare che queste pubblicazioni, graficamente così belle e curate, sono merito unico dell’amico Tiziano Cremonini, la cui passione e bravura non cessano mai di stupirmi. La responsabilità delle scelte di quanto troverete all’interno è invece condivisa da Tiziano col sottoscritto: speriamo che anche questo numero piaccia a voi lettori come è successo per i precedenti.
Come spesso accade, l’avvicinarsi della fine dell’anno spinge appassionati e recensori, ovunque nel mondo, su blog e riviste, a qualche consuntivo sugli avvenimenti letterari dell’anno trascorso. Confesso di avere anch’io questa passione e quindi non mi esimerò dall’esprimere qualche considerazione sulle uscite fantascientifiche del 2015 nel nostro paese, preda ormai da molto tempo di una lunga crisi editoriale (e non solo).
Ciò nonostante qualche libro degno di nota è apparso anche in Italia. Quasi tutte le case editrici, grandi e piccole, che dedicano il loro impegno alla fantascienza, hanno presentato opere significative. Una lode dunque a tutti, da Mondadori a Fanucci, da Zona42 a Elara, da Delos a Della Vigna, da Hypnos  a Future Fiction, e così via. Ciò non significa che io apprezzi senza criterio qualsiasi cosa sia stata pubblicata in Italia, né che abbia le mie opinioni negative su certe traduzioni affrettate o malfatte. E’ tuttavia parte integrante del mio carattere provare, per il bene dell’editoria fantascientifica, a mettere in luce gli aspetti positivi della situazione.
Urania ci ha regalato un’annata assai valida, con alcune punte di spicco culminate con l’uscita sul Jumbo di Absolution Gap, terzo e conclusivo volume della trilogia della Rivelazione di Alastair Reynolds, e con i due Millemondi che raccolgono i migliori racconti di Fritz Leiber. Da ricordare anche il Millemondi dedicato al ciclo di Mondo9 di Dario Tonani, e il numero che raccoglie i due romanzi vincitori del premio Urania, Bloodbusters di Francesco Verso e L’impero restaurato di Sandro Battisti. Una perla imperdibile rimane Utopia pirata, l’antologia dei racconti di Bruno Argento, alias nostrano di Bruce Sterling, ambientati nel corso dei secoli nel nostro paese (il romanzo breve che dà il titolo alla raccolta è forse l’opera migliore, nella sua categoria, apparsa quest’anno).
Merita una citazione particolare anche Fanucci, che quest’anno è tornato alla grande nel campo della sf, portando in Italia due dei cicli più importanti e di maggior successo degli ultimi tempi, Ancillary Justice e Ancillary Sword della Ann Leckie, vincitore di tutti i maggiori premi dello scorso anno, e Leviathan, di James S.A.Corey, da cui è stata già tratta una serie televisiva di grande impatto.
Zona42 ha proseguito due serie che hanno già un seguito di aficionados nel nostro paese, l’ucronia di Effendi di John Courtenay Grimwood, e l’avventura spaziale del mondo di Virga, dai toni vagamente steampunk, di Karl Schroeder. Da segnalare anche  Arresto di sistema, forse il miglior romanzo di Charles Stross, autore di sf molto hard che qui riesce a coniugare thriller tecnologico e mondo della realtà virtuale.
Delos continua a rimanere un caposaldo per la fantascienza italiana con la pubblicazione di numerose ristampe di classici del nostro paese, tra cui opere di Vittorio Catani, Lanfranco Fabriani, Alessandro Vietti, e Giampietro Stocco, per citarne solo alcuni. Fantascienza italiana seguita con molta assiduità anche dalle Edizioni della Vigna di Luigi Petruzzelli, che ha presentato inoltre importanti classici della sf americana di Jack Williamson e Edmond Hamilton.
Hypnos di Andrea Vaccaro ha ampliato la copertura del mercato “weird”, soprattutto attraverso la pubblicazione dei volumi dedicati a William Hope Hogdson e ai migliori racconti del genere, per non parlare dei volumetti dedicati all’epoca dei pulp e curati da Ivo Torello.
E dunque buona lettura e tanti affettuosi auguri di Buon Natale e Buone Feste.

Sandro Pergameno

lunedì 23 novembre 2015

HYPNOS N. 5

Quando uscì il primo numero di Hypnos, la rivista italiana di letteratura weird e fantastica, l’evento fu accolto con entusiasmo non senza, tuttavia, destare qualche dubbio sul futuro proseguimento dell’avventura editoriale. Le acclamazioni suscitate inizialmente dall’effetto sorpresa sarebbero scemate nei numeri successivi se il progetto non fosse stato davvero solido e innovativo come fu presentato nel 2013. Oggi, con l’uscita del quinto numero della rivista, accompagnato da un salto di qualità non indifferente riguardo al resto delle pubblicazioni della casa editrice Hypnos, siamo giunti a un livello di fiducia consolidato. Gli appassionati di nicchia sanno che possono contare su un lavoro serio, impegnato e aggiornato da parte della redazione.

La riscoperta di autori pressoché sconosciuti in Italia prosegue nel numero 5 attraverso la presentazione di Karl Hans Strobl, fondatore nel 1919 della rivista tedesca Der Orchideengarten che in qualche modo può considerarsi anticipatoria rispetto alla più nota Weird Tales, uscita nel 1923. Le curiosità sull’autore tedesco vengono soddisfatte dall’editoriale di Andrea Vaccaro e da un profilo d’autore dettagliato a cura di Alessandro Fambrini, insieme al racconto inedito “La moneta bizantina”.

“Solo in caso di disastro” è invece il racconto novecentesco di Henry S. Withehead, il «reverendo da paura» come lo definisce Walter Catalano nel profilo d’autore. La storia si riallaccia al racconto di Strobl nella rappresentazione di un orrore che nasce dall’interno e plasma l’esterno, che germina dalla psiche e invade la percezione. Sogno e realtà, suggestione e immaginazione si intrecciano sconvolgendo i sensi.

I racconti moderni sono affidati per i due terzi ad autori italiani, in virtù della vittoria a pari merito nella seconda edizione del premio Hypnos che ha visto trionfare Francesco Corigliano con “Ex machina” e Giovanni De Feo con “I pallidi”. I due racconti inorgogliscono la narrativa nazionale di genere  e contribuiscono a rendere il premio Hypnos uno dei più ambiti in assoluto. Da non dimenticare, a proposito, l’ottimo racconto “Il suo sguardo” vincitore della prima edizione, scritto da Moreno Pavanello e pubblicato su Hypnos numero 3.

Nathan Ballingrud è uno dei migliori esponenti del weird contemporaneo. Viene qui presentato con il racconto “I mostri del cielo”. È difficile analizzare la storia perché complesso e visionario è l’autore che l’ha scritta. In questo caso giungono in aiuto le parole di Andrea Bonazzi nel profilo d’autore corrispondente: Ballingrud effettua uno «strano rovesciamento della teoria, consolidata nello scorso secolo, che pone l’eccezione, il perturbante, la violazione di realtà come perno centrale della weird fiction», affrontando «temi e situazioni dell’animo umano solitamente troppo sconvenienti e dolorosi da discutere».

Per concludere, dopo avere già pubblicato la piccola antologia ebook La ricerca di Catherine che include cinque racconti – due dei quali sono inediti – di Joseph Sheridan Le Fanu, il numero 5 della rivista ospita un altro racconto inedito dell’autore. “Spalatro: dalle note di Fra Giacomo” è l’unico racconto scritto da Le Fanu tra il 1841 e il 1843. Apparve sul Dublin University Magazine sotto forma anonima – come ci fa notare un articolo di Danilo Arrigoni – e fu attribuito allo scrittore irlandese nel 1997. Abbiamo dovuto aspettare fino ad oggi per vederlo tradotto in italiano. Come dire? Meglio tardi che mai.

Flavio Alunni

lunedì 16 novembre 2015

LA SAGA DI GERALT DI RIVIA di Andrzej Sapkowski


  
Andrzej Sapkowski, nato a Lodz il 21 giugno 1948, è uno scrittore polacco famoso nel mondo grazie alla saga fantasy di Geralt di Rivia. Tradotta in dieci lingue, tale saga ha ispirato una serie di videogiochi iniziata con The Witcher nel 2007.
Dedicatosi alla scrittura dopo essersi occupato di economia, Sapkowski ha vinto cinque premi Zajdel Awards e due premi spagnoli Ignotus nel 2003.
Due antologie di racconti e cinque romanzi compongono la Saga edita in Italia da Edizioni Nord: "Il guardiano degli innocenti" (2010), "La spada del destino" (2011), "Il sangue degli elfi" (2012), "Il tempo della guerra" (2013), "Il battesimo del fuoco" (2014), "La torre della rondine" (2015) e "La signora del lago" (2015).
In un mondo immaginario popolato da esseri umani, Gnomi, Nani, Elfi e creature mostruose, si forma una corporazione di guerrieri, gli strighi, dediti a pratiche occulte con lo scopo di preservare le popolazioni dall’aggressività dei mostri sparsi su tutti i territori dei regni.
Geralt di Rivia, figlio di una maga e di un guerriero, viene cresciuto nell’antica fortezza degli strighi, la Scuola del Lupo, dove il maestro Vesemir opera una mutazione genetica nei giovani accoliti con l’uso di pozioni segrete, mutazione che mira a sviluppare e a potenziare al massimo i poteri di ognuno, fino a renderli sovrannaturali. Con l’aiuto di un medaglione d’argento che ha la peculiarità di vibrare in presenza di mostri e sortilegi, Geralt comincia così ad andare in giro per il mondo come cacciatore di mostri.
La sua è una narrazione che ha dell’epico, condotta da uno stile a tratti soffice ed evocativo e a tratti sferzante, doloroso; la prosa è minuziosa, molto curata. Gli eroi si muovono intrecciando le loro storie e i loro destini con l’inevitabile trascorrere del tempo, in un modo dalla forte componente celtica, ancora più marcata nei romanzi finali.
Nonostante i rimandi ad ideali ben riconoscibili, risulta chiaro che lo scopo non è trasmettere valori o presentare temi profondi o convinzioni personali, ma essenzialmente di essere uno svago il più possibile avvincente: “Lo scopo principale di un romanzo è quello di intrattenere. L’intrattenimento può essere, e spesso è, basso, irrazionale, primitivo, anche stupido. Non voglio dire che ho raggiunto la vetta (…). Ma sì, mi considero superiore al livello del suolo”.
È puro svago, evasione e null’altro, sebbene la ricchezza psicologica che delinea i personaggi sia evidente, una ricchezza che si innalza da un sostrato filosofico solido che a volte sfocia in un pessimismo ben interpretato dal linguaggio spesso brutale e perfettamente immedesimato nel periodo storico in cui si svolgono i fatti. È un tipico gergo medievale, che viene ampiamente utilizzato nei molti dialoghi che caratterizzano i suoi romanzi.
I personaggi fantasy di Sapkowski sono essenzialmente protagonisti di storie di potere dove bene e male sono spesso indistinguibili, di un cammino di riappropriazione di facoltà straordinarie che nemmeno loro sono pienamente consapevoli di possedere e che scoprono dentro di sé in un momento particolare della loro vita, o che devono riguadagnare dopo averle smarrite e riconquistarle con imprese eroiche che inducono il lettore a soffrire per l’eroe, che colpiscono nel vivo dell’immaginazione per diventare tormento quasi fisico.
Punti focali sono spesso guerra, conflitti religiosi, persecuzioni, rivoluzioni. Spesso accade che ci si trovi immersi nella miseria, nel sudiciume, nello sconforto generato da queste battaglie che colpiscono e annientano soprattutto la parte più debole, il popolo.
L’autore getta i propri eroi in situazioni scottanti, complicate, pericolose e li obbliga a fare delle scelte, senza risparmiare loro il tormento per gli sbagli commessi; essi stessi sono chiamati a compiere un viaggio quasi catartico, di evoluzione del proprio essere per raggiungere le vette inseguite, sia nella consapevolezza e nella maturazione interiore, che negli ideali più alti. E il tutto viene miscelato in modo da suscitare emozioni intense e contrastanti nel lettore.
Nulla dei personaggi è lasciato al caso: ci sono soggetti che all’inizio sono solo semplici comparse, ma che in seguito assumono ruoli chiave nello svolgersi degli eventi.
Nella fusione tra reale e fantastico sta una delle particolarità di Sapkowski: la fantasia trova solide basi nella realtà e a sua volta la realtà sfocia nella fantasia. Anche l’erotismo è un ingrediente indispensabile che accompagna il filo della narrazione, un erotismo che non è solo attrazione sessuale, ma si apre in contrasti, affetti, passioni, e che contribuisce a “sviluppare e far crescere pienamente l’eroe letterario”, renderlo incisivo e credibile.
Una lettura piacevole, intensa, che può senza dubbio donare soddisfazione agli appassionati del genere.

Artemisia Birch

mercoledì 11 novembre 2015

USCITE DELLA HYPNOS - WEIRD SCIENCE


Weird Science! Incubi tra fantascienza e pulp

Puntuale e gentilissimo come sempre, Andrea Achille Vaccaro mi ha spedito le ultime uscite della sua casa editrice, la Hypnos. Il pacco dono che mi è stato recapitato dal postino un paio di giorni fa (per un appassionato e collezionista è sempre una gioia sentire lo squillo del citofono che annuncia l'arrivo di nuovi libri) consisteva di ben quattro volumetti. In attesa di recensire in maniera più approfondita le quattro opere, voglio presentare in dettaglio almeno il volume curato da Ivo Torello, dal titolo WEIRD SCIENCE (splendida la cover tipica dei pulp americani dell'epoca) e dedicato ai racconti  degli anni venti e trenta: si tratta di storie apparse soprattutto sulle riviste "pulp" americane dell'inizio del secolo e incentrate sulla tematica classica ma sempre attuale del rapporto tra scienza e società, tra potenzialità offerte dalla tecnologia e utilizzi sbagliati o malvagi. Certo, le storie raccontate dagli scrittori di fantascienza dell'età dei pulps sono assai ingenue, soprattutto dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi e molto schematiche nella trama: lo scienziato pazzo di solito è mosso da ambizioni di lucro o di potere, mentre l'eroe che gli si oppone, assistito in genere da una bella fanciulla, è senza macchia nè paura. A volte tuttavia è lo stesso scienziato a cadere preda ingenuamente della sua smania di scienza e dalla sua voglia di contribuire al bene dell'umanità o della sua famiglia. Rimane tuttavia una tematica sempre molto interessante e spinosa, e anche di recente un antologista come John Joseph Adams ha deciso di riportarla in auge con un volume di opere inedite dal titolo The Mad Scientist's Guide to World Domination: Original Short Fiction for the Modern Evil Genius.
La scelta di Torello associa invece classici già noti al pubblico italiano, come IL GRANDE ESPERIMENTO DI KEINPLATZ di Arthur Conan Doyle (creatore di numerose storie fantastiche e fantascientifiche che forse meriterebbero una nuova edizione più curata...), o come HERBERT WEST, RIANIMATORE, di Howard Phillips Lovecraft, o ancora come LA MACCHIA di Nathaniel Hawtorne, meno noto di altri suoi racconti ma altrettanto valido nella sua dimensione di pathos umano, a storie inedite di autori tipici degll anni venti e trenta, come LA PIAGA DEI MORTI VIVENTI, di A.Hyatt Verrill, uscito su Amazing Stories nell'aprile del 1927 e dedicato al tema dell'immortalità e della resuscitazione dei morti (una delle primissime storie dedicate agli "zombie"), LA DIMENSIONE INFERNALE di Tom Curry, pubblicato su Astounding Stories nell'aprile del 1931 e incentrato sui mondi invisibili e sulla disintegrazione della persona fisica, IL MONDO IN UNA SCATOLA di Carl Jacobi, tratto da Thrilling Wonder Stories (febbraio 1937), che riprende un tema classico e arcinoto, e cioè quello dei mondi microscopici (portato all'apice del successo da Ray Cummings con il suo The Girl in the Golden Atom). Completa il volume SOTTO IL POLO NORD, di Ed Earl Repp, forse il più originale e curato dal punto di vista scientifico, che ci parla di un bizzarro esperimento che ha luogo proprio sotto il polo nord magnetico, con terribili conseguenze per la civiltà dell'uomo.
In sostanza una raccolta assai divertente e interessante, soprattutto dal punto di vista storico. 
Anche le altre uscite inviatemi da Andrea Vaccaro sono tremendamente interessanti per tutti gli appassionati del genere "weird" o "horror", a partire dal quinto numero delle rivista Hypnos, che contiene tra l'altro classici di Joseph Sheridan Le Fanu (una storia inedita) e Henry S. Whitehead, per passare al primo volume dei racconti di mare di William Hope Hogdson (TERRORE DAGLI ABISSI, a cura e con una erudita introduzione di un grande esperto come Pietro Guarriello), e per finire con una chicca eccezionale, NUOVI INCUBI, il primo volume, a cura di Laird Barron e Michael Kelly, di una serie che si pone l'obiettivo di raccogliere i migliori racconti dell'anno del "new weird".

SP

Hypnos 5 coverTerrore dagli abissiNuovi incubi



venerdì 23 ottobre 2015

CRONACHE DI MONDO9 di Dario Tonani


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Cronache di Mondo 9
Autore Dario Tonani
Copertina e illustrazioni interne di Franco Brambilla
Pubblicato su Urania MILLEMONDI numero 72.

“In fondo forse è sempre stato così: l’umanità ha creato gli dei, specchio delle proprie aspirazioni e speranze, di nobili ideali ma anche delle proprie debolezze, paure, perversioni e malvagità. Li ha illuminati con le tenebre della propria anima trasformandoli in demoni della peggior specie. Li ha resi sostanza e perfino materia vivente, da essi si è fatta soggiogare fino alla schiavitù, pronta o rassegnata all’estremo sacrificio.”

Con Toxica, L’Algoritmo Bianco e Picta Muore, Dario Tonani ci aveva già svelato alcuni aspetti del suo lato oscuro, pennellando abilmente, con parole di inchiostro nero e senza stelle, le stesse inquietudini monocromatiche di Edvard Munch, affidandoci un messaggio di angoscia per un’umanità logora, stolidamente approdata in massa a tutti i gironi dell’inferno senza nemmeno aver avuto la buona creanza di attendere l’apocalisse e il giudizio universale. Ma lo aveva fatto ambientando le sue intuizioni originali in un degrado (già visto e già letto molte volte) di squallide e decadenti periferie urbane, fabbriche e centri commerciali in disuso, baraccopoli piene di umanità dolente, iconici e arrugginiti rottami su quattro ruote. Insomma, qualcosa diventato in qualche modo familiare e quindi paradossalmente quasi rassicurante, al punto da attenuare l’effetto dirompente dei suoi incubi di cartone animati o di programmi informatici letali, moderne droghe proditoriamente inoculate nelle menti umane.
Poi, un’ispirazione all’apparenza stravagante: scegliere come protagonisti immense navi deambulanti su decine, centinaia di ruote; creazioni di una civiltà che sembra non conoscere l’elettricità ma che, con la carpenteria e la meccanica di precisione, ha raggiunto vette eccelse. Mercantili che solcano, sfidandolo, un deserto sterminato e sterminatore su un remoto e non meglio precisato pianeta. Metalliche moltitudini, costruite per il commercio fra comunità umane le cui città altro non sono che oasi o, se preferite, atolli disseminati in un insidioso oceano di sabbia e di ghiaccio.
Non si sa bene come, questi bastimenti si sono evoluti, sono diventati esseri viventi e senzienti, autentici dominatori del pianeta, ciascuno col proprio carattere: spietati e demoniaci, ma anche vulnerabili o timorosi. Gli esseri umani hanno poca voce in capitolo. Tentano di sopravvivere in un ambiente oltremodo ostile, ma il loro destino è segnato: se non sarà il Morbo che infesta il pianeta a trasformarli in metallo vivente, ci penseranno le navi che, per sopravvivere, si nutriranno dei propri equipaggi o di chiunque capiti a tiro.
Ecco quindi servito un incubo tutto nuovo, fatto di ruggine, metallo putrescente, carne da macello, sangue emulsionato con olio lubrificante, in un’ambientazione di contrasti assoluti, dove agli abbaglianti deserti di sabbia o ghiaccio fanno da contrappunto le tenebrose viscere di metalliche creature semoventi. È un mondo costruito con immagini potenti e incisive che evocano le inquietudini di Dino Buzzati con il suo Deserto, i suoi racconti ed il suo Poema a Fumetti, le ossessioni di Stephen King, ça va sans dire, lo scabroso Metallo Urlante di Valerio Evangelisti e infine, forse per rievocare l’approdo a una dimensione più umana e rassicurante insieme ad un sentiero narrativo finalmente tracciato  (o forse solo per provocatorio divertimento) Frank Baum. Dicevamo, dunque, un mondo di immagini potenti e incisive che Dario Tonani, con maestria, assembla sapientemente e dispensa con martellante profusione, più interessato, nella concisione intrinseca dei racconti di cui sono costituite le singole Cronache, a sovraccaricare virtualmente i cinque sensi del lettore per coinvolgerlo senza scampo nella narrazione, e non tanto a offrire spiegazioni e costruire un’epica.

Cronache di Mondo9 raccoglie e vuole dare coerenza, integrandolo con raccordi redatti per l’occasione (gli Interludi), a un mondo di 9 racconti che si sviluppano nel tempo, con primi 4 (Cardanica, Robredo, Chatarra, Afritania) concepiti tra il 2010 e il 2012 e poi raccolti in “Mondo9” (Delos Books) e i 5 successivi, scritti (dopo un intervallo di tempo in cui Tonani si dedica ad altri progetti) tra il 2013 e il 2014 (Mechardionica, Abradabad, Coriolano, Bastian e Miserable) e pubblicati in formato digitale (Delos Digital). Un mondo che ha anche potuto beneficiare e arricchirsi dell’apporto entusiasta di altri scrittori che hanno proposto i propri spin off in un’antologia a essi dedicata (Tutti i Mondi di Mondo9 – Delos Digital) e del contributo di diversi illustratori, tra cui spicca Franco Brambilla che, rapito dalle visioni di Tonani, ha dapprima realizzato e raccolto (in The Art of Mondo9) una serie di mirabili illustrazioni che ancor più impressionano dopo aver letto le Cronache, e poi partecipato al progetto di Millemondi disegnando non solo la copertina ma anche i 9 bastimenti che, incastonati nella narrazione, impreziosiscono quest’edizione.

Le differenze tra il primo e secondo gruppo di racconti sono evidenti, tanto che il Millemondi è suddiviso in 2 parti: la prima, MONDO9, comprende Cardanica, Robredo, Chatarra e Afritania, mentre la seconda, MECHARDIONICA, raggruppa Mechardionica, Abradabad, Coriolano, Bastian e Miserable.
Nei quattro racconti di MONDO9 prevale l’intento descrittivo sulla narrazione. È chiaro come essi non siano stati pianificati in un quadro organico, ma traggano la loro efficacia dalla potenza evocativa delle immagini, cifra stilistica propria di Tonani, e dalla volontà quasi esasperata di suscitare stupore e turbamento, presentando nel suo divenire un mondo alieno e ostile e i suoi scandalosi protagonisti: le famigerate navi.
I 5 racconti successivi, contenuti in MECHARDIONICA, rivelano l’acquisita consapevolezza delle ulteriori potenzialità di questo Mondo; la narrazione risulta pertanto più curata e gli esseri umani (con relative degenerazioni o evoluzioni), da deboli comprimari o semplici comparse che erano nella prima parte, assurgono al ruolo di coprotagonisti, le cui caratterizzazioni e vicende diventano un filo narrativo robusto quanto basta per poter iniziare a ipotizzare un potenziale planetary romance.

Tutto bene, dunque?
Cronache di Mondo9 potrebbe non piacere a chi predilige una narrazione agile e veloce in cui le descrizioni siano dispensate con una certa moderazione e caratterizzino con discrezione ma compiutamente luoghi e personaggi. Ciononostante l’abilità scrittoria di Dario Tonani potrebbe farvi cambiare opinione, almeno questa volta.
Potrebbe inoltre non convincere il tentativo (e mi riferisco soprattutto alla prima parte) di raccordare e rendere coerenti i 4 racconti, che tutto sommato potrebbero tranquillamente rimanere svincolati per costituire, senza interludi, un’antologia di per sé compiuta.
Infine, molte sono le cose non spiegate o spiegate a metà: cosa sia Mondo9, da dove provengano gli esseri umani che lo abitano e quale sia la natura delle loro strutture sociali, come abbiano potuto le navi diventare vive e senzienti, come si ibridino con la materia organica e come possano trasformare gli uomini in figure eteree e servirsene e così via. Ho trovato questa indeterminatezza alquanto difficile da giustificare, e c'è un solo  rimedio a questo, ovvero che Tonani pubblichi al più presto seguiti, preludi e prodromi a completamento del (è il caso di dirlo) panorama mondonoviano, così da costruire un planetary romance compiuto e appagante. 

Marco Corda
 

mercoledì 14 ottobre 2015

PROFILO DI HUMBERT READ (prima puntata) a cura di Umberto Rossi

Non conoscete Humbert Read? Non avete mai sentito parlare di questo misconosciuto scrittore  dei vecchi pulps? Non abbiate paura: ci pensa l'esimio prof. Umberto Rossi a raccontarvi, con la solita precisione e dovizia di particolari (e un pizzico d'ironia), la vicenda di un classico autore dei tempi di "Amazing Stories" e "Marvel Science Fiction".

Ricordo ancora la prima volta che Sandro Pergameno mi parlò di Humbert Read. All'inizio credevo mi stesse prendendo in giro, poi mi fece vedere quei pulp novel risalenti alla metà degli anni Cinquanta, acquistati a caro prezzo su Ebay da un collezionista californiano (e due colombiani), per una cifra che per poco mi fece cadere dalla poltrona.
“Sandro” gli dissi, “ma tutti questi soldi?”
“Evabbè ma è un investimento. Pensa che Slave of the Kzur l'ho comprato a quattromila dollari e ora se voglio lo rivendo a ottomila!”
Dopodiché cominciò a raccontarmi quel che sapeva lui di Read, e così fu che mi appassionai alla vita e alle opere di uno degli autori di fantascienza meno conosciuti ma sicuramente più curiosi che memoria di fantascientista ricordi. Feci le mie ricerche, mandai decine di email a studiosi e collezionisti e appassionati di tutti i continenti, tampinai illustri accademici a convegni e conferenze, entrai in gruppi FB dai nomi che ho paura a riportare, scrissi anche qualche lettera spedita per posta ordinaria e prioritaria, insomma, di tutto di più. La storia di Read e dei suoi romanzi e racconti ne usciva ancora più strana e ingarbugliata. Cominciai a trovare accenni alle sue opere un po' qua e un po' là; in una lettera di Philip K. Dick, in un'introduzione di Damon Knight, in un saggio giovanile di Fredric Jameson, in un commento su FB di Roger Luckhurst, in un tweet di China Miéville, in uno sfogo di Sergio Fanucci, un un momento di disperazione di Monicelli, in una chiacchiera all'osteria di Fruttero senza Lucentini. Sembrava che tanti avessero avuto a che fare con Read, ma non fossero particolarmente disposti a parlarne. C'era una certa reticenza, un certo dire-e-non-dire. Read, si capiva, era un argomento imbarazzante e anche un po' inquietante. E comunque nessuno ne sapeva veramente tutto, o abbastanza.
Trovavo solo frammenti, tessere di un puzzle di cui mancavano troppi pezzi.
Vi propongo insomma quel che sono riuscito a trovare. Spero che questo spinga altri studiosi e appassionati a continuare a cercare. Forse un giorno capiremo chi (o cosa) era veramente Humbert Read. Ma non so se crederci; giudicate voi.

Cominciamo allora dall'inizio, e cioè dal 1910, anno in cui Humbert Theophilus Sebastian Read nasce in una piccola città del Midwest, Lytoria, nello stato dell'Ohio. Nasce, pare, da una famiglia piuttosto ordinaria, il padre Julian impiegato in un saponificio, la madre Sylviana casalinga. Non fa notizia, o meglio non faceva allora, il numero di fratelli e sorelle (circa otto, ma non c'è accordo tra le fonti). Sicuramente il fratello maggiore Hugo parte per la guerra nel 1917 e muore dalle parti di Belleau Wood, tra una trincea e un cratere di granata. La notizia è talmente tragica per il padre che ci rimane secco per un infarto. Ecco dunque che a sette anni il piccolo Humbert si ritrova orfano, e la famiglia passa un brutto periodo di ristrettezze. In un piccolo scritto autobiografico Read dice che si mette a fare vari lavoretti per aiutare la madre e le sorelle e i vari fratelli, tra cui pescivendolo, apprendista falegname, gelataio, maschera in un cinema nonché giornalaio. Sono gli ultimi due lavori che ci interessano: è in un cinema di Pomona, in California (dove la famiglia si era trasferita nel 1920 per via dei reumatismi di cui soffriva la madre) che Humbert vede Viaggio nella luna di Meliés; ed è lavorando come giornalaio che scopre Modern Electrics, la rivista di Hugo Gernsback, che inizia a leggere con entusiasmo. Racconta lo stesso Humbert nell'introduzione al suo racconto “The Radio Terror”:

Il padrone del drugstore dove lavoravo aveva una collezione di Modern Electrics e The Electrical Experimenter e Science and Invention. Il che era piuttosto curioso, dato che non possedeva una radio. Comunque fu leggendo quella rivista e i numeri arretrati che mi prestava lui che mi appassionai alla fantascienza. E poi Gernsback si chiamava come mio fratello. Non sono cose che si prendono alla leggera.

Nel frattempo Sylviana Read ha avviato una fiorente attività come chiromante, cartomante, fattucchiera e paragnosta, aiutata dalle figlie gemelle Megan e Nagem (Julian aveva strane idee sui nomi, dato che tutti i figli maschi avevano un nome che iniziava per H). Erano i ruggenti anni venti, e nella California meridionale l'esoterismo andava forte, così forte che Humbert smette di fare tutti i lavori che capita e comincia a passare il tempo a leggere riviste di fantascienza, andare al cinema cogli amici (non molti, pare), e partecipare occasionalmente alle sedute spiritiche di sua madre, alle quali prendevano parte occasionalmente gente del cinema, come Tom Mix, Mary Pickford e Charlie Chaplin (ma la partecipazione di quest'ultimo è dubbia, in quanto l'unica testimonianza in merito è di Nagem Read che pare soffra di una leggera forma di Alzheimer precoce; tanto per dirne una, è convinta di essere figlia di Walt Disney). E qui abbiamo il primo mistero nella vicenda di Read: nel marzo del 1929 il giovane scioperato sparisce per circa due settimane, al punto che la madre segnala la sua scomparsa alla polizia. Esiste una registrazione del programma radiofonico Who saw him?, all'epoca molto popolare, nel quale Sylviana chiede notizie del figlio, ma si direbbe senza particolare apprensione. Qualche trafiletto esce sui giornali, poi Humbert viene trovato in stato confusionale nel deserto del Mojave da un camionista di origine sicula, tale Vincent Cammalleri, che dopo averlo dissetato lo accompagna al più vicino commissariato, anzi, siamo in America, all'ufficio dello sceriffo.
Per una settimana, a detta dei fratelli Herbert e Huey, Humbert farnetica in una lingua sconosciuta; a tratti torna a usare l'inglese, dicendo di essere stato rapito dagli alieni; ogni tanto dice frasi in spagnolo, italiano, russo, rumeno e serbo-croato, e nel sonno non di rado implora un misterioso “Great Pergamon”, implorandolo di risparmiarlo.
Pian piano però Humbert ritrova la lucidità, anche grazie alle cure di uno psicanalista ungherese segnalato alla madre da una delle star di Hollywood sue clienti (chi dice sia stato Rodolfo Valentino, chi Stan Laurel, la questione è aperta), il dottor Isztvan Sákiniy. Tutto sembrerebbe tornato alla normalità, quando sulla famiglia piomba come un'incudine la crisi di Wall Street. I Read sono rovinati, anche perché, consigliata dallo spirito di Adam Smith (evocato durante una seduta) Sylviana ha investito tutti i risparmi nelle azioni di una fabbrica di frigoriferi islandese, la Mikill mörgæs, poi risultata praticamente inesistente.
A questo punto c'è uno dei tanti buchi della vicenda. Per qualche anno si perdono le tracce non solo di Herbert, ma anche del resto della sua famiglia. Sylviana riappare intorno alla metà degli anni Trenta a New Orleans, dove si fa chiamare Madame Samedi e pratica il vudù; le gemelle Megan e Nagem incidono alcuni dischi di blues tra il 1934 e il 1936 e poi diventano coriste in un'orchestra jazz, per essere poi espulse quando gli altri musicisti scoprono che non sono di colore ma solo marronate col Nugget; riappaiono in seguito in raduni del Ku Klux Klan. Ma solo nel 1941 si hanno notizie di Humbert Read.
Nei giorni successivi all'attacco a Pearl Harbor il suo nome compare infatti nella lista dei marinai americani caduti. Stranamente viene dato come proveniente da Lucca. Che si tratti di lui comunque non ci sono dubbi; lo dichiara lui stesso in un breve testo autobiografico aggiunto in appendice a una sua raccolta di racconti, Flying Saucers Will Never Land in Pearl Harbor:

...ho preso parte anch'io alla guerra, come altri scrittori di fantascienza; mi ero arruolato nel 1940 ed ero effettivo sulla corazzata Arizona, tanto che quando esplose mi diedero per morto. In realtà il giorno prima ero andato in licenza e non mi trovavo a bordo quando arrivarono gli aerei giapponesi; quasi tutti i miei compagni morirono nell'esplosione

C'è qualche dubbio sulla versione di Read; qualche superstite dell'Arizona sostiene che Read era in gattabuia per una rissa a Honolulu. Comunque sia, il futuro scrittore sopravvisse al disastro e anche ai successivi quattro anni di guerra, per quanto non sia stato possibile ricostruire il resto del suo servizio militare.
Di certo c'è solo che nel 1943 John W. Campbell, direttore di Astounding, ricevette un dattiloscritto piuttosto spiegazzato in una busta gialla; si trattava del primissimo racconto scritto da Read, “The Threat of the Great Pergamon”. Campbell non dovette esserne molto entusiasta, se Isaac Asimov ricorda di averlo visto spuntare dal suo cestino della carta straccia. Asimov fu incuriosito dalla quantità di timbri postali sulla busta, tanto che la prese e li esaminò. Il plico pareva aver fatto mezzo giro del mondo prima di essere recapitato alla redazione della rivista, e Asimov lo fece notare a Campbell. “E già,” notò lui, “peccato che il contenuto sia spazzatura”.
Read stesso ammise, in una conversazione con Ron Hubbard ai tempi dell'interesse del primo nella dianetica, che i suoi inizi come autore erano stati difficili. Gli ci vollero tre anni per essere finalmente accettato da Planet Stories, col racconto “Sacknussem's Experiment”. Si tratta di una storia vagamente orrorifica, in cui il farmacista di una sonnacchiosa cittadina del Midwest propina agli ignari abitanti un farmaco che li rende proni ai voleri di invasori alieni. Qualcuno ha già notato che il racconto pare anticipare il romanzo The Body Snatchers di Jack Finney da cui è stato tratto il celeberrimo film di Don Siegel L'invasione degli ultracorpi, ma chi lo ha fatto notare a Finney ha rimediato di solito un cazzottone sul naso.
Segue una serie di racconti pubblicati su altre riviste, ma mai quelle dirette da Campbell. Read comincia a frequentare le conventions, ed è in una di queste, la sesta World Science Fiction Convention, che si tenne a Toronto, in Canada, nel 1948 che Read ebbe occasione di conversare con  Bob Tucker (alias Wilson Tucker). Lo scrittore dichiarò in seguito a Damon Knight, che stava redigendo un profilo di Humbert Read:

...a me sinceramente è sembrato un gran pallonaro. Insomma, diceva che era stato rapito dagli alieni, che era sopravvissuto all'affondamento dell'Arizona a Pearl Harbor, che poi era entrato nei servizi segreti e aveva svolto missioni in Birmania, in Corea e in Cina, che scriveva sceneggiature per la Metro-Goldwyn-Meyer e che per lui la fantascienza era solo un hobby. Poi mi ha detto che, anche se era tornato alla vita civile, ogni tanto la CIA lo chiamava per qualche missione o per addestrare gli agenti che dovevano operare nell'Estremo Oriente. Diceva di sapere il cinese, il coreano e il giapponese, ma insomma, siamo andati in un ristorante cinese una sera e lui s'è ostinato a parlare col cameriere in quello che per lui era cinese e il cameriere mica lo capiva. Poi Read ha detto che quello era di una zona arretrata della Cina e non capiva il cinese mandarino. Sarà. Il cameriere, mentre andavamo via, mi si è avvicinato e mi ha detto: “Tuo amico matto”.

Dopo l'apparizione di Read alla convention di Toronto, abbiamo un nuovo buco nero nella sua biografia. Knight sostiene che lo scrittore aveva avuto un contratto di insegnamento in un'università dell'Alaska, ma non si sono mai trovate tracce negli archivi dei college di quello stato. Philip K. Dick sostiene che Read all'epoca si faceva spedire dischi di musica country nel Nevada dal negozio dove Phil lavorava come commesso, ma insomma si sa come sono le sue lettere, vatti a fidare. Isaac Asimov sostiene di aver trovato una mattina d'estate Read che dormiva su una panchina di Central Park coperto con dei giornali, ma non ci metteva la mano sul fuoco. Appare in una foto scattata a Bogotà da un reporter americano nel 1950; un articolo di Le Monde del 1949 parla di H. Read, écrivain americain a Parigi, che incontra Sartre e Bataille. Addirittura una foto pubblicata sulla Pravda nello stesso anno mostra un uomo somigliante in modo impressionante a Read che assiste alla parata del 1° maggio sulla Piazza Rossa. Coincidenze?
Di certo tra il 1948 e il 1951 non escono suoi racconti su nessuna rivista di fantascienza, però Read in un'intervista raccontò che in quel periodo scriveva sotto pseudonimo perché convinto di essere stato messo sulla lista nera per le sue idee politiche. Fredric Jameson mi ha scritto in proposito che questa dichiarazione non lo convince molto perché non gli risulta che Read avesse alcuna idea politica, anche vaga e confusa.
Se la produzione di questo periodo viene pubblicata sotto un altro nome, quale sarà stato? Diversi storici della fantascienza se lo sono chiesto. Il parere di C.L. Moore:

Mi verrebbe da dire che le cose di Read erano pubblicate sotto lo pseudonimo “L. Ron Hubbard”, se non sapessi che Hubbard esisteva e come. Purtroppo. E poi, siamo onesti: anche Hubbard scriveva meglio di Read.

Il nostro riappare, dopo questo lungo silenzio, nel 1951, con la pubblicazione di un romanzo a puntate su Marvel Science Stories, una rivista che aveva interrotto le pubblicazioni nel 1941 ma che era stata risuscitata nel 1950. Il romanzo uscì in tre parti, dal numero di maggio a quello di novembre. Il fatto che Marvel Science Stories chiudesse i battenti l'anno dopo la dice lunga sul successo di Attack of the Kzur. Alla decima Worldcon, che si tenne a Chicago, il romanzo di Read vinse il premio come “trashiest sf novel”. Hugo Gernsback, l'ospite d'onore della convention, dichiarò che se la gente snobbava la fantascienza, lo si doveva proprio a romanzi come Attack of the Kzur; e queste parole vennero accolte da una standing ovation.
Eppure, quello era l'inizio di una incredibile carriera nel folle mondo dei pulp magazine.

(continua)