giovedì 18 luglio 2013

WORLD WAR Z. LA GUERRA MONDIALE DEGLI ZOMBI di Max Brooks

Sempre attento alle ultime uscite Stefano Sacchini ci parla del libro di Max Brooks da cui è stato recentemente tratto il film di grande successo con Brad Pitt.

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La chiamano in molti modi: la Crisi, gli Anni bui, la Peste ambulante, ma anche con nomi più trendy, come guerra mondiale degli Zombi o prima guerra degli Zombi. A me personalmente non piace quest'ultima etichetta, perché presuppone un'inevitabile seconda guerra degli Zombi. Per me sarà sempre la guerra degli Zombi, e anche se molti possono contestare l'esattezza scientifica della parola "zombi", farebbero fatica a trovare un altro termine universalmente riconosciuto per le creature che hanno quasi provocato la nostra estinzione. Zombi resta una parola sconvolgente, ineguagliabile nella sua capacità di evocare così tante memorie o emozioni, e sono proprio queste memorie, e le emozioni, l'argomento di questo libro.
(trad. di Nello Giugliano)

Dalla quarta di copertina:
Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, le peste ambulante, l'epidemia. La guerra degli Zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi.

Chi scrive ammette che al momento di iniziare questo libro, pubblicato dalla casa editrice Cooper, aveva molti dubbi sulla validità dell'opera e non era sicuro di portare a termine la lettura. Per fortuna le remore si sono dileguate man mano che il romanzo procedeva: WORLD WAR Z. LA GUERRA MONDIALE DEGLI ZOMBI (World War Z. An Oral History of the Zombie War, 2006) non è il solito horror, sanguinolento e convenzionale, bensì una storia di fantascienza in piena regola, verosimile, anche nei momenti, che non mancano, di orrore puro.
A differenza di "Manuale per sopravvivere agli zombi" (The Zombie Survival Guide, 2006), il precedente libro di Brooks, questo è un romanzo tragico e intenso, privo di venature umoristiche.
Maximillian Michael "Max" Brooks (New York 1972, figlio del regista Mel Brooks e dell'attrice Anne Bancroft) utilizza il formato della testimonianza diretta per raccontare la storia della più disastrosa guerra che la razza umana abbia mai conosciuto. Dai suoi inizi, nel remoto villaggio cinese di Nuovo Dachang, Brooks segue la diffusione della misteriosa malattia che trasforma gli esseri umani in zombi. L'infezione si allarga in modo esponenziale a tutto il pianeta. In breve il numero degli infettati supera quello delle persone sane. Distruggerne il cervello è l'unico modo per fermare queste creature mostruose, perennemente affamate e quasi indistruttibili.
Sarebbe stato prevedibile per l'autore ambientare la vicenda nei soli Stati Uniti. Invece, con una certa dose di originalità non sempre condivisa dai suoi connazionali, Brooks fa compiere al suo anonimo intervistatore il giro del mondo, dieci anni dopo la fine del conflitto. Non c'é continente, regione del pianeta dove non vengano raccolte testimonianze: in Cina e in Russia, dove il conflitto contro gli zombi scatena cruente guerre civili, in Israele, dove vengono sviluppati piani efficaci per contrastare l'invasione, in Canada, dove il freddo intenso frena l'avanzata dei "non morti" ma provoca la morte per fame e gelo di milioni di persone, passando per Stati Uniti, Europa, Sudafrica, Asia e Oceania. Non meno devastante del morbo è la follia umana che, tra disastri ecologici e conflitti nucleari "limitati", porta l'umanità ad un passo dall'estinzione.
Sicuramente questa scelta di ampio respiro è il principale punto di forza del romanzo. Attraverso le molti voci, frutto di un'approfondita documentazione, Brooks ci mostra come le diverse culture abbiano affrontato la minaccia degli zombi e, dopo un drammatico e repentino crollo, siano sopravvissute. La Cina si trasforma così in una democrazia, la Russia diventa una monarchia sotto l'egida di un rinnovato clero ortodosso, Israeliani e Palestinesi si fondono in un unico popolo, i "boat-people" dell'Oceano Pacifico danno vita ad una nuova, originale civiltà, mentre Tibet e Cuba, solo sfiorati dall'olocausto, assumono il ruolo di nuove potenze economiche. E se le tribù dell'Amazzonia superano brillantemente la prova, i popoli della più evoluta Europa si riducono a piccoli gruppi asserragliati attorno alle fortezze medievali.
Anello debole del romanzo sono proprio i morti viventi. L'autore non si discosta dall'immagine dello zombi immortalata dal celebre film di George Romero "La notte dei morti viventi" (Night of the Living Dead, 1968) e non dà spiegazione soddisfacenti sulla loro origine e sulle loro caratteristiche. Quello che emerge invece è il progressivo sgretolamento del mondo come lo conosciamo oggi. Probabilmente non a causa degli zombi, ma un giorno il collasso della civiltà umana potrebbe seguire binari non lontani da quelli tracciati dal bravo Max.
WORLD WAR Z è un romanzo avvincente, che ha la straordinaria capacità di attirare e immergere il lettore in un apocalittico futuro prossimo, dove non è possibile non immedesimarsi nelle vicissitudini dei protagonisti, uomini e donne, militari e civili, talvolta codardi, spesso eroi. Esemplare la descrizione della disastrosa battaglia di Yonkers, nei pressi di New York, che si conclude con un agghiacciante massacro.
Alla saga di Brooks, che include anche l'antologia "Zombie Story e altri racconti" (edita nel 2011 sempre dalla Cooper), si è ispirato il recente film "World War Z", con protagonista Brad Pitt. Le differenze tra l'opera letteraria e quella cinematografica sono molte, in comune vi è il succedersi di scenari in giro per il globo.

Max BROOKS, WORLD WAR Z. LA GUERRA MONDIALE DEGLI ZOMBI (World War Z. An Oral History of the Zombie War, 2006), trad. di Nello Giugliano, Cooper, collana Cooper storie, 307 pp., 2013, fanta-horror.

Stefano Sacchini 

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