sabato 27 luglio 2013

FREDERIK POHL E LA FANTASCIENZA SOCIALE


Mi permetto di fare un omaggio a uno dei grandi "Vecchi" (ha quasi 94 anni..) della fantascienza ancora in attività (la Elara ha pubblicato da poco l'ultimo suo romanzo, Pompei 2079, che non è niente male), riproponendo, in due parti, un mio vecchi saggio





Frederik Pohl è probabilmente, assieme a John W. Campbell jr., la personalità di maggior spicco che la fantascienza abbia avuto nei suoi ottanta e passa anni di vita (calcolando la sua nascita con la pubblicazione del primo numero di Amazing nel lontano Aprile 1926). Figura pionieristica, dal carattere volitivo e brillante, Pohl ha fatto di tutto, nei sessantanni in cui si è interessato professionalmente di sf: è stato scrittore (e varie fasi si possono riscontrare nella sua evoluzione) e direttore di riviste ad appena vent’anni, poi agente letterario, scrittore assieme a Cyril Kornbluth e creatore della sf sociologica, di nuovo curatore di riviste famose come Galaxy, If e Worlds of tomorrow, (ha vinto varie volte il premio Hugo come miglior «editor») e infine, dopo un periodo di crisi spirituale, di nuovo scrittore di opere moderne, attuali e piene di inventiva.
Parlare di lui in tutte le varie fasi della sua carriera significherebbe scrivere un libro, in cui si dovrebbe trattare un po’ la storia di tutta la fantascienza dagli anni trenta in poi. Come si potrebbe infatti evitare di raccontare le avventure della «Futurian society» di cui Pohl era uno degli animatori agli inizi degli anni quaranta assieme a gente come Donald Wollheim e Damon Knight? O come potremmo evitare di tracciare l’evoluzione di un genere fantascientifico tanto di moda negli anni cinquanta come quello della sf sociologica, parlando delle collaborazioni di Fred Pohl con il compianto Cyril Kornbluth, collaborazioni che sono rimaste storiche, che hanno fornito classici come I mercanti dello spazio, come Gladiatore in legge, come Il segno del lupo? O ancora come potremmo esimerci dal descrivere la fantascienza degli anni sessanta, se volessimo parlare dell’attività di Pohl come «editor» di Galaxy, If e Worlds of tomorrow, quando riuscì a risollevare quelle riviste dalla fase stagnante in cui erano scivolate, riportando sulla scena autori importanti (che avevano smesso di scrivere) e sostenendo nomi nuovi che sarebbero divenuti in seguito prestigiosi? No, non sarebbe davvero possibile. Pohl è stato e rimane una figura di spicco nel mondo della sf che tanto ha contribuito a mutare e rivoluzionare favorevolmente.
Né è facile categorizzare le opere prodotte da Pohl nella sua lunga attività letteraria. Le sue storie variano in lunghezza, stile, attitudine, genere e trattamento più di quelle di qualsiasi altro autore di sf. L’unico punto in comune che esse hanno (come dice anche Lester Del Rey in un’introduzione a una raccolta dei migliori racconti di Pohl del suo «periodo sociologico») è l’alto livello di eccellenza. Inoltre, per rendere le cose ancora più difficili a chiunque voglia esaminare anche senza approfondimento l’opus letterario di Pohl e la sua carriera, c’è il fatto che egli ha smesso per ben due volte di scrivere per poi riprendere ogni volta dopo un lungo iato temporale e con caratteristiche e stilemi totalmente differenti da quelli adoperati in precedenza.
Cresciuto, come molti altri scrittori di sf del periodo d’oro, in condizioni di vita svantaggiate (il padre fece molti lavori e si trasferiva spesso; a volte, lasciava addirittura il piccolo Fred a casa di parenti perché non riusciva a trovare una casa o un affittuario che avesse abbastanza fiducia in lui), e, per la maggior parte della sua infanzia, in completa solitudine, Pohl riversò la sua mente sui libri, di qualsiasi genere essi fossero. Quando fu un po’ più cresciuto, e poté andare da solo alla biblioteca del quartiere, cominciò a leggere sf e prese a divorare con insaziabile voracità tutti i numeri arretrati di Amazing, Wonder stories, ed Astounding su cui riusciva a metter mano, nonché le opere di Sidney Fowler Wright, Olaf Stapledon e James Branch Cabell. Nacque così in lui quella passione per la fantascienza che non l’avrebbe più abbandonato per tutto il resto della sua vita.
A diciannove anni era uno dei fan più attivi di tutti gli Stati Uniti; a venti dirigeva già due riviste di sf, Astonishing stories e Super Science, con la provata competenza di un veterano e scriveva racconti da solo o in collaborazione con gli amici dell’epoca (Robert Lowndes, Dyrk Wylie e Cyril Kornbluth, ovviamente), racconti che apparvero tutti sotto pseudonimo. Dobbiamo aspettare gli anni cinquanta per incontrare il nome di Pohl in calce alle sue opere.
Queste prime storie, alcune delle quali sono state raccolte in due antologie, una del solo Pohl, Early Pohl e un’altra, The wonder effect, in cui compaiono quelle scritte in collaborazione con Cyril Kornbluth, mostrano già un notevole bagaglio di idee e di spunti narrativi. Si tratta di opere competenti, ma non c’è nulla che le distingua dalla produzione media di quel periodo che, tutto sommato, era piuttosto goffa e ingenua.
Nonostante sia impossibile intravvederlo dall’esame di queste prime opere giovanili, il carattere di Pohl si era già formato: si era già creata in lui quella vena di cinismo sulla natura dell’uomo che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva.
Don Wollheim, suo amico dal lontano 1940, lo considerava un idealista disilluso che ha perso la sua fede nell’ umanità e nel futuro dell’umanità.
È molto difficile dire fino a che punto sia esatta l'analisi di Wollheim: Pohl non è uno scrittore facile e le sue storie del «secondo periodo» (quello sociologico degli anni ‘50 e ‘60) e del «terzo» (quello odierno) riflettono una personalità singolarmente complessa.
La seconda fase (la più famosa) della sua carriera letteraria inizia undici anni dopo. La guerra nel frattempo aveva posto fine alle sue riviste, e lo aveva visto come pilota  in Europa. Ma, dopo la guerra, la fiamma della passione fantascientifica riportò Pohl a scrivere, e a creare un’agenzia letteraria. Forse non tutti sapranno che, in quegli anni, Pohl rappresentò autori del calibro di Asimov e Sheckley. Fu Pohl a convincere la casa editrice Doubleday a pubblicare il primo libro rilegato di Asimov. Fu Pohl a fare di Robert Sheckley un autore notissimo in soli due anni. Fu Pohl a fondare, assieme al suo carissimo amico e collaboratore Lester Del Rey, l’Hydra Club di New York. Fu Pohl ad aiutare la Ballantine  a creare dal nulla e a sviluppare il suo programma di sf e a offrirle gli scrittori di cui aveva bisogno. Fu Pohl a convincere Kornbluth, che si era messo a scrivere «detective stories», a tornare alla sf.
La seconda fase della carriera letteraria di Pohl è legata molto strettamente a Cyril Kornbluth. Tante sono state le coppie famose nella sf: De Camp e Pratt, Anderson e Dickson, Silverberg e Garrett, sono alcune delle più note. Ma noi crediamo che nessuna delle coppie succitate abbia raggiunto un affiatamento nemmeno lontanamente paragonabile a quello della coppia «regina» Pohl-Kornbluth. E soprattutto, nessuna delle altre coppie ha mai prodotto opere dell’importanza de I mercanti dello spazio, Frugate il cielo Gladiatore in legge. È stato infatti Gravy planet, il romanzo breve apparso nel lontano 1952 su Galaxy e poi ampliato a formare The space merchants, a creare dal nulla un nuovo genere fantascientifico, quello della sf sociologica,  imperniato sulla satira sociale oltre che sull’estrapolazione tecnologica. Nelle loro opere, Pohl e Kornbluth attaccavano con vigore polemico mai visto in precedenza nella sf le vacche sacre dell’«american way of life»: la pubblicità, il consumismo, il marketing, la produzione, la concorrenza commerciale, le sofisticazioni, le assicurazioni e le loro prevaricazioni sociali.
Fiumi di parole sono stati versati sull’opera combinata di Pohl e Kornbluth; spesso e volentieri si sono dette molte cose imprecise sui due autori e sulle parti scritte dall’uno o dall’altro, sull’importanza avuta nella stesura delle opere rispettivamente da Fred Pohl o da Cyril Kornbluth. A volte  si è giunti a sopravvalutare il genere della sf sociologica. Innegabile è tuttavia la sua importanza nella evoluzione della sf, divenuta invero molto più matura e adulta sotto l’influsso di questo tipo di opere, più attenta all’esame degli sviluppi e degli aspetti della società del futuro e più pronta alla critica sociale.
Senza stare a fare un’esegesi della critica letteraria fantascientifica sulle opere congiunte scritte dal binomio in questione, va detto tuttavia che esse furono il risultato di una fusione esemplare e armonica, in cui venivano evidenziati i pregi e nascosti i difetti dei due scrittori. Sbaglia ad esempio Kingsley Amis, critico inglese entusiasta di questo genere di sf (egli mostra un particolare interesse appunto per tutte le «Utopie negative» e concentra la sua attenzione quasi esclusivamente su autori come Pohl e Sheckley, trascurando quasi del tutto le altre correnti) ad assumere che fosse Pohl quello che ragionava e dava le idee, gli spunti, e a ritenere che Kornbluth si limitasse a sviluppare l’azione. Questa assunzione è derivata probabilmente dalla lettura di altre opere scritte singolarmente dai due autori: Pohl continuò infatti a produrre opere sociologiche per Galaxy anche da solo, sia prima che dopo la morte dì Kornbluth nel 1958, molte delle quali sono entrate nell’ambito della leggenda, dei classici, come Il tunnel sotto il mondo, Il morbo di Mida, L’uomo che mangiava il mondo, tanto per citarne solo alcune. La conseguente «deificazione» di Pohl e il declassamento dì Kornbluth hanno portato ai due autori molto imbarazzo. Lo stesso Pohl ha più volte dichiarato pubblicamente che la maggior parte delle volte che Amis o altri critici si sono cimentati nel compito di riconoscere lo stile di Pohl o quello di Kornbluth in vari brani delle loro opere scritte in comune, essi sono caduti spesso e volentieri in errore.
Sbagliano d’altronde anche coloro che rilevano solo l’importanza di Kornbluth nel binomio, e la sua grande capacità narrativa, capacità che mancherebbe al solo Pohl. Kornbluth sarebbe, secondo loro, più «scrittore» di Pohl.
La verità, come spesso accade, sta probabilmente nel mezzo; non si deve trascurare il talento narrativo innato di Kornbluth, e dimostrato in classici come Domani la Luna, o The Syndic, o ancora Not this August, ma non si deve nemmeno trascurare la sagacia intellettuale di Pohl, la sua abilità nel fare una satira pungente, mordace.
Probabilmente, al tempo delle loro collaborazioni, Kornbluth era il più maturo, stilisticamente, dei due; e la sua influenza su Frederik Pohl e sulla sua evoluzione letteraria è stata indubbiamente molto positiva, ed ha contribuito a migliorare le sue doti narrative, il suo stile, le sue capacità di strutturazione e la sua tecnica.
Dal 1952 al 1958 (anno in cui Kornbluth morì per attacco cardiaco mentre rincorreva un treno) i due produssero cinque romanzi di cui almeno tre sono considerati dei classici della sf. Ma in quel periodo Pohl scrisse anche delle opere assieme a Lester Del Rey (come Preferred risk, che s’inquadra anch’essa nell’ambito della sf sociologica) e a Jack Williamson, con cui avrebbe prodotto il ciclo avventuroso delle «scogliere dello spazio» .
Scrisse anche, e soprattutto, una serie di racconti e di romanzi che dimostrarono chiaramente ai suoi detrattori come fosse in grado di produrre anche da solo storie valide, piene di ottime idee, e basate su un solido impianto narrativo, come ad esempio Il passo dell’ubriaco (Cosmo Argento n. 53), La spiaggia dei pitoni (Cosmo Argento n. 68), The Census Takers, My lady greenslaves.
Non tutte ovviamente sono allo stesso livello, né prive di difetti; se le idee dei racconti di Pohl sono ingegnose, se gli sfondi sono delineati con molta cura, se il passo, le movenze, sono rapide e scorrevoli, non si può negare che, quasi sempre, i suoi caratteri siano piuttosto stereotipati e poco convincenti: sono come delle figurine con sopra attaccato il cartoncino con la definizione «soldato di carriera», «tecnico», e così via. Le storie di Pohl sono ricche di «humour», anche di suspense, ma povere nella caratterizzazione dei personaggi e nel contenuto emotivo. L’influenza di Kornbluth fece di Pohl uno scrittore dotato di tecnica e di competenza narrativa, ma lui non era ancora pronto, non era ancora sufficientemente maturo. Del resto, la stessa fantascienza degli anni cinquanta e sessanta non era ancora passata attraverso la fase della «New wave» ed il conseguente ripensamento intellettuale e stilistico, che avrebbe portato i suoi autori a porre maggiormente l’accento sull’aspetto letterario ed umano. Sarà solo molti anni dopo, dopo un lungo periodo di crisi narrativa, che Pohl, tornando sulla scena con La porta dell'infinito, ci avrebbe dimostrato di essere diventato finalmente uno scrittore completo.

Sandro Pergameno

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