giovedì 24 aprile 2014

LA CROCIATA DEI BAMBINI di Tullio Avoledo

Stasera mi rovino (tanto non mi costa nulla...ma nemmeno me ne viene nulla, eh). Due post. I miei amici e collaboratori si sono scatenati in una serie davvero interessante di recensioni. Ecco quella di Fabio Centamore sull'ultimissimo romanzo di Tullio Avoledo, uno dei pochi scrittori italiani di successo che dichiari apertamente il suo amore per la fantascienza. La crociata dei bambini è il seguito de Le radici del cielo (un' avvincente avventura in un cupo mondo italico postatomico), ed è ambientato nell'universo di Metro 2033.

Titolo: La crociata dei bambini
Autore: Tullio Avoledo
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Multiplayer Edizioni
Anno: 2014

Rinsecchito come un vecchio ramo gelato, eppure ancora conserva la fiamma della vita. Gli esploratori non possono che portarlo alla madre di guarigione, sanno che non vivrà comunque. Trarre via un uomo dalla morte è un compito impegnativo, chiede molte energie e c'è bisogno di tutti. Serve la magia più potente della madre di guarigione: il defibrillatore. Una volta era energia vera, prima dell'Emergenza. Volt che scorrevano dentro il corpo a riattivare il cuore stanco. Ora è solo energia simbolica, volontà pura. Concentrati. Tutti. Un fremito scorre per i loro piccoli corpi, dritto nel tronco dello straniero. Il corpo vecchio ed esaurito dal gelo trema, si inarca, riprende a lottare. Una, più volte. Come nascere una seconda volta ma con i ricordi della vita precedente intatti. Sporco, scarmigliato e talmente infreddolito da non sentirlo più, padre John Daniels riapre i suoi occhi ormai vuoti e inerti. Stanno parlando di lui...
Secondo volume della saga di Metro 2033 Italia, dopo il primo capitolo del 2011 (Le radici del cielo - Multiplayer Edizioni), che ha segnato una svolta significativa nella carriera dell'autore. Si tratta di un libro ricco di suggestioni diverse ed eterogenee fra loro, eppure perfettamente integrate. Anzitutto il soggetto. La catastrofe, la distruzione della Terra e la popolazione ridotta a pochi sopravvissuti. La civiltà precipitata in un nuovo medioevo perennemente sottozero. Inevitabile il riecheggiare delle suggestioni di un classico della fantascienza: Un cantico per Leibowitz. Nel capolavoro di Walter M. Miller si respirava una costante tensione spirituale, la certezza che la fede avrebbe tratto l'umanità dalla barbarie. Nella concezione di Miller la chiesa avrebbe costituito il perno della rinascita, l'ancora a cui il genere umano si sarebbe potuto aggrappare per iniziare la risalita. Così non è in Avoledo. Qui tutto è tuffato nel senso di colpa. Tutto il mondo passato è stato cancellato. Perfino la chiesa, colpevole insieme al resto del mondo della catastrofe, è regredita ad una nuova età del ferro. Questo avevamo letto nel volume precedente. Qui sono in primo piano altre dinamiche correlate. È il bambino dentro ognuno di noi l'interlocutore che sale alla ribalta. Le paure che ci portiamo dentro, i ricordi del nostro passato. Frammenti, sensazioni, immagini in lotta col presente. Il viaggio fra le rovine di Milano è un itinerario costellato di ricordi infantili. Quando tutto andava bene e il male non si avvertiva. L'autore costruisce un complesso gioco di rimandi e interazioni fra citazioni di videogiochi, concetti etici estrapolati dai fumetti, classici d'avventura per ragazzi. Il tutto velato dal rimpianto per ciò che non è più, trasumanato da una fitta rete di sensazioni (colori, odori, stati d'animo) che sostituisce quasi le parti descrittive. Lo struggente contrasto con il disumano presente: i bambini del dopo. Figure a metà. Legate a sbiaditi ricordi di un mondo che più non esiste; proiettate verso un presente che non concede tregua. Crudeli nella loro logica di sopravvivenza, tenerissimi nelle loro speranze future e nei confusi miti del loro passato. Anche la chiesa degli intrighi politici e delle congiure di palazzo diventa una sorta di ombra diafana. Un regno popolato di ombre e confinato in un angusto sotterraneo, apparentemente lontano dall'inverno radioattivo e dalla lotta per sopravvivere. Una contraddizione più che un mistero, come la fede. Ridotta a puro simbolismo, senza poter contare su vino e ostie consacrate, cosa ne rimane oltre la pura liturgia? Eppure la spiritualità sembra resistere. Forse ammantata di nuovi misteri e nuove credenze, eppure eccola ancora intatta tracimare dalle domande dei bambini fra le pieghe della dura logica del sopravvivere. Questo il mondo di Avoledo. Sospeso fra il "prima" e "l'ora". Non così lontano da non ricordare, eppure ormai senza alcun rimedio. Una somma di privati inferni. Bisticcio di colpe, rimpianti e orride necessità sullo sfondo del gelo perenne.
Fabio F. Centamore


2 commenti:

  1. è l'unico che ancora non ho letto e quindi non ne parlo. per il resto, Avoledo non mi ha mai deluso. lo consiglio fortemente

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