giovedì 27 giugno 2013

L'ULTIMO COSMONAUTA di Alastair Reynolds

Con la mia recensione de L'ultimo cosmonauta di Alastair Reynolds (apparso di recente sulla collana Odissea della Delos Books) inizia una piccola sezione di quattro post dedicata a questo eccellente autore britannico, massimo esponente (IMHO) della nuova fantascienza spaziale "hard" e avventurosa. A questo post ne seguiranno altri tre (di Giovanni De Matteo e Massimo Luciani) che contribuiranno in maniera ottimale a chiarire lo stile di Reynolds e delineare il magnifico universo futuro che fa da sfondo a gran parte dei suoi romanzi e racconti.






L'ultimo cosmonauta (Troika) dell’autore inglese Alastair Reynolds, giunto in finale al Premio Hugo nel 2011 nella categoria  romanzo breve, è una di quelle opere che  dimostra come la fantascienza sia ancora  viva e vegeta, a dispetto di quanti, detrattori o meno che siano, sostengono con forza che la fantascienza è morta. Nulla di più falso.
Come si dice nella presentazione del romanzo sul sito della Delos Books  nella quarta di copertina,
“Edito in USA dalla prestigiosa casa editrice Subterranean, Troika — al quale è stato cambiato titolo nell'edizione italiana per evitare di confondere il lettore, di questo tempo abituato ad associare la parola russa a organi di controllo economici transnazionali — il romanzo di Reynolds è ottima fantascienza tradizionale, ambientato in un non lontano futuro in cui un'umanità in declino si trova ad avere a che fare con la visita nel sistema solare di un manufatto alieno, una gigantesca astronave.”
La tematica è dunque quella dei Big Dumb Obiects (Grandi Oggetti Muti, letteralmente) : l’opera rientra quindi in quella categoria che prende spunto dall’esplorazione,di  misteriosi manufatti alieni, risalenti probabilmente a civiltà antiche e dimenticate, e che viene spesso definita come fantarcheologia. In questa categoria rientrano classici come  Incontro con Rama di Arthur Clarke , come il ciclo dell’Heritage Universe di Charles Sheffield, e ancora Il sonno degli dèi (The Engines of God, 1995) di Jack McDevitt,   Pianeta di caccia (Grass, 1989) di Sheri S. Tepper, ma soprattutto il grande capolavoro di Frederik Pohl ·  La porta dell'infinito (Gateway, 1976) di Frederik Pohl e il classicissimo·  2001: Odissea nello spazio (1968) ancora di Arthur C. Clarke con il suo celeberrimo monolite lunare. Va subito detto, a scanso di equivoci, che Reynolds ne fa un uso completamente nuovo, e il romanzo si avvia , da un certo punto in poi, su una strada  originale e imprevedibile.
La storia, cupa e drammatica, si articola su due piani narrativi. Uno è quello del presente dell’io narrante (circa trenta anni dopo la comparsa del big dumb object nel sistema solare), in cui assistiamo alla fuga, nel gelo della notte siberiana, di Dimitri Ivanov, un ex cosmonauta russo che aveva fatto parte dell’equipaggio della navicella spaziale lanciata nello spazio ad esplorare il gigantesco ed enigmatico oggetto spaziale, nero come la notte o un buco nero. L'oggetto era stato denominato Matrioska perché costituito da più strati quasi impenetrabili, uno dentro l’altro proprio come le famose matroske russe. Solo passando attraverso gli strati della matrioska aliena i cosmonauti potranno scoprire lo scopo della missione nel nostro sistema solare di questo oggetto cupo e minaccioso.  Ma torniamo a Dimitri Ivanov:  È vestito solo con un pigiama e un logoro cappotto. Lo stanno inseguendo e sa che molto probabilmente lo prenderanno molto presto. Alle sue spalle aleggia l’ombra terrificante di una nuova dittatura sovietica, che riecheggia quella di staliniana memoria. Dimitri Ivanov sta cercando, nella gelida notte siberiana, di contattare un’anziana astronoma, Nesha Petrova, l’unica che ha compreso l’importanza della matrioska aliena e che forse potrà aiutarlo in una missione apparentemente disperata.
L’altro piano narrativo (collocabile a qualche anno prima) è quello del viaggio nello spazio del sistema solare della navicella spaziale sovietica (con l’equipaggio composto da tre cosmonauti), raccontato in prima persona dall’unico superstite, Dimitri Ivanov appunto. Lo scopo è quello di indagare l’oggetto misterioso comparso in orbita attorno al sole. Chiaramente artificiale, è  una sfera nera, enorme, con la quale non è possibile comunicare.
L’ultimo cosmonauta, di cui nulla di più dirò, per non rovinare il gusto ai lettori, è, come dice Salvatore Proietti nell’acuta introduzione al volume, “un approccio del tutto originale al tema del primo contatto, una storia ricca di suspense, colta e affascinante. Una meditazione sul tempo, la storia e la natura stessa dell’individuo”. E’ inoltre una seria riflessione sulle dittature e sulle distopie che ci attendono e sulle possibilità che ha ancora l’uomo per modificare il suo futuro e rimediare agli errori del presente e del passato. Con poche sapienti pennellate del suo stile asciutto e denso di riferimenti scientifici,  Reynolds tratteggia un’incontro spaziale di rara intensità e dipinge uno scenario politico del vicino futuro assai poco allettante : il mondo in mano a una dittatura sovietica di tipo stalinista e sull’orlo del baratro ecologico e di un novello medioevo. Riuscirà l’umanità a salvarsi da questa catastrofe? E  la Matrioska sarà d’aiuto in questo difficile compito o sarà il colpo finale che porterà l’uomo nell’abisso e nel buio della barbarie?
Solo un appunto si può fare a questo romanzo breve:  pur così nitido e compiuto, lascia il lettore con una voglia immensa di sapere qualcosa di più, sia dell’enorme Matrioska, sia della Terra in cui è ambientata l’opera. Ma tant’è: speriamo soltanto che Reynolds possa, in futuro, ricavarne un romanzo, come spesso avviene nel campo della narrativa fantascientifica.

E’ curioso quest’appunto. Sì, perché di solito Reynolds ci ha abituati a romanzi di eccezionale lunghezza (mai “troppo” lunghi, per la verità), grandiose e monumentali barocche space operas galattiche: Reynolds ama l’ampiezza narrativa e la vastità dello spazio profondo.

Reynolds è uno scienziato, e questo si vede nelle sue opere, ricche di inventive e affascinanti estrapolazioni tecnologiche. Nato nel 1966 a Barry, in Galles, subito dopo la laurea inizia a lavorare per l’European Space Research and Technology Centre dell’Agenzia Spaziale Europea con sede di lavoro in Olanda, dove vi rimane fino al 2004. Reynolds Non ha paura né di scrivere romanzi di settecento od ottocento pagine né di lanciarsi in epopee che spaziano per secoli e millenni, da un capo all’altro dell’universo conosciuto, un universo, soprattutto quello del suo ciclo più celebre, quello della Rivelazione (vedi Revelation Space, Rivelazioni, uscito su Urania, o gli inediti e sontuosi The Prefect e Chasm City), cupo e affascinante, colonizzato dall’uomo nelle sue varie forme, umane e semi-umane (qualcuno, non a torto le ha definite post-umane e fa rientrare Reynolds in una categoria a parte, quella del post-umanesimo), un universo popolato da cyborg immortali e da umani biomodificati per adattarsi ai pianeti ostili che ci attendono, ma anche da minacce oscure e mortali, come quella degli Inibitori,  una razza aliena inorganica che si è posta lo scopo di sterminare tutte le razze intelligenti quando esse superano un certo livello di tecnologia.
In questo modo Reynolds spiega anche Il Paradosso di Fermi, che si riassume solitamente nella domanda "Dove sono tutti quanti? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali?". Estremizzando la questione: "siamo noi esseri umani la sola civiltà tecnologicamente avanzata dell'Universo?". Questo problema viene usualmente posto come monito alle stime più ottimistiche dell'equazione di Drake, che vorrebbero un universo ricco di pianeti con civiltà avanzate, in grado di stabilire comunicazioni radio, inviare sonde o colonizzare altri mondi.
Concludo ricordando che la serie della Rivelazione comprende finora cinque romanzi, due brevi novelle e otto racconti, ambientati durante un periodo di diversi secoli, circa tra il 2200 e il 40000, sebbene i romanzi siano tutti fissati lungo un periodo di 300 anni, dal 2427 al 2727.

Sandro Pergameno

2 commenti:

  1. Un racconto che mi ha affascinato molto, anche se non è il solito Reynolds... E io AMO Reynolds!

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