mercoledì 20 novembre 2013

LA TORRE ALIENA di Paul J. McAuley

Paul J. McAuley è uno degli autori più interessanti delle nuova ondata britannica degli anni novanta/duemila. Assieme al compianto Iain M. Banks, all'eccellente Ian MacDonald e al sottovalutato Ian R.MacLeod (per citare solo i primi che mi vengono in mente) McAuley ha contribuito al rinnovamento del genere con opere che vanno dall'originalissimo cyber Fairyland (vincitore del premio Clarke per il miglior romanzo inglese del 1996) a saghe spaziali come la trilogia di Confluence, il ciclo di Quiet War (inedito) e questo ottimo La torre aliena(Four Hundred Billion Stars), la sua opera prima, risalente al 1988. L'amico Vincenzo Cammalleri ci racconta le sue impressione proprio riguardo a quest'ultimo.



Dicono che una delle qualità proprie della fantascienza è il saper affrescare universi sterminati, epoche lontane, galassie in fermento e pianeti affascinanti e pieni di mistero. Il famoso "sense of wonder", per intenderci. Dicono anche che questo sense of wonder sia diventato spesso latitante nelle opere più recenti, non in tutte certo, ma sicuramente in gran parte della più recente produzione del genere. Forse a causa del diverso orizzonte culturale rispetto alla metà del novecento, forse a causa della più cupa atmosfera che ha accompagnato l'inizio del millennio, o forse, magari anche solo in parte, a causa di un certo sdoganamento della fantascienza che, contaminandosi con altri generi e spesso diventando essa stessa mainstream, ha in alcuni casi perso quelle che erano i propri tratti distintivi.
E allora ecco che può essere utile andare a cercare nella fantascienza di un'altra epoca le prospettive e le emozioni che hanno fatto sognare gli appassionati del genere.
La Torre Aliena, dello scritto britannico Paul J. McAuley, è un romanzo affascinante, avventuroso, sognante e allo stesso tempo enigmatico. Pubblicato nel 1988 e tradotto in Italia nel 1989, nonostante sia passato solo un quarto di secolo, sembra parlarci da un'altra epoca. Un'epoca in cui le difficoltà e le minacce che l'umanità si trovava ad affrontare erano un trampolino di lancio, una sfida da abbracciare e da cui trarre nuove occasioni. Nonostante i toni spesso cupi del romanzo possiamo riconoscere un sospiro di fondo, un'anima mai doma, quel soffio vitale che è proprio degli individui, e delle specie, vive e affascinate dall'ignoto.
L'atmosfera del pianeta in cui si svolge la trama inebria il lettore come se fosse davvero sul posto, ad ammirarne i colori e le terre sterminate. La lentezza del romanzo, lungi dal rendere noioso lo scorrere delle pagine, è, invece, uno stimolo che accompagna il lettore, come a volerne cullare la lettura e sottolinearne gli aspetti riflessivi.
L'universo creato da McAuley è brutale, cinico, senza alcuna attenzione per la vita in qualunque sua forma, ma non per questo è meno affascinante. 

Dalla quarta di copertina:
In un'epoca remotissima, una misteriosa razza aliena ha trasformato con un'immane opera d'ingegneria planetaria un mondo arido in un luogo adatto alla vita, mutandone le condizioni geologiche e climatiche, popolandolo con varietà di flora e di fauna raccolte da una dozzina di pianeti, erigendo inoltre sorprendenti costruzioni dall'ignota finalità, e infine sparendo senza lasciare traccia. È possibile però che si tratti delle stesse creature che gli umani designano come il Nemico, e contro le quali combattono una guerra logorante in un altro angolo dell'universo. Ma ora l'arrivo di una spedizione umana sembra improvvisamente risvegliare l'ecologia del pianeta, e con essa l'attività della torreggiante fortezza che s'innalza al centro di un vasto cratere, una labirintica costruzione di guglie e rampe ascendenti che sembra celare il sapere della razza di misteriosi artefici. Ed effettivamente una presenza aleggia sul pianeta, chiaramente percepita, anche se solo per un breve istante, da Dorthy Yoshida, una giovane astronoma aggregata alla spedizione in virtù del suo straordinario talento telepatico. Ma nonostante l'esame della fauna e dei reperti del pianeta rilanci in un crescendo di tensione nuove ipotesi sconvolgenti, ogni soluzione definitiva sembra però allontanarsi. Ma quando il contatto con una mente intelligente è nuovamente stabilito, Dorthy è certa che lei sola può arrivare al cuore del mistero, che è ben più di un appassionante caso di archeologia interstellare, e all'incontro con una civiltà il cui destino è intrecciato a quello dell'intero universo.
Un avvincente enigma di grande presa narrativa, che applica con grande rigore e freschezza inventiva i temi classici di antropologia aliena.
Vincenzo Cammalleri

4 commenti:

  1. Posso dire che provo nostalgia per un epoca nemmeno troppo lontana in cui in libreria si potevano trovare i libri di KcAuley (ma anche di tanti altri) invece delle solite ristampe di King, Asimov e Dick?
    Con questo non voglio dire che io non ami i suddetti tre autori, anzi! Semplicemente rimpiango i tempi in cui si poteva trovare una maggiore varietà. Tutto qui.
    Grazie per questo bell' articolo.

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  2. Io quell'epoca non l'ho mai vissuta. Per fortuna ci sono le librerie dell'usato e, negli ultimi anni, gli ebook. Però è un peccato non poter fare un giro in libreria alla ricerca della novità.

    Vincenzo.

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  3. Io invece dissento vigorosamente, non basta essere inglesi e scrivere space opera " a la page" per avere un facile lasciapassare nella SF contemporanea.
    Ho trovato il romanzo "La torre aliena" ostico, astruso e alquanto fumoso. La protagonista è di una rara antipatia, certi passaggi sono incomprensibili ( il coprotagonista umano viene eliminato, senza una ragione plausibile e senza che se ne comprenda il motivo, di punto in bianco), mentre la spiegazione finale dell'enigma biologico/cosmologico che sta alla base dell'opera semplicemente non sta in piedi. Anche molte notazioni di carattere, come dire, xeno-antropologico lasciano il tempo che trovano e sembrano inserite a bella posta per nobilitare la narrazione ma francamente risultano abbastanza posticce e irritanti, specialmente per chi ha ben presenti i modelli di riferimento (Le Guin e Bishop. tanto per non fare nomi),
    A mio avviso un romanzo superfluo e decisamente brutto, ma "La stella dei precursori" che malauguratamente ho "assaporato" fino in fondo per dare un'altra chance all'autore è anche peggio.
    Con McAuley io l'ho piantata lì.

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    1. "La Stella dei Precursori" è tra l'altro la seconda ed ultima parte del ciclo dei "Precursori", che inizia proprio con "La Torre Aliena".
      E' chiaro che i gusti sono gusti, e sebbene tendenzialmente posso dire di avere un debole per la SF d'oltremanica, è chiaro che "non basta essere inglesi e scrivere space opera " a la page" per avere un facile lasciapassare nella SF contemporanea. ", e potrei portare diversi esempi (per quello che sono i miei gusti).

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