lunedì 30 settembre 2013

FALSI DEI di Francesco Troccoli


Per la gioia dei molti lettori che hanno apprezzato FERRO SETTE dell'amico Francesco Troccoli, esce proprio in questi giorni il secondo volume della trilogia, FALSI DEI. Stefano Sacchini l'ha letto in anteprima per "Cronache". Ecco qui le sue considerazioni...

SP

"Quando aprii gli occhi, un opprimente biancore esplose e mi abbagliò."

Con queste parole comincia FALSI DEI, secondo romanzo del ciclo dell'Universo insonne, scritto dal romano Francesco Troccoli.
Come nel precedente "Ferro Sette" (Curcio, 2012), anche in FALSI DEI l'autore affascina con il meglio della fantascienza: battaglie spaziali, viaggi nel tempo, un pianeta esotico che nasconde un segreto, esoscheletri da combattimento, telepatia, mutanti, tuffi all'interno di realtà virtuali, senza dimenticare l'elemento che caratterizza l'opera, ovvero la perduta capacità di dormire. Nella storia della galassia futura, colonizzata dagli esseri umani, il sonno è stato bandito dall'esistenza, nel nome del lavoro e del profitto.
Sebbene FALSI DEI si possa leggere autonomamente, la lettura di "Ferro Sette" è consigliata: chi conosce il primo capitolo della saga apprezzerà i numerosi riferimenti che vanno ad arricchire il quadro, complesso e multiforme, di questo universo.
I confronti, positivi che vengono in mente sono con i romanzi di Asimov, Heinlein, Herbert. Troccoli sorprende piacevolmente per l'attenzione riposta sulla storia. Attenzione che non sempre si riscontra nella fantascienza nostrana, troppo spesso imperniata su atmosfere, suggestioni e ammiccamenti a grandi opere ma carente, per non dire deludente, dal punto di vista della trama. I personaggi di Troccoli sono invece convincenti, i dialoghi essenziali e mai banali, la vicenda veloce, intrigante e piena di colpi di scena. Non ci sono punti morti o descrizioni monotone e superflue.
Inoltre il romanzo è in grado, nella parte conclusiva, di strappare qualche lacrima, o quantomeno di far luccicare gli occhi: soprattutto chi segue Tobruk Ramarren fin dalla precedente avventura, si affezionerà al protagonista, nonché alla sua cerchia di amici e parenti. E come accade per i migliori libri, alla fine se ne sente subito la nostalgia.
Altro confronto, che viene in mente a chi scrive, è quello con lo scrittore americano John Scalzi, autore della fortunata serie Old Man's War e fresco vincitore del premio Hugo 2013 con il romanzo Redshirts: entrambi sono scrittori giovani, versatili, bloggers, amanti della fantascienza classica, specie quella militare, e abili a tal punto da riproporla aggiornata, rendendola godibile a tutte le schiere, vecchie e nuove, di appassionati.
Quindi, se siete amanti dell'avventura nello spazio, questo romanzo non vi deluderà. Anzi, conclusa l'ultima pagina, aspetterete con ansia il prossimo capitolo, in preparazione. 

Francesco TROCCOLI, FALSI DEI, Armando Curcio Editore, collana ELECTI, 320 pp., 2013.

Stefano Sacchini 

mercoledì 25 settembre 2013

INCONTRO CON JOHN STITH


Tempo fa' John Stith mi aveva avvisato che sarebbe passato da Roma il 24/25 settembre con sua moglie Karen, e mi aveva detto che avrebbe avuto piacere di incontrare gli appassionati romani di fantascienza, genere cui ha dedicato gran parte della sua attività di scrittore (se non erro, ha al suo attivo nove romanzi).
John è un ottimo autore di fantascienza "hard" sulla scia di gente come Niven e Clarke: di solito le sue opere sono condite però da una buona dose di mystery, e riescono a fondere in maniera efficace il genere giallo con la fantascienza più pura. Ambientate su colonie spaziali L-5 (mondi artificiali creati dall'uomo che ruotano attorno ai pianeti), come ad es. l'ottimo Memory Blank (uscito su Urania come Vuoto di memoria ), o su gigantesche stazioni orbitanti, come l'inedito Reckoning Infinity, o ancora nel sottosuolo ristrutturato di mondi privi di atmosfera, come l'altro ottimo inedito Reunion on Neverend, riescono a catturare mirabilmente il "sense of wonder" della fantascienza tradizionale.
 John, che ha ripreso da poco a scrivere dopo un periodo personalmente travagliato, sta ora collaborando alla sceneggiatura per una serie web e televisiva tratta da alcuni suoi racconti incentrati sulla figura dell'investigatore Nick Naught, personaggio che si ispira a classici come Philip Marlowe ed ebbe un certo successo negli States intorno agli anni novanta.
Il suo romanzo più importante rimane a mio avviso Manhattan Transfer, ( pubblicato in Italia dalla Nord su Cosmo Argento con il titolo La città sull'orlo del nulla) che racconta la vicenda di un pezzo di New York (Manhattan appunto) troncato dal resto della città e portato via nello spazio da alieni sconosciuti per motivi ignoti. Da ricordare anche l'ottimo Redshift Rendezvous (apparso su Urania come Astronave Redshift), sul tema classico dei problemi relativistici sulle astronavi che viaggiano a velocità superiori o vicine a quella della luce.
Ieri ci siamo dunque incontrati con John e sua moglie Karen al Caffè Letterario di Via Ostiense, a Roma. L'incontro è andato molto bene e i due ospiti americani si sono rivelati persone squisite e simpatiche. Ma gli amici romani (peraltro tutta gente affermatissima nel mondo della fantascienza) sono stati all'altezza della situazione. Soprattutto Massimo Mongai, autore illustre e personaggio eccezionale, Umberto Rossi, esperto e critico di fama internazionale sull'opera di Philip Dick, e il vivacissimo Francesco Verso, altro autore italiano di indubbio rilievo, hanno dato vita a un dialogo scoppiettante che ha svariato su tutti gli argomenti della fantascienza e del mondo odierno (con qualche excursus sulla politica italiana e internazionale...).

Ecco qui la foto che ci ritrae insieme a John Stith e alla sua simpaticissima consorte Karen al Caffè Letterario di via Ostiense. Da sinistra a destra in basso Lanfranco Fabriani (due volte premio Urania), Massimo Mongai (anche lui vincitore di un premio Urania), John e Karen. in alto Marc Welder (autore del cybernoir Pandemona), Francesco Verso (fresco vincitore di vari premi con il suo Livido), Umberto Rossi, e il sottoscritto.