mercoledì 8 gennaio 2014

INTERVISTA A GIUSEPPE LIPPI di Fabio F. Centamore

L'amico Fabio F.Centamore ha contattato Giuseppe Lippi per un'intervista sul suo ruolo di curatore di Urania da oltre vent'anni. Ringrazio Giuseppe per la cortesia e la disponibilità, e per le risposte, schiette e significative, che forniscono una chiara luce sull'opera di gestione della più grande e antica collana europea di sf.




Traduttore, giornalista, scrittore e saggista, Giuseppe Lippi è sicuramente uno dei più grandi esperti di letteratura fantastica. Noi appassionati di fantascienza leggiamo il suo nome su tutte le pubblicazioni di "Urania" ormai da più di vent'anni. Una carriera senza dubbio notevole, partita nel 1976 con la rivista "Robot" di Curtoni e la collaborazione al "Festival Internazionale del film di fantascienza" di Trieste. Rispondendo alle nostre domande con chiarezza e semplicità, ci racconta i suoi inizi in "Urania" svelandoci qualche interessante curiosità sulle prospettive dell'editoria di fantascienza.

Come inizia la storia di Giuseppe Lippi a Urania?
Comincia molto prima del 1989, quando la Mondadori ha avuto bisogno di un nuovo curatore. Infatti, lavoravo per il mio editore già dal 1980 e avevo curato le collezioni Oscar fantascienza, fantasy e horror sotto l'oculata direzione di Glauco Arneri e poi Ferruccio Parazzoli. A fine '88, dopo quasi un decennio di proficua attività, è successo che nel contiguo settore dei romanzi da edicola si sia verificato un piccolo terremoto: Gianni Montanari, il curatore di Urania, è uscito di scena insieme all'ex-direttore responsabile Laura Grimaldi e al caporedattore Marco Tropea. L'intera redazione è stata rinnovata, fatta eccezione per Marzio Tosello che è stato promosso redattore capo, e per i grafici Nicola Giacchetti e Maria Lina Pirovano che erano in forza già da tempo. Gianfranco Orsi è stato nominato nuovo direttore responsabile, Stefano Di Marino è entrato come redattore a fianco di Tosello e io stesso ho assunto la cura delle collane periodiche di sf, fantasy e horror. Se non ricordo male, il nome del sottoscritto è apparso per la prima volta nel tamburino di Urania a febbraio del 1990.

Cosa hai dovuto cambiare appena arrivato? Si è trattato più di adeguare te stesso alla dimensione di Urania o l'opposto?
Ho dovuto adeguare me stesso, anche se ora mi rendo conto che mi sarebbe piaciuto svecchiare la grafica e avere più voce in capitolo su altri aspetti produttivi. In modo da marcare meglio il passaggio, se non altro.

A quali autori o anche opere sei particolarmente legato?
Gli autori della mia vita tornano costantemente nel lavoro che faccio. Negli Oscar ho tradotto o ripresentato scrittori come Fredric Brown, Fritz Leiber, Richard Matheson, Theodore Sturgeon, Robert Bloch, Isaac Asimov, H.P. Lovecraft e Robert E. Howard. Passando a Urania sono tornato su questi nomi, che a mio avviso meglio di altri mostrano il profondo legame che esiste tra sf e letteratura fantastica tout-court, e vi ho aggiunto Jack Finney, Shirley Jackson, Amanda Prantera, Valerio Evangelisti, John Crowley, Harlan Ellison, Greg Egan, Michael Swanwick, Bruce Sterling, Robert J. Sawyer... E' stato come evolvermi insieme alla science fiction moderna.

Svelaci qualche curiosità: come è organizzata la tua giornata lavorativa?
Comincia con un'occhiata sospettosa alla scrivania di marmo su cui riposa, dopo una notte di aggiornamenti, il mio vecchio computer portatile. Guardo con affetto il bello studio al primo piano di casa, sfoglio qualcuno degli ultimi libri o fumetti e poi, con un sospiro, accendo il computer. Il sospetto, la reticenza e il pudore insiti nel dover intaccare una così bell'alba con mansioni lavorative è fugato; entro nel vivo della giornata, che però non esiste in quanto giornata-tipo, perché le esigenze del lavoro cambiano nell'arco del mese. Diciamo che entro la prima decade devo fornire quarte di copertina e indicazioni per l'illustratore, mentre erntro il 15-20 le chiusure dei fascicoli e cioè biografie, bibliografie, interviste e rubriche d'appendice. Ogni giorno devo leggere il blog per dare eventuali risposte in tempo reale; sbrigata la corrispondenza, passo a vagliare nuovi racconti, romanzi e recensioni. Bisogna tenere aggiornati i contatti con gli agenti e gli autori, fare le mie schede di lettura, risolvere eventuali problemi della redazione, eccetera. Tra gli eccetera ci sono le traduzioni o revisioni dei testi di cui mi occupo personalmente. In determinati momenti vado in questo o quel posto d'Italia a tenere dibattiti, incontri o conferenze. Ultimamente l'università si è interessata molto del nostro lavoro e sono stato a tenere "lezioni" a Varese, a Roma e alla Cattolica di Milano. Come ho accennato, comincio a lavorare verso le otto o al massimo le nove del mattino, interrompo a mezzogiorno e riprendo per alcune ore nel pomeriggio. Se posso, evito di lavorare fino a sera tardi.

Quale delle tue scelte editoriali non rifaresti con il senno di poi?
I libri del momento firmati magari da grossi nomi ma in sostanza di pura confezione: che so, Alien: dentro l'alveare di Robert Sheckley o i romanzi di Paul Preuss ispirati ai racconti di Arthur C. Clarke, come Nome in codice Sparta. Però allora eravamo un quattordicinale e avevamo fame di titioli, anche perché dovevamo rifornire non so più quante collane tra edicola e libreria.

Come nasce una scelta editoriale, ci puoi descrivere un po' cosa avviene dietro le quinte?
Le quinte sono un paio di scaffali nella redazione di Segrate, da cui porto via con piacere le "chicche" quando arrivano, e che mi affretto a fare acquistare. A volte va in porto, a volte dobbiamo rinunciare per i costi troppo alti dei diritti. In genere, ho abbastanza chiaro il tipo di autore e di opera che mi convince a prima vista: originali raccolte di racconti, i romanzi dei nuovi autori, promettenti manoscritti italiani. Ma poi torno a casa, sfoglio le riviste, leggo le recensioni e la febbre sale: allora ordino personalmente i libri che mi incuriosiscono di più, li leggo, li valuto e con un po' di fortuna cerchiamo di acquisirli. I limiti, come ho detto, sono i costi e la foliazione, cioè il numero di pagine. Raramente possiamo permetterci di superare certi sbarramenti. Ogni tanto i titoli escono direttamente dalla mia biblioteca, dalle mie passate esperienze di lettura: questo vale soprattutto nel caso di Urania Collezione. Complessivamente, giudichiamo adatte a Urania (uso il plurale perché a volte ci serviamo di lettori e collaboratori di fiducia) i più originali romanzi del presente, anche se complessi, purché ben raccontati e costruiti; le buone raccolte di racconti, meglio se in prospettiva - il meglio dell'anno, un tema o un autore in particolare, ecc. - e i classici meritevoli di una nuova edizione.

Come si colloca Urania, secondo te, nel panorama editoriale europeo della fantascienza?
Non mi risulta che esistano altri mensili di romanzi venduti in edicola, quindi da questo punto di vista dovremmo essere unici (a parte i "seriali" come Perry Rhodan in Germania). In Italia siamo l'unica collana di romanzi a periodicità fissa e venduta a un prezzo di cinque euro.

Cosa è cambiato nei gusti dei lettori da quanto sei il curatore? Se qualcosa è cambiato, quanto pensi sia merito delle vostre proposte editoriali?
Sono riapparsi i lettori giovani, anche se non in misura preponderante, e abbiamo ripreso una parte di lettrici. Oggi i giovani sono molto abituati al visuale e, al capo opposto, alla sfida intellettuale, al romanzo che dipinge un futuro credibile e magari polemico. Di qui il buon successo di un libro di grossa mole come Il fiume degli dei di Ian Macdonald, uscito l'estate scorsa e che si è venduto bene sia tra i super-aficionados che tra i neofiti. Meriti nostri? Forse l'aver continuato a credere in una proposta economica e conveniente come Urania, mentre il mercato puntava decisamente verso le edizioni librarie più costose (e-book a parte, s'intende...). La Mondadori è l'unico grande editore italiano che persegua con ostinazione i sentieri della letteratura popolare, non solo nei contenuti ma anche nei canali produttivi.

Perché non si riesce a fare una collana di sola fantascienza italiana?
Non si riesce o non si osa? Il rischio sarebbe forte e io credo che costituirebbe un discrimine al contrario. Una collana di soli italiani, inoltre, presupporrebbe di poter contare su otto, dieci o anche dodici romanzi convincenti all'anno, e non solo pubblicabili. Ci sarebbero tutti gli anni? Me lo domando.

Cosa pensi degli e-book? Che vantaggi ha tratto Urania dal formato elettronico?
Gli e-book vanno bene soprattutto per leggere romanzi, stando almeno alle attuali possibilità di formattazione. Urania ne ha tratto e ne trarrà interessanti vantaggi, ma per ora le cifre di vendita non sono paragonabili a quelle della carta.

È cambiato qualcosa con la crisi economica? Come ne ha risentito Urania?
La crisi ha stritolato l'editoria libraria e periodica, che tuttavia ha continuato a macinare tra spasimi e tormenti. Quando dico che ha continuato, non vuol dire che non siano stati chiesti pesanti sacrifici a chi lavora nel settore e forse anche al pubblico.

Quali sono le sfide che volete affrontare per l'immediato futuro?
Guarda, eviterei ogni tipo di retorica e concluderei: in un settore marginale, ma anche in uno di punta, dell'editoria la sfida è sempre la stessa. Durare. Noi di Urania siamo sulla breccia da sessant'anni e come tutti abbiamo il compito di sopravvivere per continuare a fare il nostro lavoro, al meglio delle possibilità e al netto dai sentimentalismi.

Fabio F. Centamore


12 commenti:

  1. Interessante (ma un po' breve....) intervista. Io avrei chiesto al buon Lippi qualcosa riguardo le traduzioni "asciugate" (eufemismo!) e ai rapporti con Vernon Vinge (che ha dichiarato pubblicamente che non permetterà più a Urania di pubblicare sue opere).
    Grazie

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  2. L'argomento ai tempi era stato sviscerato abbastanza mi sembra... comunque dubito che Lippi avrebbe accettato.
    Io avrei chiesto qualcosa riguardo le vendite, perché mi sembrano segnali contrastanti... da una parte le ristampe per risparmiare sui diritti (che a me ggiovanelettore non dispiace nemmeno, ma non c'entra), dall'altra ben due quasi-nuove collane tra Jumbo e Horror.. mah!

    ps vi ho scoperti da poco ma complimenti per il blog, davvero ottimo!

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    1. L'argomento delle traduzioni integrali è stato oggetto di discussioni lunghe, polemiche e alla fin fine anche stucchevoli. Lippi ha già risposto ampiamente, poi ognuno è libero di tenere le proprie opinioni al riguardo. In sostanza, tutto rimanda al problema dei costi e delle vendite, e cioè al mercato dei lettori, non più florido come una volta. Anche qui, non abbiamo i dati ultimi delle vendite di Urania, e ,a quel poco che so, è molto difficile capire cosa venda o non venda. L'Urania jumbo risponde alla chiara esigenza di pubblicare opere di una certa mole, che non possono entrare nella collana normale per motivi di paginazione e quindi di costi. Sembra che Il fiume degli dèi sia andato abbastanza bene, e questo lascia ben sperare per il futuro. Magari, se le cose andassero bene, alla Mondadori potrebbero pensare a farne più di uno l'anno...

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    2. ecco, sulla questione che le polemiche sulle traduzioni siano state stucchevoli non sono completamente d'accordo.
      Ritengo che a suo tempo sia stato giusto sollevare il problema- che poi qualcuno da entrambe le parti abbia esagerato questo è vero- però i lettori avevano il diritto di essere informati.
      In sostanza : un editore e la sua redazione hanno il diritto di gestire le loro pubblicazioni come credono, ma io da lettore ho il diritto di fare domande e di effettuare una critica (con maniere civili, ovvio) sulla pubblicazione che compro.
      Detto questo, auguro ad Urania cento (minimo ) anni di attività e mi auguro solo il meglio per quella collana.

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    3. Nick, forse non mi sono spiegato bene. Personalmente sono sempre stato contrario ai tagli fin da quando ne scopersi l'usanza nei lontani anni sessanta. Penso che sia meglio pubblicare romanzi più brevi o aumentare il prezzo di copertina piuttosto che tagliare le traduzioni. Ciò detto, mi pare che Lippi abbia espresso più volte il suo pensiero sull'argomento (da molti anni ormai) e ritengo inutile riaffrontarlo: non servirebbe assolutamente a nulla. Nè io nè tu potremo mai far cambiare idea ai dirigenti della Mondadori...speriamo invece che le buone vendite di urania Jumbo (e cerchiamo di sostenere la nuova collana facendole buona pubblicità) inducano a incrementarne le uscite, magari passando a due/tre all'anno.

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    4. Da antico lettore dei Cosmo Nord e della purtroppo sfortunata Solaria della Fanucci non sai che piaceremi fa sentire la tua precisazione (ma del resto avendo letto quei volumi ero certo che lo pensassi sul serio)
      Scusami per la chiosa al tuo commento, ma essendo stato coinvolto a suo tempo nella "querelle traduzioni integrali si-traduzioni integrali no" per me rimane un argomento molto sentito.
      Concordo con te con l'importanza di un Urania Jumbo.

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    5. Nick, se mi segui dai tempi di Solaria sai come la penso. Mi spiace di non essere stato subito sufficientemente chiaro al riguardo. Forse non facevi ancora parte del gruppo FB Romanzi di fantascienza, ma anche l'anno passato si era tornati sull'argomento, cercando di capire con la traduttrice del Vinge incriminato (rainbow's end) come erano andate le cose. Non è il caso di insistere sull'argomento, ma per curiosità puoi andare a guardarti i post relativi...per quanto mi riguarda, in tutti gli anni passati alla Nord e alla Fanucci non ho mai avallato nessun taglio, anzi mi sono sempre battuto contro. Se ci sono romanzi di grosso taglio la scelta migliore è di fare numeri speciali, con costo lievemente più alto, e mi pare che questa politica stia prendendo piega (complice il buon andamento dell'Urania Jumbo) anche presso Urania. Su questo non posso che lodare Lippi, sperando che ne facciano sempre più, e si eviti definitivamente l'odiosa politica dei tagli (detto tra noi, la gente se ne accorge anche senza andare a controllare le edizioni originali. è quasi impossibile oggi fare un taglio chirurgico. forse negli anni cinquanta/sessanta i lettori non erano così smaliziati ma oggi è soltanto controproducente. IMHO of course). ps per fortuna all'epoca della querelle lavoravo a tempo pieno in Telecom: non che fosse un divertimento, anzi, ma non è che abbia seguito molto..pra mi sono messo ampiamente in pari, ahimè

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    6. Purtroppo non ho Facebook, ma cercherò di recuperare quei post tramite quello di un amico.
      A proposito della tua esperienza con Solaria, ti racconto un aneddoto che non c'entra niente con la questione Lippi-Urania, ma che forse potrà contribuire ad addolcire il ricordo di quell'esperienza. Un paio di anni fa ho contattato Andreas Eschbach per un intervista e gli ho raccontato di aver letto i suoi romanzi tramite Solaria \Fanucci lui mi ha risposto di considerare proprio i volumi realizzati da voi per Solaria come le migliori tra le edizioni straniere dei suoi romanzi. Non so se l'ha detto tanto per dire, ma suppongo che fosse sincero perché la mia esperienza con Eschbach è che è una di quelle persone che ti dice sempre quello che pensa.
      Detto questo: buona domenica. ;)

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    7. Rimango dell'idea che Solaria sia stata una bella esperienza, che ha fatto conoscere al pubblico autori nuovi e validi, come appunto Eschbach (merito di Mattia Carratello; giusto dare a Cesare quel che è di Cesare). Il fallimento purtroppo era prevedibile. Fanucci non aveva (e non ha) la forza economica e pubblicitaria di Mondadori e imporre un prodotto nuovo in edicola è difficilissimo (vedi anche le difficoltà di distribuzione di F&SF della Elara), soprattutto mettendosi proprio in concorrenza con una corazzata come Urania. Forse sarebbe stato meglio ritentare con una collana da libreria. Ma lui decise così...

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  3. La discussione fu all'epoca piuttosto feroce e, ancora oggi, molti appassionati attivi su Internet affermano di non acquistare Urania proprio per questo. Indubbiamente una parte fondamentale del ragionamento è quella economica ma Lippi (con cui ho parlato a lungo a quattr'occhi alcuni anni fa ed è una persona squisita) ha cercato inizialmente di negare o traccheggiare poi, travolto dalle polemiche, ha scaricato la responsabilità sui dirigenti della Mondadori. O almeno io (e molti altri) l'ho "vissuta" così. Se fin dall'inizio avesse ammesso il tutto avrebbe fatto una figura diversa anche perché quando Vinge ne venne informato pare che abbia vietato la pubblicazione delle sue opere a Mondadori. Se non sbaglio (ma non ne sono certissimo) così è stato.
    Grazie.

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  4. Chiedo scusa ma ho dimenticato di farti i complimenti per "Solaria": ottimo prodotto! Occupa una parte significativa (ma piccola...) della mia libreria.

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  5. Io invece sono combattuta. I nuovi Urania li compero a singhiozzo. Non sono assidua. Di quelli che trovo sulle bancarelle faccio quasi sempre incetta. Ma io compro per autore, non per collana.
    A me sembra - e vi prego, non sgridatemi! :-) - che l'attuale catalogo di autori non sia dei più felici. Vero che él'unica collana che ancora "comanda" in edicola, ma forse più che altro per la difficoltà di altre case a competere su più fronti.
    Ciò detto resta un pilastro dell'editoria e mi auguro che duri in eterno ma, non so, vorrei qualcosa di più. :-)

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