sabato 31 maggio 2014

CICLO DELLE YILANE' di Harry Harrison

Il post di oggi è dedicato a un  "classico" degli anni novanta, il ciclo degli Yilanè del grande scrittore britannico Harry Harrison (1925-2012). Michele Augello ci parla di questo trittico di romanzi, in cui l'autore di celebri capolavori come Un eroe galattico e soprattutto Largo Largo!, descrive un divertente e originalissimo mondo alternativo dove i dinosauri non si sono mai estinti, e anzi hanno sviluppato una loro cultura e società ben delineata, con caratteristiche molto diverse da quella degli uomini.



Il ciclo è composto di 3 romanzi:
L’era degli Ylané (West of eden, 1984),
Il nemico degli Yilané (Winter in eden, 1986)
Scontro finale (Return to eden, 1988).
i tre romanzi furono pubblicati separatamente dall'Editrice Nord nella collana Cosmo Oro
e nella collana Grandi Classici in un unico corposo volume comprendente tutti e tre i romanzi.
Quello che rende singolare questo ciclo è, innanzitutto, il fatto di essere un raro esempio di ucronia preistorica, (dove per ucronia si intende il genere letterario della fantascienza dove la storia si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, con la sostituzione di eventi immaginari a quelli reali).
Che cosa sarebbe accaduto se i dinosauri, scomparsi 65 milioni di anni fa, fossero invece sopravvisuti fino all’avvento dell’uomo? E’ questo l'interrogativo che si è posto Harry Harrison, creando un affresco preistorico di notevole spessore narrativo. Le vicende si svolgono sulla Terra, ma una Terra diversa dalla nostra, sulla quale l'asteroide che ha ucciso i dinosauri non è mai precipitato (o è precipitato con esiti diversi;  in effetti ciò non viene chiarito dall'autore).
Parallelamente alla razza umana si è sviluppata una razza di sauri eretti, molto più civilizzata dell’uomo. Una specie che sa combattere e che si pone subito come nemica indiscussa degli uomini: i rettili infatti hanno continuato a evolversi, finché una razza di creature parzialmente acquatiche, le Yilané, ha raggiunto una intelligenza paragonabile a quella umana. Dico "le" Yilanè perché la loro è una società matriarcale: i maschi, benché non siano meno intelligenti delle femmine, vengono tenuti in speciali harem e usati solo per l'accoppiamento, dopodiché molto spesso muoiono.
Le Yilanè sono una razza molto particolare: come abbiamo detto sono creature parzialmente acquatiche, depongono le uova, e dopo che esse si sono schiuse passano la loro infanzia nell'oceano, e quando hanno raggiunto l'adolescenza, lasciano il mare e si uniscono alle loro simili sulla terraferma, dove vengono instradate e istruite secondo le loro abilità individuali.
Le Yilanè vivono in città-stato rette da un matriarcato, e le loro città sono situate in prossimità del mare (questo a causa del loro ciclo riproduttivo); hanno una tecnologia molto sviluppata e per certi versi molto più avanti della nostra, mentre per altri versi sono ancora fermi alla preistoria.
Hanno sviluppato in maniera fantastica la loro ingegneria genetica: infatti trasformano animali e piante secondo le loro necessità. I loro edifici vengono costruiti piantando un seme, e da quel seme cresce una casa con stanze che si sviluppano dal tronco stesso dell'albero piantato. Non usano metalli, nè hanno scoperto la ruota, e nemmeno elettricità; si tratta quindi di una vera e propria società ecologica ad impatto zero.
Grazie alla loro avanzata scienza e civiltà, il dominio delle Yilanè sembrerebbe totale, ma in un altro continente al di là dell'oceano si è sviluppato l'Uomo, ancora fermo all'età della pietra, e nemmeno paragonabile per intelligenza e sviluppo sociale alle Yilanè; in teoria gli uomini dovrebbero essere innocui.
Ma una nuova glaciazione incombe, per cui le Yilanè, sentendo che le loro città sono minacciate dall'imminente freddo, pensano di attraversare l'oceano e colonizzare le nuove terre, e qui, nel nuovo continente avviene lo scontro .
Harrison ha usato un punto di vista semplice per narrare l'incontro tra le due razze. Infatti il protagonista è un  uomo allevato dalle Yilane per scopi scientifici nella prima città da esse costruita una volta sbarcate sul nuovo mondo.Tutto il ciclo quindi si dipana intorno alle esperienze di quest'uomo: gli umani, che nel romanzo si chiamano "tanu",  dovranno combattere con belve feroci e dinosauri, e conosceranno altre razze umane, dal corpo interamente coperto di peli o dagli occhi a mandorla. Razze che si affiancheranno ai tanu per combattere gli yilanè in scontri violenti e senza esclusione di colpi. In preda al dubbio se ritenersi umano o Yilanè, il protagonista darà alla fine sfogo alla sua ricerca di evasione e di libertà. Ciò lo porterà a scappare e ad unirsi agli altri uomini e a combattere  per la loro stessa esistenza: nel corso di questa lotta egli crescerà e maturerà, e cercerà di mettere fine ad una guerra , ad uno scontro tra due civiltà diverse che non porta vantaggi a nessuna delle due.
 Questa narrazione in tre volumi potrà sembrare per certi aspetti ostica nella lettura: l'autore si dilunga infatti nella descrizione degli aspetti sociali delle due civiltà,  con le Yilanè che a volte sembrano  stupide e crudeli (ma l'uomo verso i suoi "diversi" non lo è mai stato?), e altre  volte mostrano invece aspetti molto intelligenti, fino a riuscire addirittura simpatiche al lettore.  In compenso, gli uomini vengono rappresentati come ignoranti, combattivi e fanatici (dejà Vu).
In definitiva si tratta di un ciclo che unisce in maniera abbastanza omogenea e riuscita momenti descrittivi a momenti di azione, e che quindi consiglio assolutamente di leggere!
Michele Augello

martedì 27 maggio 2014

TERRA BRUCIATA di J.G.Ballard

Noto anche come The Drought, Terra bruciata (The Burning World, 1964) è uno dei primi capolavori di James Graham Ballard (1930-2009), autore britannico ormai di fama mondiale e le cui opere sono state osannate anche dai critici mainstream e al di fuori del genere fantascientifico.Come osserva giustamente Antonello Perego, Terra bruciata (apparso per la prima volta su Urania più di quaranta anni fa) rappresenta il terzo capitolo di una ideale tetralogia dedicata da Ballard agli "elementi" come causa di catastrofi naturali. Dopo Il vento dal nulla (The Wind from Nowhere, 1961), incentrato sulla violenza dell'aria,  e Deserto d'acqua (The Drowned world, 1962), in  cui si ipotizza lo scioglimento delle calotte polari e l'inabissamento dell'Europa nella acque oceaniche, e prima di Foresta di cristallo (The Crystal World, 1966), viene infatti questo cupo ritratto di un mondo morente e desertificato.


Terra bruciata è il terzo libro in ordine di pubblicazione dell’autore nonché il terzo romanzo della tetralogia degli elementi; romanzi incentrati su catastrofi legate agli elementi naturali, terra, aria, fuoco e acqua. Questo romanzo in particolare, riguarda appunto il fuoco.
Una siccità globale flagella il mondo. L’autore non perde molto tempo a spiegare in dettaglio le cause: in  pochi paragrafi ci descrive con grande abilità un mondo ove gli oceani sono ricoperti da uno strato di polimeri oleosi causato dagli scarichi industriali e petroliferi che non permette l'evaporazione dell’acqua e quindi nemmeno la formazione delle nuvole e delle pioggie. Si tratta dunque di un tema molto attuale, nonostante il romanzo sia stato pubblicato nel lontanissimo 1964.
Come abbiamo accennato, siamo di fronte a un romanzo catastrofico, ma a differenza di molti romanzi e film del genere Ballard concentra il suo interesse sulle vicende di pochi protagonisti e di come interagiscono tra di loro e col duro contesto che devono affrontare. Gli effetti della siccità, i panorami di dune e sale, il fiume asciutto e la terra rugosa e frammentata, le barche reclinate e rugginose, le auto in fila, una dietro l’altra. Ballard riesce benissimo a esporre questi panorami di una terra desertificata con i sopravvissuti che faticosamente arrancano, sporchi, stanchi e soprattutto assetati.
Il romanzo si svolge principalmente in un paesino sulle rive di un lago, Larchmont. Il protagonista, Charles Ransom, è un medico. Ransom osserva quotidianamente gli effetti della siccità, il fiume che si riduce giorno dopo giorno, l’acqua che scarseggia e il lento esodo degli abitanti verso la costa, e la tenacia forse cieca degli irriducibili che vogliono comunque rimanere. Il protagonista alla fine, insieme a pochi altri, decide di raggiungere la costa. 
Personalmente, ho apprezzato la descrizione del viaggio che viene intrapreso per raggiungere la costa, con le scorte di acqua che scarseggiano, le tappe dove passare la notte.  Raggiunta la costa il gruppo si separa, e Charles Ransom si ritrova a fare il ladro d'acqua, togliendola a chi cerca di strapparla al mare. La vita per tutti i sopravvissuti  sulla costa è ardua, piena di stenti e i disordini sono all’ordine del giorno.  Dopo dieci anni la vista di un leone  fa decidere a Ransom di tornare a Larchmont: una volta resa nota questa decisione, anche gli altri appartenenti al gruppo decidono di aggregarsi a Ransom in questo viaggio disperato, senza speranza. E a Larchmont infatti ritroveranno le persone che erano rimaste,  ma ormai devastate nella mente dall’isolamento e dalla pazzia.
Un romanzo che mette sete. Non basta la carenza di acqua; ci si mettela  sabbia a intasare tutto quanto, a rovinarti la pelle e ad assorbire la poca acqua strappata al mare,  e come se non bastasse c’è anche il sale, estratto dai desalinizzatori; a tonnellate, che si secca e si indurisce, e il cielo terso col sole a picco. I pesci messi a seccare e null'altro da mangiare, scheletri di animali e non solo corrosi dal sale o sommersi dalla sabbia.  Una storia incastrata a matrioska, con i due viaggi che iniziano e concludono la vicenda.

James G. Ballard, Terra Bruciata (The Burning world, 1966), trad. di Maria Benedetta De Castiglione.  Urania, 417, 788, Oscar Fantascienza 73 - 176pp., 1966.


Antonello Perego





L'ORRORE E ALTRE STORIE DEL SOPRANNATURALE di John Berwick Harwood





Un breve post per segnalare un bel libro di fantasmi mandatomi dall’amico Andrea Vaccaro, creatore delle coraggiose  Edizioni Hypnos, dedite principalmente al recupero di autori fantastici inediti o poco conosciuti. Il libro in questione è  L'orrore e altre storie del soprannaturale, un'antologia di quattro racconti di John Berwick Harwood a cura di Claudio Di Vaio. Il volumetto, oltre a presentarsi con una grafica molto elegante, raccoglie le quattro storie più famose di questo prolifico scrittore britannico del diciannovesimo secolo, e cioè "L'Orrore", "Il fantasma sotterraneo", "La stanza dipinta a Blackston Manor" e "La nostra camera migliore". Harwood, sconosciuto ai più, aveva uno stile ricco ed elegante, e le sue vicende di fantasmi, ambientate in cupe stanze di antiche magioni o in miniere abbandonate, si leggono ancor oggi con piacere e quindi meritano questa riscoperta. Faccio inoltre presente che il libro contiene un ricco apparato critico e biografico, redatto dall’esperto e studioso Claudio Di Vaio, dottore di Ricerca in Anglistica.

Dal sito delle edizioni Hypnos

L’inglese John Berwick Harwood (1828-1886) fu un prolifico e noto romanziere, ma il suo talento di sottile indagatore delle pieghe nascoste della psiche umana nel suo incontro con l’irrazionale e l’inspiegabile, è stato riscoperto solo di recente. A riprova della sua predilezione per lo strano e l’inconsueto, egli utilizza come toile de fond dei suoi racconti atmosfere tradizionali con dimore infestate e misteriose, stanze disabitate e insolite location quali le labirintiche gallerie di una miniera di sale in cui si materializzano simbolicamente gli incubi e le fobie dei suoi personaggi in un caleidoscopio di storie da incubo. Il sentimento della paura, forse la più ancestrale delle emozioni umane, viene qui declinato in una varietà di sfumature diverse con esiti sorprendenti ed inaspettati, non privi di una certa dose di ironia.
 Le Edizioni Hypnos riportano alla luce – nella collana Impronte – un nome poco noto ed estremamente interessante del fantastico come John Berwick Harwood (1828-1886). Nell’infinito e aureo filone della ghost-story inglese – un genere portato alla perfezione dal maestro Montague R. James – il suo nome spicca per originalità. In realtà la biografia di questo scrittore è avvolta nel più fitto mistero. Di lui sono solo note le date di nascita e morte . Alcune scarne notizie dicono che fosse un gran  viaggiatore e, in effetti, scrisse anche un romanzo sulla Russia (The Serf Sisters – 1885) e qualche articolo testimonia le sue esperienze in Cina. Fu autore di diversi romanzi che ebbero un certo riscontro nell’Inghilterra vittoriana con titoli come Lord Lynn’s Wife (1864) e Lady Flavia (1865) che avevano per protagonisti aristocratici e trattavano tematiche come la bigamia. Oggi la sua fama è però dovuta ai suoi racconti soprannaturali scritti per riviste all’epoca famose come Blackwood’s Magazine e riuniti principalmente nel volume Major Peter pubblicato nel 1866. In verità molti racconti a lui attribuiti furono pubblicati in forma anonima – fra cui il classico e bellissimo racconto qui presentato Horror: A True Tale del 1861 – tanto che qualcuno ha ipotizzato si trattasse di una donna (forse anche in alcuni casi  perchè i protagonisti principali sono femmine). L’antologia di Hypnos – curata con grande competenza e passione dall’esperto Claudio Di Vaio che fa un’accurata analisi dei testi nella postfazione- contiene 4 storie. Horror: A True Tale è oggi il suo racconto più famoso e più ristampato. Ciò che lo caratterizza è la sua ambientazione natalizia che lo rende subito familare ai lettori di lingua inglese. Leggere ghost-stories a Natale in Inghliterra è un’antica tradizione . Lo stesso Montague R. James era solito leggere i suoi racconti in quell’occasione caratterizzata da un’atmosfera particolare. L’originalità della storia è dovuta all’inserimento nell’impianto narrativo, da parte di Harwood, di elementi del mondo delle fiabe. Così in un’antica magione inglese possiamo incontrare personaggi come le tre sorelle orfane di madre e la fata madrina appartenenti a favole antiche come “La bella e la bestia” e “La bella addormentata nel bosco”. La protagonista – una delle tre sorelle – si ritroverà a passare una notte intera in una stanza di un’ala poco frequentata della dimora a cui si accede tramite un corridoio pieno di ritratti. Durante la notte avrà un incontro che segnerà per sempre la sua esistenza. Anche nel successivo The Painted Room At Blackston Manor troviamo una donna che, a causa di un disguido, si trova a passare una nottata in compagnia di un fantasma mentre in Our Best Bedroom troviamo riferimenti alla vita dei curati della Chiesa Anglicana. La storia sembra appartenere in realtà al filone del romanzo sensazionalistico vittoriano. Infine in The Underground Ghost – l’unico racconto edito in Italia da Gianni Piloe Sebastiano Fusco – un uomo si perde in una miniera di sale del Cheshire  durante una visita turistica dove incontrerà una misteriosa donna. La discesa nel sottosuolo simboleggia il viaggio nei meandri dell’inconscio mentre i riferimenti alla mitologia classica – l’anabasi e il labirinto -vengono risolti in maniera nuova e originale. Il volume si può acquistare direttamente nel negozio online di Hypnos o sul Delosstore o su ibs.

Sandro Pergameno