martedì 31 dicembre 2013

USCITE GENNAIO 2014 URANIA

Da fonte Uraniamania.com, sito sempre aggiornatissimo sulle prossime uscite del mondo Urania, ecco le prossime novità del 2014. Su Urania apparirà un altro romanzo della serie del pianeta Coyote di Allen Steele, un'ottima serie di fantascienza d'avventura spaziale moderna, di cui  è già uscito Galassia nemica (Galaxy Blues, Urania n. 1566, 2011). Si tratta del primo romanzo della serie, in ordine cronologico. Ricordo che a suo tempo Lippi anticipò la sua intenzione di pubblicare l'intero ciclo.
Su Urania Collezione dovrebbe uscire invece la ristampa di un vecchio classico di Henry Kuttner, Il pozzo dei mondi (apparso su Urania 1161, nel 1991). Dato che il romanzo di Kuttner era abbastanza breve si può provare a ipotizzare che il prossimo Urania Collezione contenga anche qualche racconto o romanzo breve del grande scrittore scomparso nel 1958.


Urania 1602: Coyote - Allen STEELE
Urania Collezione 132: Il pozzo dei mondi - Henry KUTTNER

 Colgo l'occasione per fare i  miei più sentiti auguri di Buon Anno a tutti gli amici appassionati e lettori.

Sandro Pergameno 

sabato 28 dicembre 2013

IL MONDO DEI SOFFI ARDENTI di Alexia Bianchini



 Stefano Sacchini, sempre attento alle novità che appaiono nel mondo del fantastico italiano, ci parla qui dell'ultimo romanzo di Alexia Bianchini, un'autrice milanese a suo agio in tutti i generi con cui si è cimentata, dalla fantascienza pura al fantasy romantico o per ragazzi, come dimostra anche Il mondo dei soffi ardenti.







Presentazione al libro de La mela avvelenata BookPress:
"Diana attraversa il portale. Scopre che il Mondo dei Soffi Ardenti non è più quello descritto nel vecchio libro rosso. Le Terre sono sotto assedio, alcuni draghi sono stati uccisi, altri sono scomparsi. Di Samuel non vi è più traccia. Re Nephron, della Terra del Vento, si è alleato con Hydra, la strega della Terra del Ghiaccio. Il popolo della Terra delle Rocce ubbidisce al signore del Male. Quale ultima guerriera rimasta, la regina Artemisia, sovrana della Terra dell’Erba Perenne, la convoca per un viaggio della speranza. Aiutata dai fuggiaschi delle altre Terre dovrà ricostituire la compagnia degli eletti e andare a Tedeina, l’isola dove nascono i draghi. Forse Samuel potrebbe essere là."
 "Da bambina vivevo di fronte a una splendida villa. Era una dimora su due piani con un bel giardino antistante all'ingresso e un parco sul retro..."
 Con questa semplice descrizione comincia una delle storie più interessanti nel panorama fantasy italiano dell'ultimo anno: IL MONDO DEI SOFFI ARDENTI, di Alexia Bianchini
Già autrice di diversi romanzi, da sola e in collaborazione, e di numerosi racconti, la Bianchini è una scrittrice milanese che si distingue per lo stile fluido e piacevole. Altra sua caratteristica è quella di saper passare, senza difficoltà apparente, da un genere all'altro, dall'horror all'urban fantasy, dal cyberpunk alle storie di vampiri.
Era perciò quasi inevitabile che quest'autrice, intenzionata a non cristallizzarsi su un cliché, su una linea narrativa, su una forma obbligata di romanzo, tentasse contemporaneamente due strade diverse ma ugualmente affascinanti: quella dell'heroic fantasy tradizionale, incentrato sulle figure dei draghi e dei loro cavalieri, e quella della letteratura per adolescenti. La Bianchini ci presenta quindi un romanzo fantasy denso di trovate e divertente, destinato a un pubblico prevalentemente giovane e femminile.
Il libro è sì godibile da ogni fascia di età, da uomini e da donne, ma, per l'intensità delle emozioni vissute da Diana, la protagonista, la sua determinazione nel raggiungere l'amore perduto, l'entusiasmo e la naturalezza con cui accetta il ruolo di condurre la Compagnia della Speranza alla salvezza di un mondo, le giovani lettrici, ancor più di ogni altra categoria, ne sono le prime destinatarie.
I riferimenti fatti sinora potrebbero dare un'idea sbagliata. Non c'è solo Tolkien tra le influenze che la Bianchini ha fatto proprie durante la stesura del libro. Si consiglia di lasciarsi trasportare, senza remore, in questo mondo straordinariamente vario, ricco di terre e popoli strani, un mondo reminiscente per certi versi di Fantàsia, l'universo partorito dalla mente di Michael Ende. C'è un libro magico che, in pratica, funge da portale e, analogamente alla creazione di Ende, il tempo, le distanze e persino il clima sono soggetti a leggi diverse da quelle che conosciamo, regole che si plasmano attorno alle avventure della coraggiosa protagonista e del suo variopinto gruppo di amici.
Come dice Angela d'Angelo nell'introduzione al romanzo: "Il viaggio di Diana e dei suoi amici diviene, dunque, il nostro personale viaggio nella fantasia di un'autrice sensibile e capace, originale e creativa. Non resta che prendere il libro e partire."
Alexia BIANCHINI, IL MONDO DEI SOFFI ARDENTI (ebook), La mela avvelenata BookPress, 295 pp., 2013.

Stefano Sacchini 

lunedì 23 dicembre 2013

ESCE IL NUMERO UNO DEL NOSTRO MAGAZINE


E nasce così anche il numero 1 del nostro magazine. Incredulo e sbalordito, ho visto scaricare il numero zero da più di duemila appassionati nel corso dei primi due giorni in cui è stato a disposizione (poi non mi sono più interessato, confesso..). Con Tiziano ci siamo parlati su skype e abbiamo commentato con piacere questo successo insperato e inaspettato: il magazine è opera di pochi volenterosi che hanno voluto dedicare il  poco tempo libero alla composizione di articoli e recensioni senza nessuna retribuzione, tranne la soddisfazione e gratificazione che può venire dal rendere un servizio utile agli altri amici lettori. Certo, la bravura e il mestiere di Tiziano, grafico sopraffino ed illustratore esperto, hanno fatto la differenza, portando il magazine a un livello decisamente buono e accettabile. L’aspetto, in questi casi (come in molti altri), fa la differenza…
E così, invogliati da questa dimostrazione di entusiasmo, abbiamo deciso di fare almeno un altro numero, un numero natalizio, più ricco e corposo dello sperimentale numero zero. Se poi Tiziano vorrà e avrà ancora tempo disponibile (e soprattutto se gli amici lettori continueranno a seguirci , proveremo a dare una certa continuità questa iniziativa, che rimane, è bene ricordarlo ancora una volta, senza scopi di lucro alcuni (e tale rimarrà anche in un eventuale futuro).
Ma bando alle chiacchiere e veniamo a parlare di questo numero.
Il magazine si divide sostanzialmente in due sezioni: stavolta abbiamo dedicato una parte apposita al fantasy, curata sostanzialmente da Stefano Sacchini, che si va configurando sempre più come il nostro esperto del settore.
Per quanto riguarda la fantascienza, abbiamo voluto inserire alcuni profili di grandi meastri del genere: in particolare, abbiamo voluto dedicare questo numero a due grandissimi che ci hanno tristemente lasciato nel corso di questo anno funesto, e mi riferisco a Jack Vance e Fred Pohl.
Non mancano nemmeno i consueti articoli sul cinema di Flavio Alunni e di Michele Tetro, uno dei massimi esperti del settore. Troverete inoltre il proseguimento della saga degli Kzur, la graphic novel del nostro Tiziano (su testi dell’esimio prof. Umberto Rossi), che ha già un notevole seguito di appassionati.
E infine, per continuare un’iniziativa cui non vogliamo rinunciare, abbiamo dedicato un piccolo spazio anche alla narrativa italiana e alle giovani leve emergenti. Ecco dunque due promettenti racconti (uno di fantascienza e uno di fantasy, o di science-fantasy) di due giovani promesse italiane: Vincent Spasaro, autore di due romanzi (Assedio e Il demone sterminatore) e Claudio Cordella, di cui ricordiamo Ludosfera e Sarara.
E quindi, per scaricare e leggere tranquillamente il pdf dovete solo cliccare qui, per averlo a definizione nomale, o qui, per leggerlo in alta definizione.
E allora, in attesa dei vostri commenti, buona lettura e soprattutto Buon Natale!
Sandro Pergameno


domenica 22 dicembre 2013

LO HOBBIT – La desolazione di Smaug

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (The Hobbit: The Desolation of Smaug) è un film del 2013, scritto, diretto e prodotto da Peter Jackson. È la seconda pellicola della trilogia de Lo Hobbit, prequel della trilogia de Il Signore degli Anelli, sempre diretta da Jackson. Flavio ce lo racconta a modo suo, in maniera spiritosa e divertente. Ma la stroncatura è netta...

La visione di Lo Hobbit: La desolazione di Smaug fa salire alla mente quei vinai che ti vendono il vino annacquato a prezzo pieno e con una gran faccia tosta. Un libro di trecento pagine non può, non deve essere spalmato in tre film da più di due ore ciascuno. A quel punto le cose sono due: o fai un miracolo e riesci a intrattenere il pubblico spendendo fior fior di milioni e avvalendoti di una squadra di tecnici geneticamente modificati, o allunghi il brodo fino all'inverosimile usando vari stratagemmi.
Primo stratagemma: sommergere gli spettatori di lunghi, lenti e vuoti dialoghi gonfiati a dismisura, facendo parlare i personaggi con parole a caso e lunghi discorsi capaci di far addormentare chiunque. Secondo stratagemma: piazzare duraturi combattimenti ovunque, con teste mozzate, petti trafitti, frecce che schizzano dappertutto, elfi e nani che saltano rotolano nuotano volano piroettano, quindi procedere con l'ammazzare più orchi possibili e facendone comparire e morire a centinaia, perché tanto la gente cosa ne sa di quanti siano veramente, mica gli viene il sospetto che te li stia inventando dal nulla, che li stia facendo proliferare peggio di una fotocopiatrice automatica. Terzo stratagemma: procedere molto lentamente ogni volta che sia possibile, per esempio i personaggi dovrebbero parlare al rallentatore come degli scemi, e usare questo trucchetto soprattutto quando non puoi riempiere i minuti con i combattimenti, perché anche quelli dopo dieci minuti filati finiscono per annoiare. Quarto ed ultimo stratagemma: mostrare durature vedute dei meravigliosi paesaggi della Nuova Zelanda.
Viene inevitabile il paragone con la trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli. Nella trilogia vincitrice di numerosi premi Oscar abbiamo una compagnia di avventurieri, la Compagnia dell'Anello, molto variegata e composta da diverse razze distinte. In Lo Hobbit la situazione si semplifica visto che la compagnia in avventura è composta solo da nani con l'unica aggiunta di un hobbit "scassinatore". Ma non è questo il punto. La grande differenza tra le due opere, a parte l'allungamento del brodo appena descritto e il netto divario creativo, è la relativa serietà e credibilità degli eventi narrati. Sia nel primo che nel secondo capitolo di questa trilogia-prequel, manca qualsiasi elemento di drammaticità. Diamine, tra i "buoni" non muore praticamente nessuno, sono invincibili, alla fine tutto fila sempre liscio, non c'è nessun momento strappalacrime o che renda almeno l'idea del sacrificio e della fatica fisica e mentale dei membri della compagnia. In ogni favola che si rispetti è quasi sempre scontato che alla fine il male verrà sconfitto, ma in genere l'alto prezzo pagato per una simile vittoria in termini di sofferenze lascia un sapore amaro che  valorizza ancor di più il trionfo finale. Finora il "viaggio inaspettato" di Bilbo Baggins sembra una passeggiata di salute. E la controparte malvagia fa meno paura di Winnie the Pooh. I ripetuti ammiccamenti umoristici, inseriti a scopo di alleggerimento proprio nei momenti che dovrebbero risultare più drammatici o inquietanti, fanno sembrare il tutto una grossolana commedia.
Completamente assente l'elemento poetico. e insieme ad esso viene a mancare quel tocco di epicità ritrovato invece ne Il Signore degli Anelli, al punto che il film perde ogni rimasuglio di importanza e diventa piccolo piccolo. La piatta colonna sonora gli dà infine il colpo di grazia, come se non fosse abbastanza.
Ma attenzione! Dopo quasi due ore (o erano venti?) di proiezione finalmente si arriva al dunque, le glorie del Signore degli Anelli sembrano tornare più splendenti che mai. I nani giungono alla fatidica montagna dove riposa il drago sputafuoco; nel frattempo il discendente dell'uomo che diverso tempo addietro fallì nel lanciare la magica Freccia Nera contro il possente drago sembra destinato a riscattare la sua stirpe e a farci vivere un vero colpo di scena. Le parole non sono più messe a caso, gli spettatori provano di nuovo le emozioni dei vecchi tempi. Avremo un epilogo maestoso che ci risolleverà dal letargo delle prime due ore di film! Poi, di nuovo venti minuti di combattimento col drago. Ma quanto parla, poi, questo drago? E di nuovo il bla bla, il fuoco, le spade, le rincorse, salti di qua e di là, ehi il drago muore, no ci siamo sbagliati, allora muore uno dei nani, no, neanche quello, te l'ho detto, è una passeggiata di salute. Ma allora che succede? Succede che sul più bello ti sbattono in faccia i titoli di coda. E ti senti veramente preso per i fondelli.
Flavio Alunni