mercoledì 11 settembre 2013

UCZ #127 - SCACCO AL TEMPO di Fritz Leiber

Arne Sakmussen ci parla di uno dei romanzi "minori" del grandissimo Fritz Leiber, ristampato di recente su Urania Collezione (n.127, agosto 2013). Ma anche un'opera minore di Leiber è sempre di un livello superiore alla media di quanto si legge di solito...





Carr Mackay ha un lavoro tranquillo, una fidanzata che lo spinge a far carriera e una vita tutto sommato ben pianificata. Ma ecco che un giorno conosce una strana ragazza, bella e alquanto terrorizzata, e da quel momento la sua vita scivola verso un’imprevedibile scoperta. Si accorge di possedere un oscuro potere che il mondo intorno a lui sembra aver perduto, e soprattutto che il tempo non è uguale per tutti. Che non tutti sono obbligati a rispettare la sceneggiatura cosmica imposta silenziosamente al genere umano dall’ordine delle cose. Da quel giorno, la vita di Carr Mackay cambia in modo radicale e spaventoso, perché fra le marionette che tutt’intorno continuano la recita prestabilita, si nascondono altri ribelli niente affatto amichevoli…
(Quarta di Copertina)

 Dopo aver letto "Il grande tempo" e "Novilunio" (che per quanto mi riguarda sono due romanzi splendidi, e anche a distanza di tempo continuano a "parlarmi" ) e qualche storia di Fafhrd e del Gray Mouser eccomi alle prese col controverso "Scacco al tempo".
Pubblicato nel 1950 col titolo "You're all alone" e sotto forma di racconto (su Fantastic Adventures), è stato poi rimaneggiato varie volte (dietro pressione degli editori) ed è uscito anche nella forma più estesa con il titolo "The Sinful Ones". Una prefazione dell'autore (presente nell'edizione Urania ed Urania Collezione) racconta proprio le vicissitudini di questo "sfortunato" romanzo.
Effettivamente alcuni passaggi del romanzo, soprattutto quelli che volevano occhieggiare al porno-soft dei primi anni '50 (condizione imposta a Leiber da un editore) sono un pò fuori luogo ed appesantiscono il romanzo.
Dopo le prime 20-30 pagine ho iniziato a chiedermi quando sarebbe arrivata una "rivelazione", quando sarebbe successa una certa cosa, quando il protagonista avrebbe appreso ciò che io credevo di aver già intuito.... ma niente di tutto questo. Non ci sono rivelazioni: ciò che si potrebbe intuire (fuorviati anche dal titolo italiano del romanzo) è assolutamente sbagliato ed il romanzo va avanti lasciando addosso un senso di "incompletezza". Continuavo a pensare "mah! ...non ho capito...", ed è proprio qui che a mio avviso si manifesta la grandezza del romanzo.
Infatti, se da un lato viene messa in scena una storia che prende spunto dal solipsismo e viene sviluppata in maniera davvero originale, dall'altro il lettore si immedesima in un protagonista che realmente "è solo". Ciò che vede e che sente è tutto ciò che sa ed è tutto ciò che Leiber concede al lettore. Il lettore "tutto solo" procede nella lettura ed il senso di indefinito, indecifrabile, relativo, soggettivo ed ambiguo si impossessa fortemente di lui e lo accompagna fino alla fine. La grandezza di Leiber è proprio questa: non racconta emozioni ma ce le  fa vivere, non racconta una storia ma ce la fa interpretare, non espone le sue idee ma ti mette in condizione di immedesimarti nel suo percorso logico e lascia a te tutto il resto.
Questo modus operandi è poi lo stesso utilizzato ne "Il Grande Tempo" ed è il punto nevralgico di entrambi i romanzi, quello che rende queste due opere molto più belle delle storie che raccontano, che li rende grandi, che ti fa innamorare e che ti lascia qualcosa dentro.
Sorvoliamo poi sulla forza innovativa del romanzo, sul fatto che mette in scena l'orrore nella vita quotidiana e per le strade che percorriamo tutti i giorni (come avevano gia fatto Lovecraft e Bloch) e sui suoi originali personaggi.
Onestamente non possiamo affermare che siamo davanti ad un capolavoro: forse se Leiber ci avesse lavorato più a lungo ed in totale autonomia le cose sarebbero state diverse. Così com'è purtroppo il romanzo presenta diverse imperfezioni. Ma sulle imperfezioni possiamo soprassedere se poi il romanzo riesce a darci qualcosa di prezioso, e personalmente posso dire che questo romanzo mi ha arricchito. 

Arne Sakmussen

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