martedì 23 agosto 2016

LA SPIRALE DISCENDENTE - IRONBOUND Libro I di Marc Welder

 Trama:
2072. In una repubblica vicina alla dittatura, l’insurrezione è imminente e girano voci che il Governo sia disposto a rilasciare un’arma biotecnologica per eliminare il malcontento, un Cancro Nanomeccanico capace di depurare dalle emozioni e dalla volontà.
In questo scenario, Ryan Warner è un poliziotto ossessionato dall’omicidio del fratello, nel quale crede essere implicato Virgil Lorenz, il viceprocuratore di Megatropolis. Ryan è disposto a tutto e, pur di incastrarlo, cerca di legarlo al traffico di Dragoon. Durante le indagini, però, Ryan s’imbatte in qualcosa d’inaspettato, la Necromeccanica, un’arte oscura capace di far rivivere i morti...


Incipit
“Seduto al bar dell’aeroporto, seguo il notiziario ticchettando con le unghie sul bordo della tazza. Niente dà più scandalo in una città come Babel: schiave del sesso rinchiuse in gabbie non più grandi di cucce per cani; coppie di anziani che per sopravvivere cannibalizzano teneri bambini; neonati cotti al microonde perché non la smettevano di piangere; ciò che però monopolizza l’attenzione dei clienti è la guerriglia tra la polizia e facinorosi nel centro della città”

L’incipit di questo primo capitolo di Ironbound, La Spirale Discendente, catapulta subito il lettore sul “sedile di lettura”: c’è l’uso di una prima persona, e questo, oltre che desueto, aiuta subito a calarsi dentro la storia; c’è l’attesa, il ticchettare con le unghie una tazza, un qualcosa che molti di noi avrà fatto, sinonimo di impazienza, ma anche di noia, e avvicina a livello empatico il lettore al protagonista; c’è, poi, la presentazione nuda e cruda di Babel, una città cruenta, dove la notizia è data dagli scontri tra polizia e i facinorosi, invece che delle mostruosità sopra descritte. Come dire, quindi, che Babel è una città corrotta, marcia, una Sin City del futuro. Una città dove scorre a fiumi la Dragoon, una droga dalle tante varianti, c’è la White, la Greene, la Purple, la Blue, e ogni colore ha una funzione diversa, per soddisfare le esigenze di tutti i “clienti”.
Durante la lettura, però, non ci si deve distrarre, perché tante sono le particolarità, come l'ambientazione italiana, le citazioni musicali, i riferimenti lovecraftiani o l'invettiva sociopolitica, che per adesso fa solo da sfondo. I personaggi filo “rivoluzionari”, ad esempio, hanno scelto di rinominare la città come moto di protesta, così Megatropolis diventa Babel, il simbolo dell’incomprensione, del caos; al contrario, solo i personaggi “istituzionali” come i politici, i poliziotti, quelli che vivono "seguendo la legge", utilizzano il suo vero nome. Una città dal doppio volto, dunque, vissuta diversamente a seconda del lato della barricata che si è scelto e con una guerra civile alle porte.

Il protagonista è Ryan Warner, un poliziotto dedito alla benzedrina che ha degli innesti nella struttura ossea rinforzata e nel braccio, innesti che gli consentono di potersi muovere e agire nel caos di Babel, andando a caccia di indizi per scovare il mandante e le prove della morte di suo fratello gemello, a sua volta ex poliziotto. La vita di Ryan, però, è distrutta dopo che la sua fidanzata l’ha lasciato e suo fratello gemello è stato trovato morto, e sente di esserne responsabile, avendolo lasciato andare via quand’egli gli aveva chiesto aiuto. Warner però è convinto che nella morte del fratello (e per sapere com’è morto, e perché, dovrete leggere fino alla fine…) sia coinvolto un loro ormai ex amico Virgil Lorenz, uno dei viceprocuratori di Megatropolis.

Il primo capitolo di Ironbound è fortemente influenzato dalla musica metal, Marc Welder infatti ama inserire citazioni e riferimenti quali Tom Araya (leader degli Slayer), i Cyber Death Machine (incrocio tra l'album Pretty Hate Machine dei Nine Inch Nails e il gruppo dei Death), per non parlare dei Killing Joke che hanno influenzato numerose band come Metallica, Ministry, Nirvana e tanta altre. Attenta e non banale è la citazione ai teutonici Rammstein, così come lo stesso nome Megatropolis, non è altro che il titolo dell’album omonimo degli Iron Savior.
Con attenzione e senza mai scadere nell'ostentato, è evidente l'omaggio a quella che fu la rivista Métal Hurlant e il tentativo di raccogliere l'eredità del Metallo Urlante di Evangelisti, facendoci respirare e vivere l'heavy metal, nel tentativo di scriverlo e non suonarlo. Proprio per questo, probabilmente, la miglior cosa da fare sarebbe quella di leggere ascoltando questo genere con le cuffie, negli stessi momenti in cui l’autore ne scrive: perché uniremmo l’adrenalina del metallo e il pathos del racconto!

Nonostante la distopia, i polizieschi e gli horror siano ormai un must degli autori italiani, Welder ha un immaginario fervido e uno stile perfetto per scrivere fantascienza, e non solo. Sa dosare momenti adrenalinici, ricchi di azione, è molto bravo nei dialoghi, non meno nelle descrizioni e negli intrecci, e ha il talento e tutte le carte in regola per raggiungere alte vette, nonostante abbia scelto con coraggio la dura strada del fai da te.
A differenza però di tanti altri autori, che si autoproducono assurgendo a scrittori senza la minima cognizione di causa, Welder è invece un "Editore di se Stesso", così come per la musica lo è stato quel Trent Reznor dei Nine Inch Nails che forse ne è stato il modello. Welder usa infatti il print-on-demand solo per la distribuzione e investe nella qualità dei suoi lavori, affidandosi a professionisti del settore come l’illustratore Riccardo Iacono della Electric Sheep Comics (copertina e tavole) e l’editor Giammarco Raponi, a noi già noto perché è stato il curatore di non uno, ma ben due Premio Urania per Francesco Verso.

Consiglio a tutti la lettura di questo ottimo primo capitolo, dove elementi di fantascienza, distopia, musica metal, intrecci investigativi e orrore sono sapientemente dosati, e sono a mia volta in attesa di sapere come andrà a finire con i restanti quattro capitoli. Ognuno di questi avrà un personaggio principale che si presenta negli altri capitoli, e questo sarà immagino uno dei trait d’union che li accomunerà fino a formare un corpo unico "rilegato in ferro".

Maggiori informazioni le trovate sul sito dell'autore, nelle pagine dedicate a Ironbound e al primo libro La Spirale Discendente.

Andrea Di Carlo