venerdì 29 novembre 2013

PINOCCHIO 2112 di Silvio Donà





L'amico Flavio Alunni mi stupisce (in maniera piacevole) di nuovo. Stavolta mi ha mandato una recensione di un libro che mi era completamente sfuggito. Sono contento dunque di presentare agli amici che ci seguono la recensione di questo Pinocchio 2112, prima opera fantascientifica di un interessante autore italiano, Silvio Donà, cui auguriamo ogni successo.





Il mondo di Pinocchio 2112 è tremendo. L'anno in questione è il palindromo 2112 e la storia inizia in un palindromo ancora più completo e cioè il 21/12/2112. Con il termine palindromo s'intende un numero o una parola che abbia la stessa sequenza numerica o letterale indipendentemente dal fatto che lo si legga da destra o da sinistra. Insomma, si diceva, il mondo di Pinocchio 2112 è tremendo. In seguito a una non specificata catastrofe la società vive interamente nel sottosuolo, in una fitta rete di cunicoli e stanze dove la luminosità maggiore raggiunge appena il settanta per cento di quella del Sole. E' un mondo infame dove regna la legge del più forte e sin da bambini si impara che la felicità non esiste e che la vita è un inferno. I più fortunati hanno accesso alle droghe come unico antidoto alle sofferenze fisiche e mentali. Si muore soprattutto di depressione. L'assenza di qualsiasi fonte di serenità, le infinite sofferenze, persino la scomparsa dei colori nella vita quotidiana o semplicemente il non far nulla, perché nulla serve veramente a qualcosa, portano alla morte per overdose o al non meno probabile suicidio.
In questo girone dantesco il tesoro di maggior valore, più prezioso delle droghe, sono i libri. Libri dimenticati perché nessuno li ristampa ormai da decenni, libri vecchi, rari e in pessimo stato, logorati dal tempo. Angelo si occupa appunto di libri. Li cerca, li trova e li vende a chi se li può permettere. Per farlo rischia la vita ogni giorno introducendosi nei luoghi più sinistri. In altre parole  Angelo vende il passato, come si dirà a un certo punto della narrazione. I libri raccontano che in passato il mondo era vivibile e di gran lunga più bello. E se lo fu in passato si fa presto a illudersi che potrebbe tornare ad esserlo in futuro. E i libri sono anche una droga sana che non uccide e anzi rinvigorisce scacciando paura, solitudine e fame. Ma la maggior parte degli uomini-topo neanche sa leggere e solo i pochi istruiti leggono delle vere storie come il Pinocchio di Carlo Collodi, di cui il nostro cercatore conserva sempre una copia per sé. In questo romanzo, dunque, l'importanza dei libri consiste essenzialmente nel mostrare le immagini del passato. Vengono ricercati soprattutto libri illustrati, come atlanti o raccolte fotografiche. In un eccesso di realismo, portando cioè una società così regredita alla ovvia conseguenza dell'analfabetismo di massa, vengono messi dei paletti attorno al significato del libro, il cui senso profondo viene invece fatto vivere attraverso il protagonista, uno dei pochi a leggere anziché guardare le figure.
Le atrocità di questo pietoso mondo sotterraneo sono descritte con pudore, col tono di chi preferisce evitare i dettagli per lo sgomento. E a parlare non è tanto l'autore quanto il buon protagonista: oasi di umanità in un deserto dell'anima. Facendo narrare in prima persona ad Angelo si ha l'impressione che l'autore si metta da parte. Il diario di Angelo è scritto in modo asciutto, essenziale. Appena terminata la lettura si rimane con la voglia di saperne di più. Si resta dispiaciuti per la brevità della storia e questo non è necessariamente un indice negativo.
La trama di Pinocchio 2112 non sembra il massimo dell'originalità se osservata in superficie (almeno per chi ha dimestichezza con un certo tipo di fantascienza), ma lo può diventare nel modo in cui la sua struttura viene riempita di contenuti, insieme a quella fonte di novità che può esser data dall'impronta dello scrittore, dal suo punto di vista, dalla sua tecnica, dai piccoli ma significativi dettagli. Di distopie, insomma, ne sono state prodotte un'infinità ed è stato descritto tutto il peggio che potrebbe accadere alla civiltà. Ciò non toglie che la sensibilità espressa dall'autore fornisca un solido ponte empatico tra il dramma della storia e quei lettori che gli hanno dato fiducia leggendola.
Silvio Donà è uno scrittore che può vantare alcuni premi letterari nel suo curriculum, tra cui il Premio Mondolibro 2001. Non è specializzato in fantascienza e questo è il suo unico libro in tal senso. Apprezziamo il gesto. Nel suo blog silviodona.blogspot.com scrive quello che gli passa per la testa, sempre con un certo stile. E' nato a Campagna Lupia (Venezia) ma vive in Puglia da quando era ragazzo e per questo, dice,  gli fanno ridere tutti i luoghi comuni tra nord e sud. In qualche modo misterioso, aggiunge, ha preso una laurea in legge.
Flavio Alunni

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