sabato 27 dicembre 2014

REPETITA IUVANT: Ricomincio da capo - Source Code - Edge of Tomorrow

Dopo la recensione del romanzo "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" di Audrey Niffenegger, Claudio Battaglini torna su Cronache di un Sole Lontano con l'attenta analisi comparata di ben tre pellicole: Ricomincio da capo (1993), Source Code (2011) ed Edge of Tomorrow - Senza domani (2014).

Questa non vuole essere una semplice recensione cinematografica, né una ricerca compiuta di un filone tematico particolare, ci saranno altre pellicole che trattano l’aspetto peculiare dei film esaminati, ma qui non mi interessa, mi preme invece esaminare alcuni dettagli che trovo curiosi ed interessanti e che accomunano in parte tre storie molto diverse ed insieme molto simili.
Tra il primo film e l’ultimo ci sono quasi 20 anni, il secondo è decisamente più vicino al terzo che è del 2014. “Ricomincio da capo” è un piccolo grande capolavoro di un regista da poco scomparso, apparentemente una commedia normale, in realtà decisamente appartenente al genere fantastico, molto intelligente e che fa riflettere se si sbircia più attentamente sotto la sua patina lieve ed umoristica. “Source Code e “Edge of Tomorrow” si spostano in modo più deciso verso la fantascienza, più impegnato il primo dei due, del regista di Moon, più spettacolare visivamente il secondo, che comunque resta il più debole del terzetto, almeno in certe parti e nel finale.
Cos’hanno di così particolare e di stimolante a livello intellettivo questi tre film? In parole povere ci raccontano la storia di tre uomini, eroi loro malgrado, che per uscire da una situazione di ripetizione continua di un ben preciso periodo della loro vita, devono “crescere” ed imparare in continuazione per riportare la loro esistenza verso la normalità, se non proprio verso la pura e semplice sopravvivenza, e in cui si ritroveranno profondamente cambiati rispetto alla situazione di partenza. Solo loro saranno consci del cambiamento, le figure che li circondano sono dei protagonisti non protagonisti, a volte parzialmente consapevoli di quello che accade, ma più spesso semplice sfondo degli avvenimenti. Con particolare rilievo comunque, per le tre figure femminili di cui parlerò in seguito.
In pratica cosa succede ai nostri “eroi”? Non di loro volontà si ritrovano appunto a rivivere uno stesso periodo temporale all’infinito, da cui potranno uscire solo percorrendo un certo cammino, una strada di crescita morale e spirituale, al cui termine ci sono tre obiettivi diversi e una ricompensa finale. Ricompensa che non è né citata inizialmente né sicura. Il lungo cammino temporale porterà ad un punto con significati molto differenti, ma ugualmente importanti per i tre protagonisti che condividono il bisogno di sopravvivere. Per Bill Murray in “Ricomincio da capo” si tratterà di un qualcosa limitato alla sua persona, che però coinvolgerà profondamente anche coloro che gli sono vicini. Per Jake Gyllenhaal in “Source Code” sarà la lotta per salvare le persone di una città minacciate da un terrorista. Per Tom Cruise in “Edge of Tomorrow” il compito più grande, la salvezza del genere umano da una specie aliena che manipola il tempo. Tutti e tre si ritrovano in queste situazioni in modo del tutto inconsapevole ed involontario, intrappolati in avvenimenti che avrebbero evitato volentieri. In “Ricomincio da capo” Murray si ritrova a rivivere lo stesso giorno, in una sorta di Purgatorio, che nella sua infinita ripetitività sfiora l’Inferno, fino a quando la sua crescita morale, da odioso cialtroncello che disprezza gli esseri umani, tronfio ed arrogante, sarà costretto dal ripetersi di eventi fallimentari a cercare nuove soluzioni, nuovi atteggiamenti e nuovi modi essere e di relazionarsi con gli altri che lo faranno crescere moralmente ed eticamente e ciò lo porterà ad essere una persona completamente diversa. Non sappiamo quale divinità o altro l’abbia messo lì, neppure lui si pone veramente il problema, anzi, ad un certo punto del film rivela alla protagonista femminile di credere di esser un dio. Immortale, si sveglia, vive facendo quello gli pare, può anche morire sapendo che si risveglierà sempre nello stesso giorno. Certo un dio costretto ad un periodo molto ristretto, sole 24 ore. E che si scontrerà con l’inevitabilità della morte quando capirà che nulla può per evitare la morte del vecchio mendicante che tenta disperatamente di salvare.
In “Source Code” Gyllenhaal, militare ormai ridotto ad un corpo distrutto e morente, viene impiegato in un programma sperimentale per scoprire il responsabile dell’esplosione di un treno in modo da evitare un successivo attentato ancora più catastrofico. Non realmente vivo, è un avatar virtuale in un treno di persone in realtà già morte e scopre la spaventosa verità a poco a poco. Il loop della sua esperienza è a termine, limitato ad una durata di soli otto minuti. Neppure il suo aspetto fisico gli appartiene, essendo calato, tranne il pensiero, letteralmente in un’altra persona. Qui siamo più dalle parti dell’Inferno che del Purgatorio, quando realizza di essere ridotto a pochi brandelli di carne e al suo cervello non vede una ricompensa finale, solo sofferenza. Un esperimento per cui non si era offerto volontario e per cui morirà in modi differenti infinite volte, anche lui alla disperata ricerca di apprendere il più possibile attraverso una serie ripetuta di prove ed errori ed evitare la catastrofe. E non solo, ma anche per sfuggire all’esperimento e salvare coloro che già sono morti, in aperta opposizione a quello che gli scienziati gli dicono. La fine del suo percorso sarà la morte tanto agognata, sfuggirà al progetto dei militari, grazie alla compassione di un altro ufficiale, e rinascerà in un mondo virtuale, di cui però non aveva alcuna certezza. E, resettando il tempo, darà una seconda occasione a sé stesso e agli altri.
Con Cruise in “Edge of Tomorrow” torniamo al cialtroncello, pavido corrispondente di guerra, imboscato e soldato per caso, solo per stare il più lontano possibile da quel fronte di invasione aliena che si è impossessata di quasi tutta l’Europa. Finché il generale in capo non lo spedisce “volontariamente” in prima linea, mandandolo ad una morte sicura, vista la sua codardia e l’assoluta impreparazione militare. Lo salverà il fortuito incontro con un particolare tipo di alieno, che infettandolo col suo sangue gli darà il potere (anche se non controllabile) di ricominciare sempre da capo quando muore. E non salverà solo sé stesso, poiché alla fine del suo cammino di crescita salverà anche l’intera umanità riportando, come i protagonisti degli altri film, tutto in un tempo in cui nulla è successo. Anche qui una strada costellata di infinite morti ci conduce ripetutamente attraverso la soglia dell’Inferno.
Chi è pratico di videogames avrà senz’altro notato la struttura tipica degli stessi. Vite infinite che, in caso di errore durante il gioco ti permettono di ripartire dall’inizio dopo avere incontrato una morte più o meno violenta. Si impara per tentativi, si cercano nuove strategie per superare gli ostacoli. Quando si fallisce per alcune volte ci si arrabbia e ci si sente frustrati. Anche i nostri tre protagonisti riusciranno a vincere quando cambieranno e riusciranno a ragionare in modo diverso. Ma il percorso è lungo, al limite della follia per quel continuo, eterno ripercorrere gli stessi avvenimenti, gli stessi secondi. Murray quando arriva alla disperazione, si suicida in tutti i modi possibili ed immaginabili. Gyllenhaal muore continuamente su quel treno o nei suoi pressi quando il suo tempo scade. Cruise viene massacrato infinite volte dagli alieni o ucciso dalla sua compagna per dare un restart alla storia. Anche noi quando ci infiliamo in un videogame diventiamo frenetici come i tre protagonisti. Che noia dover ripercorrere fasi di un episodio che abbiamo già fatto decine di volte, per arrivare a quel fatidico momento, quello che, se risolto positivamente, ci sbloccherà e ci permetterà di andare avanti verso la tanto sospirata fine del gioco. Certo, nei film, è inevitabile trovare momenti profondamente ironici, più o meno dichiarati. Per esempio quando i tre protagonisti si trovano ad anticipare o a concludere rapidamente i discorsi degli altri, già sentiti innumerevoli volte in una continua e ormai noiosa ripetizione. Il morire o il farsi uccidere per tornare all’inizio, più volte ci strappa un sorriso, così come i momenti infiniti in cui riaprono gli occhi e devono farsi forza e riiniziare tutto da capo. Un incubo in realtà, di cui sono sempre più perfettamente consci, che tentano a volte di condividere con le persone che li circondano, ma che ad ogni nuovo inizio torna ad essere il loro infernale e personale incubo privato. Morire un milione di volte per riuscire a rinascere una sola, ultima volta.
E’ interessante a questo punto osservare anche le tre figure femminili, che all’inizio di tutti e tre i film sono solo marginalmente o non coinvolte nella vita dei protagonisti. Questi ultimi nel loro percorso diventeranno curiosamente simili a tre cavalieri della Tavola Rotonda, eroici, puri e coraggiosi per arrivare ad incontrare l’amore delle tre donne e per salvare le “principesse” dai pericoli. Eh sì, vita e morte si intrecciano continuamente da queste parti. La Andie MacDowell di “Ricomincio da capo” è quella non a rischio di morte, ma la più difficile da raggiungere e da comprendere per Bill Murray. E’ lei la chiave principale per uscire dal loop.
Michelle Monaghan in “Source Code” inizialmente è marginale, semplice conoscente dell’immagine virtuale di Gyllenhaal. Che in seguito però lotterà anche per lei (se non soprattutto, la ragazza è il simbolo principale della sua rinascita) e con cui tornerà alla vita in una nuova dimensione.
La più partecipe all’azione è senz’altro Emily Blunt in “Edge of Tomorrow”, eroina della guerra, provetta combattente (è pure più brava di Tom Cruise…), lei stessa ha avuto il potere di ricominciare da capo, ma quando noi la incontriamo lo ha già perso. Ma è quella più consapevole di quello che accade, anche se ogni volta deve ricominciare a conoscere il protagonista principale. Entrambi moriranno alla fine. E si ritroveranno insieme, in un nuovo mondo e in attesa di rifare per l’ultima volta conoscenza.
Tre film, diversi, ma singolarmente apparentati, tre belle sfide tra stuzzicanti paradossi temporali, per l’immaginazione e per la sospensione dell’incredulità, tre splendidi viaggi ai confini delle realtà parallele, in una oscura zona del crepuscolo, che porteranno verso future albe insospettate ed insospettabili.
SCHEDE FILM
RICOMINCIO DA CAPO (Groundhog Day) 1993 – Columbia Pictures USA – regia di Harold Ramis, sceneggiatura di Danny Rubin e Harold Ramis. Durata: 97 minuti
SOURCE CODE (Source Code) 2011 – Vendome Pictures USA – regia di Duncan Jones, scritto da Ben Ripley. Durata: 90 min
EDGE OF TOMORROWSENZA DOMANI (Edge of Tomorrow) 2014 – Warner Bros. Pictures USA – regia di Doug Liman, sceneggiatura di Christopher McQuarry e Jez Butterworth & John-Henry Butterworth, basata sul romanzo “All You Need Is Kill” di Hiroshi Sakurazaka. Durata: 113 minuti.

Claudio Battaglini

 

1 commento:

  1. Una recensione comparata interessante! Questo genere di film mi é sempre piaciuto. :-)
    Ricomincio da capo l'ho sicuramente visto ma non me lo ricordo. Degli altri due ho apprezzato molto Source Code. Edge era troppo in stile videogame per i miei gusti, con delle cadute di credibilità qui e lá ma, tutto sommato, carino.
    Grazie dell'analisi, Claudio. :-)

    RispondiElimina