lunedì 9 giugno 2014

ELEGIA PER ANGELI E CANI di Walter Jon Williams


Dopo Passeggeri di Robert Silverberg, Fabio F. Centamore ci parla oggi della seconda uscita della nuova collana digitale della Delos Digital che prende il nome proprio da questo blog.




Titolo: Elegia per angeli e cani
Autore: Walter Jon Williams
Traduzione: Enzo Verrengia
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Delos Digital
Anno: 2014
Le coppie danzano pigre, ruotano dolcemente nei loro costumi scintillanti. Avvolte dal torpore tipico della bassa gravità, in orbita perfetta attorno ad Ariele nel sistema di Nettuno. Quasi a benedire il ritmo lento della danza, il gigante sfolgora di azzurrino candore a dare un tocco di romantica complicità. Certo i media saranno più che soddisfatti dal tutto, pensa Lamoral osservando le coreografie dal bar. L'intera sala da ballo è incapsulata sotto una grande cupola trasparente, l'ideale per esaltare la magnifica scenografia offerta da Urano e i suoi satelliti. In onore della festa, Lamoral indossa un'elegante armatura in polimeri che riproduce quella di Macbeth. Il grande bardo Shackespeare dopotutto avrebbe certo apprezzato. Tutti i membri del Giro delle Feste hanno reso onore al mitico poeta, ognuno nella sua piccolezza. Quella ricevimento, tuttavia, ha una nota triste. Sandy lascia il Giro, questa è la sua ultima festa (da Elegia per angeli e cani)... 

Questo romanzo breve ha una storia particolare. Apparve nel 1990, quando la figura di Williams si era ormai consolidata come elemento di rilievo nel panorama FS. L’opera venne scritta quasi di getto, per aderire all’interessante progetto di creare una raccolta di racconti in cui autori attuali riprendevano trame e personaggi di vecchi autori New Wave. Fu lo stesso Williams a scegliere l’opera su cui scrivere il suo sequel. Elegia per angeli e cani, quindi, nasce come seguito di un vecchio racconto di Roger Zelazny (The Graveyard Heart - 1964). Era un periodo in cui tutti, o quasi, indicavano in Williams proprio l’epigono di Zelazny, la storia poi dimostrò che il giudizio era alquanto restrittivo. Proprio in questo piccolo romanzo, a detta dello stesso Williams, vi è l'inizio del distacco dall'influenza di Zelazny. Williams desidera nuovi terreni di sfida letteraria, vuole mettersi alla prova e capire se davvero è un “clone” del suo maestro. Questo mini romanzo, allora, rappresenta una sorta di sfida a se stessi. Pur utilizzandone l'ambientazione e i personaggi, qui Williams si emancipa dall'ombra del maestro e inizia una nuova fase letteraria che culminerà nei successivi romanzi Aristoi (1992) e Metropolitan (1995). Il linguaggio si mantiene alto, ricco di citazioni letterarie, ma non complesso per il lettore. La lettura è resa stimolante dalla particolarità dei personaggi che, aristocratici del futuro, vivono un'esistenza quasi totalmente staccata dalla realtà. Le loro avventure appaiono decadenti, certo. Eppure, non del tutto avulse dal mondo, impattano fortemente col destino dei comuni mortali. Ne causano disordini e scandali politici, ne gestiscono perfino crisi e fasi economiche. Nuovi dei e comuni mortali, insomma, legati ad un destino unico. Va in scena l’eterno gioco del potere. Chi lo esercita quasi senza rendersene conto, chi lo subisce e basta, chi lo esercita brutalmente, chi non lo ha ma lo vorrebbe e per questo è disposto a tutto. Le varianti del gioco sono certo molteplici, ogni personaggio a suo modo ne rappresenta una. Così, perfino l’esistenza di questi signori apparentemente avulsi dal mondo reale e quasi intrappolati in una dimensione tutta loro, sembra una raffigurazione del mondo. Tanto che nemmeno loro, angeli o cani che siano, non sfuggono alla logica di fondo dell’universo: tutto cambia, nulla rimane uguale. Davanti a questa fondamentale legge tutto può perdere di significato, anche la ricerca del potere e tutti gli sforzi profusi in tale obbiettivo. Certo, la ricerca ossessiva del potere, il prolungato desiderio di esso, può rodere l’individuo fino a consumarlo del tutto. Eppure l’azione umana può essere del tutto inutile e insignificante davanti alle sorprese che può riservare l’universo. Da una parte, quindi, abbiamo gli istinti umani, le passioni (una soprattutto, la voglia di potere) e ciò che ne consegue per gli stessi destini umani. Dall’altra c’è l’universo e i segreti che sornionamente nasconde alla conoscenza umana. Cosa accadrebbe se una sola scoperta scientifica azzerasse in un botto solo ogni ambizione umana, ogni sorta di lotta per il potere e ogni sorta di impegno nella vita reale? Questa, forse, la domanda fondamentale a cui giunge l’autore alla fine del percorso narrativo di questo mini romanzo. Un percorso alquanto tortuoso, si rivela solo alla fine, ma privo di alti e bassi. L’autore tiene in pugno la materia e, come un calibano della scrittura, la plasma e la disfa a piacimento. Il lettore, così, viene agganciato in una rete che lo terrà come invischiato fino allo scioglimento finale. Proprio il finale, gli ultimi tre capitoli, rappresenta forse il punto meno riuscito dell’opera. Forse un po’ troppo raccolto, forse avrebbe richiesto uno sviluppo più ampio per non lasciare al lettore quel retrogusto di leggera insoddisfazione.   
Fabio F. Centamore

1 commento:

  1. Sembra una grande lettura. Me ne dovró ricordare :-)

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