mercoledì 1 ottobre 2014

LA MOGLIE DELL’UOMO CHE VIAGGIAVA NEL TEMPO di Audrey Niffenegger

L'amico Claudio Battaglini debutta su Cronache di un Sole Lontano con questa recensione dell'interessante romanzo "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" (pubblicato in Italia da Mondadori), della scrittrice statunitense Audrey Niffenegger


Padre e figlia, entrambi al di fuori del loro tempo, si ritrovano su una spiaggia. Lui è già morto nel suo futuro e ne è a conoscenza e anche la bambina sa che il padre è scomparso, ma nel proprio passato e, approfittando di quel fuggevole incontro, gli chiede di raccontarle del suo primo incontro con la madre quando questa era ancora una bambina piccola, quasi sua coetanea.
“C’era una volta…”
“Una volta quando?”
“Tutte le volte in una sola. Tanto tempo fa e in questo momento.”
Non è l’inizio del romanzo, anzi questo dialogo si svolge a poche pagine dal termine della storia, ma poco importa, l’intreccio tra passato, presente e futuro è continuo in tutto il libro. Le considerazioni che dissemino qua e là in queste righe, non preoccupatevi, non rivelano nulla di particolare che potrebbe rovinarvi il piacere della lettura, la particolare struttura del libro lo consente.
LA MOGLIE DELL'UOMO CHE VIAGGIAVA NEL TEMPO (The Time Traveler's Wife, 2003) di  Audrey Niffenegger è un romanzo molto singolare, di non semplice catalogazione e appartenenza a qualche genere. I viaggi nel tempo del protagonista avvengono per una mutazione genetica che altera la sua cronobiologia, non per mezzo di qualche macchinario wellsiano, ma senz’altro ci troviamo nella letteratura fantastica, anche se la fantascienza qui è solo un’ombra.
Ma ha importanza? Quando leggiamo Fiori per Algernon di Keyes, poco ci interessa la parte scientifica che porta all’evoluzione mentale di Charly. Quando leggiamo La Strada di McCarthy, poco importa sapere che cosa ha portato il mondo in quelle condizioni. Ci concentriamo sulla psicologia dei personaggi, su quello che provano, su quanto accade loro. Ed anche qui è la stessa cosa.
La storia si snoda tra i racconti dei due attori principali, Henry, l’uomo che viaggia nel tempo suo malgrado, e Clare, la moglie. Passata, presente e futura moglie si potrebbe dire. E’ un racconto di Amore e di Morte nel tempo, i cari, vecchi onnipresenti Eros e Thanatos, mai facile e rilassante, direi anzi piuttosto devastante e sofferto. Ogni capitolo o capitoletto riporta la data e l’età in quel momento dei protagonisti o solo di Henry che, a volte, incontra sé stesso in periodi diversi della sua esistenza. In realtà, al contrario di altre storie sui viaggi nel tempo, i paradossi temporali non creano problemi o incongruenze, sono sempre ben inseriti nella narrazione, anche perché l’attenzione del lettore si sposta maggiormente su altri aspetti.
Abbastanza chiaro è anche il riferimento all’Odissea, come dimostra con chiarezza proprio alla fine, ricordando che Clare è come Penelope, la sposa in perenne attesa del marito.
Non è un libro facile, secondo me è adatto a lettori abbastanza maturi e preparati. Non va catalogato come una semplice storia d’amore, anche se in parte lo è, ma più come il racconto di un nastro temporale, variamente intrecciato o piano, che lega due vite in un continuo flusso dove il tempo unisce,  separa e sovrappone in continuazione. Il protagonista non è in grado di controllare il suo “dono”, che spesso risulta anzi essere quasi una maledizione. Viaggia nel tempo quando è sotto stress, è quasi morbosamente attirato in numerose occasioni dall’episodio in cui, ancora bambino, sotto i suoi occhi scomparve tragicamente la madre. E, naturalmente, appare continuamente nella vita di Clare, da quando era bambina, poi via via accompagnandola nella crescita. Non pensate a clamorose incursioni nel lontano passato o in strani futuri, le escursioni temporali sono limitate ad un intervallo abbastanza breve attorno alla vita del viaggiatore, più rivolte al passato che al futuro. Perché è questo che ci vuole dire il romanzo, che descrive le vicissitudini di un uomo che si sposta nel tempo e di come questo arrivi a stravolgere la sua esistenza e quella delle persone che gli vivono accanto. Se cercate una storia classica su spostamenti temporali eclatanti, probabilmente questo non è il libro per voi.
Da questo romanzo nel 2009 è stato tratto anche un film, uscito da noi come Un amore all’improvviso (titolo invero banale, direi…), con Eric Bana e Rachel McAdams. Film anche abbastanza carino e gradevole, ma ben lontano dalla profondità e dalle implicazioni del libro, solo una tiepida e innocua risciacquatura della storia.

Claudio Battaglini




3 commenti:

  1. Ottimo commento al bel romanzo della Niffenegger che ho letto tempo fa.
    Una sola piccola chiosa:
    >Quando leggiamo Fiori per Algernon di Keyes, poco ci interessa la parte scientifica che porta all’evoluzione mentale di Charly. Quando leggiamo La Strada di McCarthy, poco importa sapere che cosa ha portato il mondo in quelle condizioni. Ci concentriamo sulla psicologia dei personaggi, su quello che provano, su quanto accade loro."
    Se nello specifico stiamo parlando di sf non sono del tutto d'accordo con il sig. Battaglini: se leggo un'opera di sf o simili mi aspetto una "verosimiglianza" o "paraverosimiglianza" (neologismo? :-)))) che "La strada" possiede ma che, per esempio, l'eccellente "Il Signore degli Anelli" non ha ed infatti è catalogato come fantasy.
    Grazie.
    gG

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Forse proprio per questo il libro non è affatto catalogato come FS dall'editore, e lo si trova negli scaffali della narrativa generalista. Ma l'autrice del romanzo, che intervistai a suo tempo (http://raccontifantascienzaedintorni.blogspot.it/search/label/Audrey%20Niffenegger) [Al testo in inglese fa seguito la mia traduzione in italiano] la pensa diversamente. Personalmente a me la FS interessa comunque più per la narrazione che per la spiegazione della trovata tecnica e/o scientifica che la sottende. In questo mi ritrovo d'accordo con Claudio Battaglini. Anch'io, per inciso, ho amato profondamente anche il romanzo di Daniel Keyes, purtroppo scomparso di recente. Preciso infine che, al di là dell'orrendo titolo, il film era estremamente coerente con il romanzo, e a me non è affatto dispiaciuto; se devo proprio trovargli un difetto è appunto la mancanza di originalità.

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