venerdì 30 agosto 2013

SCI-FI GATE N.2

 

Per quanto la fantascienza della carta stampata (in Italia) attraversi un momento di oggettiva crisi ed è abbastanza facile seguire almeno le uscite più interessanti, bisogna invece dire che sul vivace mondo del web le pubblicazioni di critica e letteratura on line dedicate al genere fantascientifico sembrano godere di una brillante fioritura, e non è semplice stare appresso a tutte le novità. Un'attenzione particolare va dedicata a Sci-Fi Gate, di cui è ora on line il gustoso numero due, sofisticatissimo nella sua impostazione grafica e assai interessante nelle sue rubriche di critica e informazione.
Nato da un'idea di Massimiliano-H7-24 (who are you?), e degli amici Michele Tetro e Michele Augello, Sci-Fi Gate n.2  è una rivista dedicata soprattutto al cinema, dove spicca la bella presentazione dell'atteso Elysium (con Matt Damon e Jodie Foster) e l'interessante intervista all'esperto degli esperti Michele Tetro. Nutrita l'iniziale rassegna delle novità; mi incuriosisce molto Gravity, con due grandi attori che amo molto, George Clooney e Sandra Bullock, mentre rimango un po' scettico sul terzo film dedicato a Riddick. Assai azzeccate le recensioni di due vecchi classici della fantascienza scritta: L'astro dei nomadi del mio adorato Silverberg, e Dottori tra le stelle (Star surgeon di Alan Nourse) sulla fantascienza "medica" nello spazio.
Da citare anche il corposo articolo dedicato agli X-Files (a cura di Massimiliano) e l'originale riscoperta di un film a me completamente sfuggito (ma confesso di non essere un grande appassionato di cinema fantascientifico, complice anche un imprescindibile compromesso coniugale...), The Adventures of Buckaroo banzai Across the 8th Dimension (a cura dell'amico Davide Mana), ed ancora un lungo saggio di Michele Tetro sulle contaminazioni tra sf e western nel cinema.
Insomma, da leggere e rileggere, guardare e riguardare. E poi  è gratis. Che volete di più?

Sandro Pergameno

mercoledì 28 agosto 2013

FANTASY & SCIENCE FICTION: EDIZIONE ITALIANA ANNO 1 NUM.2


E visto che ci siamo parliamo anche del numero due dell'edizione italiana di Magazine of Fantasy & Science Fiction, versione Elara. Anche questo è un ottimo fascicolo, contenente alcuni racconti e romanzi brevi che non possono mancare nella collezione di ogni appassionato degno di questo nome. In particolare vanno segnalati i tre romanzi brevi che riempiono gran parte del volume.
Una rosa per l'ecclesiaste (A Rose for Ecclesiastes), che nel lontano 1963 lanciò nell'empireo dei Grandi della sf il compianto Roger Zelazny, rimane uno dei classici più importanti della narrativa breve del novecento: si tratta di una storia toccante e memorabile ambientata su un Marte che riecheggia, con le sue misteriose sacerdotesse, più quello della Brackett e di Bradbury che non quello tecnico/scientifico di Clarke.
Sippulgar dei sortilegi (The Way They Wove the Spells in Sippulgar), di Robert Silverberg, riprende, in tono più leggero e fantastico, ma con il solito stile brillante e colorito dell'ultimo suo periodo, l'ambientazione del grande pianeta Majipoor, con le sue miriadi di genti e costumi. E' la storia di un viaggio sulla enorme superficie del pianeta alla scoperta della città dorata di Sippulgar e dei suoi molteplici culti religiosi.
Il nome dei fiori (Naming the Flowers, 1992) di Kate Wilhelm, anch'esso già edito come il classico di Zelazny, è un altro piccolo gioiello uscito dalla penna della Wilhelm, la storia di una strana ragazza di origini misteriose e di un normalissimo americano coinvolto in qualcosa di più grande di lui..
Completano il fascicolo i racconti (inediti) di Ron Goulart e Robert Sheckley e la colonna dei saggi/recensioni di Di Filippo. 

Sandro Pergameno

domenica 25 agosto 2013

FANTASY & SCIENCE FICTION: EDIZIONE ITALIANA ANNO 1 NUM.1


Annunciata da tempo e attesa con ansia dai numerosi appassionati italiani arriva ora nelle edicole la nuova edizione italiana di Magazine of Fantasy & Science Fiction, portata nel nostro paese dalla Elara, che dimostra così tutto il suo coraggio e la sua sagacia. Inziativa davvero lodevole, anche perchè il prezzo mi sembra piuttosto contenuto (solo 5,90 euro). La veste grafica riprende quella originale americana, anche nelle copertine (mi pare..), mentre le illustrazioni interne in bianco e nero sono create, con assoluta maestria tecnica e grande immaginazione, da quello che è forse il nostro miglior illustratore del settore, e cioè Maurizio Manzieri (cercato peraltro da molte case editrici anglosassoni).
Il numero uno propone sette racconti e romanzi brevi (più la rubrica dei saggi e recensioni di Paul Di Filippo) in un ottimo mix di novità e ristampe che i lettori dovrebbero apprezzare. Personalmente, non trovo difetti e auguro, come appassionato della buona fantascienza e soprattutto della narrativa breve (in cui il genere eccelle) tutto, il successo possibile a questa iniziativa.
Tra i pezzi più belli, spiccano:

1) La finestra del tempo, bella riflessione sul passato e sugli errori commessi (chi non vorrebbe tornare indietro e cambiare la propria vita?) uscita dalla magica penna di Richard Matheson, grandissimo autore recentemente scomparso
2) Orgoglio e Prometeo, di John Kessel (finalmente un inedito di Kessel!), vincitore del premio Nebula nel 2008, magnifica riscrittura di un passato fittizio in cui Mary Bennet (la più intellettuale delle sorelle Bennet di Orgoglio e pregiudizio della Jane Austen) incontra il dottor Victor Frankenstein per  un geniale scambio di opinioni sociali e filosofiche
3) Tutte le trappole della Terra, uno dei più celebri romanzi brevi di Clifford Simak
4) Quattro chiacchiere con Anubi, un magistrale racconto creato da Harlan Ellison e vincitore del premio Stoker del 1995

Completano il numero New York Vignette, un bozzetto ritrovato postumo tra le carte di Theodore Sturgeon; L'offerta, un racconto inedito del grande Ray Bradbury; e L'arpa di sangue di Laurel Winter, una toccante storia di fantasy sulla potenza della musica e sulle sue capacità di aiutare le persone nei momenti difficili.

Sandro Pergameno

sabato 24 agosto 2013

WORLD WAR Z: IL FILM

A luglio presentai una recensione di Stefano Sacchini sul libro da cui è stato tratto questo film. Ieri invece Flavio Alunni, uno dei nostri esperti di cinema, mi ha mandato questo bel pezzo proprio sul movie, uno dei più interessanti e ben fatti degli ultimi tempi.


Di film sugli zombie ce ne sono a bizzeffe, si dirà. Questo è il solito film, si obietterà, e la voglia di vederlo è poca, perché non vogliamo mica farci fregare un'altra volta. Stavolta, però, pare proprio che valga la pena fare lo sforzo. Il livello di World War Z sembra ben superiore a 28 giorni dopo e Resident Evil, per citarne due. Se non altro perché l'orrore è più genuino e meglio congegnato tecnicamente. In particolare, il film che vede un buon Brad Pitt come protagonista è più realistico del solito. Le piccole idee che lo contraddistinguono sono originali e spiazzanti. Si va dall'inizio inconsueto, dove muore un personaggio che viene presentato (a tradimento) come uno dei protagonisti di punta, all'idea degli zombie sociali in grado di agire come un'intelligenza collettiva, non più come individui isolati.
L'inquietante colonna sonora firmata da Marco Beltrami ci mette del suo nel rendere le scene suggestive, tenendo sempre gli spettatori sul chi va là. Anzi, si direbbe che sia proprio la colonna sonora il pezzo forte dell'opera.
Max Brooks, lo scrittore dal cui libro è stato tratto il film, deve aver goduto di una consulenza biologica o deve per lo meno aver studiato un po' di virologia per tirare fuori le idee legate alle proprietà del virus. E' infatti da sottolineare la cura portata nel descrivere le qualità degli zombie ma soprattutto del virus, che si comporta come un'agente virale deve comportarsi, al pari degli agenti patogeni meno sensazionali come il comunissimo virus del raffreddore. Il realismo delle proprietà virali, e la caratterizzazione di quelle stesse proprietà, danno un tocco di serietà al film, contobilanciata dalle goliardate di cui si parlerà tra qualche riga.
Ciò che accomuna questo film agli altri film sugli zombie sono, da un lato, l'aspetto e l'atteggiamento dei non-morti, con i volti deformi e la tipica, irrefrenabile violenza affiancata dall'immancabile fame di carne umana. Sembra che gli zombie debbano essere così. Del resto appare difficile immaginarli diversamente, senza nulla togliere ad eventuali trovate registiche del futuro.
Veniamo ora alle goliardate e alle semplificazioni della trama che rendono World War Z un film non certo da Oscar. Ciò che risalta all'occhio e che fa sorridere è il fatto che l'uomo delle Nazioni Unite interpretato da Brad Pitt porti sfiga. Ovunque egli vada accade un disastro, anche nei luoghi più sicuri. La sfiga che si porta dietro fa sì che, in qualunque posto egli approdi, accadano sventure che obbligano il protagonista ad andare in una direzione molto comoda per l'evoluzione della trama. Del resto, non sono tutte le storie un po' baciate dal fato? World War Z non è poi uno di quei film in cui vi sia della poesia, quindi non riesce a travalicare il genere e ad essere apprezzato da tutti. D'altro canto, cercare l'approvazione di tutti è assai noioso e spesso conduce ad opere insignificanti.
Non bisogna mai affrettarsi a dare per scontato un genere o, come in questo caso, un sottogenere, che invece potrebbe mollare un colpo di reni nel momento più inaspettato. Sia ben chiaro, qui non si sta dipingendo la pellicola come un'opera sensazionale. Essa risente dei limiti della categoria in cui si inserisce, ed è inquinata dai diversi cliché annessi, appunto, al sottogenere degli zombie. Le macchie son tante, e i gusti variano da persona a persona. Ad esempio c'è chi avrebbe preferito più splatter (artistico s'intende), cosa che, a quanto pare, non va granché di moda. L'intento di questo articolo è quello di dare un'idea di ciò che il film rappresenta, cercando di farlo nel modo più oggettivo possibile, sebbene nessun parere, quando si parla di arte, possa essere pienamente oggettivizzato. L'opinione di chi scrive è quindi insita nelle righe precedenti, e si può sintetizzare come segue.
World War Z è un film vivace, anche se il tema principale è la morte; originale, nonostante l'ambientazione trita e ritrita che fa da zavorra; divertente, quando per divertimento s'intende il seguire la storia con interesse e coinvolgimento; leggero, d'una leggerezza che non vuol dire banalità, almeno non del tutto, ma piuttosto pulizia e chiarezza. Infine si direbbe che abbia quel qualcosa, quel mordente, quella personalità insomma, che chiama a sé rispetto e simpatia.
Flavio Alunni