mercoledì 22 maggio 2013

ANOTHER EARTH (2011)


Another Earth è uno di quei film la cui cosiddetta lentezza potrebbe far addormentare uno spettatore moderno, sebbene nella storia della fantascienza cinematografica rientrino svariati lungometraggi-lumaca ritenuti tutt'oggi delle ottime produzioni, basti pensare ad opere come Solaris e Stalker del regista russo Andrej Tarkovskij o a L'uomo che cadde sulla Terra con l'ottima interpretazione di David Bowie o a Orwell 1984 oppure a 2001: Odissea nello spazio per arrivare infine al più recente Moon del 2009. E' pur vero che la lentezza non è sempre sinonimo di piacevolezza, e nel mondo Sci-fi i film con un basso ritmo sono una rarità visto che risulta spesso più facile catturare l'attenzione del pubblico velocizzando il tutto e riempiendo la storia di inseguimenti e combattimenti. Bisogna quindi rendere merito al giovane regista Mike Cahill (classe 1979) per il coraggio e la sensibilità dimostrati nel sottoporre questo film al vasto pubblico americano e non solo.
Presentato al Sundance Film Festival nel gennaio 2011 e uscito in Italia il 18 maggio 2012, Another Earth è stato scarsamente pubblicizzato ed è stato proiettato in pochi cinema della penisola. La trama di questo film tutto particolare è caratterizzata da una certa drammaticità di fondo attenuata però da una improbabile storia d'amore e dalla  incalzante componente fantastica, rappresentata in questo caso da un pianeta gemello della Terra che appare nei cieli sin dall'inizio del film. Il pianeta gemello sembrerebbe saltato fuori da un universo parallelo in quanto è in tutto identico a quello che noi conosciamo, praticamente una realtà alternativa: i primi dati indicherebbero che nell'altra Terra siano presenti gli stessi continenti e le stesse persone della sua controparte.
Questo film presenta una qualità che va tenuta in forte considerazione: anche se lo si può classificare nel genere fantascientifico, esso non si regge sulle caratteristiche stereotipate e abusate del suddetto genere. La componente fantascientifica non costituisce la base strutturale del film ed è invece la componente aggiunta di una trama che potrebbe andare avanti da sé anche senza quella fantomatica Terra gemella che si intravede nel cielo accanto alla Luna. Senza di essa, però, la storia non avrebbe mai potuto effettuare il balzo qualitativo che ha compiuto né avrebbe avuto i colpi di scena che la contraddistinguono.
Si tratta indubbiamente di un film a basso costo di produzione, di vecchia maniera, che sorprende per i ricchi contenuti malgrado la quasi totale assenza di effetti speciali. I personaggi sono praticamente due, molto ben interpretati dai rispettivi attori che, poverini, mi sa che non sono neanche tanto famosi, il che aggiunge un ulteriore tocco di tristezza a un film già malinconico di suo. Da non sottovalutare la colonna sonora, che ben si incastra nella trama e che, oltre ad essere orecchiabile in sé, fornisce un contributo indispensabile per la godibilità della visione. Another Earth è un film che può non piacere a tutti, i gusti sono gusti, ma sicuramente non lascia indifferenti e sarà destinato a far parlare di sé negli anni a venire, almeno fra gli addetti ai lavori. Sicuramente entrerà a piede libero nel dibattito sul presente e futuro della fantascienza cinematografica italiana, settore ancora più in crisi della narrativa sf nostrana anche se di recente, sempre nel 2011, è uscito un film interessante dal titolo L'ultimo terrestre, anch'esso quasi privo di effetti speciali e probabilmente la migliore produzione da parecchi anni a questa parte. A quando un Another Earth italiano?

Tornando al film, facendo una rapida ricerca si viene a scoprire che a un certo punto, su una scrivania, compare nient'altro che la trilogia della Fondazione di Isaac Asimov. Sorpresa delle sorprese, il regista è un lettore di fantascienza: un altro punto a suo favore. Paradossalmente la più grande e forse l'unica pecca del film è l'inizio, da cui poi deriva l'intera storia. Rhoda Williams, la protagonista, studentessa universitaria ubriaca al volante, si distrae guardanto un pianeta appena spuntato nel cielo notturno e si scontra quindi con un'altra macchina uccidendo una bambina e sua madre: solo il padre della piccola (il compositore John Burroughs) sopravviverà all'incidente e la sua vita ne risulterà distrutta. Forse si poteva evitare di mettere la Terra gemella come causa dell'incidente, dato che sarebbe bastata la guida in stato di ebbrezza della ragazza. Sebbene, infatti, la Terra gemella si dimostrerà verso la fine del film come l'ultima speranza per la felicità di John Burroughs e per la redenzione di Rhoda, il film perde verosimiglianza se si considera che lo strano pianeta è anche la causa di tutti i mali sin dall'inizio. Insomma, in tal modo le conicidenze diventano eccessive e Rhoda appare come una predestinata, cosicché qualsiasi illusione di casualità se ne va a farsi benedire facendo fare alla storia un piccolo passo verso il genere fantasy. Ma in casi come questo è bene essere un po' indulgenti. Il film si fa apprezzare nel suo complesso e chissà se, ridendo e scherzando, Mike Cahill diventerà il Ridley Scott del terzo millennio. La passione e il talento non gli mancano. 

FLAVIO ALUNNI



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