giovedì 13 febbraio 2014

PSICOPATOLOGIA SESSUALE DI UNA PROSTITUTA CYBORG di Massimo Mongai

L'amico Fabio Centamore ci parla dell'ultima fatica  di Massimo Mongai, autore di spicco della fantascienza italiana (e della ricca colonia romana), dalla personalità vivace ed esuberante, come dimostrano queste sue storie prodotte nel corso degli ultimi quindici anni della sua brillante carriera.


Titolo: Psicopatologia sessuale di una prostituta cyborg e altre storie
Casa editrice: Della Vigna Anno: 2013
Rudy "Basilico" Turturro ama fare nuove esperienze. Dopotutto l'Agorà è grande e sono molte le navi spaziali dove un cuoco terrestre può essere benvenuto. Tuttavia, quella volta che le prostitute cyborg presero in ostaggio i propri clienti (da Psicopatologia sessuale di una prostituta cyborg)... Si dice che per essere grandi bisogna saper dire di no. Così è stato anche per Garibaldi. Il famoso "Signornò" all'ordine di ritarsi dopo la battaglia di Bezzecca ha cambiato le sorti della storia d'Italia, parola di monsignor Bettino Craxi vescovo di Palermo (da "Signornò!")... Ero un virus, pensato per intrufolarmi nelle reti e nei computer. Una volta dentro, mi replicavo e inviavo copie di me stesso a tutti i contatti email. Dico "ero" perché tutto ciò avveniva nella prima parte della mia esistenza, poi fui catturato e divenni oggetto di esperimento: ecco la mia vera nascita (da Supervirus)... 

Dal 1996 al 2013 l'autore impeversa in vari sottogeneri, dal giallo fantascientifico alla space opera, dal catastrofismo all'ucronía. Più che una raccolta di racconti, il libro sembra una sorta di Mongai-abbuffata. Ogni singola storia, infatti, sembra riportare una sfaccettatura della strabordante personalità del suo autore. Lo fa attraverso le tematiche, dove il cibo e il sesso rappresentano sicuramente fili conduttori prioritari. Lo fa attraverso i protagonisti, i quali (quasi sempre) danno l'impressione di assomigliare allo stesso autore. Lo fa perfino nei dialoghi e nelle idee che qui e là prendono corpo. Viene il sospetto che tali idee e dialoghi possano essere tipici dell'autore. Ci si immagina, insomma, un Mongai spesso impegnato a "tartassare" amici e conoscenti proprio sugli stessi temi. Di certo buona parte del mestiere di uno scrittore è raccontare. Non v'è dubbio che Massimo Mongai sappia farlo benissimo, sebbene a volte le idee scricchiolano. In questa raccolta dimostra di poter vendere al lettore le situazioni e i futuri più incredibili e impossibili, se ci si ragiona a mente fredda. Con una prosa essenzialmente semplice, ma ricca di ammiccamenti eruditi, Mongai coinvolge il lettore e lo rende complice delle sue elucubrazioni. Lo fa quasi onestamente, come un prestigiatore che ha appena dichiarato di eseguire un trucco. Soprattutto, lo fa con una buona dose di autoironia che dirige più a se stesso che al pubblico. Proprio questa è la vera costante di tutto il libro. La visione del futuro è spesso tetra, a volte da incubo? "Non pensiamoci troppo", sembra voler dire l'autore, "dopotutto è solo letteratura e non è proprio il caso di drammatizzare". Questi racconti chiedono di pungere estremizzando (a volte all'eccesso) molteplici input derivati dalla realtà. Il problema degli extracomunitari, la diffusione delle droghe, la prostituzione dilagante, perfino la situazione italiana, diventano così spunti ironici da sublimare al futuro. Attenzione dunque, cari lettori: la mano è più veloce dell'occhio.
Fabio F. Centamore


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